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sabato, 28 luglio 2007

Miss Russia: Tatiana Kotova

Tatiana_Kotova
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categoria: russia


sabato, 28 luglio 2007

VVP e la Bibbia

VVP e la Bibbia
Mirumir 22 luglio 2007

bush-putinUn giorno Vladimir Vladimirovicâ„¢ Putin sedeva nel suo studio all'interno del Cremlino e seguiva sullo schermo presidenziale la disputa tra il presidente della Moldavia Vladimir Nikolaevic Voronin e gli alti dignitari della chiesa ortodossa.
- Tra l'ideologia comunista e la dottrina cattolica ci sono molte affinità, - disse Vladimir Nikolaevi?, - E noi comunisti crediamo che Gesù Cristo sia stato il primo comunista.
- Quello lì le spara proprio grosse… - Vladimir Vladimirovic™ sorrise, - Ha fatto bene Onišcenko a proibire il loro vino. Non si sa mai…
- Da nessuna parte, - disse ai dignitari Vladimir Nikolaevic , - Né nell'Antico Testamento né nei Vangeli, troverete qualcosa di brutto sui comunisti.
- Geniale... - mormorò Vladimir Vladimirovic™, che decise di chiamare immediatamente il suo presidenziale Patriarca di Mosca e di Tutta la Russia Alessio II.
- Ascolta, eminenza, - disse sbrigativamente Vladimir Vladimirovicâ„¢, - Ma la Bibbia dice qualcosa del partito "Russia Unita"?
- Cosa?! - si stupì il Patriarca , - A quanto pare, figliolo, è da parecchio che non ti confessi.
- Allora non dice niente? - Vladimir Vladimirovic™ si rallegrò.
- No, naturalmente, - rispose il Patriarca, - Nella Bibbia c'è scritto…
- Non fa differenza cosa c'è scritto, - disse Vladimir Vladimirovic™, - La cosa importante è che non ci sia scritto niente di brutto su "Russia Unita".
Vladimir Vladimirovic™ chiuse bruscamente il collegamento e chiamò subito il vice-capo della sua amministrazione, Vladislav Jur'evic Surkov.
- Ascolta, bratello, - disse tutto contento Vladimir Vladimirovic™, - Sai che nella Bibbia non c'è scritto niente di brutto su "Russia Unita"?
- E allora? - Vladislav Jur'evi? non capiva.
- E allora, - rispose solennemente Vladimir Vladimirovic™, - Adesso possiamo dire che Gesù Cristo è stato il primo membro del partito!
- Ma quel Gesù… - borbottò Vladislav Jur'evi?, - Era anche lui un androide?
Vladimir Vladimirovicâ„¢ tacque.


VVP e la Risposta Asimmetrica
20 luglio 2007

Un giorno Vladimir Vladimirovic™ Putin telefonò al ministro degli esteri Sergej Viktorovic Lavrov.
- Ascolta, bratello, - disse Vladimir Vladimirovic™, - Com'è, avete pensato 'sta risposta asimmetrica da dare alla Gran Bretagna? Perché il tempo passa, la stampa aspetta...
- Ci abbiamo pensato, Vladimir Vladimirovicâ„¢ - rispose Sergej Viktorovic, - Solo che per quello bisogna chiedere una cosetta a Roman Arkad'evi? Abramovic...
- Per chiedergliela gliela chiediamo, - lo interruppe Vladimir Vladimirovicâ„¢, - Ma quale sarebbe il succo della faccenda?
- Intendiamo chiedere a Roman Arkad'evi?, - spiegò il ministro degli esteri, - Di integrare il Chelsea con calciatori russi. E di farli giocare.
Vladimir Vladimirovic™ allontanò il presidenziale ricevitore dall'orecchio e lo fissò stupefatto. Poi lo rimise al suo posto.
- Bratello, - disse calmo Vladimir Vladimirovic™, - Questa è geniale! Farli giocare!
- Farli giocare... - ripeté cautamente Sergej Viktorovic.
- Farli giocare! - Vladimir Vladimirovic™ scoppiò in una fragorosa risata.
- Farli giocare! - rise Sergej Viktorovic, sollevato.
- La vergogna nazionale! - si rallegrò Vladimir Vladimirovic™, - Di', ti va di fare il presidente?
Sergej Viktorovic, improvvisamente, tacque.


VVP, Berezovskij e il Bambino
19 luglio 2007

[Contesto, l'ultima di Berezovskij: "Tre mesi fa degli amici russi che hanno contatti con i servizi segreti dell'Fsb mi avevano messo in guardia contro un piano. 'Attento, manderanno uno che conosci e che ti proporrà un incontro in una stanza dell'Hilton a Park Lane. Niente veleno come per Litvinenko questa volta, ma un colpo di pistola alla testa. Poi si farà arrestare e dirà che ha ucciso per rivalità in affari. La giustizia inglese gli darà vent'anni; ne sconterà dieci grazie alla buona condotta, e quando uscirà si troverà un gran bel conto in banca'. Non ho preso la storia molto sul serio, ma ho informato la polizia. E tre settimane fa Scotland Yard mi ha avvertito di aver individuato il killer e mi ha suggerito di andare all'estero per un po'. Ora sono tornato e accuso l'uomo dietro questo piano: il criminale Vladimir Putin".
I giornali inglesi parlano anche del coinvolgimento di un misterioso bambino.
Così, nel mondo di VVP...
]

Un giorno Vladimir Vladimirovicâ„¢ Putin sedeva nel suo studio all'interno del Cremlino e seguiva sullo schermo del televisore presidenziale la diretta del colloquio tra l'oligarca-dissidente Boris Abramovic Berezovskij e la polizia britannica.
- Mister Berezovskij, - disse a Boris Abramovic uno dei poliziotti, - Abbiamo ricevuto l'informazione che l'FSB sta per mettere in atto un piano per ucciderla.
- Sciocchezze, - Boris Abramovic scoppiò a ridere, - Hanno le braccia troppo corte. E poi come lo spiegherebbero?
- E invece, - continuò imperturbabile il poliziotto, - Abbiamo ricevuto un'informazione affidabile secondo la quale l'assassino si trova già a Londra. Si prepara a incontrarla e a ucciderla con un colpo di pistola. Poi non si nasconderà. Spiegherà che tra voi c'erano stati dei problemi per questioni d'affari, e che per questo aveva deciso di ucciderla.
- Allora finirà dentro, - sorrise Boris Abramovic, - Mi sembra una sciocchezza. Chi può crederci?
- Certo che finirà dentro, - annuì il poliziotto. - Gli daranno vent'anni. Ne sconterà dieci, poi verrà scarcerato, riceverà un mucchio di soldi e diventerà Eroe della Russia. Come Ramzan Kadyrov.
- Ma non è una cosa seria, - commentò Boris Abramovic, - Conosco bene l'FSB, cari signori. Ho passato tanti anni con Litvinenko che lo conosco bene. Sono tutte sciocchezze. Vi stanno prendendo in giro.
- L'assassino è già a Londra, - ripeté il poliziotto, - È sceso all'hotel Hilton, su Park Lane.
- Hilton? - disse allegro Boris Abramovic, estraendo dalla tasca il cellulare, - Faccio subito una telefonata a Paris!
- Con lui in quella stanza d'albergo si trova anche un bambino, - aggiunse il poliziotto.
Boris Abramovic impallidì.
- Un bambino? - domandò confuso al poliziotto, rigirando nervosamente il telefono tra le mani tremanti, - Avete visto personalmente quel bambino?
- Un bambino piccolo, - annuì il poliziotto, - Pensiamo che serva da copertura.
- Un bambino... - mormorò Boris Abramovic, che si alzò dalla poltrona barcollando.
La fronte di Boris Abramovic si imperlò di gocce di sudore. I suoi occhi esprimevano una paura primitiva.
Vladimir Vladimirovic™ ridacchiò.

nikita[Sibillino? No, se capite a cosa hanno pensato tutti, leggendo del 'bambino misterioso' del racconto di Berezovskij: ricordate il piccolo Nikita che ricevette il famoso bacio sul pancino di Vlad il sanguinario? Quale migliore agente di lui].


VVP e gli inglesi
19 luglio 2007

Un giorno Vladimir Vladimirovicâ„¢ Putin sedeva nel suo studio all'interno del Cremlino e leggeva lieto le previsioni contenute in un rapporto delle compagnie petrolifere americane, secondo le quali il prezzo del petrolio sarebbe salito a 150 dollari al barile.
A un tratto l'imponente porta dello studio presidenziale si aprì e nella stanza entrò con discrezione il ministro degli esteri Sergej Viktorovic Lavrov.
- Bratello, - disse preoccupato Sergej Viktorovic, - La Gran Bretagna ha comunicato l'espulsione di quattro diplomatici russi. Urge una nostra reazione. Propongo di espellere sei diplomatici inglesi e il console. Tanto più che si appresta a parlare di non so cosa con i nostri blogger russi.
- Con i blogger? - si stupì Vladimir Vladimirovic™, - E perché?
- Non lo so, - il ministro si strinse nelle spalle, - Ma personalmente tutto questo non mi piace affatto. Bisogna espellere forse anche otto...
- Non serve espellerne otto, - disse Vladimir Vladimirovicâ„¢, - Bisogna espellerne uno, e neanche dalla Russia, ma da Londra.
- Come, da Londra? - Sergej Viktorovic non capiva, - E chi è che dobbiamo espellere?!
- Segnati questo nome, - disse Vladimir Vladimirovicâ„¢, - Abramovic Roman Arkad'evic. E stiamo a vedere come cambiano idea.
Il ministro degli affari esteri guardò Vladimir Vladimirovic™ con grande rispetto.


VVP e Gazprom Sochi
luglio 06, 2007

Un giorno Vladimir Vladimirovicâ„¢ Putin sedeva nel suo studio all'interno del Cremlino e leggeva con entusiasmo degli articoli sugli investimenti nei Giochi Olimpici di Sochi.
Il presidente e maggiore azionista del gruppo "Bazel" Oleg Vladimirovic Deripaska e il presidente del gruppo "Interros" Vladimir Olegovic Potanin avevano promesso miliardi di dollari. Il presidente delle ferrovie Vladimir Ivanovic Jakunin aveva promesso la metropolitana leggera. Il presidente della compagnia elettrica "EES" Anatolij Borisovic Chubajs prometteva l'ampliamento della rete elettrica. E poi...
Il telefono sulla scrivania di Vladimir Vladimirovicâ„¢ si mise a squillare.
Vladimir Vladimirovic™ sollevò prontamente il ricevitore.
- Ascolta, bratello, - nel ricevitore risuonò la voce del presidente di "Gazprom" Aleksej Borisovic Miller, - Pensavo...
- Di ampliare la rete di distribuzione del gas a So?i, - disse con sicurezza Vladimir Vladimirovicâ„¢, - Sono centoquarantasette chilometri di litorale.
- Ma no... - disse Aleksej Borisovic, - Quello viene da sé. No, io pensavo: deve proprio essere Piter?
- In che senso? - Vladimir Vladimirovicâ„¢ non capiva.
- La sede di Gazprom, - spiegò Aleksej Borisovic, - Fa freddo, c'è umidità, non si può fare il bagno nel mare. Mentre a Sochi fa caldo, c'è la spiaggia. E soprattutto c'è l'altezza.
- Che altezza? - Vladimir Vladimirovicâ„¢ continuava a non capire.
- A Pietroburgo già ci criticano per un misero edificio di trecento metri, - disse Aleksej Borisovic, - Mentre a Sochi costruiremo il grattacielo più alto del mondo! Alto un chilometro! E lo chiameremo "Gazprom Sochi". Sarà visibile dalla Turchia! Anzi, quale Turchia: lo vedrà tutta l'Europa a occhio nudo! E in cima, una fiaccola!
- Olimpica? - si informò Vladimir Vladimirovic™.
- Perché, olimpica? - rispose Aleksej Borisovic, - Una fiaccola e basta. A gas. Così l'Europa vedrà che Gazprom ha ancora il gas! E capirà che le conviene comprarlo. Ma d'accordo, per le Olimpiadi possiamo anche usarla come fiaccola olimpica, certo...
- Benissimo, - borbottò Vladimir Vladimirovic™, - Mi piace. Solo, come glielo spiego alla Vale [Valentina Matvienko, governatrice di San Pietroburgo, n.d.T.]? Quella già sogna la vostra sede e i soldi di Gazprom.
- Ma quale Vale, - rispose Aleksej Borisovic, - La Vale è temporanea. So?i e Gazprom sono per sempre.
Vladimir Vladimirovicâ„¢ si fece pensoso.


VVP e la birra
Un giorno Vladimir Vladimirovic™ Putin sedeva a bordo del suo aereo presidenziale che lo stava portando dagli Stati Uniti d'America al Guatemala e rifletteva sul fatto che adesso aveva tutto. Aveva quell'aereo presidenziale che in qualsiasi momento poteva portarlo dagli Stati Uniti d'America al Guatemala. Aveva la città di So?i dove si sarebbero forse svolti i Giochi Olimpici. Aveva il vecchio labrador Connie e il pony Vadik, aveva perfino un babbeo che tutti i giorni - d'accordo, non proprio tutti i giorni ma molto spesso - scriveva su di lui, Vladimir Vladimirovic™, stupide storie per niente divertenti su internet.
E magari un giorno tutto questo sarebbe mancato, all'improvviso e per sempre.
Strana cosa.
- Non si può avere una birra, qui? - urlò a un tratto Vladimir Vladimirovic™ nella presidenziale cabina.
Dietro la porta chiusa qualcuno sobbalzò, qualcosa andò in frantumi.


VVP e l'Unione Sovietica
29 giugno 2007
Un giorno Vladimir Vladimirovic™ Putin passeggiava per i corridoi del Cremlino moscovita in compagnia del presidente dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche Michail Sergeevic Gorba?ëv.
- Io proprio non ti capisco, bratello - disse Michail Sergeevic, - Queste nanotecnologie... Non sono cosa. Fanno un po' miseria.
- E tu allora? - Vladimir Vladimirovic™ dissentì, - Gigantismo totale. La centrale idroelettrica sul Dnepr, gli elicotteri più grandi del mondo. E dov'è tutto questo? Dov'è la tua Unione Sovietica? Niente. Ne è derivata solo una grande catastrofe geopolitica.
- Ma l'Unione Sovietica non è morta per quello, - Michail Sergeevic si strinse nelle spalle, - L'ha ammazzata El'cin.
- Non toccarmi El'cin! - disse severamente Vladimir Vladimirovic™, - Mi ha fatto presidente! Gli sono grato. E con le nanotecnologie risolveremo tutto, vedrai. I comunisti facevano tutto grande e non hanno ottenuto nulla. Vuol dire che questa volta bisognerà fare tutto piccolo.
- E se non si ottiene nulla neanche questa volta? - domandò Michail Sergeevic.
- Non può essere, - affermò con sicurezza Vladimir Vladimirovic™, - Se non ha funzionato con il grande, dovrà per forza funzionare con il piccolo.
- Beh, e se non funziona lo stesso? - Michail Sergeevic insisteva.
- E se non funziona, - rispose Vladimir Vladimirovicâ„¢, - Faremo tutto trasparente. O verde.
Michail Sergeevic annuì con comprensione.

Vladimir.Vladimirovich.ru
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lunedì, 23 luglio 2007

L’Italia…..si salvi chi può…

L’Italia…..si salvi chi può…
E la sinistra aiuta solo ad affondare, se continua così!

Ida Garberi*

8943Veramente non so neanche da dove devo cominciare, il mio paese, l’Italia è diventato così triste e grigio, che non si sa da che parte prenderlo per vederci un po’ di futuro.
Purtroppo, come in tutta la storia della penisola, ancora un volta stiamo aggrappati all’autobus Europa senza riuscire ad entrare veramente nel veicolo, come sempre siamo i parenti poveri e per cercare di farci accettare, nonostante la nostra politica da tarallucci e vino, ubbidiamo a quelli che nella Vecchia Signora fanno la voce grossa e dirigono a Bruxelles.
Credo che il termine “Vecchia Signora†non sia mai stato così azzeccato; l’Unione Europea sembra una vecchia imbellettata che cerca di apparentare meno anni e che non accetta che il suo tempo di gloria è miseramente terminato.
E’ duro dover accettare che adesso da conquistatrice di nuove terre è passata ad essere una miserabile conquistata.
Questo succede perché non sa vivere il momento, continua ancorata al suo neoliberalismo, nega di riconoscerne il fallimento, si contorce nella corruzione e nel tentativo diabolico dei ricchi di essere sempre più ricchi.
Va bene, voi direte, questi sono i potenti, e la base, i lavoratori, gli studenti, i contadini…dove sono?
Non lo so, credo troppo occupati a risolvere i problemi quotidiani, a sbarcare il lunario con un meraviglioso lavoro interinale, inventare una casa dove abitare senza indebitarsi fino alle mutande con banche sanguisughe, rimbecilliti da una televisione e una stampa completamente a senso unico, che oramai dice sempre la stessa cosa, non importa il colore del partito, non ci sono più colori, ma solo GRIGI.
E Liberazione, giornale suppostamente “comunista†(come afferma presuntuosamente nella sua testata) con l’attacco contro Cuba è l’esempio lampante.
Qualsiasi testata di destra avrebbe scritto lo stesso, ma come, mi chiedo io, una testata della SINISTRA RADICALE, (non chiedetemi per piacere cosa rappresenta ormai l’altra sinistra non radicale……) può essere così cieca e volgare.
Hanno fatto proprio tutto come avrebbe fatto il mitico Cavaliere Silvio, anzi, lui credo sia più onesto, perché sui comunisti opina ancora che mangiamo i bambini, dunque è coerente.
Mi sto rendendo conto tristemente che ci sono parole importantissime, che non hanno niente a che fare con la politica, che hanno perso il loro significato, e sono proprio loro che hanno tolto il colore al confronto e alla discussione.
Parole come valori, ideali, coerenza annoiano gente come Sansonetti, il direttore di Liberazione, e la sua salariata di Miami, che affermava in una risposta agli attacchi “stalinisti†dei lettori, che adesso basta parlare delle conquiste positive della Rivoluzione Cubana, adesso incominciamo a tirare spazzatura, (anche se….credo che la parola giusta sia un’altra), cerchiamo di essere alla moda.
Ma che cavolo significa essere di moda?
Ma come si può parlare di moda quando si sta affrontando un discorso politico?
Ma Sansonetti, per te essere alla moda è comprarsi una barca a vela, come fanno nella sinistra non radicale?
Guardate, sarà che io adesso vivendo a Cuba vedo l’Italia da fuori e tutto mi sembra così ridicolo, è come se l’importante fosse avere i blue jeans di uno stilista o di un altro. E se non ti sei messo quelli giusti sei “OUTâ€.
Ma stiamo parlando sul serio?
Ma finiamola una volta per tutte e togliamoci la maschera: Bush non ce la fa più, non può digerire il processo IRREFRENABILE in America Latina, ha perso le sue colonie e deve cercarne altre.
Chiaramente devono essere colonie sottomesse, che quando alza la voce abbassano la testa a lui o alla sua inviata, la cara Condolezza, che magari tentano di reagire, ma subito una frustata li fa tornare ai loro posti, rinnegando di aver cercato di criticarlo.
La cara Rice, per ricevere una risposta meritata alle sue ingerenze, è dovuta andare alla riunione dell’OEA, dove per fortuna Nicolas Maduro, cancelliere venezuelano, ha avuto il coraggio di replicarle come si doveva.
Ma ci rendiamo conto che L’Unione Europea ha accettato di partecipare al piano Bush per una Cuba libera, che significa un sonoro tentativo di golpe di stato contro la Rivoluzione Cubana e mettere un proconsole nominato dalla Zio Sam, tutto in nome della difesa dei Diritti Umani!!!
Pochi mesi fa mi è stato chiesto da un mio conterraneo in visita a Cuba se non mi sembrava assurdo vivere in un’Atlantide dimenticata, come se lui vivendo in Italia fosse al centro del futuro del mondo!!!
Allora gli ho risposto che sì, ero molto orgogliosa di vivere in un’Atlantide dove ancora i valori umani sono sacri, dove anche se con situazioni migliorabili, lo stato cerca nonostante il blocco nordamericano a provvedere ai bisogni dei suoi cittadini.
Fino a qualche hanno fa, è vero che Cuba era rimasta sola a credere in certi principi, il socialismo sembrava sconfitto e morto per sempre.
Ma per fortuna, come sempre tutti dovremmo fare, l’isola non ha mollato perché sapeva di essere nel giusto, e come io credo che si debba fare in tutte le nostre cose, se sei convinto di fare la cosa corretta, ha continuato il suo cammino contro tutti e contro tutto.
Il suo comandante aveva visto giusto, ancora una volta ha stupito per la sua lucidità e lungimiranza, e alla fine gli hanno dovuto dare ragione.
Il neoliberalismo ha fallito, continua cercando di collassare le risorse del terzo mondo e cerca di portare il pianeta verso un disastro ecologico.
Basta pensare che al G8 Bush ha detto che nel 2050, (come se fosse domani!), ci saranno dei tagli sostanziali alle emissioni di gas…..ma, scusate ci crede proprio imbecilli o non si può pretendere molto da un alcolizzato che sa appena leggere?
E purtroppo per noi è il presidente di una delle più grosse potenze mondiali.
Adesso poi qualcuno di Liberazione mi accuserà di scrivere di “panciaâ€, io credo invece che quello che faccio è solo dire semplicemente quello che risalta agli occhi di tutti, ma è solo un po’ scomodo da ammettere.
Il problema della sinistra in Italia è che sa fare solo dei grandi voli intellettuali, si macina nei suoi grandi paroloni, e preferisce credere alla “realtà†della salariata di Miami piuttosto che ammettere che l’America Latina ha vinto.
Ma scusate, Chavez forse non è stato eletto con elezioni libere? Non sta migliorando le condizioni disastrose dei più poveri e dei non ricchi in Venezuela?
Morales non sta cercando di restituire al paese ed ai popoli originari quello che per secoli gli è stato rubato dalle multinazionali straniere?
Correa non sta forse lottando contro la corruzione degli antichi governanti che, guarda caso, che coincidenza, sono stipendiati da Miami?
Volevo solo chiedere una cosa, qualcuno in Italia ha mai promesso di abbassare gli stipendi dei parlamentari per cercare di riempire le casse dello stato, svuotate dai governi precedenti?
Prodi non è andato al potere dicendo che grazie al Cavaliere ci sarebbero voluti anni di sacrifici per ristabilire le finanza dello stato? E perché non ha fatto come Morales, perché non ha sacrificato il suo di salario, incominciando da lui per dare il buon esempio?
Mi sto rendendo conto che il mio articolo di “pancia†forse è un po’ scomodo….
Sapete, non so se vi interessa, (o forse è meglio non parlare bene dell’Ecuador a Liberazione perché altrimenti incominciano a tirare spazzatura anche lì, dopo Cuba e Venezuela) che per le elezioni dell’Assemblea Costituente in Ecuador sarà lo stato a sorteggiare l’orario degli spot pubblicitari dei candidati e saranno tutti della stessa durata?
Ma quando a noi italiani toccherà una democrazia così, la cosiddetta par condition?
E scusate, se questi governi “stalinisti†dell’America Latina riusciranno (CIA permettendo!) a migliorare le condizioni del popolo in America Latina ancora di più, magari la salariata di Miami resterà delusa perché i giovani non vorranno più andarsene negli USA e lei non saprà di cosa scrivere.
Bè, poi potrei anche esagerare ricordando cosa ha dimostrato il ministro di economia dell’Ecuador Ricardo Patiño, quando ha smascherato la corruzione ed i maneggi oscuri del debito estero provocati da finanziatori internazionali.
E già credo che sia molto anti-democratico non permettere ai soliti ladroni di colpire le finanze dello stato, quelle che dovrebbero essere di tutti e non solo di pochi.
E adesso scusate, lasciatemi parlare di Cuba, io che almeno la conosco un po’ di più della salariata di Miami, che scrive su Liberazione, perché ci vivo stabilmente da sette anni.
Sì, io per parlare di qualcosa devo conoscerlo, vederlo con gli occhi dell’anima e dell’intelligenza, e tutto questo richiede tempo: non credo che i pochi giorni concessi per legge ad un turista (legalmente sono al massimo due mesi) possano dare una visione sincera e completa agli informanti che la salariata di Miami invia sull’isola.
Allora, perché voi della sinistra radicale non ci provate a lavorare per anni gomito a gomito con i giornalisti cubani, a mangiare alle loro mense aziendali, a partecipare alle loro riunioni sindacali, agli incontri della loro associazione, l’UPEC (Union de Periodistas de Cuba, che significa Unione dei Giornalisti di Cuba) prima di sputare sentenze?
Voglio anche dire al direttore del giornale Liberazione che per me è stato assolutamente ridicolo da parte sua affermare che l’UPEC, un’associazione molto seria che è parte della FELAP (Federacion Latinoamericana de Periodistas) un’associazione non governativa che appartiene all’UNESCO, che riunisce a più di 80 mila giornalisti della regione, si fosse abbassata così tanto da rispondere ufficialmente agli articoli spazzatura di Liberazione su Cuba.
Mi dispiace doverlo dire, questa è la dimostrazione lampante della poca professionalità e della grande malafede, sicuramente ben retribuita che ha spinto a questo.
Ma qualcuno dei saccenti della sinistra radicale che parla di Cuba come una dittatura senza libertà ha mai affrontato una vera scarsità di alimenti e medicinali, due cose fondamentali per vivere, solo perché un analfabeta alcolizzato ed i suoi predecessori al governo nordamericano vogliono schiacciare un’opposizione politica totale?
Ma la sinistra radicale è forse capace di difendere i principi della base, che le hanno permesso di arrivare in parlamento, dicendo NO quando il governo le propone di calpestare le promesse elettorali?
Ecco, magari il punto della rabbia verso Cuba è l’invidia di sapere dire di NO, e non ripetere la solita cantilena che se diciamo no poi cade il governo e torna il lupo cattivo, cioè il Cavaliere Silvio.
Allora è vero, non ci sono valori da difendere, ma solo uno spauracchio da allontanare, fare i bravi bambini e soprattutto restare al governo continuando ad intascare i salari vertiginosi da parlamentari.
Ma la salariata di Miami ci ha mai provato a parlare con Giustino di Celmo?
Ha mai visto da vicino il suo viso quando parla di Fabio? Io sì.
Io credo che la gente per capire, quando è un po’ ottusa o la rendono ottusa i soldi, dovrebbe vivere le stesse esperienze per comprendere e rispettare, forse quando un terrorista buono dello Zio Sam le ammazzerà un figlio imparerà a rispettare il dolore altrui e concepirà cosa significa lottare per arrestare il mandante e chiedere che sia fatta giustizia.
E sempre lei, la salariata di Miami, ci ha provato a parlare con i famigliari dei Cinque Eroi? Credo di no, perché la campagna portata avanti dal governo cubano per liberarli secondo Liberazione è un po’ stucchevole!
Però magari le farebbe bene, vedrebbe un barlume di luce, quando al telefono una delle loro mogli le racconterebbe le ansie e le paure di non sapere nulla da giorni del marito incarcerato solo per colpa di una rivolta nella carcere di cui lui non è complice, è stato messo in isolamento, al buio, senza potersi lavare per settimane e senza comunicazione alcuna, né con i famigliari, né con l’ambasciata e meno con il suo avvocato. Per fortuna che gli USA sono leader nella difesa dei diritti umani….
E poi basta con questo termine delle spie, neanche gli USA lo usano più.
Ma voi di Liberazione non eravate quelli alla moda?
Allora spiegatemi come può essere che i Cinque voi li considerate spie se NON sono accusati di essere infiltrati nel governo nordamericano, ma nelle associazioni mafiose di Miami!!!!
Ah, forse questo è un piccolo regalo ai veri padroni della salariata di Miami, considerare cioè di fatto la Fondazione Cubano Americana parte del Dipartimento di Stato.
Evviva! Ci sono riuscita, per la prima volta sono d’accordo con la vostra salariata della NED, cioè, per parafrasare Liberazione due diseguali (e per fortuna lo siamo totalmente!) sono riuscite ad essere uguali almeno in un punto!!!
E per concludere, assolutamente in spagnolo…leggete il Che, che già nel 1968 aveva visto quello che sta succedendo oggi!!
“Ahora esta masa anónima, esta América de color, sombría, taciturna, que canta en todo el Continente con una misma tristeza y desengaño, ahora esta masa es la que empieza a entrarâ€..... “Ahora sí la historia tendrá que contar con los pobres de América, con los explotados y vilipendiados, que han decidido empezar a escribir ellos mismos, para siempre, su historia.....†“Y esa ola de estremecido rencor, de justicia reclamada, de derecho pisoteado, que se empieza a levantar por entre las tierras de Latinoamérica, esa ola ya no parará más. Esa ola irá creciendo cada día que pase. Porque esa ola la forman los más, los mayoritarios en todos los aspectos, los que acumulan con su trabajo las riquezas, crean los valores, hacen andar las ruedas de la historia y que ahora despiertan del largo sueño embrutecedor a que los sometieron....†“Porque esta gran humanidad ha dicho «¡Basta!» y ha echado a andar. Y su marcha, de gigantes, ya no se detendrá hasta conquistar la verdadera independencia, por la que ya han muerto más de una vez inútilmente. Ahora, en todo caso, los que mueran, morirán como los de Cuba, los de Playa Girón, morirán por su única, verdadera e irrenunciable independenciaâ€.

*l’autrice è la responsabile della pagina in italiano di Prensa Latina
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lunedì, 23 luglio 2007

VVP e la prigioniera politica

VVP e la prigioniera politica
Mirumir giugno 12, 2007

putin10Un giorno Vladimir Vladimirovicâ„¢ Putin sedeva nel suo studio all'interno del Cremlino a pensare in quale altro modo colpire il mondo occidentale.
A un tratto sulla scrivania di Vladimir Vladimirovic™ prese a squillare il telefono. Vladimir Vladimirovic™ sollevò il ricevitore.
- Ascolta, bratello, - nella cornetta risuonò la voce del vice capo dell'Amministrazione di Vladimir Vladimirovic™, Vladislav Jur'evic Surkov, - Allora ci sarebbe questa storia... in breve, gli americani hanno mandato in prigione Paris Hilton.
- Ma l'ho vinta a Bush a battaglia navale, - Vladimir Vladimirovicâ„¢ non capiva, - Avrebbero dovuto rilasciarla.
- L'hanno rilasciata, - spiegò Vladislav Jur'evic, - Però subito dopo l'hanno rimandata in carcere.
- Come noi con Trepaškin*? - precisò Vladimir Vladimirovic™.
- Sì, tipo così, - concordò Vladislav Jur'evic, - E allora, visto che continuano a chiederci di rilasciare quel Trepaškin, io propongo di chieder loro la liberazione di Paris Hilton. Giù le mani dalla ragazza, libertà ai prigionieri politici, e via dicendo...
- Perché lei cos'è, - si stupì Vladimir Vladimirovic™, - Una prigioniera politica?
- E come no, - rispose Vladislav Jur'evic, - Chiaro che è una prigioniera politica. È sufficiente pronunciare la parola. Se diciamo che è una prigioniera politica, diventa una prigioniera politica. E nessuno può dimostrare il contrario.
- Interessante… - borbottò Vladimir Vladimirovic™, - Beh, allora proviamo... cos'altro potrebbe essere... eh... che ne dici di "polonio"?
- Bratello! - gemette Vladislav Jur'evic, - Ma ti supplico!!..

*Michail Ivanovic Trepaškin, ex agente dell'FSB, si è occupato in qualità di avvocato delle esplosioni nei condomini di Mosca avvenute nel settembre del 1999. Una settimana prima dell'udienza nella sua auto è stata trovata una pistola (a quanto pare messa lì per incastrarlo) e
Trepaškin è finito in carcere. Condannato a porte chiuse a quattro anni di detenzione per aver rivelato segreti di stato, dopo due anni ha ottenuto la libertà condizionata per essere poi nuovamente arrestato. Varie organizzazioni per la difesa dei diritti umani, la stampa occidentale e il Dipartimento di Stato USA ne chiedono la liberazione. È quasi superfluo aggiungere che anche Trepaškin ha offerto la sua versione sulla morte di Litvinenko (tutta colpa dell'FSB, ma questo che ve lo dico a fare).

giugno 11, 2007
VVP e il Sistema Operativo russo
Un giorno Vladimir Vladimirovicâ„¢ Putin sedeva nel suo studio all'interno del Cremlino e pensava con gioia agli occhi del Segretario di Stato americano Condoleeza Rice quando le avevano comunicato la proposta di Vladimir Vladimirovicâ„¢ di costituire un sistema di difesa anti-missile russo-americano basato sull'uso congiunto del radar in Azerbaijan.
All'improvviso bussarono con decisione alle imponenti porte dello studio di Vladimir Vladimirovicâ„¢.
- Avanti! - disse Vladimir Vladimirovicâ„¢.
Le porte si aprirono e nello studio entrò con aria gagliarda il deputato della Duma Viktor Imantovic Alksnis. Viktor Imantovic aveva in mano un libro.
- Ascolta, bratello, - disse Viktor Imantovic , abbiamo assolutamente bisogno di un sistema operativo russo.
- Cosa? - Vladimir Vladimirovicâ„¢ non capiva.
- Insomma, tu su cosa fai girare Photoshop? - domandò Viktor Imantovic .
- Windows, - rispose Vladimir Vladimirovicâ„¢, - Me l'ha installato Bill Gates in persona.
- Ecco, vedi! - Viktor Imantovic fece un largo sorriso, - Si addice forse al presidente di una grande potenza avviare Photoshop su un computer dove Bill Gates ha installato chissà quali suoi programmi americani? Ti avrà messo dentro dei troiani, come niente.
- Chi?! - Vladimir Vladimirovicâ„¢ non capiva.
- Non è importante, - Viktor Imantovic agitò una mano con fare sbrigativo, - Cose tecniche... insomma, ho pensato di creare un nostro sistema operativo nazionale. Vedi, ho comprato anche il manuale.
E il deputato mostrò a Vladimir Vladimirovic™ un libro sulla cui copertina era scritto "C++, corso completo".
- Sarà il sistema operativo più affidabile del mondo - spiegò Viktor Imantovic , - Per crearlo faremo uso della nanoprogrammazione!
- Nano? - si interessò Vladimir Vladimirovic™, - Continua.
- Immagina, - si animò Viktor Imantovic , alzandosi - Un sistema operativo russo! Gli agenti segreti occidentali non potranno più avvantaggiarsi dei nostri computer! Niente più virus! Mai più casi come quello di Ponosov [il professore russo accusato di pirateria, n.d.T.]! Il sistema operativo migliore del mondo per il processore Pentium! Beh, naturalmente serviranno dei finanziamenti…
- Finanziamenti, chiaro, - annuì Vladimir Vladimirovic™, - Soldi ne abbiamo. C'è solo una cosa che mi disturba. Quel processore Pentium. Se si fa un sistema operativo russo bisogna fare anche un processore russo! Con le nanotecnologie…
- Geniale! - esclamò Viktor Imantovic , - Come ho fatto a non pensarci?! Inventeremo il Processore Russo. E lo chiameremo Putinum!
Vladimir Vladimirovic™ arrossì.

[ironia aggiuntiva: naturalmente Viktor Imantovic non è quello che chiameremmo uno smanettone. Su di lui e il suo celebre sbarco nel rutilante mondo di Internet abbiamo un piccolo dossier].

Vladimir.Vladimirovich.ru

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giovedì, 12 luglio 2007

Giuseppe Garibaldi, mercenario dei due mondi

Per mettere un pietra tombale sul 'mito' Garibaldi

gal_2226I festeggiamenti per il 200° anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi, con tutto lo stantio corteo di corifei e laudatori, non ha suscitato dibattiti né analisi sul processo di 'unificazione' dell'Italia. Questo evento non è diventato occasione per affrontare i nodi della storia italiana, o meglio italiane. Niente di niente.
Neanche gli atenei o le accademie, né ricercatori e né docenti, hanno avuto il coraggio di affrontare, in modo serio e complessivo, la natura del processo storico italiano che va dall'Unità ad oggi. Anzi, il 'General intellect' italiano, a ennesima dimostrazione della sua subalternità e del suo provincialismo, ha solo prodotto qualche raccolta di 'memorie' dei garibaldini, veri o presunti poco importa, spacciandola come lavoro storico e di analisi storica. Nulla di più falso, poiché ogni vero storico sa che la memorialistica è altamente inaffidabile; e l'Italia è la patria delle 'memorie' scritte per secondi fini politico-personalistici. Inoltre, 'voler costruire' la storia patria raccogliendo le memorie di una parte sola, che ha una memoria… appunto 'parziale', ha più il sapore dell'opera di indottrinamento e della retorica, piuttosto che della onesta e disinteressata ricerca storica.
Capisco che in questi anni di disfacimento nazionale, di contestazione dell'Italia quale nazione unica, e dell'italianità quale sentimento 'patriottico', alcuni settori ideologicamente e strumentalmente legati al cosiddetto 'risorgimento' sentano il bisogno di ravvivare un 'patriottismo nazionale' che almeno salvaguardi la concezione, attualmente propagandata nelle scuole e nei media, che si ha della storia italiana. Soprattutto proprio quella riguardante il periodo della costituzione della sua statualità unitaria.
Ma il fatto è che, con il riproporsi di schemi patriottardi e di affabulazioni devianti, non si renda proprio un buon servizio neanche alla storia dell'Italia.
La figura di Giuseppe Garibaldi, in tal caso, è centrale; non in quanto super-uomo o eroe di uno o più mondi. Ma in quanto strumento di 'forze superiori', ma non sto parlando della Storia con la 'S maiuscola', ma più prosaicamente di mercati, risorse, capitali, commerci, banche e finanza, ecc. Insomma, delle regole e dinamiche dettate dai rapporti di forza tra potenze coloniali, tra i nascenti imperialismi, l'equilibrio tra potenze regionali e mondiali. E in questo contesto deve essere inserita, appunto, la figura di Garibaldi. Lasciamo agli affabulatori e agli annebbianti i raccontini sull''eroe dei due mondi' e sul 'Cincinnato di Caprera'.
Partiamo, quindi, dall'analizzare il ruolo e la posizione dell'obiettivo principe della più notoria spedizione dell'avventuriero nizzardo: la Sicilia.
La Sicilia, granaio e giardino del Regno di Napoli (o delle Due Sicilie), oltre ad avere una economia agricola abbastanza sviluppata, almeno nella sua parte orientale, ovvero una agrumicoltura sostenuta e avanzata, necessaria ad affrontare il mercato internazionale, sbocco principale di tale tipo di coltura; possedeva una forte marineria, assieme a quella di Napoli, tanto da essere stata una nave siciliana, la prima ad inaugurare una linea diretta con New York e gli Stati Uniti d'America. Marineria avanzata per sostenere una avanzata produzione agrumicola destinata al commercio estero, come si è appena detto. Capitalismo, altro che gramsciana 'arretratezza feudale'. Ma il fiore all'occhiello dell'economia siciliana era rappresentata da una risorsa strategica, all'epoca, ovvero lo zolfo.
Lo zolfo e i prodotti solfiferi, erano estremamente necessari per il nascente processo di industrializzazione. Lo zolfo veniva utilizzato per la produzione dell'acciaio, per la preparazione di sostanze chimiche, come conservanti, esplosivi, fertilizzanti; era insomma il lubrificante del motore dell'imperialismo, soprattutto di quello inglese. Con la rivoluzione nella tecnologia navale, ovvero la nascita della corazzata, e la diffusione delle ferrovie in Europa, e non solo; ne fanno montare la domanda e, quindi, la necessità di sempre maggiori quantità di acciaio, ferro e ghisa. Quindi i processi produttivi connessi, richiedono sempre più ampie quantità di zolfo; cosi come la richiedono l'economia moderna tutta, industriale e commerciale. Tipo quella dell'Impero Britannico.
La Sicilia, alla luce dei mutamenti epocali che si vivevano alla metà dell'800, diventa un importante obiettivo strategico, un asset geo-politicamente e geo-economicamente cruciale. Difatti l'Isola possedeva 400 miniere di zolfo che, all'epoca, coprivano circa il 90% della produzione mondiale di zolfo e prodotti affini.
Come poteva, l'Isola, essere ignorata dai centri strategici dell''Impero di Sua Maestà'? Come potevano l'Ammiragliato e la City trascurare la posizione della Sicilia, al centro geografico del Mediterraneo, proprio mentre si stava lavorando per realizzare il Canale di Suez? La nuova via sarebbe divenuta l'arteria principale dei traffici commerciali e marittimi dell'Impero Britannico. Come potevano ignorare tutto ciò i Premier e i Lord, gli imperialisti conservatori e gli imperialisti liberali, i massoni e i missionari d'Albione? Come? E come potevano dimenticare che, all'epoca, il Regno di Napoli e le marinerie di Sicilia e della Campania, marinerie mediterranee, fossero dei temibili concorrenti per la flotta commerciale inglese? Come potevano?
Il 'General Intellect' dell’imperialismo inglese, il maggiore dell'epoca, non poteva certo ignorare e trascurare simili fattori strategici. Loro no. Semmai a ignorarlo è stato tutto il circo italidiota dei laudatori del Peppino longochiomato e barbuto. Tutti i raccoglitori di cimeli garibaldineschi, più o meno genuini, non hanno mai avuto il cervello (il cervello appunto!) di capire e studiare questi 'trascurabili' elementi.
La Sicilia è terra di schiavi e di africani, barbara e senza storia, non vale certo un libro che ne spieghi anche solo il valore materiale. Così vuole la vulgata dei nostrani storici accademici; o di venete 'storiche' contemporanee che, invece delle vicende dell'assolata terra triangolata, preferiscono dedicarsi alle memorie della masnada di mercenari vestiti delle rosse divise destinate, non a caso, agli operai del mattatoio di Montevideo.
Tralasciando la biografia e gli interessi dei fratelli Rubattino, che attuarono quella vera e propria 'False Flag Operation' detta 'Spedizione dei Mille', giova ricordare che Garibaldi, prima di partire da Quarto, era stato convocato presso la Loggia 'Alma Mater' di Londra. Vi fu una festa pubblica, di massa, che lo accolse a Londra e lo accompagnò fino alla sede centrale della massoneria anglo-scozzese. 'La più grande pagliacciata a cui abbia mai assistito' scrisse un testimone diretto dell'evento. Un tal Karl Marx.
Giuseppe Garibaldi venne scelto da Londra, poiché si era già reso utile alla causa dell'impero britannico. In America Latina, quando gli inglesi favorirono la secessione di Montevideo dall'impero brasiliano, e la conseguente guerra tra Brasile e Uruguay, Garibaldi venne assoldato per svolgere il ruolo di 'raider', ovvero incursore nelle retrovie dell'esercito brasiliano. Il suo compito fu di sconvolgere l'economia dei territori nemici devastando i villaggi, bruciando i raccolti e razziando il bestiame. Morti e mutilati tra donne e bambini abbondarono, sotto i colpi dei fucili e dei machete dei suoi uomini.
Il compito svolto da Garibaldi rientrava nella politica di intervento coloniale inglese nel continente Latinoamericano; la nascita dell'Uruguay rientrava nel processo di controllo e consolidamento del flusso commerciale e finanziario di Londra verso e da il bacino del Rio de la Plata; la regione economicamente più interessante per la City. Escludere l'impero brasiliano dalla regione, era una carta strategica da giocare, perciò Londra, tramite anche Garibaldi, favorì la nascita dell'Uruguay. La borghesia compradora di Montevideo era legata da mille vincoli con l'impero inglese. Ivi Garibaldi svolse sufficientemente bene il suo compito. Divenne un 'bravo' comandante militare, solo perché si trovò di fronte i battaglioni brasiliani costituiti, per lo più, da schiavi neri armati di picche. Facile averne ragione, se si disponeva della potenza di fuoco necessaria, che fu graziosamente concessa dalla regina Vittoria.*
L'eroe dei due mondi era stato richiamato a Londra, distogliendolo dal suo ameno lavoro: il trasporto di coolies cinesi, ovvero operai non salariati, da Hong Kong alla California. La carne cinese era richiesta dal capitale statunitense per costruire, a buon prezzo, le ferrovie della West Coast. Garibaldi si prodigava nel fornire l''emancipazione' semischiavista agli infelici cinesi, in cambio di congrua remunerazione dai suoi presunti ammiratori yankee.**
Colui che richiese l'intervento di Garibaldi, in Sicilia, effettivamente fu un siciliano, Francesco Crispi. Egli venne inviato a Londra, presso i suoi fratelli di loggia, per dare l'allarme al gran capitale inglese: Napoli stava trattando con una azienda francese per avviare un programma per meccanizzare, almeno in parte, le miniere e la produzione dello zolfo.
Il progettato processo di modernizzazione della produzione mineraria siciliana, avrebbe alleviato il popolo siciliano dalla piaga del lavoro minorile semischiavistico delle miniere di zolfo. Ma i baroni proprietari delle miniere, stante l'alto margine di profitto ricavato dal lavoro non retribuito, e timorosi che l'interventismo economico della 'arretrata amministrazione borbonica', potesse sottrarre loro il controllo dell'oro rosso, decisero di chiedere l'intervento britannico, allarmando Londra sul destino delle miniere di zolfo. Non fosse mai che lo stolto Luigi Napoleone potesse controllare il 90% di una materia prima necessaria alle macchine e alle fornaci del capitale imperiale inglese.
Tutto ciò portò alla chiamata alle armi del loro 'eroe dei due mondi'. E i 'carusi' delle miniere solfifere devono ringraziare Garibaldi, e i suoi amici anglo-piemontesi, se la loro condizione semischiavista si è protratta fino agli anni '50 del secolo scorso.
Le due navi della Rubattino, della 'Spedizione dei Mille', arrivarono a Marsala l'11 maggio 1860. Ad attenderli non vi erano unità della marina napoletana o una compagnia del corpo d'armata borbonico, forte di 10000 uomini, stanziata in Sicilia e comandata dal Generale Lanti. No. In compenso era presente una squadra della Royal Navy, posta nella rada di Marsala, a vigilare affinché tutto andasse come previsto. I 1089 garibaldini, in realtà, erano solo l'avanguardia del vero corpo d'invasione, una armata anglo-piemontese di 20000 soldati, per lo più mercenari, che attuarono, già allora, la tattica di eliminare qualsiasi segno di riconoscimento delle proprie forze armate. Infatti il corpo era costituito, in maggioranza, da ex zuavi francesi che avevano appena 'esportato' la civiltà nei villaggi dell'Algeria e sui monti della Kabilya. Inoltre, erano presenti alcune migliaia di soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in 'congedo', e riarruolati come 'volontari' nella missione d'invasione. Eppoi c'erano i veri e propri volontari/mercenari, finanziati per lo più dall'aristocrazia e dalla massoneria inglesi.
Il primo scontro a fuoco, tra garibaldini e guarnigione borbonica, si risolse ufficialmente nella sconfitta di quest'ultima. Fatto sta che nella breve battaglia di Calatafimi, a fronte delle perdite dell'esercito napoletano, che ebbe una mezza dozzina di caduti, i garibaldini vengono letteralmente sbaragliati, subendo circa 100 tra morti e feriti. In realtà, nella mitizzata battaglia di Calatafimi, i soldati napoletani che cozzarono con l'avventuriero Garibaldi dovettero abbandonare il campo, poiché il comando di Palermo aveva loro negato l'invio di rifornimenti, soprattutto di munizioni, costringendo la guarnigione borbonica non solo a smorzare l'impeto con cui affrontarono i garibaldini, ma anche ad abbandonare il terreno, quindi, lasciando libero Garibaldi nel proseguire l'avanzata su Palermo.
A Palermo, dopo la scaramuccia presso 'Ponte Ammiraglio', nell'allora periferia della capitale siciliana, il comandante della guarnigione borbonica decise di consegnare la città. Contribuì alla decisione, probabilmente, la consegna da parte inglese di un forziere carico di piastre d'oro turche. La moneta franca del Mediterraneo.
L'avanzata dei garibaldini, rincalzati dal corpo d'invasione che li seguiva, incontrò un ostacolo quasi insormontabile presso Milazzo. Qui la guarnigione napoletana impose un pesante pedaggio ai volontari di Garibaldi. Infatti la battaglia di Milazzo ebbe un risultato, per Garibaldi, peggiore di quella di Calatafimi. A fronte dei 150 morti tra i napoletani, le 'camicie rosse' subirono ben 800 caduti in azione. La guarnigione napoletana si ritirò, in buon ordine e con l'onore delle armi da parte garibaldina! Ma solo quando, all'orizzonte sul mare, si profilò una squadra navale anglo-statunitense, con a bordo una parte del vero e proprio corpo d'invasione mercenario. Corpo che fu fatto sbarcare alle spalle della guarnigione nemica di Milazzo.
Va sottolineato che i vertici della marina borbonica, come quelli dell'esercito napoletano, erano stati corrotti con abbondanti quantità di oro turco e di prebende promesse nel futuro regno unito sabaudo. Così si spiega il comportamento della marina napoletana, che alla vigilia dello sbarco di Garibaldi, sequestrò una nave statunitense carica di non meglio identificati 'soldati' (i notori mercenari), ma che subito dopo la rilasciò. Così come, nello stretto di Messina, la squadra napoletana evitò di ostacolare, ai garibaldini, il passaggio del braccio di mare, permettendo a Garibaldi e a Bixio di sbarcare sulla penisola italiana. Da lì fu una corsa fino all'entrata 'trionfale' a Napoli, dove Garibaldi fece subito assaggiare il nuovo ordine savoiardo: fece sparare sugli operai di Pietrarsa, poiché si opposero allo smantellamento delle officine metalmeccaniche e siderurgiche fatte costruire dall''arretrata' amministrazione borbonica.
Certo, il regno delle Due Sicilie era fu reame particolarmente limitato, almeno sul piano della politica civica, ma nulla di eccezionale riguardo al resto dei regni italiani. Di certo fu che la monarchia borbonica, dopo il disastro della repressione antiborghese della rivoluzione partenopea del 1799, avviò una politica che permise il prosperare, nell'ambito della proprio apparato amministrativo e di governo, degli elementi ottusi, malfidati e corrotti. Condizione necessaria per poter perdere, in modo catastrofico, la più piccola delle guerre.
In seguito ci fu la battaglia del Volturno, già perduta dai borbonici, poiché presi tra due fuochi: i mercenari di Garibaldi a sud e l'esercito piemontese a nord. E quindi l'assedio di Gaeta e Ancona, e poi la guerra civile nota come 'Guerra al Brigantaggio'. Una guerra che costò, forse, 100000 vittime. Prezzo da mettere in relazione con i 4000 morti, in totale, delle tre Guerre d'Indipendenza italiane. Solo tale cifra descrive la natura reale del processo di unificazione italiana.
La Sicilia, in seguito, venne annessa con un plebiscito farsa***; poi nel 1866 scoppiò, a Palermo, la cosiddetta 'Rivolta del Sette e mezzo', che fu domata tramite il bombardamento dal mare della capitale siciliana. Bombardamento effettuato dalla Regia Marina che così, uccidendo qualche migliaio di palermitani in rivolta o innocenti, si 'riscattò' dalla sconfitta di Lissa, subìta qualche settimana prima e da cui stava ritornando. Subito dopo esplose, a Messina, una catastrofica epidemia di colera, la cui dinamica stranamente assomigliava alla guerra batteriologica condotta dagli yankees contro gli indiani nativi d'America. Migliaia e migliaia di morti in Sicilia.
Tralasciamo di spiegare il saccheggio delle banche siciliane, che assieme a quelle di Napoli, rimpinguarono le tasche di Bomprini e di altri speculatori tosco-padani, ammanicati con le camarille di Rattazzi e Sella; la distruzione delle marineria siciliana; lo stato di abbandono della Sicilia per almeno i successivi 40 anni****; la feroce repressione dei Fasci dei Lavoratori siciliani; l'emigrazione epocale che ne scaturì. Infine un novecento siciliano tutto da riscrivere, dall'ammutinamento dei battaglioni siciliani a Caporetto alle vicende del bandito Giuliano, uomo del battaglione Vega della X.ma Mas, che fu al servizio degli USA e del sionismo; per arrivare alla vicenda del cosiddetto 'Milazzismo' e a una certa professionalizzazione dell''antimafia' (che va a braccetto con quella di certo 'antifascismo') dei giorni nostri.
Garibaldi, una volta sistematosi a Caprera, aveva capito che la Sicilia e il Mezzogiorno d'Italia, non gli avrebbero perdonato ciò che gli aveva fatto.

Alessandro Lattanzio, Catania 8/7/2007
http://www.aurora03.da.ru/
http://sitoaurora.altervista.org/

Note
* Giova ricordare che l'impero inglese, alla metà del XIX.mo secolo, fu impegnato in una serie di guerre contro determinati stati (Regno delle Due Sicilie, Paraguay e gli stessi USA), che avevano deciso di seguire uno sviluppo autocentrato, sviluppando l'industria locale e rafforzando la propria agricoltura e il proprio commercio tramite l'applicazione dei dazi. Ciò avrebbe permesso lo sviluppo economico, pur restando al di fuori dell'influenza bancario-finanziaria e, quindi, politica di Londra. L'impero britannico reagì, a tali comportamenti, creando operazioni tipo 'Falsa Bandiera'. In Italia meridionale con Garibaldi e la sua 'spedizione'. Negli USA reclutando gli 'abolizionisti' estremisti di John Walker, i quali, nel 1858, prima di iniziare una loro propria 'spedizione' su Harper's Ferry, dove vi era il maggiore arsenale statunitense, vennero addestrati da un misterioso ufficiale inglese che si faceva chiamare Forbes. Egli, poco prima della fallimentare 'spedizione', scomparve nel nulla. Il Paraguay, durante gli anni della guerra civile statunitense, venne a sua volta aggredito da una coalizione di stati latinoamericani chiaramente legati agli interessi britannici: Uruguay, Argentina e un Brasile addomesticato. Questa guerra si risolse con la distruzione, fisica, del Paraguay e della sua popolazione maschile. Alla fine si ebbe un rapporto di otto donne per ogni uomo.
**C'è chi va blaterando di un Garibaldi bramato da Abramo Lincoln, presidente degli USA, durante la Guerra Civile statunitense. Secondo la leggenda, Washington cercava un abile condottiero, un Garibaldi appunto, che dirigesse l'Armata del Potomac che si trovava in serie difficoltà nell'affrontare la ben più smilza 'Armata della Virginia' guidata dal grande Generale Robert E. Lee. Della presunta richiesta non ci sono in giro che voci e illazioni, nulla di più. Eppoi, perché mai Lincoln doveva affidare il suo esercito ad un avventuriero che non ha mai diretto che qualche centinaio di sbandati? I bravi generali nordisti non scarseggiavano: Halleck, Sherman, Grant, Sheridan, ecc. Insomma, il solito provincialismo incolto e fanfarone italico con cui s'insegna la storia nelle nostre università!
***Si trattò della massima dimostrazione di malafede e inganno nei confronti dei contemporanei e dei posteri. Il plebiscito di svolse nelle seguente modalità: due schede, una con un NO e l'altra con un SI stampati sopra; chi votava NO doveva mettere la relativa scheda in una determinata urna, chi votava per il SI, doveva mettere, a sua volta, la relativa scheda su un'altra urna. Potete capire come venisse 'tutelata', in quel modo, il diritto alla libera espressione del voto. E con tanto di soldati piemontesi presenti nei seggi elettorali! 667 furono i siciliani che votarono NO al plebiscito. Non c'è bisogno di dire che, subito dopo la 'consultazione', tutti costoro dovettero abbandonare la loro terra.
****Il primo traghetto sullo stretto di Messina venne inaugurato nel 1899!
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"Questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte".
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