Aurora

Sito d'Informazione Internazionalista
mercoledì, 31 ottobre 2007

Staino20071031
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mercoledì, 31 ottobre 2007

Risposta a Umberto Eco

Risposta a Umberto Eco
Giulietto Chiesa 30 ottobre 2007
Megachip

lattanzioQuesta settimana, ne "la bustina di Minerva" che Umberto Eco pubblica sull'ultima pagina dell'Espresso, si legge un attacco a "Zero", il volume curato da Giulietto Chiesa e Roberto Vignoli, che accompagna il film presentato di recente alla festa del cinema di Roma.
Eco, col suo articolo intitolato "Dov'è la gola profonda?" introduce "11.9 la Cospirazione Impossibile", il libro curato da Massimo Polidoro che ospita anche un suo contributo, pubblicato dallo stesso editore di "Zero", ma in aperto dissenso con la controinchiesta coordinata da Giulietto Chiesa.
In particolare, a sostegno del suo ragionamento, egli introduce "la prova del silenzio", cioè dell'assenza, per i fatti dell'11 settembre, di una "gola profonda" che avrebbe dovuto raccontare come sono andate veramente le cose.
A beneficio dei nostri lettori, di seguito, pubblichiamo la risposta di Giulietto Chiesa a Umberto Eco, auspicando che sia l'Espresso sia la Repubblica (che ha ripreso la tesi di Eco con un articolo di Carlo Bonini) vogliano assicurare al nutrito gruppo di scienziati e giornalisti che ha prodotto "Zero", l'indispensabile diritto di replica su una questione così fondamentale per la nostra condizione contemporanea, com'è stato l'11 settembre e le sue conseguenze.
Umberto Eco ammette che il suo contributo al volume “La cospirazione impossibile” “non era tanto sull'11 settembre quanto sull'eterna sindrome del complotto”. La postfazione allo stesso volume pare – secondo qualcuno dei curatori dello stesso – sia stata loro imposta dall'editore, poiché loro erano tutti ostili. Comprendo l'irritazione. L'autore del breve saggio era il prof. Odifreddi. Il suo argomentare, molto preciso, avrebbe infatti perfettamente potuto fare parte del volume da me curato con Roberto Vignoli.
In sintesi le due firme piĂą autorevoli del volume o parlavano d'altro (l'eterna sindrome del complotto) oppure dicevano cose per molti aspetti molto simili a quelle che abbiamo pubblicato noi. Bell'impresa davvero, si potrebbe dire.
Il fatto è, però, che noi non ci siamo curati di questioni “eterne”, ma di una specifica questione, e solo di quella. L'eternità non è il nostro forte anche perché – come qualcuno ha scritto – non ci siamo mai stati.
Ma veniamo al dunque dell'argomentazione di Umberto Eco. Lui, come Carlo Bonini su Repubblica, fondano praticamente tutta la loro – si fa per dire – contestazione del libro e del film “Zero” sull'assenza della “gola profonda” e sull'idea che qualcuno delle centinaia di partecipanti avrebbe dovuto, prima o dopo, parlare.
Ora il film Zero contiene una successione di testimonianze di persone che hanno visto da vicino l'accaduto, da posizioni di alta competenza tecnica e professionale. Nel volume c'è un'appendice con 65 nominativi che contestano la versione ufficiale dell'11 settembre: tra essi ex capi della Cia, ex membri delle amministrazioni Usa, alti funzionari americani, alti ufficiali dell'esercito etc.
Uno di questi testimoni, la signora Barbara Honegger, è stata una “gola profonda” a denominazione di origine controllata perché fece saltare sulle poltrone mezza Washington quando rivelò, nel suo “October Surprise”, l'intero affare Iran-Contras, un bel “complotto” che servì, tra le altre cose, a impedire la rielezione del presidente Jimmy Carter. Nel film la signora Honegger compare nella stessa veste di accusatrice molto bene informata, essendo una voce interna nientemeno che al Pentagono (e avendo raccolto di persona testimonianze, fatti, nomi, a sostegno della sua denuncia). Non è una “gola profonda”? Se non lo è, è solo perché il mainstream non ha dedicato alle sue rivelazioni una sola riga in questi anni. Siamo andati noi a cercarla.
E non è l'unica. Quindi la domanda per Umberto Eco è: quante sono le “gole profonde” necessarie perché l'11 settembre esca dall'“Eterna Sindrome” e diventi materia di esame politico e giornalistico?
E gli agenti dell'Mi 5 (che dicono che Al Qaeda l'hanno inventata i servizi segreti americani e britannici) non li includiamo tra le “gole profonde”? Come mai? E l'ex console americano a Jeddah (che rivela che era la Cia a premere perché fossero dati i visti d'ingresso negli Usa ai terroristi) in quale categoria lo mettiamo? E gli agenti dell'Fbi, presenti nel film in abbondanza, che hanno denunciato ripetutamente e pubblicamente i responsabili della loro organizzazione per avere bloccato, sviato, impedito le indagini da loro stessi avviate? Non sono “gole profonde” anche loro?
Oppure la qualifica di “gola profonda” si addice solo ai complici che hanno partecipato direttamente alle varie fasi?
Ma se è di queste “gole profonde” che si va in cerca, sarà molto difficile trovarne, da qui all'eternità. Perché, per fare solo alcuni casi, di gole profonde non ce n'è stata nemmeno mezza nel caso del rapimento di Aldo Moro. Ma nemmeno nel caso della strage di Piazza Fontana, e neppure in quello della stazione di Bologna. Tant'è che, ancora oggi, non sappiamo la verità su nessuno di quei tre eventi. Se infatti, per divenire complotto, un evento deve includere una “gola profonda” che lo svela, allora nessuno di quelli fu un complotto. Anche se le indagini che furono effettuate, senza gole profonde, portarono in tutti e tre i casi a individuare operazioni ben più corpose che un semplice attentato terroristico compiuto da qualche scalmanato fanatico, rosso o nero, e includenti la partecipazione di un numero ben più vasto di partecipanti.
Ma si potrebbe aggiungere altro, tanto per uscire dai confini italiani. Risulta a Eco, per esempio, che nell'affare del Golfo del Tonchino (quello che diede avvio alla guerra del Vietnam) ci sia stata un gola profonda? A me non risulta. Ci furono documenti di archivio desecretati dopo decenni, e trovati da qualche storico. Non era un complotto? E come chiamare allora un'operazione che trascina in guerra un paese come l'America e che è basata sulla menzogna? E quanti furono gli ufficiali della marina Usa e dello Stato Maggiore coinvolti nell'inganno, che non parlarono?
Insomma: potremmo andare avanti a oltranza. E scopriremmo che non sempre un complotto ha la sua gola profonda. E che la “prova del silenzio” non è semplicemente una prova. Tanto più che non si può diventare gola profonda se non c'è nessuno disposto a pubblicare quello che riveli e, anzi, se l'intero sistema dell'informazione è pronto a darti addosso, accusandoti di essere amico dei terroristi, traditore della patria, antisemita, negazionista della Shoà, comunista e nazista nello stesso tempo. Forse i ricercatori delusi delle gole profonde dell'11 settembre dovrebbero chiedersi se, con il loro silenzio e la loro ignavia, non abbiano contribuito a impedire alle molte gole profonde che esistevano ed esistono di farci sapere la verità.

Post fazione di Alessandro Lattanzio (Trotzkij):
Se fossi stato al posto di Chiesa, non mi sarei degnato di rispondergli; Eco non è null'altro che una vecchia e laida prostituta, che riesce a 'promozionare' i segaioli libercoli della nanerottola porno-scrittrice Melissa Panariello (notoria Barzelletta di Catania che, giustamente, è divenuta la compagnetta del suo editore, il vecchio Fazi; De disgustibus non disputandum est!). Eco e i suoi ragli anticomplottistici, quindi, valgono quel che valgono: Zero!

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martedì, 30 ottobre 2007

Garbage - Shirley Manson

garbage_IOM2005_02
Interruzione Interrotta
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martedì, 30 ottobre 2007

Notiziario Strategico N°10

Salve,
EccoVi il sommario del Notiziario Strategico N°10 del Bollettino Aurora:

Federazione Russa:
- Putin chiede un uso condiviso del Mar Caspio
- La Russia lancia un missile balistico intercontinentale
- Putin attacca gli USA, e annuncia nuove armi nucleari
- I Vertici Militari Russi dicono che non è necessario abbandonare il Trattato INF
- Lancio del satellite russo d’allerta avanzata "Cosmos-2430"
- La Russia imposterĂ  un nuovo SSBN tipo "Borei" nel 2008
- Report sulla consegna di un Tu-160 nel 2008 in ragione dell’assemblaggio di Tu-214 per l'aviazione russa

Repubblica Islamica dell'Iran:
- L'Iran avverte che può lanciare 11000 missili In un Minuto se Attaccato
- L'Iran sparerebbe '11000 razzi in un minuto' se attaccato
- L’Iran acquista motori dalla Russia per i suoi caccia

Repubblica Popolare della Cina:
- Crisi tra Pekino e Washington in occasione della visite del dalai lama negli USA
- La Cina pianifica il lancio del suo primo orbiter lunare

Unione Indiana
- India e Myanmar vicini a Siglare l'Accordo Strategico di Port Sittwe
- Jet Sukhoj per i cieli Indiani
- L'India testa un missile nucleare
- New Delhi sollecita i militari a aprirsi agli affari della difesa
- L’India ha accettato gli aumenti dei prezzi richiesti dalla Russia

Disponibile su Sito Aurora
Aurora Altervista

Ed inoltre nella pagina EurAsia:
- L'accordo nucleare USA-India
- L'India regge le sorti dei progetti della NATO

Gli articoli sono disponibili su: Eurasia
e Aurora Altervista - Eurasia

Saluti
Alessandro Lattanzio
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martedì, 30 ottobre 2007

L'uomo dalla maschera di ferro

L'uomo dalla maschera di ferro
Valerio Evangelisti (da Il Venerdì di Repubblica)
Carmillaonline 29.10.07

androidick02La più nota delle interviste filmate a Philip K. Dick, pochissime e rare, lascia un senso di sconcerto. Fu fatta verso gli inizi degli anni Settanta. San Francisco, la città in cui lo scrittore viveva, continuava a essere uno dei principali centri della contestazione pacifista e per l’eguaglianza razziale.
A un certo punto dell’intervista, dopo essersi dilungato sui misfatti dell’amministrazione Nixon e sul controllo esercitato sui movimenti da CIA e FBI, si inizia a comprendere come lo stesso Dick si consideri un sorvegliato speciale. Lo starebbero spiando e pedinando, quasi fosse un pericolo per il paese. Un’idea risalente all’effrazione del suo appartamento, pochi anni prima, che lo spinse a stabilirsi per qualche tempo in Canada.
Vero o falso? Pare che a qualche forma di sorveglianza fosse sottoposto, ma certamente ne esagerava i termini. Il che spinge a chiedersi se il massimo poeta della realtà fittizia fosse di sua indole paranoico. La risposta è controversa.
Un noto editor e documentarista francese specialista in fantascienza, Patrice Duvic (scomparso di recente, n.d.r.), fu ospite di Dick per diversi mesi ed ebbe modo di osservarne i comportamenti quotidiani. Il suo responso è netto: Dick era un bugiardo matricolato. Con le sostanze allucinogene aveva meno familiarità di quanto pretendeva e, fosse o no spiato dai servizi segreti, conduceva una vita tutto sommato tranquilla e normale. Almeno in quel periodo, Dick non era più succube delle droghe che lo avevano costretto a una terapia per disintossicarsi. Tuttavia continuava a presentarsi come tale (e come irriducibile nemico del sistema) a chiunque lo interrogasse in merito.
Sia veritiero o esagerato questo lato esibizionista di Philip K. Dick (nato nel 1928, morto nel 1982), sarebbe comunque una dimostrazione, assieme al suo rapporto difficilissimo con le donne, del suo temperamento schizoide. Dove “schizoide” non significa in nessun modo “schizofrenico”. Checché ne pensino alcuni suoi biografi – incluso il più noto in Europa, Emmanuel Carrère - nulla porta a ipotizzare una “follia” di Dick. Non mancarono nella sua vita episodi psicotici, tuttavia rimasero isolati e non incrinarono la coerenza di un pensatore originale e profondo, che non fu filosofo solo perché ritenne che la fantascienza, con la libertà che assicurava, gli consentisse di esporre e divulgare la sua concezione del mondo.
La vita di Dick non è, nei dati esteriori, particolarmente interessante. Nato a Chicago in un ambito familiare in disfacimento, trasferitosi in California a cercare fortuna, trovò in un genere letterario allora negletto e confinato a riviste dalle copertine volgari un mezzo per campare. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, alcuni autori americani di fantascienza erano in effetti ben retribuiti, per quanto la critica li ignorasse. Dick, però, non fu mai considerato, nemmeno nel campo ristretto in cui operava, scrittore di serie A. Tentò vari approcci alla narrativa generale (soprattutto con un romanzo straordinario, Un oscuro scrutare, pubblicato nel 1977). Non ebbe alcun riscontro. Cominciò a essere rivalutato solo negli ultimi anni della sua vita, da parte della critica specialistica europea, anzitutto francese. Oggi è ritenuto uno dei maestri del romanzo americano post-moderno, e gli omaggi si sprecano
Parlavo di episodi psicotici che occorsero a Dick, peraltro totalmente sano di mente. Nel 1963, mentre camminava tranquillamente per strada, avrebbe alzato gli occhi e visto nel cielo un’enorme maschera di metallo che lo fissava. Così riferisce. Undici anni dopo, l’incontro con una venditrice porta a porta, con uno strano ciondolo al collo, e un misterioso “raggio rosa” gli avrebbero fatto intuire la verità. Dal primo secolo dopo Cristo un impero invisibile ci farebbe percepire una realtà alterata, per mantenerci sotto il suo dominio, e nulla di ciò che scorgiamo esiste effettivamente.
Sembrerebbero le convinzioni di un pazzo. Smettono di esserlo se si considera la smisurata cultura di Philip K. Dick. Nessuno scrittore americano di fantascienza, finché lui visse, gli stava alla pari. Divorava Jung e la psicoanalisi freudiana, conosceva a menadito la letteratura ermetica e Plotino, assimilava gli autori gnostici della tarda latinità e i filosofi contemporanei. Finì per convincersi dell’esistenza di un Dio nascosto e sonnolento, soppiantato da un Demiurgo che opera il male fingendosi l’altro. La realtà che conosciamo è un’illusione ottica allestita da costui: solo l’azione attiva degli umani, particelle di un cosmo vivente e intelligente, potrà destare il Dio che dorme, dato che è il pensiero attivo degli esseri senzienti ad avere dato forma alla divinità, latente in un mare universale di energie psichiche.
Mi fermo qui, però credo che una cosa sia chiara. Uno scrittore capace di elaborare una concezione del genere, e di approfondirla di romanzo in romanzo, non può essere né dileggiato (col definirlo “pazzo”) né trascurato. In effetti, oggi pochi negano la sua autorità e la sua influenza. Peccato che, essendo stato Dick autore soprattutto “di genere”, il riconoscimento letterario gli sia stato tributato post-mortem. Senza contare che alcune teorie scientifiche contemporanee, come quella dell’ “universo olografico”, paiono confortare, sul piano sperimentale, certe sue tesi.
Quanto all’“uomo Dick”, non va visto né come un profeta né come un folle. Fragilissimo e in quanto tale cauto all’estremo, colse con la propria sensibilità esacerbata ciò che altri non vedevano: a volte miraggi, altre volte anticipazioni. Mise tutto per iscritto, e fu così – forse - che si salvò dalla psicosi.
Sia onore a uno scrittore di tanto talento. E adesso attenti al cielo: la maschera di ferro la si vede di rado, però c’è.
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martedì, 30 ottobre 2007

Gli ebrei e il genocidio armeno

Gli ebrei e il genocidio armeno

flag2Nell'estate 2000, i nuovi libri scolastici israeliani erano pronti per il nuovo anno scolastico, da iniziare in settembre. Poche settimane prima dell'inizio del nuovo anno scolastico, il governo israeliano fece distruggere tutte le tirature a spese sue, per essere rimpiazzate con una nuova edizione, purificata. Motivo per questo intervento costoso: nei nuovi libri scolastici, per la prima volta era stato introdotto il termine "genocidio" nel contesto dell'espulsione degli armeni dal territorio destinato a diventare la nuova Turchia dopo il crollo dell'Impero Ottomano. L'inserimento del termine "genocidio" nel 2000 era frutto di un lungo e paziente lavoro da parte della diaspora armena statunitense ed europea, convinta di essersi meritata tale riconoscimento grazie al suo decennale appoggio dei paradigmi sionisti. Quando, attorno a giugno 2000, i libri scolastici furono stampati e la Turchia andò su tutte le furie, il governo sionista in fretta e furia decise di tornare sui suoi passi e fece distruggere i libri già pronti. Motivo: l'alleanza militare tra Israele e Turchia era a rischio e valeva di più che non il supporto ideologico della diaspora armena.
Oggi, la Turchia ha pagato caro la sua doppiezza, cioè la sua adesione alla NATO e l'alleanza militare con Israele: cercando la solidarietà dell'Iran per l'eventuale invasione dell'Iraq settentrionale contro il separatismo Kurdo, l'Iran, senza girare intorno all'argomento, le ha fatto capire che il PKK-PECAK non è altro che l'arma del nemico principale, cioè USA ed Israele, per cui o si combatte l'invasore ed occupante militare, o ci s'arrangia con i separatisti kurdi.
Susanne Scheidt
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martedì, 30 ottobre 2007

11 SETTEMBRE, UMBERTO ECO E â€GOLA PROFONDA

11 SETTEMBRE, UMBERTO ECO E â€GOLA PROFONDA’
Alcenero
Comedonchisciotte"

lattanzioIl numero de L’Espresso attualmente in edicola riporta in ultima pagina la consueta “Bustina”, la rubrica di Umberto Eco pubblicata ogni due settimane dalla rivista di De Benedetti. Quella di questa settimana si intitola “Dov’è la gola profonda?”. In essa Eco presenta l’uscita del libro “11-9 la Cospirazione Impossibile”, la pubblicazione â€anti-complottista’ curata da M. Polidoro con all’interno un precedente articolo di Eco, che le edizioni Piemme hanno fatto uscire accanto al libro, di Giulietto Chiesa e altri, “Zero. PerchĂ© la versione ufficiale sull’11-9 è un falso”, di ben altro tenore. In questa â€bustina’ Eco afferma che le “teorie del complotto” dell’11 Settembre non hanno fondamento e ciò sarebbe dimostrato dalla â€prova del silenzio’, cioè dall’assenza di una qualche â€gola profonda’, un pentito che, per soldi, per coscienza o confidandosi con qualcuno abbia confessato di avere fatto parte del complotto.
Come tante, troppe, delle â€contestazioni’ alla controinformazione sull’11 Settembre, gli argomenti presentati da Eco sono capziosi, pieni di â€fallacie’ logiche (cioè di trucchetti retorici, si veda ad esempio l’articolo: "L’inventore del grande complotto" e lasciano anche molto un’idea di â€opinioni per partito preso’. Prima di affrontare la sua presunta â€prova del silenzio’, vediamo quali sono gli artifici retorici utilizzati da Eco per sminuire le opinioni con cui non è d’accordo.
Il primo â€trucchetto’ sleale è quello di citare come primo esempio â€complottista’, fornendogli il posto di maggiore evidenza, le teorie “che si trovano in siti fondamentalisti arabi o neonazisti”, teorie antisemite, “per cui il complotto sarebbe stato organizzato dagli ebrei”. Per fortuna, a differenza di tanti suoi colleghi", Eco evita (seppur di striscio) l’usuale accostamento con i â€negazionisti’ dell’Olocausto. Questo modo logico di procedere non è altro che una variante della tecnica cosiddetta “dell’ uomo di paglia”: si attacca un obiettivo facile per gettare fango su ciò che non si vuole discutere alla prova dei fatti. C’è ovviamente da dire che la teoria di tipo antisemita o razziale presentata da Eco è praticamente inesistente persino sul web. Per non parlare poi del fatto che gli unici libri sull’11-9 che la citano sono quelli che utilizzano la stessa tecnica di Eco per evitare di discutere dei fatti e delle prove. Al contrario c’è chi, affrontando seriamente il tema dell’11 Settembre, ha cercato di raccogliere (e presentare) informazioni su quale potesse essere il livello di conoscenza, e di controllo sulla situazione, dei servizi segreti israeliani (si veda ad esempio questo articolo) e la loro interazione con altri servizi di intelligence. Cosa ben diversa dall’uomo di paglia di Eco e che nulla ha a che vedere con teorie razziali.
Citando in primo luogo le pressochè inesistenti teorie razziste, Eco va poi a presentare sullo stesso piano tutte le varie â€teorie’ sull’11-9, con il consueto tono, a cui siamo purtroppo abituati da precedenti articoli (Massimo Teodori o Vittorio Zucconi ad esempio), di chi discute di curiositĂ  antropologiche. Naturalmente il mettere sullo stesso piano qualunque â€teoria’ che interpreti un evento storico, al di lĂ  delle sue basi sperimentali e testimoniali, è, come chiunque può comprendere, un ennesimo trucco psicologico. Se per assurdo qualcuno dicesse che l’attentato alla Stazione di Bologna del 1980 è stato un complotto extraterrestre, ciò implicherebbe la non credibilitĂ  di un complotto di settori deviati dei nostri servizi segreti e della massoneria? Inutile rispondere, basti solo notare che, al solito, non si discute di fatti.
E’ giusto far notare la ricorrenza di questi bassi trucchetti, ma data la loro evidenza non occorre passare nemmeno troppo tempo a discuterli.
Occupiamoci invece dell’argomento principe invocato da Eco come dimostrazione dell’inesistenza di un complotto: la mancanza di â€gole profonde’.
L’argomento è di per sĂ© capzioso perchè parte da un assunto indimostrato e indimostrabile (l’inesistenza di complotti senza â€gole profonde’) per arrivare ad una dimostrazione per così dire preconfezionata. Eco afferma che l’esperienza storica “ci dice che […] se c’è un segreto, anche fosse noto solo a una persona, questa persona, magari a letto con l’amante, prima o poi lo rivelerà”. Con questo argomento (che di per sĂ© sembra anche piuttosto labile) Eco confonde, volutamente, il rivelare un segreto in forma privata con il confessarlo pubblicamente: infatti â€gola profonda’ era il nome attribuito alla fonte anonima che diede dettagli del caso Watergate ai giornalisti del Washington Post Bob Woodward e Carl Bernstein. Non sapremo mai se qualche eventuale membro del complotto dell’ 11 Settembre ha parlato, “a letto con l’amante”, del suo ruolo, potremo ovviamente solo venire a sapere di una eventuale confessione pubblica. Se anche un tale cospiratore parlasse a letto con l’amante del proprio ruolo, forse ne verremmo a conoscenza “per sentito dire” e la cosa si diffonderebbe come una sorta di leggenda metropolitana. Possiamo tutti immaginare quanta considerazione raccoglierebbe negli articoli di Eco o di Zucconi.
Diversi controesempi mostrano invece che le confessioni pubbliche, non sollecitate, di fatti criminali sono cosa veramente rara. Occorre forse ricordare l’enorme difficoltĂ  che lo stesso apparato statale trova nel procurarsi pentiti su di un fenomeno come la Mafia? Pur essendo lo Stato un potere che dovrebbe essere, sulla carta, soverchiante nei confronti di quello mafioso, solo nella storia recente, dopo quasi un secolo di esistenza di una mafia moderna, è apparso il fenomeno del pentitismo. E a pentirsi sono stati solo individui irrimediabilmente agli arresti, magari sottposti al regime di carcere duro del 41bis (nota â€fabbrica di pentiti’), e a cui potevano essere garantiti enormi vantaggi e protezioni in seguito al loro gesto. Proprio in virtĂą di ciò, c’era in passato chi si diceva convinto che la mafia non esistesse: evidentemente seguivano lo stesso modo di ragionare di Eco.
Passiamo poi ad un argomento che sicuramente, per Eco, rientra nel fenomeno del complottismo ed è assimilabile a quei “Protocolli dei Savi di Sion” che, a giudicare da quante volte ne parla nei suoi articoli [1], gli sono davvero cari: l’omicidio Kennedy. Solo recentemente, dopo decenni, appare, postumo, un pentito: quell’ E. Howard Hunt che ha confessato, al figlio, sul letto di morte di avere partecipato all’omicidio. Hunt era da anni un sospettato ed era pure stato fotografato sulla scena del crimine, ma ha apparentemente aspettato gli ultimi istanti di vita per parlare (si veda anche questo articolo). Inoltre, sempre recentemente, l’ex amante di Lyndon Johnson, Madeleine Duncan Brown ha detto di avere saputo del complotto il giorno precedente al delitto e che Johnson ne faceva parte (si veda la sua intervista a questo link). Sono pronto a scommettere forti somme che Eco non sa nulla di queste notizie: i giornali che legge sono anche quelli in cui scrive, giornali per i quali i complotti in politica non esistono. Naturalmente basta sfogliare uno qualunque di questi giornali per vedere che i â€complotti’ [2] esistono in ogni altro campo, dall’economia allo sport.
Che dire poi del caso Watergate, da cui Eco prende la definizione di â€gola profonda’? Per inciso il caso Watergate vide tra i protagonisti proprio quell’ Howard Hunt citato in precedenza in relazione al caso Kennedy; ironia della sorte. In quel caso la gola profonda era W. Mark Felt, numero due dell'FBI: la sua identitĂ  è stata rivelata ufficialmente solo il 31 Marzo del 2005, a 33 anni di distanza! Quanti giornalisti sarebbero pronti a raccogliere e pubblicare eventuali testimonianze anonime sull’11 Settembre? E quale sarebbe la reazione di Eco e colleghi di fronte a un giornalista che citasse una “fonte di cui non può rivelare il nome” che confermasse l’esistenza di un complotto per l’11-9? E’ facile immaginarlo.
L’errore iniziale e definitivo del ragionamento di Eco sta nel ritenere che debbano per forza esserci â€gole profonde’ anche nel caso di complotti di enorme portata criminale. Possiamo immaginare che in casi del genere una eventuale confessione porterebbe a sicura morte mentre la confessione stessa non verrebbe, non solo creduta, ma forse nemmeno riportata, almeno a giudicare dalla copertura mediatica dei casi citati e di altri analoghi. Infatti solo l’informazione alternativa ha ritenuto degna di nota la testimonianza di chi dice di avere assistito al conto alla rovescia per la demolizione delle torri e sicuramente quelli come Eco, date le loro posizioni preconcette, riterrebbero una tale testimonianza sicuro frutto di mitomania.
Altrettanto direbbero forse del caso dell’ex impiegato del NIST che ha denunciato l’atteggiamento deontologicamente scorretto dell’istituto preposto all’indagine sul crollo delle torri. Conosciamo poi tutti le difficoltà passate dagli agenti dell’FBI, tra cui S. Edmonds, e C. Rowley, che hanno confessato pubblicamente dettagli scottanti sull’11 Settembre [3]. E anche in questo caso non sono affatto sicuro che i vari Eco, Zucconi e Teodori conoscano bene le loro storie.
Nel caso di un complotto criminale di questa portata, che potrebbe vedere coinvolti vertici politici e militari, siamo anche in un caso di palese assenza di un qualche potere in grado di proteggere e ricompensare un eventuale pentito. Di fronte a tutti gli eventuali rischi, quali potrebbero essere i vantaggi di una eventuale confessione pubblica? Probabilmente nessuno. Eco dice inoltre che “è impossibile che almeno uno di questi [partecipanti al complotto] non abbia parlato per una somma adeguata”. Bene: quale potere o istituzione ha offerto o sarebbe pronto a offrire soldi ad un eventuale pentito? Io, se quei soldi ce li avessi, lo farei, e ci sono altri che hanno avuto questa idea: Professor Eco partecipa alla colletta? In ogni caso sarei sicuramente un folle se dicessi di poter garantire anche protezione e un seguito legale, o almeno mediatico, alla eventuale denuncia.
Ma dopo tutto siamo proprio sicuri che esista una grande quantità di persone che potrebbe portare evidenze conclusive tramite una confessione? Chi si è avvicinato maggiormente a queste faccende ed ha letto anche solo una piccola parte della poderosa documentazione esistente sulle stragi di stato (ad esempio sulla Strategia della Tensione in Italia) sa bene che questo genere di atti criminosi vengono portati a compimento tramite una rigorosissima compartimentazione dei ruoli: un funzionamento a compartimenti stagni della catena di comando e della ripartizione delle informazioni disponibili.
Anche se a prendere parte attiva al complotto potrebbe magari essere stato qualche centinaio di persone, ognuno di essi sarebbe a conoscenza solo di una minima parte della vicenda e potrebbe persino facilmente essere convinto sulla necessità di coprire, per ragion di stato, quel poco che sa : pensiamo ad esempio al caso dei militari che avrebbero organizzato, magari in totale buona fede e in base a ordini ricevuti dai vertici politici, quelle esercitazioni che hanno paralizzato la difesa aerea statunitense l’11 Settembre.
Chi è intellettualmente onesto, alla fine della lettura dell’articolo di Eco rimane solo al punto di partenza, ed è questo che ha importanza: senza affrontare i fatti nello specifico è impossibile e disonesto discutere sulla realtà o meno di un complotto politico l’11 Settembre. Bisogna discutere della possibilità pratica e scientifica degli avvenimenti, su quanto può l’aviazione arrivare ad una tale livello di inattività in assenza di un boicottaggio, su cosa ci indicano prove, filmati e testimonianze.
A tale scopo è dunque giusto sentire entrambi gli schieramenti e vedere punti di vista contrastanti, tanto il libro di Chiesa quanto il libro curato da Polidoro. Alla fine, per qualunque avvenimento si deve solo ragionare sui fatti, e lasciare parlare al vento i tromboni che predicano, con ingenui e disonesti trucchetti retorici, anche se lo fanno dall’alto delle loro cattedre.

NOTE:
[1] L’origine dei “Protocolli” non è del tutto chiara anche se si ritiene che risalgano alla seconda metà dell’ottocento e al satirista francese Maurice Joly che si sarebbe a sua volta ispirato a un precedente romanzo. E’ stupefacente il fatto che vengano continuamente citati come critica contro le cosiddette “teorie della cospirazione”, quando di fatto i Protocolli sono i protagonisti di una delle più grandi congiure del novecento. L’Ochrana (la polizia segreta dello Zar) e i reazionari russi li ripubblicarono e li diffusero per accusare gli ebrei e i rivoluzionari russi di essere parte di una congiura mondiale. Da allora sono stati abilmente utilizzati, anche dai nazisti, per manipolare l’opinione pubblica. Possiamo ben immaginarci che qualcuno che avesse suggerito, in controtendenza all’informazione mainstream di allora, che ci fosse la mano dell’Ochrana o di circoli di estrema destra dietro la diffusione dei Protocolli, sarebbe potuto essere accusato di essere un “teorico della cospirazione”.
[2] Dalla Treccani: complòtto s. m. [dal fr. complot, di etimo incerto]. – Cospirazione, congiura, intrigo ai danni delle autorità costituite o (meno com., e solo in senso estens. e fig.) di persone private.
[3] Tra l’altro proprio grazie alle loro testimonianze sappiamo con assoluta certezza che il governo USA e l’FBI erano a conoscenza del forte rischio di un attacco imminente di al Qaeda tramite aerei dirottati e che i vertici dell’FBI ostacolarono qualunque indagine. Ciò viene ancora ritenuto una “teoria del complotto” da Eco e compagnia.
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martedì, 30 ottobre 2007

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martedì, 30 ottobre 2007

Garbage-Supernatural NYC 96

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martedì, 30 ottobre 2007

Garbage - Girl Don't Come

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Utente: trotzkij
Nome: Alessandro
"Questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte".
Dante, versi 46-48, III canto dell''Inferno'


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