L'INFORMAZIONE DI QUALE REGIME?
di G. La Grassa 17 maggioÂ
Ripensare Marx

Visto che qualcuno ironizza sulla nostre letture, sul fatto che spesso riportiamo articoli apparsi sul Giornale, di proprietà del fratello di Berlusconi, o su Libero (quotidiano che oltre ad essere una cooperativa e prendere i soldi dallo Stato riceve "forse" anche qualche compenso dalla CIA) oggi riproduciamo un articolo che non è mai apparso su Liberazione, quotidiano dei "comunistardi" di Rifondazione Comunista.
Vedete, questi signori preferiscono la censura preventiva, pubblicano solo ciò che non offende la casta mandarina bertinottiana (quella dei Migliore-fratelloscemodicapezzone e dei Giordano, l'uomo che nella testa ha una centrifiga che gli spiaccica i concetti  sulla parete del cervello). E non è la prima volta che accade una cosa del genere, chiedetelo a Roberto Massari della Erremme che si è visto bloccare un libro da Liberazione perchè raccontava alcune verità scomode sul Bertinotti sindacalista.
Liberazione e Manifesto stanno dando prova del loro atavico servilismo, ieri come oggi, senza un minimo di pudore. Di rospi ne abbiamo baciati troppi, negli ultimi anni, per poter dare ancora credito a queste testate giornalistiche che dopo ogni sacrificio annunciano le magnifiche sorti e progressive del "regno sinistroide" a venire. Dobbiamo davvero credere di essere al sicuro perchè i guardiani della Rivoluzione, asserragliati intorno a Rifondazione, sorvegliano sulla purezza dell'ideologia? Del resto, anche il linguaggio, o meglio, la neolingua di questo socing da strapazzo ci rende davvero difficile continuare a tollerarli: sinistra di lotta e di governo, equivicinanza, socialismo del XXI secolo, nonviolenza (armata a sostegno di sionisti e USA) ecc. ecc. Per non parlare delle frequentazioni finanziarie di questa sinistra. Si spennella di ideologia statalizzatrice qualsiasi provvedimento a sostegno dei gruppi finanziari-industriali (GF-ID) che appoggiano Prodi, per celare a migliaia di militanti idioti-identitari la natura pienamente capitalistica di certe operazioni (vedi il ruolo svolto dal fondo per le infrastrutture F21 o dalla CdP).
Una volta si credeva che lo Stato fosse il Comitato d'affari della Borghesia, quest'idea, per quanto errata, rendeva almeno vana qualsiasi illusione sul ruolo dello stesso Stato così com'era strutturato nell'ambito della società divisa in classi, difatti, era solo con la fase transeunte della dittatura del proletariato che questo diveniva proletario, in quanto completamente sovvertito nella sua natura capitalistica. Oggi questi lassalliani rifondaroli sono giunti alla conclusione che lo Stato sia davvero un organo super partes contemperante gli interessi di tutta la società . Hanno ucciso Marx e Lenin per resuscitare Ferdinand Lassalle. E come quest'ultimo perorava agli operai di prendere le parti della monarchia contro la borghesia, insieme con Bismarck, così questi infami eredi piccìisti spingono al sostegno di Prodi (appoggiato dai poteri forti) per dividere il "ceto medio" dai lavoratori salariati, a tutto vantaggio della Grande Finanza e dell'Industria Decotta. Credo che sia proprio ora di finirla, Tafazi deve smetterla di fustigarsi sui coglioni...
Bene ha fatto il redattore del blog a pubblicare la lettera di Mordenti con le censure di "chi di dovere". Oggi sul Giornale (e vadano al diavolo i manichei che si rifiutano di leggerlo) appare la lettera di un compagno che lavora all´Enel da 29 anni (fa parte della "classe" o ne è escluso per aver inviato la lettera al "nemico"?). Questo lavoratore salariato (e "produttivo"; cioè da lui si estrae il famoso "plusvalore", tanto caro agli ortodossi quando si tratta di "fare teoria" seguendo alla lettera il Maestro, tradendone al mille per cento lo spirito di ribellione e di insofferenza verso la società capitalistica) ha scritto una lunga lettera a Liberazione, che non l´ha semplicemente censurata, ma cestinata. Egli dunque la invia al Giornale. I motivi per cui quest´ultimo la pubblica sono ben comprensibili e non certo lodevoli; di sicuro tale giornale non ne condivide l´impostazione. Ma a me non interessa un piffero. L´ha pubblicata ed è da leggere in toto.
Chi mi conosce bene capirà che non condivido al 100% il contenuto della lettera, ma ne approvo completamente il tono, la passione, la sincerità evidente con cui vengono espressi determinati sentimenti che taluni - del ceto "piccolo-borghese", merdoso, ormai diventato padrone della "sinistra" nella sua interezza - snobberanno perché un po´ troppo "d´altri tempi". Non credo ci sia bisogno di pubblicare per intero la lettera. Ne riporterò io ampi brani, che credo siano fra i più significativi e da meditare, al di là dell´accordo o meno su ciò che viene detto (anche se uno che blatera di comunismo e marxismo dovrebbe sentire, almeno in buona parte, come suo il senso profondo di quanto scritto). Ecco i brani.
"......Lo so che non si usa più parlare di fabbriche, di operai, di coscienza di classe. Al posto della bandiera rossa oggi si usa l´arcobaleno o quella verde [bravo, bene, bis! Mio "sfogo"]. Ma davvero pensate che il mondo possa fare a meno della falce e del martello, dell´agricoltura e dell´industria? Cosa vogliono i nostri amici verdi? Che diventiamo tutti lavapiatti, camerieri, bagnini? Ma come si fa a parlare di turismo se dietro non c´è l´elettricità , le fabbriche, il lavoro?.......Così siamo al paradosso: quelli che dovrebbero difendere in primo luogo lo sviluppo e il lavoro vogliono chiudere il più grande cantiere d´Europa [la centrale Enel di Civitavecchia] dove migliaia di lavoratori non solo hanno trovato un´occupazione, ma stanno migliorando le loro capacità professionali. Quale demone ci ha accecato un po´ tutti per non vedere che il `regresso´ propagandato da sedicenti ambientalisti è solo l´ultimo strumento della lotta eterna tra capitale e lavoro?
Il capitale diventa finanziario e gira il mondo alla ricerca delle migliori possibilità di sfruttamento, delle leggi ambientali più comode, dei sistemi fiscali meno seri. E noi cosa facciamo? Invece di costringerlo a rimanere dove ci sono più controlli, più sindacato, più governo, facciamo di tutto perché fugga via.......Per questi `regressisti´ sono gli operai, chi lavora davvero, il vero nemico dell´umanità . `Per uno stipendio e un posto sacrificano i fiori, gli alberi e la salute loro e dei loro concittadini´, dicono. Non è vero! Non è così! Noi, i comunisti, sappiamo quante lotte abbiamo fatto per migliorare le condizioni di lavoro, le condizioni di vita dentro e fuori alle fabbriche. Ma loro questo non lo sanno.
In una fabbrica non hanno mai messo piede né ce lo metteranno mai.
Preferiscono gli impieghi statali, l´informatica, la creatività , la moda, il terziario, il quaternario, magari un bel posticino in politica o alla TV [corsivo mio, perché è nella sostanza descritta bene la "natura" sociologica del "nucleo duro" della sinistra attuale, infame e vigliacca, alla ricerca di posti da servi ben pagati per il loro codismo nei confronti della dominante finanza parassitaria e dell´industria decotta]. Ma non si rendono conto che dietro tutte queste `sovrastrutture´ (si può ancora dire?), c´è la struttura? Le miniere, il campo, la fabbrica. Certo oggi c´è più inquinamento, più traffico, più stress. Ma se viviamo 20 anni in più degli anni ´50, se possiamo godere di un modesto benessere, se possiamo dare ai nostri figli un´istruzione è perché le `forze produttive´ si sono potute sviluppare a dismisura. E´ vero, non hanno fatto saltare i rapporti sociali di produzione. Il padrone non ha più un nome e cognome, ma c´è ancora, anche se magari siede in un ufficio a diecimila chilometri da noi. Però qualcosa è comunque cambiato. Sarà poco, ma quel poco è dovuto alla scienza e alla tecnica, ma anche alla nostra fatica, al nostro sapere, alle nostre lotte. Le lotte di noi lavoratori delle fabbriche che oggi ci vediamo offesi e umiliati sul nostro stesso giornale". [cioè, lo ripeto per gli smemorati, Liberazione, quotidiano di un partito che ancora porta, con ignominia, il nome di "comunista" (speriamo lo cambino presto, per un minimo di decenza e decoro)].
Ci sono commenti da fare? Pochissimi. Dico solo che, persino se tale lettera fosse stata inventata dal Giornale, è tutto credibile e comprovabile quello che essa afferma (anche nelle parti che non ho riportato). Ed esprime una indignazione di fronte alla quale nessuno - che non appartenga al ceto politico e intellettuale di sinistra: il marcio più putrido che possa emanare questo lezzo nauseabondo, ogni giorno più intenso e sparso su un´area sempre più ampia - può rimanere indifferente. "Teoricamente" potrei avanzare più di qualche obiezione; mi sentirei però di rientrare troppo bruscamente nel mio ruolo di "membro" del ceto intellettuale. Questa lettera, per quante obiezioni si possano sollevare, fa sentire con forza che ci si deve vergognare di appartenere a questo ceto: qui (in questo paese ormai allo sbando) e ora (in quest´epoca di meschinità infinita). Il ceto intellettuale (di sinistra!) ha oggi in Italia (ma non solo) tali colpe che dovrebbe essere estirpato con violenza e gettato in qualche "foiba" (della "Storia").
Ma è meglio tacere e lasciare il lettore a meditare questa lettera (i brani che ho riportato). E...."buona digestione"