Aurora

Sito d'Informazione Internazionalista
mercoledì, 21 marzo 2007

NOVITA' EDITORIALE: TERRORISMO SINTETICO di Alessandro Lattanzio

TERRORISMO SINTETICO di Alessandro Lattanzio
Quaderni di Geopolitica, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma 2007, pp. 184, euro 20,00
lattanzio
EDIZIONI ALL'INSEGNA DEL VELTRO
Viale Osacca 13 43100 Parma tel. 0521 290880
Edizioni all'insegna del Veltroinsegnadelveltro1@tin.it

Dalla Prefazione di Massimo Mazzucco:
"Nessuno di noi saprà mai con precisione che cosa è successo quel giorno, ma almeno oggi possiamo stabilire, con relativa certezza, che cosa non è successo: nessun Boeing 757 ha mai colpito il Pentagono, nessun Boeing 757 è mai stato abbattuto dagli "eroici passeggeri" in un campo della Pennsylvania, e le Torri Gemelle non sono affatto crollate da sole, come ci è stato detto, a causa dei soli impatti degli aerei e degli incendi che ne sono conseguiti.
In altre parole, la versione ufficiale pare essere una mastodontica finzione, costruita per coprire un autoattentato nel quale le autorità americane avrebbero avuto, nella migliore delle ipotesi, una complicità solo parziale.
Ma accettare l'ipotesi dell'autoattentato significa anche accettare che il nemico non è più 'là fuori' - feroce e spietato finchè vuoi, ma sempre riconoscibile e ben identificabile - ma è dentro di noi fra di noi, è fatto come noi, e agisce contro di noi.
È questo baratro di insicurezza, umanissimo e comprensibilissimo, che spesso ci impedisce di guardare con lucidità ad una serie di elementi che in altre situazioni basterebbero per mandare all'ergastolo sette generazioni di criminali."

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mercoledì, 21 marzo 2007

compagni, di sinistra

"compagni", "di sinistra"
Elenco dei deputati PRC che hanno votato i crediti di guerra
La prossima volta che vai nell'urna ricordati di loro
(The Movement)

br_bertinotti2Sono per la guerra e per l'imperialismo
ACERBO Maurizio
BURGIO Alberto
CARDANO Anna Maria
CARDANO Ezio LOCATELLI
COGODI Luigi
DE CRISTOFARO Peppe
DE SIMONE Titti
DEIANA Elettra
DIOGUARDI Daniela
DURANTI Donatella
FALOMI Antonello
FARINA Daniele
FERRARA Francesco Detto Ciccio
FOLENA Pietro
FORGIONE Francesco
FRIAS Mercedes Lourdes
GIORDANO Francesco
GUADAGNO Wladimiro Detto Vladimir Luxuria
IACOMINO Salvatore
KHALIL Detto Ali' Rashid
LOCATELLI Ezio
LOMBARDI Angela
MANTOVANI Ramon
MASCIA Graziella
MIGLIORE Gennaro
MUNGO Donatella
OLIVIERI Sergio
PEGOLO Gian Luigi
PERUGIA Maria Cristina
PROVERA Marilde
RICCI Andrea
RICCI Mario
ROCCHI Augusto
RUSSO Franco
SINISCALCHI Sabina
SMERIGLIO Massimiliano
SPERANDIO Anna Maria
SPERANDIO Gino
ZIPPONI Maurizio Gino


Ecco cosa finanziano i deputati di sinistra

Venerdi 9 Marzo 2007 ore 08:50:38
Afghanistan, voce per voce il rifinanziamento delle missioni
ROMA - L'aula della Camera ha dato il via libera al decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all'estero. Il dl prevede la proroga di un anno (e non più di sei mesi), fino al 31 dicembre 2007, delle missioni militari internazionali come quella in Libano, in Afghanistan o in Sudan. Sono previsti interventi di sviluppo e cooperazione, tre conferenze internazionali, fondi per militari e forze di polizia.

Afghanistan, Sudan e Libano.
Il decreto stanzia 1.040,550 milioni di euro, di cui 125, poco più del 10%, per interventi umanitari e di servizio alle comunità locali. Il provvedimento prevede fondi per la cooperazione: 40 milioni di euro per l'Afghanistan (a fronte dei 310 milioni per spese militari), 5,5 per il Sudan e 30 per il Libano vengono stanziati per il miglioramento della condizioni di vita della popolazione di quei Paesi.

Contratti di consulenza.
E' previsto che la Farnesina possa affidare incarichi temporanei di consulenza o specifiche attività "anche ad enti ed organismi specializzati", e stipulare contratti con personale esterno alla pubblica amministrazione. Tali incarichi e contratti "sono affidati a enti o organismi e stipulati con persone aventi nazionalità dei Paesi in cui si svolgono gli interventi di cui al presente articolo, ovvero di nazionalità italiana o di altri Paesi a condizione che il ministero degli Esteri abbia escluso che localmente esistono le professionalità richieste".

Il via a tre conferenze internazionali.
Il decreto finanzia tre conferenze internazionali: la Conferenza internazionale di pace per l'Afghanistan (500mila euro), quella per le pari opportunità a difesa dei diritti umani delle donne e dei bambini dei Paesi dove sono dispiegati i nostri militari (50mila euro) e la conferenza sulla Giustizia in Afghanistan (127.800 euro).

Soldi anche per l'Iraq.
Il decreto stanzia inoltre, 30 milioni di euro "per la prosecuzione della missione umanitaria di stabilizzazione e di ricostruzione dell'Iraq". La missione mira al sostegno dello sviluppo socio-sanitario in favore delle fasce più deboli della popolazione, della formazione nei settori della pubblica amministrazione, delle infrastrutture, della informatizzazione, della gestione dei servizi pubblici, al sostegno dello sviluppo socio-economico, dei mezzi di comunicazione e delle attività didattico-formative nel settore della pubblica istruzione. Su queste attività il ministro degli Esteri riferirà ogni anno in commissione.

Stanziamenti per i militari.
Il dl prevede poi stanziamenti per i militari: per i soldati schierati in Libano ci sono 386,68 milioni; 310,08 per l'Afghanistan; 143,85 per i Balcani; 30,56 milioni per la Bosnia; 8017 per Active Endeavour (contrasto al terrorismo); 1,49 per gli osservatori internazionali a Hebron; 1,4 per l'assistenza alle frontiere al valico di Rafah; 656mila euro per il personale militare in Darfur; 411,8 alla missione di polizia dell'Ue in Congo; 217,5 alla missione peacekeeping dell'Onu a Cipro; 3 milioni di euro per l'assistenza alle forze armate albanesi.

A tutto questo si sommano i fondi per gli appartenenti alle forze dell'ordine, per le quali, fra l'altro, ci sono 200mila euro per dei corsi di introduzione alla cultura e alla lingua araba.

Fondi al ministero degli Esteri.
Alla Farnesina sono destinati 208mila euro per l'invio di personale non diplomatico all'ambasciata italiana a Baghdad, 200 mila euro (arrivando a 400mila) per le spese dell'Unità di crisi e 232mila euro per i funzionari che partecipano alle missioni internazionali.
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mercoledì, 21 marzo 2007

FOLLI, STUPIDI O IMBROGLIONI?

FOLLI, STUPIDI O IMBROGLIONI?
di G. La Grassa 10 marzo
Ripensare Marx

capitalismAnche Epifani adesso dice – ma quanti se ne ricorderanno domani – che le imposte incidono negativamente già a partire dai redditi di 1200, massimo 1300 euro al mese (spero netti e non lordi). Fonti non certo di destra riconoscono che in effetti i conti pubblici sono molto più a posto di quanto non blaterassero TPS e Visco (e tutto il Governo) pochi mesi fa. Si parla di una continua diminuzione del tasso di inflazione e la Banca europea alza dello 0,25% il tasso di sconto per combattere le pressioni inflazionistiche (con effetti pesanti sui mutui immobiliari a tasso variabile).
L’inflazione bassa e calante è comunque una invenzione che ha fatto il suo tempo, perfino gli economisti cominciano a dare ragione alle impressioni precise della “genteâ€; ma l’Istat e l’Eurostat continuano imperterriti a sfornare dati demenziali. Sulla crescita il medesimo comportamento. A parte che fa ridere il trionfalismo sull’1,9% di crescita nel 2006 (e un poco di più per la UE), che è tasso da stagnazione sostanziale. Comunque, ci accorgeremo fra uno-due anni, come per l’inflazione, che ci raccontano balle. Inoltre, passa in sordina l’aumento della produttività del lavoro che, l’ultima volta che l’ho letto su un giornale, era di circa il 3%; così stando le cose, perfino accettando il dato sulla crescita, non può che aumentare la disoccupazione, l’occupazione precaria, il periodo di tempo impiegato nel cercare la prima occupazione, ecc.
La Fiat continua a macinare primati – nelle statistiche truccate – e intanto continua a chiedere sovvenzioni pubbliche (mobilità lunga, cioè prepensionamenti, e rottamazione); e la Consob ci svela anche complessi marchingegni finanziari usati per mantenere la proprietà alla famiglia Agnelli, mentre alcuni suoi alti dirigenti compiono operazioni su cui non si indaga pur odorando di insider trading. Anche qui senza considerare che è strategia perdente insistere sull’auto mentre si sacrificano industrie di eccellenza (si vuol ad es. smembrare l’Eni, separando produzione e distribuzione) e la ricerca scientifico-tecnica.
Non solo Tremonti, ma fior di giornali economici e gli organismi europei strepitavano contro il dumping cinese per quanto concerne i prodotti tessili, minacciando ritorsioni e magari perfino dazi doganali. In questi giorni si annuncia trionfalmente che le magliette italiane stanno battendo la concorrenza cinese nel suo stesso paese; solo che quest’ultimo aumenta vertiginosamente gli investimenti nella ricerca, nell’industria militare (in specie aerospaziale, dai missili ai satelliti, ecc.) e in tutti i settori di punta; e lo stesso dicasi della Russia. Altro che magliette o anche auto!
Potrei continuare all’infinito poiché quelle sopra riportate sono solo alcune delle demenziali notizie sfornate nelle due-tre ultime settimane; sono però esausto di citare imbecillità nostrane ed europee. Vorrei sapere dagli amici storici se ci sono altri periodi in cui si è avuta la sensazione, in questa parte del mondo, di trovarsi in una simile gabbia di matti o di idioti e irresponsabili; e, naturalmente, di mentitori e imbroglioni. Il popolo resta invece esattamente quello del grande “Nerone†di Ettore Petrolini che diceva (lo riferisco con parole non proprio esatte, ma quasi): “Il popolo, più lo insulti e gli dici le paroline che non capisce, e più s’affezionaâ€. Grande conoscitore, in anticipo, dell’animo delle masse odierne. Se poi rileggessimo le poesie del Belli, ne potremmo citare di quelle che sembrano dipingere l’elettore medio di questi tempi di decadenza! 

P.S. Sono tante le malefatte di questo Governo che ci si dimentica sempre qualcosa. Qualcuno si ricorderà che un paio di mesi fa ho rilevato che il Governo, ma anche la Banca d’Italia, sapevano certamente che i conti pubblici non erano disastrati, ma lo si era nascosto per portare avanti una finanziaria da incubo e “tirar su soldi†che servivano a questi manigoldi per tutte le loro operazioni di corruzione, di magna-magna, di aiuto all’impresa decotta (sovvenzioni alla Fiat come al solito, o alla Merloni, ecc.) e anche per favorire i loro amici-padroni del settore finanziario (mettiamo, a mo’ di esempio, la fusione Intesa- San Paolo con gli esuberi che produrrà, ecc.).
In questi giorni, niente meno che Visco ha ammesso che ci sono 8 miliardi e mezzo di euro in più rispetto alle previsioni nelle casse dello Stato. Nello stesso momento, si viene a sapere che l’INPS ha ben 30.000 dipendenti ai quali verrà corrisposto (il decreto sta per essere approvato, e nessuno solleva opposizioni clamorose come meriterebbe la notizia) un aumento medio di stipendio del 35%, che credo non si sia mai visto in alcuna azienda di qualsiasi genere. Inoltre, su 30.000 ben 6.000 sono stati nei tempi più recenti nominati vicedirigenti, quindi con ulteriori scatti di stipendio. Sembra di essere nel romanzo I ragazzi della via Paal, nella cui banda tutti erano ufficiali ed uno solo era soldato. Credo che mai si siano visti, di colpo, 6 impiegati su 30 divenire capetti; ancora una volta in nessuna azienda di un qualsiasi tipo.
Questo scherzo costerà 420 milioni di euro nel 2007 e 500 nel 2008 (solo per gli aumenti di stipendio, non è stato calcolato quanto peserà la suddetta promozione di 6 impiegati su 30). Quindi, la sola INPS si porterà via presto una bella fetta degli 8 miliardi e mezzo in più appena sopra considerati.
Gli altri verranno via via mangiati da un apparato che è il più marcio e corrotto della storia della Repubblica. E che lo faccia con leggi ad hoc non muta affatto lo schifo. Anzi dimostra un di più di arroganza e di sfrontatezza rispetto ai vecchi magnoni della prima Repubblica, perseguiti da “mani sporchissimeâ€.
Si prova vero disgusto quando si pensa che si blatera tanto di riforma delle pensioni, che implica – visto che è fatta per “risparmiare†– un deciso peggioramento dell’intero sistema. E dall’estero – UE e FMI e società di rating, ecc. – coadiuvano i governanti a compiere questo scempio. Tuttavia, lo spreco rappresentato da un elefantiaco apparato che gestisce la Previdenza non è combattuto da nessuno. Guardate che, una piccola indagine, appurerebbe lo stesso andazzo nel campo della sanità “pubblicaâ€. Si preme per ridurre le prestazioni di quest’ultima, ma si accrescono gli apparati che la gestiscono sempre più burocraticamente e inefficientemente; degradano paurosamente Ospedali e strutture sanitarie in genere (quelle che prestano i servizi essenziali, non quelle che compilano scartoffie e manovrano per sistemare nell’impiego “pubblico†parenti, amici, elettori, ecc.).
Nel contempo ci si (pre)annuncia che prima dell’estate avremo due nuovi comandanti supremi nella Guardia di finanza di stretta osservanza governativa; e si punta alle Forze armate (i servizi segreti, come si sa, sono già stati sistemati), all’Ansa e in ogni dove. Ripeterò fino all’ossessione: questi lazzaroni gridavano al lupo Berlusconi, perché erano intenzionati ad apportare un colpo definitivo alle vestigia “democratiche†di questo paese; con 24000 voti di vantaggio alla Camera (e 250.000 in meno al Senato), questi qui hanno occupato ogni spazio. Favoriti, questo è certo, dalla pochezza e dalla voglia di intrallazzo dell’opposizione, dove altri “uomini di malaffare†intrigano per cercare di portare a casa qualche appannaggio. Non sto a descrivere tutte le mene che portano avanti perché sarebbe troppo lungo. Manca in Italia chi possa “darsi un colpo di reni†e compiere un “cambiamento radicale†purchessia, ma almeno mirato a spazzare via tutta questa merdaglia, appoggiata da una plebaglia complessiva, in cui certo si distingue quella di “sinistraâ€, costituita dal “ceto medio†dei servizi e di tutti i vari lavori inutili legati al finanziamento (corruzione) da parte del settore “pubblico†(che è manovrato da interessi privatissimi). Ovviamente al servizio di una masnada di subdominanti italiani e di predominanti stranieri (USA), di cui si è detto mille volte.
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mercoledì, 21 marzo 2007

GIGAWATT E MODELLI

GIGAWATT E MODELLI
CARLO BERTANI

cosco_ship_3Oggi è uno dei primi giorni di marzo e leggo sul davanzale la temperatura esterna: 19 gradi all'ombra, a mezzogiorno, nel profondo e continentale Piemonte. Il cielo è azzurro ed il sole brucia: se si rimane fermi in auto viene quasi la voglia d'accendere il climatizzatore. Il tarassaco – l'insalata "dei prati" – non ha cessato di crescere e fiorire per tutto l'inverno, per la gioia di chi ama i gusti selvatici. Non sfugge però, all'occhio attento, che qualcosa non va: gli alberi hanno iniziato con un mese d'anticipo la ripresa vegetativa ma tutto ciò che è verde sembra un po' più spento, secco. Alla base degli alberi non c'è humus ma terra asciutta: se la notte s'iniziano ad incocciare con i fari le falene, i vermi sono quasi scomparsi.
Tutto ciò non è passato inosservato ed anche il "palazzo" della politica qualcosa ha dovuto ammettere: il clima umido, molto "inglese", che abbiamo avuto lo (oramai) scorso inverno è stato molto probabilmente dovuto all'aumento dell'anidride carbonica nell'aria, che contribuisce a mantenere in forma gassosa l'acqua nell'atmosfera. In altre parole, più CO2 c'è nell'aria, più vapore acqueo vi ristagna.
A fronte dell'evidenza, anche il mondo degli ultimi scettici si è mobilitato: fioriscono le teorie più assurde per non riconoscere che abbiamo modificato uno dei parametri chiave della biosfera. Il tasso d'anidride carbonica – negli ultimi 20 milioni di anni – è sempre stato compreso fra 180 e 270 PPM (parti per milione), mentre oggi ha superato quota 376. Siamo dei saccenti e presuntuosi apprendisti stregoni, che si mettono a giocherellare con una chiave inglese fra gli ingranaggi di una Ferrari da competizione. Provino a dimostrare che il tasso di CO2 fuori controllo non ha nessun effetto sul clima.
Pur navigando oramai verso l'emergenza, qualcosa si muove: il ministro Pecoraro Scanio ha chiamato al capezzale dell'industria energetica italiana il prof. Carlo Rubbia – nominandolo suo consulente per le energie rinnovabili – ed è stata senz'altro la miglior scelta. Forse, tanta "agitazione" sul Web – a fronte dell'immobilismo dell'informazione ufficiale – qualche frutto inizia a darlo.
Chi è abituato a confrontarsi da decenni con il problema ambientale a volte coglie passaggi che magari ad altri sfuggono: il prof. Rubbia – durante un dibattito televisivo – ebbe a dire che "non possiamo pensare di trarre dal mondo naturale la stessa quantità d'energia che oggi consumiamo".
Questa affermazione, a prima vista, parrebbe il classico "colpo al cerchio ed alla botte": subito, i vari sostenitori del nucleare si sono "infilati" nel discorso per cercare di salvare i futuri bilanci dell'industria elettronucleare (ed il loro, personale, portafogli).
Se riflettiamo un solo secondo sull'evidenza, ossia che Rubbia è uno dei massimi esperti mondiali nel ramo – e non può non sapere che anche l'atomo ha i decenni contati (più o meno 50 anni come il petrolio, viste le stime dell'IEA sulla disponibilità d'Uranio) – dovremmo chiederci qual era il senso dell'affermazione di Rubbia.
Fra circa mezzo secolo, dovremo aver già compiuto una delle trasformazioni epocali della nostra civiltà: 50 anni non sono un'eternità, scoccheranno quando gli attuali allievi delle scuole medie andranno in pensione. Ergo, possiamo presumere che tanti di questi ragazzi e ragazze, che oggi giocherellano con il telefonino, lavoreranno per l'intera vita proprio per risolvere i problemi dell'energia e dell'ambiente.
Cosa dovranno fare?
La risposta più semplice (e verissima) è: dovranno scovare tanti Gigawatt d'energia dal sole, dal vento, dal mare, dalla geotermia e fare in modo che la trasformazione di queste enormi masse d'energia avvenga a costi contenuti.
Per due secoli abbiamo goduto di un enorme "regalo": l'energia dei fossili, non rinnovabile se non in tempi geologici. Da oggi, dobbiamo iniziare ad utilizzare ciò che rimane delle energie dei fossili per tracciare le fondamenta del nuovo sistema energetico.
Visti in quest'ottica, anche virulenti dissidi come quelli sul nucleare o sui rigassificatori scemano d'importanza: questi mezzi sono soltanto dei "supplenti" nell'attesa che si giunga ad una nuova ridefinizione del sistema d'approvvigionamento energetico.
Anche la gestione dei rifiuti deve trovare soluzione: si deve necessariamente aumentare la quota di riciclo dei materiali usati, ma tutti sanno che oltre un certo limite è molto difficile andare. Un solo esempio: gran parte del legname viene utilizzato per coperture edili o per la costruzione di mobili. Lo stesso quantitativo di legname, dopo 30 anni circa, va in discarica. Perché? Per la naturale decomposizione del legno, oppure perché i mobili d'oggi – costruiti con tecniche che s'affidano più alle colle ed alle vernici che alla resistenza strutturale – dopo quel periodo decadono. Chi s'oppone alla costruzione di moderni termovalorizzatori non riflette abbastanza: ciò che non viene riciclato va in discarica; e in discarica, cosa avviene?
I materiali si decompongono per fermentazione anaerobica, ossia producono naturalmente metano che è difficile recuperare: una molecola di metano trattiene una quantità di radiazione infrarossa pari a quella che riflettono 21 molecole di anidride carbonica. In definitiva, o si riesce a recuperare il 100% dei materiali, oppure bisogna riconoscere che il rimanente è meglio bruciarlo che seppellirlo (come oggi avviene).
Un altro paio di maniche sarebbe criticare l'attuale sistema di produzione e di consumo, ossia l'inveterata tendenza a costruire beni che hanno già "data di scadenza": la cosiddetta "obsolescenza programmata". Prima o dopo l'umanità dovrà chiedersi che senso ha costruire beni che durano poco per poterne costruire altri: sappiamo bene qual è la ragione del fenomeno, ossia la naturale tendenza del capitalismo ad aumentare i consumi per poter affermare che c'è stato "incremento del PIL" (e dei profitti).
In altre parole, si tratta di trovare dei modelli di produzione e consumo che non ci privino di ciò di cui abbiamo bisogno ma, nel contempo, ci consentano di "raffreddare" la corsa produzione/consumo.
Spesso, su questo argomento, si rischia di cadere in un tranello di tipo ideologico: prima definisco il modello sin nei minimi particolari, poi lo applico ed ho risolto il problema. Nobile intento, ma i vari piani quinquennali dell'URSS ci raccontano quanto sia difficile programmare ed applicare un modello tecnologico ed economico all'evoluzione sociale. Quando ci riusciremo, avremo fatto Bingo.
Altra soluzione è la trasformazione in itinere dei modelli, e forse questo è un obiettivo più alla nostra portata: 50 anni possono bastare per ridefinire i vari modelli (produzione, trasporto, consumo, ecc), a patto che si sia coscienti del problema e che s'intenda affrontarlo.
Che senso può avere, allora, l'affermazione di Rubbia: "non possiamo pensare di trarre dal mondo naturale la stessa quantità d'energia che oggi consumiamo"?
Nessuno, dotato di buon senso, può immaginare cosa potrà accadere fra uno o due secoli, ma pensare oggi di scovare così – tout court e nel volgere d'appena mezzo secolo – 10 miliardi di TEP [1] d'energia dal mondo naturale è un'affermazione un poco eccessiva. Ad essere generosi, oggi non arriviamo – con le rinnovabili, il geotermico e l'idroelettrico – a coprire il 15% di tale fabbisogno: e il restante 85%?
E non si tratta soltanto di quantità, ma di riserve: i fossili sono per definizione una riserva naturale, mentre le rinnovabili richiedono che si trovi una forma di conservazione dell'energia. L'idrogeno è il naturale candidato, ma dobbiamo costruire attorno a questo concetto un sistema tecnologico (del quale conosciamo le basi teoriche e molte soluzioni tecnologiche) che oggi è inesistente.
La ricerca sulle fonti deve procedere a spron battuto – questo è certo – ma, parimenti, dobbiamo iniziare a criticare (nel senso di raffinare) i modelli. Ecco, questo – a mio parere – era il senso dell'affermazione di Rubbia.
Se volessimo assegnare un epitaffio al secolo appena trascorso – definito spesso "il secolo breve" – potremmo chiamarlo il secolo "dello spreco". Soltanto nelle due guerre mondiali, abbiamo depositato sul fondo degli oceani una cifra dell'ordine di 50 milioni di tonnellate d'acciaio: si tratta soltanto di una quantità indicativa, ma riflettiamo che metà del naviglio mercantile esistente nel 1939 fu affondato durante la Seconda Guerra Mondiale.
Se le guerre sono l'apoteosi dello spreco di risorse, anche in pace non si scherza: siamo tanto orgogliosi del motore a scoppio, ma soltanto il 35% della benzina che introduciamo nel serbatoio si trasforma in energia meccanica, mentre il resto se ne va sotto forma di calore e serve soltanto a scaldare il cielo.
Tutto il nostro sistema tecnologico è improntato allo spreco: conosciamo alla perfezione le leggi della termodinamica, dell'idraulica e dell'elettrologia ma non le applichiamo. Centrali termoelettriche con rendimenti del 40%, caldaie per il riscaldamento con sprechi affini, climatizzatori che gettano al vento fiumi d'aria rovente carica d'energia…è un elenco senza fine.
E i trasporti? Qui siamo all'apoteosi.
Molti sanno, qualcuno parla, ma nessuno muove un dito: questa, in sintesi, potrebbe essere una definizione estremamente concisa dell'approccio al mondo del trasporto.
Chi sa? Beh…da molti anni l'UE e molti esperti del ramo (fra i quali anche l'attuale Ministro Bianchi che, all'indomani della sua nomina, per prima cosa parlò delle "autostrade del mare") predicano che il trasporto su gomma è la più sciagurata delle scelte, che la ferrovia è molto meglio e che l'optimum è la nave.
Peccato che oggi si dedichi soprattutto ad inasprire inutilmente le sanzioni per gli automobilisti: e le "autostrade del mare"? Finite nel dimenticatoio? Oppure, visto che è impossibile scindere quel legame propagandato da decenni di pubblicità – ossia, velocità = successo e potere – si getta tutto alle ortiche e si pensa di reperire "risorse" per gli Enti Locali con le salatissime multe? Essere sorpresi alla guida dopo aver bevuto un aperitivo può costare 12.000 euro di multa! Ma, lor signori, rammentano che è lo stipendio annuo di tantissimi italiani? Forse, guadagnare 19.000 euro il mese ha dato loro alla testa?
Chi parla? La stessa Commissione Europea – che nel suo Libro bianco, La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte [2] – afferma drasticamente:
"È arrivato il momento di dare ai trasporti meno cemento e più ideez/i>".
Verrebbe da dire: la TAV sentitamente ringrazia. L'aspetto curioso della vicenda TAV è che la logica che conduce a non costruire il Ponte sullo Stretto di Messina è la stessa che dovrebbe portare a non spendere una valanga di soldi per bucare la montagna, bensì a riutilizzare la linea esistente e poco sfruttata.
Perché il Ponte sullo Stretto non serve a niente? Oggi, un treno impiega circa due ore per attraversare lo stretto, mediante i traghetti. Vediamo un esempio per la tratta Palermo – Milano, lunga circa 1450 Km.
Un treno in grado di mantenere una velocità media di 90 Km orari impiegherebbe circa 18 ore (16 + 2) per giungere a Milano mentre un altro, esattamente uguale e nelle stesse condizioni – che utilizzasse il ponte e percorresse la tratta a 80 Km orari – ci metterebbe lo stesso tempo (18 ore). Quindi, l'innalzamento della velocità su brevi tratti ha poco significato: è la media della percorrenza totale a fare la differenza. Per non incrementare di soli 10Km/h la velocità media, ci sarebbe una spesa (prevista ed iniziale) di 6,5 miliardi di euro e lo sconvolgimento urbanistico di due città.
Il "corridoio 5" Lisbona Kiev è lungo circa 3.000 Km: se percorso interamente alla (folle) velocità di 140 Km/h (per le merci), il nostro treno carico d'acciughe portoghesi giungerebbe a Kiev in 21 ore e 30 minuti. Il tratto "incriminato" – St. Jean de la Maurienne-Bussoleno – è lungo circa 100 Km: se venisse "sottratto" all'alta velocità, il corridoio 5 consentirebbe una velocità di 140 Km/h per 2900 Km ed una minore – probabilmente intorno ai 60 Km/h – per i rimanenti 100. Quanto tempo ci metterebbero le nostre acciughe per arrivare a Kiev? 20.40 ore sull'alta velocità e 1.40 ore sul tratto lento. Totale: 22 ore e 20 minuti.
In buona sostanza, stiamo combinando tutto il can can della TAV in Val di Susa per far giungere un treno da Lisbona a Kiev 50 minuti prima? O le acciughe sono congelate – ed allora non cambia nulla – oppure sono fresche, nel qual caso si dovrà probabilmente buttare tutto in entrambi i casi.
Se, poi – con interventi sulla linea esistente – si riuscisse ad elevare la velocità ad 80 Km/h sul tratto montano italo-francese, il "ritardo" – a Kiev – sarebbe di soli 25 minuti. Ma, stiamo scherzando o ci piace perdere del tempo? La fine dello "scherzo" è tutta nel costo dell'opera: cifre fumose e ben nascoste nelle "pieghe" dei bilanci. Quanto? Circa 15 miliardi di euro, più del doppio del Ponte sullo Stretto.
I vantaggi? Difficili da comprendere, perché la linea Torino-Lione è già oggi sotto-utilizzata e non si prevedono aumenti negli scambi commerciali con la Francia, da anni stabili su valori che l'attuale linea può tranquillamente assorbire.
Stiamo ragionando praticamente sui sogni, perché l'UE stessa chiarisce quali sono i problemi del traffico ferroviario:
"La velocità media del trasporto internazionale di merci (nell'UE, N.d.A.) è di soli 18 km/ora: inferiore a quella di un rompighiaccio in servizio nel Mar Baltico".
Le ferrovie, quindi – a fronte d'enormi investimenti – riescono a raggiungere a malapena la velocità di una modesta nave commerciale – dieci nodi – e sono ben lontane dalle prestazioni dei cosiddetti "traghetti veloci" – 25 e più nodi – ossia circa 50 Km/h.
Ciò non significa che la ferrovia sia da ignorare – perché il vero "buco nero" del trasporto è la strada – ma si tratta, comunque, di un mezzo di trasporto nato quando l'umanità scoprì il modo d'alimentare le macchine a vapore con il carbone. Prima, la ferrovia sarebbe stata improponibile.
Un treno merci che s'arresta ad un segnale e che riparte – per raggiungere nuovamente una velocità di 100 Km/h – impiega un'energia pari a 14 Kg di petrolio: la stessa quantità necessaria per scaldare una piccola piscina. Quante fermate effettua nelle stazioni, ai segnali, nei nodi d'interconnessione delle linee? E non si venga a raccontare che le nuove linee ad alta velocità risolveranno il problema: miglioreranno sì il rendimento ma, se le rimanenti linee rimarranno allo stato attuale, i TAV ed i "corridoi" saranno le classiche cattedrali nel deserto.
Vogliamo cercare "più idee e meno cemento", come afferma l'UE stessa? Quali sono i requisiti da soddisfare?

* Consumi contenuti d'energia e relativo, scarso inquinamento;

* Velocità medie più elevate di quelle attuali;

* Evitare al minimo i trasbordi da un vettore all'altro;

* Possibilità di raggiungere la maggior parte delle nazioni dell'UE;

Il vettore più parco nei consumi c'è: è la nave. Considerando la velocità media dei convogli ferroviari, la nave è più veloce. Qual è il mezzo che consente di percorrere lunghe tratte senza trasbordi e fermate? La nave. Esiste una rete di comunicazione ampia e che giunge quasi ovunque? Sì, sono le vie d'acqua, marine ed interne: per secoli, sono state le uniche vere vie di comunicazione, giacché un carro con trazione animale che viaggiava su una strada dell'epoca – spesso fangosa – serviva solo per il trasporto locale. Tutti i grandi insediamenti d'epoca medievale si trovano nei pressi d'importanti vie d'acqua, marine e fluviali. Ancora l'UE:
"Alcuni collegamenti marittimi (in particolare quelli che permettono di evitare le strozzature attuali, cioè Alpi, Pirenei e Benelux e in un domani la frontiera fra Germania e Polonia) saranno integrati nella rete transeuropea allo stesso livello dei collegamenti stradali o ferroviari".
Il modello "acqua" è quindi già oggi vincente per economicità ed inquinamento: purtroppo, nei due secoli dei combustibili fossili è stato trascurato.
Domani – quando non avremo più a disposizione energia da buttare – dovremo soltanto osservare quel modello ed interpretarlo alla luce della modernità.
Osserviamo con stupore i prototipi d'automobili ad idrogeno (elettriche/celle a combustibile), ma pochi sapranno che la nave – grazie ai notevoli spazi interni – è la candidata naturale a ricevere il binomio motore elettrico/cella a combustibile, senza dover imbarcare idrogeno liquido [ 3] . I nuovi sommergibili italo-tedeschi della classe "U" sono già dotati di questo sistema.
Per l'Italia, quali prospettive s'aprirebbero?
Se le linee dei TAV possono soddisfare l'asse ovest-est (va beh, con quel ritardo di 50 minuti a Kiev…) rimane il grande punto interrogativo di mettere in collegamento l'Italia – tutta, e non solo la pianura padana – con le regioni centrali europee.
Presto detto: si bucano le montagne e si costruiscono nuovi valichi per le ferrovie. Nulla di sbagliato – sempre meglio delle colonne d'autotreni – ma se vogliamo metterci anche un po' d'intelligenza si può fare di meglio.
Vogliamo valutare il meglio, in termini d'economia di combustibili e per il numero dei trasbordi? Vogliamo fornire all'Italia una nuova via di collegamento con l'Europa Centrale? Quale sviluppo economico può avere il Sud se si trova a 2.500 chilometri dalle principale aree economiche europee?
Se una grande potenzialità del nostro Sud potrebbe essere la produzione di primizie (modello Andalusia od Israele) e, più in generale, l'incremento del "biologico" in agricoltura – un tema sempre più caro ai consumatori – perché non definire il modello sulla base delle nostre esigenze?
Scrissi, tempo fa, che solo una nuova visione integrata del trasporto marittimo con quello nelle acque interne forniva delle risposte soddisfacenti: non ero mica l'unico a sostenerlo. Ancora l'UE:
"In alcuni dei paesi non legati alla rete nord-ovest europea, gli esistenti bacini, in particolare quello del Rodano, del Po e del Douro, presentano un interesse crescente in termini di navigazione regionale ma anche di trasporti fluviali-marittimi, che hanno visto crescere la propria importanza grazie anche ai progressi tecnici realizzati nella progettazione di navi in grado di navigare tanto in mare aperto che sui fiumi".
Cosa sono queste navi fluviali/marine del tipo V (quinto)? Sono navi che hanno una lunghezza standard di 114 metri ed una larghezza di 11 metri circa: la loro portata è di 2.000 tonnellate, ossia il carico di 85 autotreni o di 40 carri ferroviari. Dove possono navigare?
Nei fiumi, nei canali ed in mare, a patto che non siano acque oceaniche o passaggi particolarmente tempestosi: nelle acque costiere italiane possono navigare ovunque.
Il grande vantaggio è proprio nelle loro dimensioni contenute: la nave fluviale/marina del tipo V può utilizzare anche il circuito dei porti "minori", porti-canale, lagune, porti lacustri, fluviali. Insomma, va quasi dappertutto, a patto d'avere pochissimi metri d'acqua sotto la chiglia.
Uno dei problemi del trasporto sull'acqua italiano è che non abbiamo accesso all'immenso "sistema" del Danubio, la grande arteria centrale europea che smista le merci – direttamente o con affluenti e canali – dai Paesi Bassi al mar Nero, passando per la Germania, l'Austria, le repubbliche ceca e slovacca, l'Ungheria, l'ex Jugoslavia (Drava e Sava), Bulgaria e Romania. Dal Mar Nero s'apre la via dei grandi fiumi russi: senza un solo trasbordo è possibile inviare un container da Anversa a Murmansk con la navigazione interna e del Mar Nero.
L'Italia è tagliata fuori da questo enorme sistema di comunicazione: anzi, è forse una delle poche nazioni europee ad esserlo. La Francia ha per ora sospeso il collegamento fra il bacino del Rodano e quello del Reno – Meno – Danubio (ufficialmente per motivi ecologici) ma possiamo presumere che ci ripenseranno: per i francesi, però, si tratta solo d'ammodernare poche decine di chilometri di canali già esistenti.
Addirittura la Grecia ha un accesso più agevole attraverso il Bosforo ed il delta del Danubio, così come i porti sulla Manica possono accedervi da Rotterdam o da Anversa: gli unici ad esserne completamente tagliati fuori siamo noi italiani.
Sarebbe già un buon risultato (Ministro Bianchi? Pronto?) se riuscissimo a ripristinare la navigazione nel Po con un collegamento con il Lago di Garda: siamo certi che, se l'Italia avesse altro nome (Germania, Olanda, Slovacchia od Ungheria), già ci sarebbe. L'UE ci forniva il 50% delle spese di progettazione ed il 10% di quelle di realizzazione: forse, con un centinaio di milioni [4] (non miliardi!) di euro si poteva sistemare tutto. Erano una "prospettiva politica" troppo poco allettante? Milano, Pavia, Piacenza, Cremona e le altre città del Po sarebbero tornate ad essere realtà portuali, ed oggi l'autostrada Milano-Trieste sarebbe un po' meno congestionata.
La vera innovazione – "più idee e meno cemento" – sarebbe però collegare l'area mediterranea con il Danubio: non è proprio una novità. Già gli austriaci ci avevano pensato e meditarono di collegare l'Adriatico al Danubio mediante i bacini della Sava e della Drava (in Jugoslavia): dal punto di vista tecnico era senz'altro più agevole, ma – all'epoca – gli interessi austro-ungarici erano quelli di collegare soprattutto il Lombardo-Veneto con l'area balcanica e l'Ungheria. Della Germania, a Franz Josef, importava poco.
Finì in un nulla di fatto per la crisi di bilancio di fine ‘800 dell'Austria, che fu costretta addirittura a vendere ai privati alcune linee ferroviarie statali per "far cassa".
Oggi, incontreremmo problemi tecnici? Non irrisolvibili. Con la tecnologia di metà Ottocento fu scavato il Canale di Suez e con quella di fine ‘800 fu realizzato il Canale di Panama, che comprendeva già un complesso sistema di chiuse di sollevamento. Potremmo, con la tecnologia odierna, collegare la valle dell'Adige con quella dell'Inn (e quindi con il Danubio)?
Qualcuno ci ha pensato, ed ho ricevuto la scorsa settimana questa e-mail:

Egr. signor Carlo Bertani, In questi giorni abbiamo presentato il Progetto Tirol-Adria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma, alla Direzione Generale Energia e Trasporti dell'EU ed ai governi di Berlino, Vienna, Monaco (per il Lander della Baviera), nonché alle Province Autonome di Bolzano e di Trento. Il Progetto – pubblicato sul sito www.tirol-adria.com – è composto di 4 parti:

1. A: Centrali idroelettriche Tirol-Adria, con deviazione di acqua dall'Inn verso l'Adige;

2. B: Donau-Tirol-Adria-Passage – Collegamento dell'idrovia Danubio col Mare Adriatico, l'alternativa vera e propria alla galleria del Brennero;

3. C: Treno Magnetico a Levitazione (Maglev) München-Verona;

4. D: Conduttura ATCC sul tratto del Maglev München-Verona;

La deviazione di acque dall'Inn verso l'Adige nel Sud Tirolo (Bolzano) crea i presupposti per rendere navigabile il fiume Adige: per la deviazione è necessario il consenso degli Stati confinanti del Danubio.
Collegando i fiumi Inn ed Adige si creerebbe un'idrovia tra Danubio ed il mare Adriatico. Su questa idrovia potrebbe essere trasportata gran parte delle merci. Con le idrovie esistenti nella pianura Padana e sui laghi il trasporto merci si svolgerebbe in maniera meno inquinante.
È un progetto molto complesso e innovativo, in grado di creare nuove prospettive.

Distinti saluti.
Tirol-Adria Ltd.
Albert Mairhofer
39030 Valle di Casies/BZ


Chiunque potrà rendersi conto del progetto visitando il sito Tirol-Adria (consiglio di scaricare i file pdf).
Dopo aver letto il progetto, qualcuno inizierà a storcere il naso ed a ridere sotto i baffi: far passare delle navi in galleria…deviare l'acqua dei fiumi…roba da pazzi…
Immaginate come dovette apparire, agli occhi di un uomo di fine Ottocento, la costruzione del canale di Panama: come faranno a sollevare di decine di metri le grandi navi oceaniche? Oggi ci sembra una banalità. Poi salteranno fuori i difensori "duri e puri" dell'ambiente: bestemmia ambientale! Qualcuno mi scrisse, mesi fa, che la costruzione del canale Po-Milano era "un'ulteriore ferita all'ecosistema padano". Se i canali sono "ferite", le autostrade, le TAV, gli elettrodotti, le selve d'antenne per le telecomunicazioni e le centrali termoelettriche cosa sono, i cerotti?
Volete sapere – a mio avviso – quale potrà essere il principale ostacolo al progetto? La tecnologia? Ma figuriamoci…l'ambiente? Sarebbe uno dei progetti più ecologici e vantaggiosi proprio per l'ambiente.
La maggior difficoltà sarebbe tutta per il Ministro D'Alema, che dovrebbe chiedere il "permesso" ad Austria e Germania d'entrare nel "sistema" Danubio. Si parla poco del Danubio, ma l'UE lo considera alla stregua delle altre grandi arterie di traffico:
"La Commissione intende proporre un rafforzamento del ruolo della Comunità in seno alle organizzazioni internazionali quali l'Organizzazione marittima internazionale, l'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale o la Commissione del Danubio, in modo da tutelare gli interessi dell'Europa a livello mondiale".
Molti "mal di pancia" internazionali per la guerra del Kosovo nacquero proprio per i bombardamenti indiscriminati dell'aviazione (quasi esclusivamente, guarda a caso, quella americana) ai ponti, che paralizzarono e rallentarono la navigazione per parecchio tempo.
Questo progetto incontrerà una feroce opposizione da parte di molti sedicenti ambientalisti: grattata la vernice, però, verranno senz'altro a galla i "dubbi" di Germania ed Austria a concedere all'Italia di transitare sul Danubio.
Le resistenze interne italiane saranno invece il solito coagulo trasversale d'interessi: ferrovie, holding dell'energia, le varie società delle autostrade. Aspettiamoci molte "grida di dolore" per l'ambiente "tradito".
La battaglia di Albert Mairhofer è però una di quelle che vale la pena di combattere, perché quando riusciranno ad inaridire i nostri (realistici) sogni avranno vinto la loro battaglia: quella che ci condurrà tutti – insieme – a perdere la guerra.

Carlo Bertani
bertani137@libero.it
www.carlobertani.it
12.03.2007

NOTE:
[1] L'attuale consumo annuo d'energia dell'intero pianeta, espresso in miliardi di Tonnellate Equivalenti di Petrolio.
[2] Tutti gli estratti presenti nel testo provengono da questo documento ufficiale dell'UE.
[3] Per liquefare l'Idrogeno, si "perde" (a meno di recuperare il calore) il 32% dell'energia primaria.
[4] La stima eseguita dal consorzio "Navigare sul Po" nel 2000 era di 400 miliardi di vecchie lire (senza contare i contributi europei).
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lunedì, 12 marzo 2007

E' morto Jean Baudrillard

Baudrillard
E' morto Jean Baudrillard

Dottor Mabuse



Il filosofo Jean Baudrillard è morto il 6 marzo 2007 a 78 anni; tra le sue opere ricordiamo in particolare: Lo scambio simbolico e la morte; Il sistema degli oggetti, Il sogno della merce; Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?; Della seduzione; La guerra dei mondi. Scenari d’Occidente dopo le Twin Towers; Violenza del virtuale e realtà integrale; Il patto di lucidità o l’intelligenza del male.
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lunedì, 12 marzo 2007

UNO SLAVO E IL SUO PRESIDENTE

UNO SLAVO E IL SUO PRESIDENTE
Lettera aperta a Giorgio Napoletano


Egregio Signor Presidente,
salutoIl prossimo novembre saranno 20 anni che sono arrivato in Italia. 20 fortunati e bellissimi anni per molti versi anche perché non mi sono mai sentito uno straniero. Mai nessuno mi ha fatto pesare il fatto di essere jugoslavo, croato o semplicemente slavo. Qualche piccolo dispiacere per l'ignoranza in relazione al mio popolo, solo un po' di manipolazioni politiche riguardo i peggiori momenti della nostra recente storia. Tutto sommato episodi marginali e sopportabili che non mi hanno disturbato, ma solo sottolineato le parole di Niccolò Tommaseo: “Non vi han conosciuti Croaziaâ€. È passato più di un secolo da quando queste parole sono state scritte, ma ancora non è cambiato nulla.
Recentemente, con mio grande dispiacere e stupore, ho seguito un Suo discorso che vorrei contestare per alcune definizioni riguardanti non solo il mio popolo, ma addirittura un'intera stirpe, quella slava.
Durante la guerra dei primi anni Novanta, che ha duramente colpito la mia terra natia, spesse volte mi sono chiesto che cosa vuol dire essere croato. Che cosa è che ti muove quando agisci per il “tuo†popolo? Nascere croato (e slavo) è un caso, così come nascere italiano, ma vivere un territorio, un popolo, una tradizione e una cultura te li fa amare così profondamente da pensare che, in certi ed estremi casi, varrebbe la pena anche morire difendendoli. Credo che questi sentimenti, se autentici e non strumentalizzati, possano estendersi anche oltre i confini delle proprie terre. In fondo si tratta di un sentimento nobile, mirato a proteggere i più grandi valori di una civiltà: la famiglia, la cultura, l'arte, insomma tutto quello che ti fa essere orgoglioso di essere una piccola parte dell'Umanità, quell'Umanità che non può avere confini nazionali e/o etnici.
Quello che ci unisce sono Leonardo e Vrancic, Goldoni e Držic, Marconi e Tesla, Tommaseo e Boškovic e molti, moltissimi altri. Quello che ci divide sono alcuni criminali nella storia antica e recente e che ripudiamo tutti, me compreso e, badi bene, sono slavo.
Perché io non ho questo astio che delle volte invece traspare nei nostri confronti? Perché ho accettato la stessa bandiera che negli anni quaranta ha occupato la mia terra? Perché non mi hanno disturbato la lira, il corpo dei carabinieri, dei bersaglieri e degli alpini? Tutto sommato questi nomi avrebbero dovuto ricordarmi un'ingiustizia che ha subito il mio popolo. Eppure no! Per me l'Italia non è mai stata solo Mussolini. Per me, così come per molti altri slavi, l'Italia era soprattutto Michelangelo, Petrarca, Dante, Verdi e tanti altri.
Anche quando l'esercito fascista invadeva la mia terra, in Italia c'era qualcuno che dipingeva, anche quando la mia gente veniva uccisa a sangue freddo, in Italia c'era qualcuno che componeva. Qualcuno che avrebbe avuto la mia stima e ammirazione. Ma lo stesso vale anche per il mio popolo, signor Presidente! Iniziate a insegnare nelle vostre scuole anche la nostra storia, raccontate ai giovani italiani le storie sui grandi slavi e come anche loro hanno costruito l'Europa e la nostra civiltà. Nel giro di poco tempo non ci amerete solo per il nostro bel mare e per i buoni e abbondanti pasti che consumate da turisti. Scoprirete un grande popolo che ha partecipato alla creazione di un mondo migliore e che non è secondo a nessuno.
Non siamo e non siamo stati un popolo sanguinario! Quindi se c'è stato «un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno annessionistico» non era slavo così come i vostri crimini non sono stati latini. I criminali non hanno una nazionalità, sono pur sempre solo dei delinquenti, così come i grandi uomini non hanno confini. Io mi vorrei ispirare in questi ultimi, slavi o latini che siano.
Ora, per concludere, pur parlando a nome personale e non avendo alcun titolo a rappresentare la mia stirpe, ritengo che Lei abbia sbagliato e vorrei che riconoscesse il Suo errore chiedendo scusa a tutti gli slavi. Mi auguro con tutto il cuore che Lei, o chiunque altro, non vedrà questa richiesta come un atto di arroganza o di mancanza di rispetto per la Sua persona e/o per l'incarico che Lei ricopre. Mi sto rivolgendo a una persona sola, per quanto Presidente della Repubblica, e sono convinto di averne il diritto.

Con stima e rispetto.
Nikola Duper
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lunedì, 12 marzo 2007

I comunisti e il Prodi bis

I comunisti e il Prodi bis
Erregi 3 marzo 2007 Aginform

prodiSe è vero che la situazione politica italiana è drammatica, ma poco seria - al punto che gli eretici della sinistra governista, Rossi e Turigliatto, dopo il drammone della crisi di coscienza, hanno finito per dare la fiducia a Prodi e uno dei due, precisamente il secondo, si è beccato, nonostante tutto, l'espulsione dal PRC, definita garbatamente 'allontanamento' - rimane da spiegare qual'è la prospettiva.
Perchè se è vero che nel corso di queste tumultuose giornate non sono mancate voci incazzate di compagni e di compagne contro il governo e i governisti di sinistra, poco si è discusso sulle prospettive, col rischio di trovarci, appunto, con un nuovo radicalismo, ma senza un futuro politico. Purtroppo a questo siamo abituati perchè, dopo decenni di grandi battaglie, di grandi movimenti e di alti tradimenti, non è mai emersa una prospettiva politica degna di questo nome. Siamo sempre rimasti al palo delle dispute gruppuscolari che girano a vuoto attorno ai grandi temi. Lasciando, ovviamente, le carte ai partiti istituzionali.
Intanto, qualche considerazione sui fatti serve a stabilire dei punti di riferimento preliminari. Le scelte dei governisti di sinistra e delle appendici critiche dei vari rifondatori di comunismo hanno messo in crisi tutto il ragionamento che in questi ultimi anni è stato fatto dai teorici della 'contaminazione' tra politica e movimenti, che ha contribuito a portare la situazione al punto attuale. Se una cosa è chiara oggi, insieme al giudizio sui protagonisti, è che le teorie bertinottiane non hanno funzionato. La famosa 'contaminazione' ha lasciato il posto ai brutali diktat dei poteri forti e delle lobby, dagli americani, ai sionisti, al Vaticano, alla Confindustria. I 'non possumus' di Andreotti e Pininfarina hanno bloccato le velleità di pagliacci come Giordano, che andavano strombazzando la vittoria della sinistra radicale nella compagine governativa. I dodici punti di Prodi hanno messo in riga le velleità dei 'radicali', i quali si sono affrettati a espellere dalle loro fila, come già per Ferrando, coloro che mettevano in forse le linee guida del governo filoamericano e filoliberale.
Se da questo punto di vista le cose sono ormai chiare, meno chiaro è il che fare. Il rischio è, per dirla alla Marx, di ricadere nella solita merda fatta di convegni gruppuscolari sul neocomunismo o di intergruppi di ‘forze politiche’ che non sanno andare oltre la manifestazione di rito.
Nei mesi scorsi abbiamo avanzato l’ipotesi che fosse arrivato il momento di creare una forza politica che esprimesse seriamente quelle esigenze programmatiche che il movimento vero rivendica da tempo, sulle questioni interne e internazionali. Questo, in quanto comunisti, ci siamo sentiti in animo di proporre per stabilire anche una netta linea di demarcazione dalla sinistra governista. La proposta è tutta da discutere, ma è l’unica che non ci porti in bocca allo stato di necessità del Prodi bis o ai rituali gruppuscolari. Ci rendiamo conto che chiediamo qualcosa che in questi decenni si è realizzato solo in modo fittizio, con gli esiti che sappiamo. Nonostante la fondazione di ben due partiti comunisti siamo ancora al palo. Ma la situazione ci spinge a insistere.
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lunedì, 12 marzo 2007

Oscar Giannino

Oscar Giannino
Gennaro Carotenuto marzo 2007  

oscargianninoOscar Giannino, che attualmente conduce Radio3 Mondo, è un fondamentalista liberale. E' difficile non accorgersene, visto che utilizza qualunque tribuna, incluso quella del servizio pubblico, per gridare ai quattro venti la sua fede che più dogmatica non si può. Oscar Giannino è uno di quelli che accende ceri alla "mano invisibile del mercato", e se ne vanta pure.
Se Giannino fosse per esempio... cattolico, sarebbe Torquemada, se fosse musulmano sarebbe il Mullah Omar, se fosse comunista non potrebbe fare i suoi comizi neanche su Radio Popolare, perché sarebbe considerato troppo ideologico, troppo di parte, pleonastico da ascoltare, inutile, stantio. Invece, siccome è liberale, lo pagano perfino per fare delle continue tirate e per moderare dibattiti nei quali dovrebbe fare l'arbitro e invece gioca centravanti in una delle due squadre. Giannino è un estremista, ma nessuno sembra preocuparsene.
Oscar Giannino è anche un francofobo che dio lo manda. Odia perfino la baguette. Provate ad ascoltare la puntata di lunedì di Radio3mondo.
Se qualcuno avesse avuto le espressioni di odio che Giannino ha avuto in quella trasmissione nei confronti di De Gaulle o Mitterand o la Royal, verso Eisenhower o verso Carter o verso Hillary Clinton, sarebbe stato licenziato in tronco e forse sequestrato per le vie di Milano dalla CIA e tradotto in gran segreto a Guantanamo. E invece lui si lascia andare sfrenato, senza controllo, volgare e greve contro la Francia, la politica francese, l'idea dello stato che hanno i francesi. In Italia si può svillaneggiare uno dei nostri maggiori alleati in questo modo? Si può essere così francofobi e invece se uno solo nomina My Lai viene stigmatizzato come antiamericano?
Va notato che i conduttori di Radio3Mondo (non certo l'ottima redazione) da mesi si alternano con un solo obbiettivo: svillaneggiare, deridere e offendere apertamente la candidata della sinistra moderata francese Ségolène Royal. Ségolène non solo non piace, ma sembra fare proprio paura, soprattutto a quelli che scrivono in quotidiani come "Il Riformista", Giannino per primo.
Lo chiamavano pensiero unico, ma era roba degli anni '90. Il mondo per fortuna è andato avanti. E' Oscar Giannino ad essere rimasto indietro.
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venerdì, 09 marzo 2007

Rispuntano le Brigate Rosse

Rispuntano le Brigate Rosse?

ciaIl 12 febbraio la polizia italiana ha arrestato 15 presunti terroristi tra Milano, Torino, Padova e Trieste, annunciando che era stata scoperta una cellula terroristica delle Brigate Rosse. Nei giorni successivi, sono seguiti altri arresti, mentre alcuni fermati sono stati rilasciati. Tra i fermati ci sono dei sindacalisti, ad indicare che le "nuove Brigate Rosse" avrebbero infiltrato le organizzazioni dei lavoratori. Un esame approfondito del caso suggerisce una conclusione diversa.
Secondo esperti conoscitori dell'ambiente consultati dall'EIR, la persona chiave del gruppo è Alfredo Davanzo, un cinquantenne reduce di "Seconda posizione", uno degli spezzoni delle Brigate Rosse morettiane, quelle responsabili tra l'altro dell'assassinio di Aldo Moro. Davanzo è vissuto per molti anni in Francia, latitante, protetto dal governo francese che ne ha impedito l'estradizione, finché recentemente i reati sono entrati in prescrizione. Ma invece di tornare in Italia alla luce del sole, Davanzo lo ha fatto segretamente nel novembre scorso, apparentemente per organizzare la cellula terroristica.
Gli altri personaggi chiave sono due criminali comuni che furono reclutati alle BR in cella: Salvatore Scivoli e Marcello Ghiringhelli. Mentre Davanzo rappresenta in un certo modo la "continuità", Scivoli e Ghringhelli ricordano il modo in cui esponenti della malavita venivano inseriti nelle vecchie BR per potenziarne la capacità militare.
Le fonti dell'EIR sottolinano come la "French connection" rappresenti ancor oggi il lato più oscuro di come il terrorismo italiano fosse "eterodiretto". Oltre cento terroristi e fiancheggiatori trovarono rifugio nella Francia di Mitterrand e dei suoi successori. I magistrati inquirenti e testimoni come il fondatore delle BR Alberto Franceschini hanno indicato nella scuola di lingua Hyperion a Parigi, fondata da Corrado Simioni, la dirigenza "superclandestina" delle BR. Simioni era legato ad Edgardo Sogno, piduista e ben introdotto negli ambienti NATO. L'Hyperion era il centro di coordinamento non solo delle BR, ma anche di altre organizzazioni terroristiche internazionali.
Se Davanzo e i suoi complici siano veramente riusciti ad organizzare una vera e propria struttura, reclutando le frange radicali del sindacato, è dubbio. Mentre Davanzo si è dichiarato "prigioniero politico" nel più puro stile BR, altri arrestati hanno negato ogni legame con organizzazioni terroristiche, certamente non un comportamento da brigatisti. Nei prossimi giorni il quadro si chiarirà. Nel frattempo registriamo il coincidere con l'operazione di polizia, che conclude un'indagine in corso da tre anni, a ridosso della manifestazione del 17 febbraio a Vicenza contro l'allargamento della base militare USA. La presenza di membri dell'FLM tra gli arrestati ha spinto alcuni politici e leader sindacali a chiedersi se ciò nascondesse l'intenzione di screditare il sindacato metalmeccanici, l'unico che aveva aderito alla manifestazione. Se così era, la riuscita della manifestazione e il suo svolgimento pacifico, grazie anche al servizio d'ordine fornito da 1500 metalmeccanici, hanno sventato il piano. Purtuttavia, la minaccia di un nuovo terrorismo in Europa rimane reale, e dovrebbero essere tenute d'occhio le forze che avrebbero interesse a creare una nuova "strategia della tensione" internazionale.

Movisol – Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà
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categoria: sinistra, segretiemisteri


venerdì, 09 marzo 2007

OLIGARCHI

OLIGARCHI
Miguel Martinez
Kelebek 01.03.2007

FolliniLa fantasiosa polarizzazione destra-sinistra, con i suoi due fantasmi - il Regime Berlusconi e l'Arrivo dei Comunisti a Cavallo - ci distrae dalla percezione di come funziona realmente l'oligarchia sotto cui viviamo.
Che è costituita da un giro assolutamente trasversale di imprenditori e affaristi vari, con tecnici, giornalisti e guitti al seguito, spesso imparentati tra di loro.
I politici costituiscono un contorno carnevalesco e presenzialista, ma contano solo nella misura in cui fanno parte del giro giusto: non basta certo essere eletti in parlamento per essere qualcuno.
Prendiamo due piccoli esempi.
"Conflitto d'interesse", in Italia, significa la questione, certo macroscopica, del capo dell'opposizione che è anche proprietario delle tre reti Mediaset. Un conflitto d'interesse di cui la sinistra parla da tredici anni, senza aver mai fatto nulla per risolverlo quando era, ed è, al governo.
Eppure il termine "conflitto d'interesse" descrive perfettamente anche il fatto che la moglie del vicepresidente del Consiglio è una dipendente del capo dell'opposizione: la signora Barbara Palombelli, moglie di Francesco Rutelli, è infatti stata assunta, certamente con un bellissimo contratto, al Tg5.
Su questo conflitto d'interesse, il silenzio è unanime, perché non conviene né alla destra né alla sinistra farne un problema.
A volte, però, nelle furibonde e insensate risse tra i poli, i calci fanno girare qualche sasso, permettendoci di vedere i vermi che si nascondono sotto.
Un commentatore di questo blog, Stradivari, ha fatto notare che in questi giorni i siti di destra pullulano di insulti contro una certa signora Elisabetta Spitz, di cui nessuno aveva mai sentito parlare prima.
Ecco un breve riassunto, tratto da un blog di destra:
"Cercando sul sito del Governo, si vede che, effettivamente, il 2 febbraio 2007, durante la seduta del Consiglio dei Ministri n.36 , “Il Consiglio dei Ministri.. sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Romano Prodi.. con il parere favorevole del Ministro dell’Economia Bersaniâ€, è stato deciso, tra i tanti provvedimenti all’ordine del giorno, anche il “rinnovo per un triennio dell’incarico di Direttore dell’Agenzia del demanio conferito all’architetto Elisabetta SPITZâ€, che altri non è che la moglie di Follini.
Qualcuno potrebbe pensare che se l’incarico della signora Follini è la riconferma di un incarico triennale precedente, allora la sua nomina sia avvenuta all’epoca del nepotista governo Berlusconi.
Ma non è così.
L’architetto Spitz, infatti, fu nominata Direttore dell’agenzia del demanio (che dipende dal Tesoro) nell’aprile 2000, da Vincenzo Visco, con contratto privato.
Quella nomina suscitò polemiche e fu presentata anche una interrogazione parlamentare da Luca Volonté e Mario Tassone, che sono (anzi, erano) compagni di partito di Follini. Essi chiedevano di sapere se fosse vero che l'architetto Elisabetta Spitz -che risultava aver già progettato la ristrutturazione della sede del partito dei DS, a Roma, in via delle Botteghe Oscure- avesse sottoscritto il contratto da direttore dell'istituenda agenzia del catasto per circa 650.000.000 annui.
La signora Spitz, ovviamente, interessa ai destri perché è piuttosto evidente che il rinnovo del contratto privato alla moglie di Follini, ha qualcosa a che fare con il fatto che Follini ha scoperto poche settimane dopo di avere il cuore che batte a (centro) sinistra.
Ma proprio per questo una vicenda estremamente interessante finisce nel solito tifo calcistico, come se il problema fosse, "Follini si è fatto comprare". Una sciocchezza, perché Follini non sarebbe Follini, se non fosse un venduto in partenza.
In realtà, sugli aspetti veramente interessanti di questa vicenda, i destri sono costretti a tacere.
Quello che segue è il mio tentativo di ricostruire la faccenda, con tutti i limiti di una breve ricerca su Google fatta da un modesto traduttore di manuali tecnici: sono quindi pronto a correggere ogni eventuale errore.
In pratica, a quanto pare, abbiamo un architetto, la signora Elisabetta Spitz coniugata Follini, socio di una società privata di "consulenza e progettazione", chiamata Abt.
Se è vero che la signora Spitz aveva appena ristrutturato la sede centrale dei Ds in via Botteghe Oscure - credo che sia stata poi venduta o affittata a privati - ne possiamo dedurre che la Spitz non mancasse di ottimi contatti a sinistra.
Verso la fine del passato governo di centrosinistra, il ministro di centrosinistra Visco mette questa signora a capo della neonata Agenzia del Demanio, cioè in pratica di tutto ciò che lo Stato possiede, con uno stipendio lordo di 650.000.000 di lire l'anno (oltre 1.000 Euro al giorno lavorativo, per capirci). [1]
Nella gestione del demanio, Visco ci piazza anche Gualtiero Tamburrini,
"professor universitario a Urbino; presidente dell'Osservatorio sul patrimonio degli enti previdenziali presso il ministero del lavoro e della previdenza sociale; direttore tecnico di NOMISMA fondata dal professor Prodi... "
Il progetto del sinistro Visco passa con i voti di tutto il centrodestra.
I casi sono due. O la signora Spritz è responsabile di tutto ciò che è successo al demanio dopo il 2000; oppure ha intascato cifre astronomiche per non fare nulla (come sostiene Maurizio Blondet). Io ovviamente non sono in grado di giudicare.
Comunque si dice che Visco abbia affidato sempre all'Abt un contratto per ristrutturare il grande palazzo dei Monopoli nel cuore di Roma, futura sede del ministero della Finanza.
Ora, siamo costretti a scrivere "si dice", perché Visco ha "secretato il provvedimento di assegnazione dei lavori", evitando la gara pubblica e anche di dire a chi ha assegnato il lavoro. Scopro così che il segreto di stato non si applica solo ai rapimenti CIA in territorio italiano.
Poco dopo, la signora Spitz diventa consigliere di amministrazione anche dell'Eur Spa, che è proprietaria dell'attuale sede del ministero delle Finanze, proprio quello che verrà trasferito appunto dopo nell'ex-palazzo dei Monopoli.
Ora, i mille Euro al giorno, la signora Spitz li riceve durante un periodo preciso: quello della svendita del patrimonio dello Stato italiano ad amici, cugini e committenti.
Sono infatti cinque anni che il centrosinistra denuncia, e a ragione, le devastazioni senza precedenti che sono state compiute sotto il governo demaniale della signora Spitz, attribuendo però tutto a quel comodo diavolo che è il "berlusconismo" e senza dire che la Spitz è nata sotto il centrosinistra.
Infatti, la signora Spitz in Follini naviga felicemente dal governo di centrosinistra a quello di centrodestra, dove,nel 2002, passa sotto i suoi auspici un decreto che istituisce la Patrimonio S.p.A.: a quanto ho capito, una ditta a partecipazione statale che incamera i beni dello Stato, rendendoli ipotecabili e permettendo così di usarli come garanzia per prestiti.
Tra i beni messi nel cosiddetto "listone" della Patrimonio S.p.A., c'erano beni commerciali, monumenti, boschi, spiagge, tutti mescolati alla rinfusa.
La cosa era talmente sconvolgente, che quando l'anno scorso si è votato, e io sono rimasto a casa, l'unico piccolo dubbio mi era sorto proprio su questo: "forse il centrosinistra, in materia patrimoniale e ambientale, sarà un pochino meno peggio... " Con la rinonima della signora Spitz, il dubbio mi è passato.
Poi la signora Spitz in Follini - o se lei è solo un prestanome, l'ente che lei dirige - ha venduto, pare, tutti gli uffici dei tre enti previdenziali italiani a qualcosa che si chiama Fip, un consorzio di banche tra cui Banca Imi Spa, Barclays Capital, Lehman Brothers International (Europe) e The Royal Bank of Scotland Plc. Poi la Fip dovrebbe affittare le stesse sedi agli enti previdenziali. [2]
E così via. In tutto ciò che riguarda il patrimonio italiano in questi ultimi anni, in tutte le operazioni poco chiare (e distruttive sul piano culturale e ambientale), c'è sempre lei: la signora Spitz in Follini.
E il bello è che continuerà a esserci.

Note:
[1] Maurizio Blondet parla di 300 mila Euro l'anno nel 2004.
[2] Il contratto d'affitto dura nove anni, ma prevede che l'Inps debba ripagare l'intero valore dell'immobile entro sette anni, oltre a occuparsi della manutenzione.
postato da trotzkij alle ore 18:32 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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