Aurora

Sito d'Informazione Internazionalista
martedì, 24 aprile 2007

Lucio Caracciolo, Limes sull’America Latina è inconsistente

Lucio Caracciolo, Limes sull’America Latina è inconsistente
Gennaro Carotenuto 19 aprile 2007

702-cover-miniE' necessaria una riflessione sul numero di Limes (2/2007) in edicola, intitolato "Chávez-Castro, l'antiamerica". Chi scrive ne ha discusso per oltre un'ora nel programma di Radio RAI Radio3Mondo con il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, con uno degli autori, Maurizio Stefanini de Il Foglio e con il conduttore, Gian Antonio Stella, firma del Corriere della Sera. La registrazione può essere ascoltata qui.
Nel dibattito radiofonico si è parlato moltissimo di Venezuela e del presidente Hugo Chávez. Molto meno del numero di Limes che eravamo chiamati a presentare. Dal punto di vista dell'ascoltatore, e della riuscita della trasmissione, fa lo stesso. Ma avendo chi scrive scrupolosamente letto un volumotto di oltre 300 pagine, Limes appunto, per dovere professionale sento il bisogno di alcune puntualizzazioni.
La novità più importante è che la "Rivista italiana di geopolitica", parla ben poco di geopolitica e molto di altre cose. Parla pochissimo di economia. Per esempio ignora un evento capitale come la chiusura dei rapporti con il FMI da parte di mezzo continente latinoamericano. Non c'è un solo pezzo che contestualizzi l'attuale fase storica dopo il crollo dell’ortodossia neoliberale. Dovendosi occupare di Venezuela non c'è un solo articolo sull'ingresso del paese nel Mercosur né sul Mercosur in generale. Non c’è un solo articolo che si occupi di spiegare come si sia trasformato l’import-export della regione negli ultimi anni. Non ce n'è uno che provi a spiegare che diavolo sia l'ALBA, istituzione forse fumosa, ma di un qualche interesse. Si accenna appena a Mar del Plata, quando soprattutto la cosiddetta “borghesia nazionale†brasiliana, fece saltare il tavolo dell’ALCA, il mercato unico delle americhe voluto da George Bush.
Invece il lettore si ritrova con un sacco di spiegazioni sul perché Chávez non sarebbe popolare, sul perché non vada d'accordo con Lula (non va d'accordo?), sul fatto che i candidati che si presume siano stati appoggiati da Hugo Chávez non passano negli altri paesi. In realtà l’unico caso concreto è quello del peruviano Ollanta Humala, ed è senz’altro un tema interessante, ma come mai non c’è una riga sul fatto che, dopo 20 anni di rigidissimo "Washington Consensus", da anni moltissimi candidati con l'imprimatur della Casa Bianca vengano respinti con perdite? Come mai gli Stati Uniti non riescono più a imporre i loro uomini nel loro ‘cortile di casa’? Dall'interno del Venezuela si parla moltissimo della figura e della personalità del presidente, sempre in negativo, ma non si parla MAI del Partito, e del cruciale rapporto tra movimento e partito, una chiave di lettura fondamentale degli eventi. Non interessava? O non avevate la persona capace di scrivere un saggio in merito? E visto il ruolo dei movimenti sociali nella nuova politica continentale, dai Sem terra agli indigeni agli zapatisti, sopravvalutati o meno, è possibile che ci sia il silenzio totale? Eppure se vi interessa così tanto Chávez come potete trascurare il rapporto tra Chávez e movimenti sociali come oggetto di studio?
Insomma, si tergiversa, si parla d'altro e fin dall'inizio si ha la sensazione che non si voglia capire quello che sta accadendo in America Latina e in Venezuela in particolare, ma si voglia lanciare un anatema, condannare, stendere un cordone sanitario perché l'infezione di un qualcosa che non si apprezza e che anzi si teme, non si estenda ulteriormente.
Simbolica in ciò è la parte cubana che occupa almeno un terzo del totale. Ma la maggior parte è costruita su articoli riciclati dalle memorie di castristi pentiti, sempre i soliti nomi, sulla scarsa credibilità etica e scientifica dei quali ha scritto benissimo Maurizio Chierici lunedì 16 sulle pagine de L'Unità. Sono articoli che possono essere stati scritti 20 o 40 anni fa e riusati oggi. Parlano delle passioni giovanili di Fidel Castro, delle sue letture o delle sue relazioni con Nikita Krusciov o Leonid Breznev. E’ materiale di risulta che anche senza entrare nel merito non fa onore a Limes e –soprattutto- nulla aggiunge e forse qualcosa leva alla comprensione della Cuba attuale e del perché a 18 anni dalla caduta del muro di Berlino la stampa mainstream non abbia scritto una riga per provare a capire perché Cuba è sempre lì. Strano che si sia trovato spazio per tali articoli ma neanche una riga per spiegare come Cuba sia uscita dall’isolamento e come a Cuba nel 2006 si siano recati rappresentanti dei governi di tutto il mondo, a cominciare dall’indiano Singh.
Significativo in questo è il pezzo di Omero Ciai, il latinoamericanista de La Repubblica, sulla bancarotta economica dello stato cubano. E' lo stesso articolo che Ciai ha scritto almeno una decina di volte negli ultimi anni. In genere quando uno stato va in bancarotta a questa segue la fame e poi la sollevazione, la rivolta della popolazione e il bagno di sangue oppure la caduta di un regime. Sarebbe interessante spiegare se, visto che ciò non è successo, nonostante da 18 anni venga paventato, è davvero quella descritta da Ciai la situazione di Cuba. Limes sicuramente non si perita di spiegarlo. Pura repressione? Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nelle carceri cubane ci sarebbero 280 dissidenti, meno della metà delle persone detenute nella base di Guantanamo. Ritenta ancora Omero, ma la prossima volta evita di parlare sempre e solo con i soliti compagni di merende del News Café, al numero 800 dell'Ocean Drive di Miami Beach (per prenotazioni, tel. +1 305 5386397), che millanti essere il posto migliore da dove seguire le vicende latinoamericane.
Per un altro terzo –come detto- Limes si occupa in maniera urticantemente denigrante della figura di Hugo Chávez. Anche il più ingenuo dei lettori di Limes può rendersi conto dell’artificialità di questa demolizione sistematica. Anche a Radio3 Caracciolo insiste a parlare di "regime Chávez", palesando un’intenzionalità facilmente leggibile. Visto che le parole sono importanti, sarebbe interessante sapere perché Caracciolo parla di "regime Chávez" e non di "regime Lula" o di "regime Prodi" e men che meno di "regime Calderón" in quel Messico con centinaia di prigionieri politici, torturati, bastonati, morti ammazzati, carri armati in strada. Sarebbe interessante sapere perché la "rivista italiana di geopolitica" dedichi (giustamente) molto spazio alle relazioni tra due dei principali produttori di petrolio al mondo, Venezuela e Iran, ma non ci sia uno straccio di articolo sulle relazioni tra Venezuela e Colombia, una delle frontiere più calde del mondo. Quando ho pagato 12 Euro per acquistare Limes, mi hanno venduto un prodotto che promette di andare "nel cuore del continente latino". Evidentemente quella tra Venezuela e Colombia è una frontiera sulla quale bisogna conoscere molto per scrivere cose utili. E allora per Caracciolo è più facile dar credito ad un grande organizzatore di squadroni della morte come John Negroponte che sostiene che l'America Latina sia oramai disegnata tutta come verde nelle mappe di Al Qaeda (sic!).
Emerge una volontà costante di spostare il discorso dai processi reali al piano del folklore, dell'esotismo e della denigrazione personale. Il progettato oleodotto continentale deve essere definito ‘Hugoducto’, altrimenti non sarebbe esaltata la presunta megalomania di Chávez. C'è un dettaglio che svela l'eurocentrismo brutale di Limes. Nella parte sull'America latina, tutte le grandi opere che i governi di sinistra latinoamericani vorrebbero realizzare sono bollate di inconsistenza e megalomania. Nella parte finale della rivista, nella quale si parla di altri temi, ci sono altrettante cartine con le grandi opere progettate in Europa, oleodotti, corridoi, alte velocità. Queste, ovviamente, sono difese da Limes e considerate realistiche, urgenti e indispensabili.
Che il presidente boliviano Evo Morales professi un sincretismo tra cattolicesimo e religione aymara è considerata (Stefanini) una dimostrazione dell'inconsistenza del personaggio. C'è un pezzo che parla addirittura di un presunto asse esoterico tra Castro, Chávez e Morales, ma non ce n'è nessuno che parla del sicuro 'asse del male latinoamericano da colpire’ teorizzato da Donald Rumsfeld. Forse che una più volte ventilata guerra statunitense contro un paese latinoamericano non è un soggetto interessante per Limes? E il colpo di stato a Caracas dell'11 aprile 2002? Non era un soggetto utile? Perché in Italia non se ne parla mentre il giorno 11 la BBC ha dedicato un importante speciale all'anniversario?
Emerge un'intenzionalità costante che a chi scrive risulta offensiva della propria intelligenza, di quella dei lettori, e fuorviante per la comprensione del processo politico latinoamericano. Lucio Caracciolo, insomma, SCEGLIE di parlar d’altro. Pagine e pagine a spiegare che Chávez, Morales, Lula hanno relazioni con gli Stati Uniti. Davvero una rivelazione esplosiva. E’ di una parte dell’ultrasinistra europea l’idea bigotta e impraticabile di un cordone sanitario che isoli gli Stati Uniti. I pragmatici governi di sinistra latinoamericani, e se potesse Fidel sarebbe il primo, non vogliono altro che commerciare con gli Stati Uniti. Ma lo vogliono fare su di un piede di parità, non con patti leonini qual’era l’ALCA. E’ indicativo che tra tante mappe e mappine, non ci sia spazio in Limes per un articolo ragionato sulle relazioni economiche tra America Latina e Stati Uniti e sul ruolo dei TLC, sulle rotte commerciali Sud-Sud, magari citando la teoria del sottosviluppo. Insomma non c'è nulla o quasi di geopolitico in Limes e molto di aneddotico. Sarà un caso?

CHAVEZ FASCISTA? La pochezza di questo numero di Limes si esplicita in tutta la sua debolezza in un saggio, "Bolivarismo e fascismo" (pp. 197-212), firmato da tale Manuel Caballero, che merita di essere analizzato. Dovrebbe essere il saggio pesante, pensato, metodologico, intorno al quale dovrebbe ruotare tutto il numero di Limes. E' il saggio che DEVE dimostrare che Chávez non è altro che un fascista e chi da sinistra guarda a lui si sta sbagliando. Peccato che il signor Manuel Caballero nel saggio stesso dimostra che non passerebbe un esame di prim'anno di Storia Contemporanea in qualunque università italiana.
Ne consiglio la lettura. Il tutto si basa su di uno paio di strani sillogismi e molti svarioni che testimoniano più crassa ignoranza che malafede. Il sillogismo di apertura sostiene che siccome Mussolini ammirava Simón Bolivar di conseguenza Bolívar non poteva essere altra cosa che fascista. Al dunque, siccome è noto che anche Chávez ammiri il fascista Bolívar, l'ovvia conclusione è che anche Chávez non sia altro che un fascista.
Nel mezzo c'è un paragrafo (p. 201) per il quale la matita rossa si consumerebbe rapidamente. S'intitola pomposamente, Bolívar e la 'religione politica'. La categoria di 'religione politica', derivata dallo storico statunitense di origine tedesca George Mosse, è una categoria eminentemente novecentesca che si attaglia al fascismo in quanto espressione della società di massa. Più prudentemente Caballero potrebbe arrampicarsi sugli specchi e fare dei paralleli tra le forme partecipative venezuelane e il fascismo stesso. Se fosse in buona fede troverebbe ben pochi parallelismi. Epperò lo stesso Caballero afferma testualmente che "nessuno ha ancora capito (sic!) in cosa consista la democrazia partecipativa". Ma, soprattutto, Caballero ce l'ha con Bolívar. E' Bolívar il fascista da rispedire nelle fogne e non importa che non c'è 'religione politica', almeno nell'accezione del dibattito storiografico al quale Caballero pretende di rifarsi, senza '900 e senza masse. Merita di essere letto il guazzabuglio di Caballero sulla ‘religione politica’ del fascista Bolívar. L'apparato critico è praticamente inesistente, ma vi si legge una perla autentica. A p. 208 Caballero si preoccupa di spiegarci che lo storico Emilio Gentile non va confuso con Giovanni Gentile. Ne siamo commossi, ma in una nostra tesi triennale un qualsiasi studente risulterebbe più scaltro.
In chiusura, a rafforzare il suo ragionamento, il signor Caballero sbatte lì un altro sillogismo, ancora più tranchant del primo, ma che ne rivela le semplicistiche ma incrollabili certezze. Si ritrova tra le mani un vecchio, valido e molto noto scritto di Umberto Eco (Il fascismo eterno), lo decontestualizza e lo usa per dimostrare che chiunque sia critico con il liberalismo non possa essere altro che fascista. Per Caballero, tutto quello che non è liberismo è fascismo. Un tale ragionamento non può non riportarci a quel “Progetto per un nuovo secolo americanoâ€, quello del profitto come principio morale, che fu propedeutico alle guerre infinite. Mi domando se è possibile che Caracciolo non percepisca come il povero ragionamento di Caballero sia completamente interno al neoconservatorismo più estremo –quello dei Daniel Pipes, per il quale Allende era Hitler- al quale Limes (e il gruppo editoriale l'Espresso), sta oggettivamente facendo da sponda.
"Per combattere il liberalismo -scrive con pathos Caballero- ogni bandiera è buona. Se è quella del socialismo, ben venga. O forse si dimentica cos'erano i nazisti? Che il loro nome non era un'abbreviazione di partito nazional-socialista?" Di fronte a cotanta intuitività, credo che non serva aggiungere altro.
Stimato Lucio Caracciolo, può un intellettuale raffinato come lei aver pubblicato un articolo di questo livello? A che cosa si deve questo scadimento radicale di contenuti, analisi, selezione, impianto della "rivista italiana di geopolitica", Limes? Devo ancora consigliare alla mia facoltà di confermare l'abbonamento a Limes?
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venerdì, 20 aprile 2007

Handke in Kosmet consegna gli aiuti del "Premio Heine"

Handke in Kosmet consegna gli aiuti del "Premio Heine"

handkepeterSi è recentemente conclusa la raccolta di fondi per il "Premio Heinrich Heine alternativo" , assegnato a Peter Handke da intellettuali e militanti contro la guerra tedeschi. I 50mila euro raccolti grazie a più di 500 donatori - tra cui il nostro Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia, che ha contribuito con 770 euro - sono stati consegnati nei giorni di Pasqua dallo stesso scrittore ai serbi kosovari di Velika Hoca, dove verranno spesi sotto la supervisione della chiesa ortodossa per la locale comunità che trascorre la sua esistenza nello spazio di pochi chilometri quadrati circondati da filo spinato.
L'incontro di Handke e degli altri suoi accompagnatori (soprattutto artisti e giornalisti) con i serbi del Kosovo si è svolto in un clima di soddisfazione ed amicizia ma anche in un contesto di tensione e militarizzazione fortissima, con le truppe KFOR dei diversi paesi occupanti schierate massicciamente nei luoghi visitati dalla delegazione.
(Sul
"Premio H. Heine alternativo"


Peter Handke e Claus Peymann hanno visitato il Monastero di Visoki Decani
Decani, 9 Aprile 2007
Bollettino di Kosovo e Metohija (KIM) 09-04-07

Il noto scrittore austriaco Peter Handke, il Direttore del Teatro «Berliner Ensemble», Claus Peymann, e loro colleghi, hanno visitato oggi il Monastero di Visoki Decani. Con Handke e Peymann sono giunti l'attrice Kaethe Reichel, il drammaturgo Jutta Ferbers e il politologo Eckart Spoo. Hanno trascorso le festività pasquali assieme con i Serbi di Velika Hoca ed a questa cittadina hanno consegnato il contributo di 50.000 Euro che Handke aveva ricevuto quale premio alternativo "Heinrich Heine", raccolto da più di 500 donatori. Handke aveva in precedenza espresso il desiderio che questo premio venisse distribuito agli abitanti Serbi in Kosovo e Metohija, quale gesto di sua personale solidarietà e sostegno.

Da "BLIC" quotidiano belgradese:

«Voglio bene a Velika Hoca ed è mio desiderio spendere i miei soldi qua. Voglio bene a questi bambini, al vino di queste parti, alla grappa di prugne e al cielo azzurro», ha detto Handke ad un gran numero di giornalisti locali e stranieri, davanti ad una delle chiese.
Handke è stato accolto dagli scrittori serbi del Kosovo, tra i quali anche da Petar Saric, l'autore di più romanzi e raccolte di poesie, che ha proposto che tra 50 o 60 anni una delle vie più belle di Belgrado porti il nome di Handke.
Peter Handke e Claus Peymann parteciperanno alla liturgia pasquale e si recheranno a Velika Hoca entro lunedì. In seguito visiteranno il Monastero di Visoki Decani e altri templi della Chiesa Ortodossa Serba in Kosovo.

(a cura di DK e AM)
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venerdì, 20 aprile 2007

BONO ATTACCA IL VENEZUELA

BONO ATTACCA IL VENEZUELA
Wayne Madsen Report 04.04.2007
Traduzione per Comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

Il Venezuela Solidarity Network ci ha mandato il seguente appello a Bono, la cosiddetta rock-star “umanitariaâ€

society_2238_0Caro Bono,
Nella pagina “Hearts & Minds†del vostro sito Web, iniziate un appello agli altri con una citazione del Mahatma Gandhi, “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondoâ€. Il vostro appello prosegue sottolineando i molti sforzi filantropici fatti dagli U2 attraverso gli anni. Questi includevano concerti per beneficenza e altre campagne mondiali per questioni quali i diritti umani, la sostenibilità, la riduzione del debito, l'Aids, la povertà, le malattie, il militarismo e l'oppressione politica.
Visto questo passato, molte persone nel mondo sono rimaste scioccate nello scoprire che siete tra i proprietari, attraverso la Elevation Partners, di Pandemic/Bioware, produttore di “Mercenaries 2â€.
Come sai, “Mercenaries 2â€, è un gioco di guerra che simula l'invasione del Venezuela nell'anno 2007. Naturalmente, a oggi siamo riusciti solo a vedere l'esempio del gioco messo sul Web. Eppure, già questo basta per vedere che il gioco è progettato per insultare il popolo venezuelano, minare il governo democraticamente eletto del Venezuela, e mettere paura nei cuori di cittadini venezuelani che, tramite questo gioco, possono vedere il loro quartiere, i loro villaggi e la loro capitale venire distrutti e la versione virtuale di loro stessi venire massacrata da una banda di mercenari saccheggiatori che lavorano chiaramente per interessi stranieri che vogliono prendere il controllo dell'industria petrolifera del paese. Per favore notate che in una delle scene nei quartieri poveri di Caracas uno dei palazzi che vengono distrutti appartiene alla Petroleos de Venezuela di proprietà statale. Questo edificio si trova in un gruppo di palazzi residenziali facilmente riconoscibili in cui si presume rimangano bruciate vive migliaia di persone innocenti.
Potete anche notare che questa compagnia petrolifera (PDVSA), che è proprietaria della CITGO, è l'unica compagnia ad offrire combustibile per il riscaldamento a prezzo scontato ai residenti dei quartieri poveri negli Stati Uniti. Abbiamo famiglia e amici in Venezuela e molti di noi hanno camminato e sono vissuti nei luoghi che compaiono in questo gioco di guerra. Per noi queste non sono belle immagini astratte. Sono le scene di un posto che consideriamo la nostra seconda casa. Per favore prova a immaginare come i venezuelani debbano sentirsi nel vedere un'enorme soldato biondo ridurre in macerie il loro paese, un paese che si sta finalmente sollevando dopo cinque secoli di oppressione e sfruttamento da parte di potenze straniere. Per loro questo gioco è semplicemente un altro segno dell'atteggiamento razzista, interventista, arrogante e incurante degli Stati Uniti e dell'Europa verso il Venezuela.
Chiaramente questa questione va oltre il Venezuela. Come sai la vostra azienda, Pandemic, ha sviluppato videogiochi con applicazioni militari per il Pentagono e la C.I.A. Un esempio di ciò è “Full Spectrum Warriorâ€. “Mercenaries 2†è ovviamente un derivato di quanto sviluppato con i fondi del Pentagono e della C.I.A. [Chi volesse provare l'ebrezza di sentirsi soldato di occupazione americano può giocare gratis ondine. N.d.r. ]
A questo link si possono trovare informazioni su di ciò.
In aggiunta alle preoccupazioni che abbiamo espresso, vorremmo che prendessi in considerazione il modo in cui questo “gioco†sarà ricevuto dalle persone in Venezuela, America Latina, e in tutto il mondo. Possiamo solo immaginare che l'impressione generale sarà molto negativa e questa negatività si rifletterà su di te e sugli U2. Vi è qualche “vantaggio†nella pubblicazione di questo gioco, a parte alcuni profitti a breve termine negli Usa e nei mercati europei?
Potenzialmente tutto il lavoro che avete fatto per le cause citate nella vostra pagina “Hearts & Minds†potrebbe soffrirne a causa della vostra associazione a questo gioco e alla proprietà di esso.
Si potrebbe pensare che potreste anche prendere in considerazione il modo in cui questo videogioco, come molti altri, può essere usato come mezzo di reclutamento. Il gioco è rivolto a teenager e ragazzi intorno ai vent'anni, lo stesso tipo di mercato a cui si rivolge il reclutamento militare. Bono, ti stai forse unendo agli sforzi di reclutamento dell'esercito Usa?
In aggiunta ai giovani impressionabili che potrebbero essere stimolati da esso ad unirsi all'esercito o a diventare mercenari, è chiaro che un altro effetto collaterale di un tale gioco è che esso contribuisce al processo di desensibilizzazione della gente all'orribile violenza della guerra. Nel caso di “Mercenaries 2â€, esso potrebbe anche aiutare le persone a razionalizzare l'invasione di paesi da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati allo scopo di controllarne le risorse naturali. In base a quello che è il tuo “personaggio pubblico†è difficile immaginare che tu pensi che ciò sia una buona cosa.
Capiamo che questo ti possa sembrare un furbo investimento e che tu possa non essere nemmeno a conoscenza della natura di questo videogioco. Detto ciò, a nome di tutte le persone ragionevoli di ogni luogo, ci appelliamo a te perché tu riconsideri la tua associazione con questo gioco e la tua proprietà dell'azienda. Per favore, intraprendi dei passi per fermare la pubblicazione del gioco.
La nostra speranza, e quella di molti, è che tu faccia la cosa giusta e fermi la pubblicazione di questo virtuale stupro e devastazione di un piccolo paese in via di sviluppo. Troveresti giusta la pubblicazione di una versione di questo gioco ambientata in Sudafrica, Haiti, o in Irlanda?
Se ciò ti sembrerebbe criticabile, allora perché fai un'eccezione per il Venezuela? se ne potrebbe solo concludere che ci sono dei motivi che vanno al di là dell'immediato profitto che può essere guadagnato dalla vendita del gioco.

Sinceramente,
Chuck Kaufmann

Lettera indirizzata a:
Bono (of U2)
Principle Management
30-32 Sir John Rogerson’s Quay
Dublin 2, 1111
Ireland
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venerdì, 06 aprile 2007

E LA CHIAMATE UMILIAZIONE?

E LA CHIAMATE UMILIAZIONE?

Niente cappucci, niente scosse, niente percosse. Questi Iraniani sono chiaramente una massa di incivili
Terry Jones The Guardian 31.03.2007
Da Mirumir

Terry Jones è regista, attore e Python.

20070329Condivido l'indignazione espressa dalla stampa britannica per il trattamento del nostro equipaggio accusato dall'Iran di avere sconfinato illegalmente nelle sue acque territoriali. È una vergogna. Noi non ci sogneremmo mai di trattare così dei prigionieri, consentendo loro di fumare, per esempio, pur essendo stato dimostrato che il fumo uccide. E quando hanno obbligato la povera marine Faye Turney a indossare sul capo un velo nero, e poi hanno mandato in giro la foto? Gli iraniani non sanno proprio cosa sia comportarsi civilmente? Ecco quello che facciamo noi, con i musulmani che catturiamo: gli mettiamo un sacchetto in testa, così fanno fatica a respirare. Allora sì che si possono scattare foto e mandarle alla stampa, perché almeno i prigionieri non possono essere riconosciuti e umiliati come è capitato ai poveri marine britannici.
È inaccettabile anche che gli ostaggi britannici siano stati fatti parlare alla televisione e abbiano detto cose delle quali potranno forse pentirsi. Se gli Iraniani gli avessero tappato la bocca con del nastro isolante, come facciamo noi con i nostri prigionieri, non avrebbero parlato. Naturalmente avrebbero fatto fatica a respirare, soprattutto per via del sacchetto sulla testa, ma almeno non sarebbero stati umiliati.
E cos'è tutta questa storia di permettere ai prigionieri di scrivere lettere in cui dicono che stanno bene? Sarebbe ora che gli Iraniani si allineassero con il resto del mondo civile: dovrebbero concedere ai loro prigionieri la privacy dell'isolamento. È uno dei tanti privilegi che gli Stati Uniti garantiscono ai loro detenuti a Guantánamo Bay.
Il vero segno di civiltà di un paese è che non ha tutta questa fretta di incriminare persone che ha arbitrariamente arrestato in un posto appena invaso. I detenuti di Guantánamo, per esempio, hanno goduto di tutta la privacy che desideravano per quasi cinque anni, e c'è appena stata la prima incriminazione. Tutto il contrario degli indecorosi Iraniani, che non vedevano l'ora di sfoggiare i loro prigionieri davanti alle telecamere!
Inoltre è chiaro che gli Iraniani non concedono ai loro prigionieri britannici sufficiente esercizio fisico. L'esercito degli Stati Uniti assicura ai suoi prigionieri iracheni un allenamento fisico adeguato, sotto forma di magnifiche 'posizioni stressanti' da tenere per tempo indefinito, così da migliorare il tono muscolare degli addominali e dei polpacci. Un tipico esercizio è quello in cui devono stare in punta di piedi e poi accucciarsi fino ad avere le cosce parallele al pavimento. Questo produce intenso dolore e alla fine il cedimento del muscolo. È tutta salute e divertimento, e ha il vantaggio che i prigionieri confesseranno qualsiasi cosa pur di uscirne.
E questo mi porta all'ultima considerazione. È chiaro dall'apparizione televisiva che la soldatessa Turney è stata messa sotto pressione. I giornali hanno chiesto a esperti di psicologia comportamentale di esaminare il filmato e tutti hanno concluso che è 'infelice e sotto stress'.
Quello che stupisce è il modo subdolo in cui gli Iraniani l'hanno resa 'infelice e sotto stress'. Non mostra segni di scosse elettriche o bruciature e sul volto non reca tracce di percosse. È inaccettabile. Se i prigionieri devono essere fatti oggetto di violenza, per esempio costringendoli a posizioni sessuali compromettenti o a subire scariche elettriche ai genitali, vanno fotografati come è stato fatto ad Abu Ghraib. Le fotografie poi devono essere fatte circolare nel mondo civile, così tutti possono sapere cos'è successo.
Come ha rilevato Stephen Glover sul Daily Mail, forse non sarebbe giusto bombardare l'Iran per vendicare l'umiliazione dei nostri soldati. Però chiaramente il popolo iraniano va fatto soffrire: o con delle sanzioni, come suggerisce il Mail, o semplicemente dicendo al Presidente Bush di sbrigarsi a invadere, cosa che intende fare comunque, e a portare nel paese la democrazia e i valori occidentali come ha fatto con l'Iraq.
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venerdì, 06 aprile 2007

IL RITORNO DELLA COSA
Ripensare Marx
 
020001058949Non so se anche questa volta, telecamera alla mano, Nanni Moretti avrà il coraggio di registrare le voci dei militanti di base che saranno chiamati ad esprimersi sulle tre mozioni (Partito Democratico sì di Fassino, Partito Democratico nì di Angius, Partito Democratico no di Mussi e Salvi) e sull’annunciato scioglimento dei Democratici di Sinistra nel fantomatico Pd.
All’epoca dello scioglimento del PCI andò in onda una farsa storica condita con lacrime di coccodrillo da parte di Occhetto e soci (i modernizzatori falsamente affranti che avevano colto, con la tipica lungimiranza dei sicofanti, la “necessità†di una svolta) e il dolore vero di migliaia di “fedeli†militanti che assistettero trasecolati allo sbriciolamento della loro “chiesaâ€. A quei tempi si parlò della famigerata “Cosa†perché nessuno riusciva a capire dove la classe dirigente piccìista volesse portare le spoglie del Partito Comunista Italiano. In realtà i dirigenti piccìisti sapevano benissimo dove andavano e con l’aiuto dei magistrati (e di potenti mani straniere) s’apprestarono a sostituire la classe dirigente democristiana, ormai inadeguata a rappresentare gli interessi dei gruppi economici e politici dominanti nei nuovi assetti di un mondo unipolarizzato. Paradossalmente la fine dell’URSS sarà anche la fine della DC (bastione dell’anticomunismo conto terzi), cioè di un partito irrimediabilmente consuntosi in una fase storica chiusasi definitivamente nel 91 con il dissolvimento del sovietico “socialismo realizzatoâ€. Per molti Dc si apriranno le porte delle patrie galere, qualcuno come Scalfaro riuscirà a pararsi il culo, i più, invece, si ricicleranno passando per quella creatura socialdemocratica (PDS) che ne aveva determinato la diaspora. Chi non volle rassegnarsi, né passare armi e bagagli con gli stessi che avevano distrutto la loro immagine politica, accolse come una panacea l’ingresso di Berlusconi in politica. Non poteva esserci, dunque, fine peggiore per il Comunismo in Europa, con i nipotini di Togliatti che s’accreditavano quale fedele cane da guardia dell’atlantismo senza se e senza ma (più o meno la stessa cosa che faranno gli altri partiti comunisti del vecchio continente) e Gorbaciev che poteva finalmente dedicarsi all’attività che meglio gli riusciva: fare il venditore porta a porta della Pizza HUT.
Ma, oggi come ieri, la classe dirigente del PD(S), cresciuta nei peggiori tradimenti, non si fida troppo dei suoi proseliti, teme le defezioni e sente nell’aria una strana brezza d’infedeltà (e così che i dirigenti diessini percepiscono il normale dissenso per una svolta fortemente politicistica). Ed è per questo che la “Stasi†diessina ha cominciato a minacciare i recalcitranti. La Quercia va abbattuta e non ci sono ripensamenti di sorta, chi non vuole segare il tronco sarà segato “in troncoâ€. Un po’ dappertutto in Italia le sezioni locali del partito lamentano pressioni da parte dei vari leaders fedeli a Fassino. In Irpinia, per esempio, gli esponenti bassoliniani (prima mozione) stanno telefonando a tutti quelli che sono in odore di voto contrario al Pd, paventando la chiusura dei rubinetti circa i finanziamenti e i contributi per assessorati e attività sezionali. Ma metodi così spiccioli non sono solo una prerogativa del feudo di Bassolino; persino in Liguria tre segretari sono stati costretti a dimettersi dopo le “intimidazioni†dei soliti fassiniani doc. Diciamo che il Partito Democratico nasce proprio bene, più democratico di così si muore. A quando le teste di cavallo nel letto degli impenitenti?
Ma, oltre a questi metodi un po’ grossolani, esiste anche un vecchio trucco (già utilizzato quando occorreva sciogliere il PCI a tutti i costi) per assicurarsi che tutto vada per il verso giusto, cioè il verso di Fassino & C. Basta portare nelle sezioni nuovi iscritti pronti a votare a favore della svolta. Così in Sicilia (ma anche altrove) sezioni tradizionalmente vuote hanno avuto un incredibile aumento delle iscrizioni con gente che, appena entrata, si è dichiarata favorevole alla prima mozione. Diciamo pure che siamo dei malpensanti ma come disse il “Grande Vecchio†a pensare male si farà pure peccato ma il più delle volte ci si azzecca. Anomalie di questo tipo sono state riscontrate anche in Puglia (Taranto) ed in altri piccoli centri che non sfuggono però agli “strateghi†diessini. Non ci resta che stare attenti ai morti che votano, già in passato la politica ha fatto il miracolo di far resuscitare qualche allegro elettore defunto (e vedendo la consistenza fisica di Fassino si può ben pensare che quest’uomo abbia un rapporto privilegiato con l’oltretomba).
Dall’altra parte, quella margheritesca, le cose non vanno affatto meglio. Anche gli uomini di Rutelli non si sono dimostrati dei grandi campioni di onestà data la nota faccenda delle tessere spedite ad ignari cittadini, i quali si sono ritrovati iscritti al partito del “pupone†senza averlo mai richiesto. Questo Pd sarà davvero una grande cosa, i metodi sono quelli giusti per governare un paese, del resto già con questo governo di centro-sinistra ci hanno dato prova della loro capacità di “sofisticazione†della realtà. Il Pd nasce sotto questa stella e non avrà  assolutamente nulla di democratico, salvo il nome.
Per esempio, Berlusconi era quello che si faceva leggi ad personam (vogliamo ricordare che quelle famose leggi sono ancora in vigore, vedi quella sul falso in bilancio)e che influenzava con le sue televisioni e con i suoi giornali la vita dei cittadini, ma allora il decreto che ha impedito ai giornali di pubblicare le foto di Sircana in compagnia di alcuni Trans come lo vogliamo definire? Perché non si sono scandalizzati così tanto quando è stato messo alla gogna quel “porcello†del portavoce di Fini?
Non osiamo immaginare come migliorerà la libertà d’informazione non appena Bazoli riuscirà a prendere il controllo di Telecom e con questa di Telecom Italia Media da cui dipendono le televisioni del gruppo come La 7.



THE ITALIAN CANDIDATE IN NOVARA
Mcsilvan Rekombinant.org 16.03.2007
Articolo per l'edizione cartacea di Senza Soste

Immaginate un film che sia una versione tutta italiana del Manchurian Candidate. Nella pellicola degli anni '50, che è stata oggetto di un recente remake, il candidato presidente degli Stati Uniti ha il cervello teleguidato dagli emissari di una potenza straniera. Ora pensiamo alla trama della versione italiana: da qualche parte in Italia in un oscuro gruppo di lavoro dei servizi si nota che Javier Solana, portavoce della Nato durante il bombardamento di Belgrado e poi una sorta di ministro degli esteri della Ue, ha una carriera pacifista visto che è stato uno dei primi firmatari del documento europeo contro gli euromissili all'inizio degli anni '80. Si valuta quindi che la carriera politica di pacifista paga per spostare dolcemente l'opinione pubblica verso posizioni guerrafondaie. E allora ci si domanda "perchè non riprodurre l'esperienza in laboratorio?".
Detto fatto: si costruiscono dei chip necessari da innestare nel cervello dei soggetti che piloteranno l'operazione. Siamo alla fine degli anni '90 e la situazione è particolare: la sinistra, che per anni ha garantito profondi tagli alla spesa pubblica e guerra in Jugoslavia, è ormai spaccata mentre sta montando il vento della contestazione altermondialista. Per rimediare a questa situazione i nostri Manchurian Candidate all'italiana sapranno fare il lavoro per il quale sono stati progettati: si infiltreranno nella contestazione al Fondo Monetario Internazionale per prenderne i voti, arrivare al governo e fare finanziarie dettate dal FMI in persona. Criticheranno la guerra afghana, da loro definita all'inizio dell'operazione "alimento per la spirale guerra-terrorismo", per poi trovare i fondi per il proseguimento della guerra proprio in Afghanistan. I nostri specialisti dei servizi sono soddisfatti: il modello Solana è stato riprodotto in laboratorio.
I chip dell'Italian Candidate funzionano: uno dei migliori esemplari è stato piazzato proprio alla presidenza della camera, un altro fa il ministro dell'ambiente ma ha più contatti lui con le multinazionali di un manager di una società di revisione dei conti e poi c'è un personaggio bizzarro dal nome da puffo (Diliberto) che fa dichiarazioni incendiarie contro gli americani come segnale in codice di via libera per gli affari Usa. Dal suo personale ufficio dei servizi il responsabile dell'operazione Italian Candidate non può che essere soddisfatto: i personaggi sono da avanspettacolo, come richiede una società mediale di un paese periferico, e funzionano perfettamente.
Adesso è però il momento di pensare agli affari. C'è un accordo del precedente governo del centrosinistra da ratificare e perfezionare. Si tratta di un acquisto di 113 caccia Joint Straight Fighter che saranno costruiti entro un progetto di cooperazione tra multinazionali delle armi e stati europei. L'allora presidente del consiglio D'Alema cominciò i preparativi per l'operazione che ha un costo iniziale già enorme: 15 miliardi di euro, quanto una legge finanziaria dello stato italiano. E si tratta di costi di partenza: secondo fonti del Senato l'Italia si è impegnata ad acquistare entro questo progetto anche gli optional ovvero armi leggere di bordo per gli aerei, mitragliatrici da 20 millimetri, razzi e missili aria-aria e aria-terra e tutto per aerei che hanno la possibilità di caricare ogive atomiche tattiche o pesanti. Complessivamente si tratta, secondo diverse stime, di una ventina di miliardi di euro. L'affare è rilevante, impegna seriamente un paese sul piano economico e su quello dell'esposizione militare nei teatri di guerra. Ovviamente nessuno meglio degli agenti dell'operazione Italian Candidate è in grado di creare il clima giusto per perfezionare, definire e dare il via al progetto. La miglior tattica, per il buon fine dell'operazione, è quella mimetica.
Nei mesi precedenti alla firma decisiva silenzio assoluto, a distrarre l'opinione pubblica ci pensano gli agenti della disinformazione arcobaleno: polemiche a non finire su tre fantocci bruciati in piazza come simbolo di "violenza", cerimonie ammantate di retorica e marce con i palloncini riprese dal tg3, interrogazioni parlamentari sul nulla. La stampa di sinistra, sapientemente orientata dagli agenti che in codice si chiamano NVMCTB (acronimo di "non vorrai mica che torni Berlusconi"), si disinteressa completamente dell'operazione: specie nel periodo della finanziaria, e mentre esce fuori la vicenda di Vicenza, sarebbe devastante per il governo far emergere il fatto una vicenda del genere è vicina alla ratifica finale. C'è un generale sentimento di pace, si marcia molto per i buoni sentimenti e si acquistano armi letali per la guerra: è proprio lo spirito dell'operazione Italian Candidate.
Ma si sa, quando un governo impegna la collettività per una spesa che si aggira sui 40.000 miliardi delle vecchie lire da qualche parte qualche cosa emerge. Quel che rileviamo è il messaggio in codice apparso improvvisamente su Liberazione, il più importante quotidiano di fantascienza del paese (oltretutto tendenza Scanner Darkly), da un agente tale A.N. Il quale esce con un articolo, il giorno dopo che c'è stata la firma definitiva sul progetto Joint Straight Fighter, dove si grida alla gravità del caso, ci si straccia le vesti per essersene accorti il giorno dopo la firma e si maledice l'impossibilità di poterci mettere le mani perchè ormai l'accordo è stato perfezionato. Dalla sala di regia dell'operazione Italian Candidate si annuisce soddisfatti. Non solo è il segnale che il progetto è andato a buon fine ma che ci si sta attivando per il lavoro successivo. Che sarà in primo luogo quello di consolare l'opinione pubblica sull'ineluttabilità del progetto, ormai firmato in una fugace notte alla quale non si può porre rimedio, spiegandogli che l'Italia ha comunque la più "avanzata politica estera del dopoguerra" (citazione dal giornale di fantascienza di cui sopra). E, in secondo luogo, tra un'altra marcia della pace e una petizione sui diritti dei spore dei crepacci di Marte far emergere in silenzio l'altro capolavoro: la costruzione di una base, una nuova Vicenza che assembli e ospiti i 113 caccia che sono costati, alla collettività che nel frattempo marcia con i palloncini e condanna fermamente i violenti, fondi sottratti a scuola, sanità e servizi sociali.
Questa base è già stata individuata a Cameri in provincia di Novara. Ci sarà da aggiungere qualche miliardo di euro per la sua costruzione e proprio per questo sono sparsi gli agenti della disinformazione arcobaleno sul territorio. Ma come individuarli? Nei giorni scorsi un rappresentante del comitato contro la base di Cameri dichiarava di attendere che il governo Prodi si riprendesse dalla crisi di governo per cominciare "a ragionare". Cercate il chip tra i suoi neuroni, si dovrebbero rintracciare anche i dispositivi della ultima generazione.

P.S.
La trama di questa storia è inventata. Ma il fatto inquietante è che gli unici particolari che la rendono inventata sono i chip e l'operazione Italian Candidate. Il resto, da Solana al passaggio dalle contestazioni al FMI alle finanziarie sotto dettatura del fondo monetario internazionale, all'Afghanistan, ai 113 caccia comprati sotto silenzio, all'articolo stracciavesti su Liberazione fino alla base di Cameri è tutto vero.

(Prossima puntata: Operazione Italian Candidate in Nigeria. Come ti commuovo l'opinione pubblica con l'Africa e depredo gli africani con linguaggio equo e solidale)
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venerdì, 06 aprile 2007

Fausto Bertinotti. Ovvero, la politica, lo spettacolo, il trasformismo

Fausto Bertinotti. Ovvero, la politica, lo spettacolo, il trasformismo. Dalle ovazioni di Porto Alegre ai fischi della Sapienza
di Sergio Ricaldone Resistenze.org 27-03-07
 
br_bertinotti2“Per il presidente della Camera sta giungendo il tempo di lasciarsi alle spalle anche Rifondazione Comunista e di tentare una esperienza politicamente più significativa: una grande sinistra che alle politiche si allei con il più moderato Partito Democratico:â€Cosi il Corriere della Sera del 19 marzo scorso, commenta, con perfetta cognizione di causa, l’ultimo escamotage politico scelto da Bertinotti per uscire definitivamente dal comunismo storicamente conosciuto.
Il giorno prima, in una intervista al Messaggero, Franco Giordano, segretario in seconda di Rifondazione, ha persino resa nota la tabella di marcia di questa ennesima svolta del suo tutore politico: “A giugno terremo l’assemblea fondativa della Sinistra europea. Un processo costituente è già avviato. La nascita vera e propria del nuovo soggetto penso possa avvenire entro l’anno prossimo, a prescindere dalle scadenze elettoraliâ€.
La procedura seguita non è nuova e appartiene allo stile profondamente “innovativo†cui ci ha abituato da tempo l’ambizioso Fausto. Quando propone un cambio di linea lo fa con l’assoluta certezza che il suo pensiero possa resistere ad ogni dubbio scettico: “cogito ergo sumâ€. Dunque non perde tempo nel chiedere pareri e consigli, nemmeno al suo più stretto entourage. Lui comunica, punto e basta. Nessuna delle sue svolte è mai stata sottoposta ad una preventiva e seria discussione congressuale, come si usava nel lontano 20° secolo d.c. nel movimento comunista. Per sapere cosa è stato aggiunto o tolto dal repertorio politico e ideologico di Rifondazione, o quanti mesi di vita rimangano al Partito, non è necessario comprare Liberazione, basta schiacciare il telecomando o comprare il Corriere o la Repubblica.
Pur sempre affascinati dai preziosismi semantici e dal delicato linguaggio impressionistico con il quale Fausto Bertinotti cerca di stupire qualsiasi uditorio, non è difficile cogliere in questa sua ultima svolta lo stile acrobatico con cui l’ex (?) segretario di Rifondazione ha sempre cercato, come un abile giocatore di poker, di eludere con un rilancio gli esiti fallimentari delle sue eclettiche iniziative. Anche la penultima delle sue svolte a destra, (la non brillante riuscita dell’operazione “Sinistra europea sezione italianaâ€), lo costringe ad alzare ancor più l’asticella delle sue ambizioni personali. Ha capito che restare in mezzo al guado, tra il comunismo ripudiato e il Partito socialista europeo, non conviene. La congiuntura è favorevole. La nascita del PD, l’uscita del Correntone dai DS è un’occasione da non perdere che renderà più agevole raggiungere la sponda protettiva dell’Internazionale socialista.
Le prove tecniche di questo ritorno sono già cominciate con la nascita della nuova rivista dal nome non equivoco: Alternativa socialista. Tutto sommato per Bertinotti, dopo anni di sofferta coabitazione con molti insopportabili vetero comunisti, si tratta di un ritorno alla vecchia casa madre. La soluzione di ricambio è stata ovviamente architettata da un gruppo selezionato del suo staff con l’assistenza tecnica di Achille Occhetto che di uscite (fallimentari) dal comunismo è uno che se ne intende. E così riappare, in versione bertinottiana, il dejavù che ci perseguita fin dall’epoca dello scioglimento del PCI. Il teatrino dell’assurdo si ripete: il leader politico che sta portando all’autodistruzione il suo partito, di cui è stato segretario per oltre un decennio presenta questa sua catarsi come una svolta geniale e creativa. E’ uno dei comici paradossi della politica italiana che, dalla Bolognina in poi, hanno cadenzato la discesa verso il basso della sinistra postcomunista. Da Occhetto a Fassino, da Cossutta a Bertinotti. La curva cartesiana che segna i risultati ottenuti da Bertinotti come segretario del PRC somiglia molto alla traiettoria di un missile terra-terra: parte da un 5,2% ottenuto alla Camera nel 1992, raggiunge l’apogeo con quasi l’8%, ricade, dopo 14 anni, al 5,4% nel 2006. Stando ai sondaggi di oggi avrebbe poco più del 4%.
Con un simile bilancio un qualsiasi manager sarebbe licenziato in tronco. Bertinotti invece no. Anzi, il suo trasferimento da segretario del PRC all’ambita poltrona di Presidente della Camera è stato una sorta di trattamento di fine rapporto, sontuoso e gratificante.  E ora ci riprova con un nuovo partito.
Il percorso è stato lungo, faticoso, talvolta complicato e spesso incomprensibile ai comuni mortali. Dalle farneticanti previsioni a Porto Alegre che indicavano nei Social Forum il motore di una possibile rivoluzione mondiale antiliberista, al completo appiattimento ipergovernista di oggi. Da fervente ammiratore della guerriglia zapatista ad aedo apologetico di Romano Prodi.
Il bertinottismo non è solo espressione di un “fregolismo†trasferito dal palcoscenico del varietà a quello della politica. Esiste ovviamente anche una componente narcisistica ed egocentrica che conferisce al personaggio la non comune abilità di farsi scritturare stabilmente dalla TV e di sapersi mantenere in bilico sulla border line che separa la politica dallo spettacolo. Ma non si tratta solo di questo. La sua capacità di padroneggiare come pochi affabulatori gli spazi mediatici gli ha consentito di supportare ogni sua mutevole scelta politica – e sappiamo quanto frequenti siano state queste mutazioni – con spregiudicate incursioni liquidatorie nella storia del comunismo e con sistematiche demolizioni dei personaggi che l’hanno teorizzata e costruita. Senza sconti per nessuno: da Marx a Lenin, da Gramsci a Togliatti, da Mao a Ho Ci Minh a Fidel. Bertinotti è uno dei pochi ex che può ben dire “missione compiutaâ€. Al suo confronto l’astuto pifferaio di Andersen appare un modesto dilettante.
Ha fatto e sta facendo tutto con molta abilità alternando colpi di clava a raffinatezze polemiche, dichiarando e smentendo, rompendo e ricucendo rapporti personali, alternando tolleranza a insofferenza repressiva, costruendo intorno a sé un piccolo apparato di sostegno di fedelissime guardie del corpo ansiose di fare carriera.
Sebbene il suo “neocomunismo†sia stato giudicato folkloristico da Romano Prodi, perciò inoffensivo, non ha esitato a mostrare i denti contro i suoi oppositori interni.
E qualche volta, abbandonato il suo far play, gli è capitato di perdere le staffe dimenticando i buoni consigli di un grande scrittore; “Quando un cattivo si traveste da buono è un pericolo, ma quando un buono si traveste da cattivo è solo un pirlaâ€.
Ma si sa, nessuno è perfetto. E così anche i “buoniâ€, “tolleranti†dirigenti del Prc hanno finito per riscoprire, fuori tempo massimo, antiche pratiche ormai abbandonate anche dal Partito comunista della Mongolia. Espulsioni, commissariamenti di federazioni, licenziamenti in tronco, censure. Tutte misure che – ahi! ahi! – rischiano di essere seppellite da una risata assassina come fa Woody Allen, nel film Manhattan, contro la corte maccartista che lo sta giudicando.
Non si può comunque negare che il personaggio disponga delle qualità necessarie per meritarsi un posto di assoluto rilievo nella galleria dei grandi comunicatori.
Jaques Chirac, che sicuramente è un grande comunicatore, è stato definito da Canard Enchainè un grande della politica non solo perché recita in video come un consumato attore della Commedie Francaise, ma perché è capace, mentre abbraccia e bacia in pubblico un bambino, di fregargli dalle tasche le caramelle che gli ha appena regalato. Bertinotti, fatte le debite proporzioni, appartiene a questa nobile razza.  Ed è questa sua istrionica versatilità che lo ha sicuramente premiato. Pur di apparire davanti ad una telecamera è capace di provarci con il baseball, lo scintoismo, la cucina vegetariana.  Titolare, come ci ha raccontato Riccardo Iacona su RAI 3, di una robusta denuncia IRPEF che lo protegge da presenti e future precarietà economiche, possiede anche una straordinaria e poliedrica cultura che gli permette di dissertare con chiunque e dovunque di qualsiasi argomento, da Pasolini a Toqueville, dalle astronavi ai tostapane. Si è esibito senza tabù davanti a qualsiasi platea, i banchieri della City di Londra, nel salotto di donna Almirante, negli sciccosi saloni di Cernobbio del banchiere Ambrosetti, davanti ai giovani neofascisti di AN e, in qualche rara occasione, persino davanti ai cancelli della FIAT, ricevendo sempre convinti applausi. Ma è proprio questo che fa sorgere qualche dubbio sulla coerenza politica e ideale di Fausto Bertinotti.
Con tutto il rispetto e senza offesa per nessuno, c’è qualcuno capace di spiegarci cosa c’entri il comunismo con un simile personaggio?



Bertinotti e il Comunismo Oligarca
Giacomo Winston Smith 26.03.07

Il "comunista" Bertinotti non riceverà di certo la mia "solidarietà": la riceva piuttosto da Casini, da Rutelli e da altrettanta spazzatura politica.
I giovani che oggi hanno contestato il presidente della camera, marchiati subito come un nugolo di sordidi estremisti in odor di brigatismo, non hanno fatto altro che ricordare al signor Bertinotti che è un buffone, cosa abbastanza assodata.
Il signore kashmir - come viene scherzosamente chiamato per via del vezzo di portare sempre questa lana vellutata e soffice, ben poco adatto ad un "comunista" - ha votato per cinque anni contro il rifinanziamento sulla missione in Afghanistan, mentre ora, per "spirito di coalizione", intesse le lodi della guerra afghana.
Niente male per quello che diceva che era indispensabile una svolta "pacifista" del governo: domani il suo partito si appresta a rifinanziare una guerra bella e buona, una sporca guerra.
Voi direte che si sapeva, che "figuriamoci se lascia la poltrona per l'Afghanistan".
Io non sono di questo avviso: in questo paese c'è ancora gente che crede nella democrazia parlamentare ( io personalmente no) e che vota in base ad idealità, che vanno trasposte poi nella pratica. I giovani che hanno votato Prc, forse ingenuamente, si aspettavano che il partito non si genuflettesse a capo chino ai diktat americanoidi, almeno sull'Afghanistan.
Invece, Rifondazione si è rivelata un partito come altri per queste persone, e il signor kashmir un pagliaccietto elettorale. Quindi, Bertinotti, invece che pretendere le scuse, dovrebbe andarsene con la coda tra le gambe a meditare, ammesso che possa e sappia, sul proprio stato di zerbinaggio intellettuale.
Ho sempre pensato che i partiti della sinistra comunista siano delle lista-civetta che hanno una funzione molto importante per l'oligarchia dominante.
Forse per il simbolo della falce e martello, tante persone ( tra quelle che vanno a votare) che fanno parte di quella "massa critica", chiamiamola così, va alle urne e pensa di scegliere il meno peggio.
Insomma, Rifondazione, Pdci e tutta questa marmaglia neo-comunista sono funzionali al sistema attuale, ma si presentano alla "gente" come critici.
L'oligarchia dominante è ben contenta che il "dissenso" della massa critica si infranga attraverso una crocetta sulla falce e martello vellutata di kashmir bertinottiana.
Sullo statuto del Prc c'è scritto, se non sbaglio, che il partito assomma le forze "anticapitaliste, che propongono attivamente un'alternativa alla deriva neoliberista e guerrafondaia del capitalismo".
Ecco, la "massa critica" dovrebbe concentrarsi su questa frase e lasciare la falce e martello foderata di kashmir e di ipocrite buone intenzioni ai servi "critici".
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venerdì, 06 aprile 2007

Giochi di spie in Afghanistan

Giochi di spie in Afghanistan
Truman Burbank Comedonchisciotte.org 21.03.07

21567Al di là della replica della sceneggiata di “aridateci il nostro coccolone†è intuibile il fatto che negli ultimi giorni in Afghanistan si è giocata una guerra di spie.
Premessa: tempo fa un giornalista inglese (John Nichol?) era stato dai talebani, nel sud del paese. L'autista era un certo Saied (o Syed) Agha.
Poco tempo dopo la zona sarebbe stata bombardata da aerei Nato. Evidentemente c'era stata una soffiata. Si parla di un rivelatore di posizione inserito nel taxi di Agha.
I talebani a un certo punto capiscono che nel taxi c'era un dispositivo che segnalava la sua posizione. Qui tendo a credere che siano stati informati da qualche servizio segreto esperto in intercettazioni e ben inserito nel territorio afghano (insomma russi, pachistani, o iraniani).
Poco tempo dopo Mastrogiacomo organizza una spedizione in territorio talebano, con lo scopo di intervistare i talebani e vedere i luoghi in cui vivono. Per fare ciò ha bisogno di un contatto locale che sia in buoni rapporti con la resistenza locale. Il contatto è Emergency, che provvede a fornire il collegamento con la resistenza e l'interprete. E' presumibile che negli ospedali di Emergency ci siano anche gli infiltrati del governo fantoccio locale. Essi riescono ad inserire nella spedizione lo stesso autista usato in precedenza, con l'intenzione di ripetere il colpaccio.
Ma stavolta la resistenza locale ha capito tutto. Blocca immediatamente l'auto, trova i segnalatori ed uccide la spia, prende Mastrogiacomo e l'interprete in ostaggio e fa sapere tutto quanto ai contatti in Emergency. Qui esplode la notizia che in pratica gli USA (o l'MI6 britannico per conto degli USA) avevano infiltrato una loro spia nella spedizione di un giornalista italiano, mettendo gravemente in pericolo la sua vita e compromettendo anche Emergency, che finora godeva di grande credito.
Vengono informati i servizi segreti italiani e scoppia la bagarre con GB e USA, che sono costretti ad ammettere l'imbroglio. I servizi segreti italiani, con il dente già avvelenato per il caso Calipari, minacciano di raccontare tutto all'opinione pubblica, con il rischio di provocare una protesta che porterà al ritiro delle truppe italiane.
Gli USA, stretti nell'angolino, acconsentono alla trattativa con i Talebani, ma vogliono la garanzia che le truppe italiane restino. Consultazioni febbrili e liti furiose, poi si dà il via alla liberazione dei capi talebani. Mastrogiacomo viene liberato dalla resistenza Afghana e qui arriva il contrattacco dei quisling, che cercano di salvare un po' la faccia dopo una serie di figure di merda e arrestano l’interprete Adjmal (o Ajmal) Nashkbandi.
Il braccio destro di Gino Strada a Lashkar Gah, Rahmatullah Hanefi, viene pure arrestato. Rahmatullah è capo del personale nella struttura ospedaliera dell'associazione, ed ha molti contatti nella zona dell’ospedale.
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venerdì, 06 aprile 2007

A proposito della Repubblica di Weimar

A proposito della Repubblica di Weimar
di A. Berlendis Ripensare Marx

h2o1. Giulietto Chiesa ha affermato: "Il problema è che - come ha scritto ironicamente Riccardo Orioles - dobbiamo tenerci Hindenburg perchè altrimenti arriva Hitler." ‘A quelli (e sono milioni) che guardano oltre l’inciucio.’ del 14 marzo 2007
Questa analogia storica,oltre ai consueti problemi delle analogie storiche, ne presenta due ulteriori.
In primo luogo nuoce a Prodi perché contribuisce a smascherarne il vero ruolo: infatti “Durante tutta la Repubblica di Weimar e in particolare nel periodo di Hindenburg la presidenza fu altamente partigiana.
L’elezione del presidente veniva organizzata e finanziata dai gruppi politici ai quali poi rimaneva legato.
…
La forza di Hindenburg risiedeva principalmente nei suoi stretti rapporti con l’esercito e con i grandi proprietari terrieri della Prussia orientale.
†Neumann ‘Beemoth. Struttura e pratica del nazionalsocialismo.’ Bruno Mondadori pg 34 (nel caso di Prodi: Bazoli, e la grande industria statalmente assistita).
In secondo luogo, è falsa perché proprio tenendosi Hindenburg arrivò Hitler: infatti –(i riferimenti tra le parentesi quadre sono ovviamente miei)— “Hindenburg [PRODI], che nel 1931 era stato rieletto con i voti delle masse popolari in contrapposizione a Hitler [……] presidente, nominò Hitler [……] cancelliere del Reich; von Papen [D’ALEMA] divenne vicecancelliere. Le parti che il barone latifondista aveva precedentemente delineato erano ora esattamente invertite. La repubblica di Weimar era storicamente finita. Il nazismo saliva legalmente al potere.â€
Sì, perché nel 1932 ‘von Papen [D’ALEMA] offerse a Hitler [……] il posto di vicecancelliere,ma questi rifiutò.’
Salvadori ‘Storia dell’età moderna e contemporanea’ Loescher editore, pg. 703-704
Dopo il nome di Hitler dentro la parentesi quadra ho messo i puntini di sospensione perché occorrerà identificare il 'mostro', che certamente non sarà Berlusconi, come si è voluto far credere da parte di ‘quelli che stanno in alto’ — a sinistra, e disinteressatamente credere da parte di ‘coloro che stanno in basso’.
Solo a questa condizione potremmo far ancora nostre le parole del Brecht de "La resistibile ascesa di Arturo Ui" di B.Brecht:
"E Voi, imparate che occorre vedere
e non guardare in aria; occorre agire
e non parlare. Questo mostro stava,
una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora non
cantiamo vittoria troppo presto:
il grembo da cui nacque è ancora fecondo.
"

2. Chiesa indicando le cause che conducono a suo avviso sull’orlo dell’abisso ‘weimariano’, descrive il comportamento dei partiti del centro-sinistra come "Tutti finalmente addomesticati in nome del compito immane di scongiurare il ritorno del Ba Bau. ...Solo che, per scongiurare il ritorno del Ba Bau, si fa esattamente quello che farebbe il Ba Bau." (Il gioco al massacro del Prodi-bis’ di Giulietto Chiesa da E-Polis 14-03-2007)
A questo punto delinea una situazione tragica "Perché sopra di noi sta seduta una oligarchia trasversale, dove destra e sinistra (presunta) s'incontrano e si spartiscono il potere." (risposta alla lettera del Sig. Paolo Boschi - 13-3-07)
Infatti, continua per sostanziare la sua affermazione:
"loro, il Partito Democratico prossimo venturo, se ne vanno al centro per dividersi il potere - nella migliore delle ipotesi - con quelli che fino a ieri l'avevano condiviso felicemente con Berlusconi. Nella peggiore delle ipotesi per dividersi il potere con Berlusconi" ed anche "la sinistra radical-istituzionale ha un'unica prospettiva: fare l'ala sinistra del Partito Democratico." (‘Il gioco …’ cit.)
Continuando noi l’analogia storica, si rammenti che durante fase finale della repubblica di Weimar, con l’aggravarsi della crisi economica e sociale “La situazione era disperata ed esigeva drastiche misure.
Il partito socialdemocratico poteva scegliere la strada della rivoluzione politica attraverso un fronte unico con i comunisti sotto la direzione socialista, o una cooperazione con le semidittature di Bruning. Von Papen e Schleicher nel tentativo di scongiurare il più grande pericolo incombente: Hitler.
Non vi era altra scelta, di fronte alla più difficile situazione della sua storia.
Insieme ai sindacati, decise di tollerare il governo di Bruning quando 107 deputati nazionalsocialisti entrarono nel Reichstag nel settembre del 1930 e resero impossibile una maggioranza parlamentare.
…
Questa era la politica di chi, perseguitato dai nemici, rifiuta sia di farsi annientare sia di rispondere all’attacco, e inventa una scusa dopo l’altra per giustificare la sua inattività.
Continuando la politica del meno peggio, il partito [socialdemocratico] appoggiò la rielezione di Hindenburg nell’aprile del 1932.
E Hindenburg contraccambiò subito il favore orchestrando un colpo di Stato il 20 giugno 1932, con il quale sostituì il governo prussiano legalmente eletto di Otto Braun con quello del suo lacchè, von Papen.
Per tutta risposta, il partito socialdemocratico si appellò alla corte costituzionale, la quale fornì un verdetto di compromesso che non toccava la situazione politica.
Von Papen rimase in carica come commissario del Reich per la Prussia e i socialdemocratici rimasero profondamente demoralizzati: l’ultima speranza di resistenza contro i nazionalsocialisti sembrava essere svanita.
â€
Neumann ‘Beemoth. Struttura e pratica del nazionalsocialismo.’ Bruno Mondadori, Pg 37-38
 
3. Conseguentemente allo scenario che ha delineato, Chiesa conclude sostenendo che: "Il problema che si pone a tutti quelli che resteranno fuori, perchè non vorranno andare dentro all'inciucio - e sono milioni - è di organizzare un'opposizione."
Proprio in merito alla capacità di questa (possibile) opposizione, di individuare chi è il vero nemico e quale sia la posta in gioco in questa fase, credo si debba riflettere a fondo su un episodio riguardante lo studioso marxista Hilferding, aderente al partito socialdemocratico tedesco e che ricoprì incarichi ministeriali nei governi dell’epoca di Weimar. Giulio Pietranera riferisce la testimonianza di un amico tedesco a proposito dell'atteggiamento di Hilferding in quei giorni drammatici:
"Ricordo benissimo di aver parlato ad Hilferding pochi giorni dopo che Hitler era stato nominato Cancelliere e di avergli chiesto se ritenesse venuto il momento dello sciopero generale. Anche in quei primi giorni del febbraio 1933, egli sedeva in una comoda poltrona, calzando soffici pantofole; mi rispose, con sorriso bonario, che ero una giovane testa calda e che l'abilità politica consisteva nell'attendere il momento opportuno. Dopotutto, aggiunse, Hindenburg è sempre Presidente; il Governo è un governo di coalizione e mentre Hitler può salire al potere ed andarsene, la Confederazione tedesca dei sindacati è un'organizzazione che non deve rischiare la sua intera esistenza per uno scopo politico transeunte".
Alcuni giorni dopo l'episodio narrato, Hilferding era nascosto in casa di amici e ricercato dalla Gestapo.â€
Questo dovrebbe farci capire ciò che Brecht intendeva quando scrisse:
“Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.
â€
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"Questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte".
Dante, versi 46-48, III canto dell''Inferno'


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