Aurora

Sito d'Informazione Internazionalista
venerdì, 30 novembre 2007

Osama-Berlusconi? «Trappola giornalistica»

Osama-Berlusconi? «Trappola giornalistica»
Secondo il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga «È un videomontaggio di Mediaset e fatto giungere ad Al Jazira per rilanciare il Cavaliere in difficoltà»
Corriere della Sera

stor_4238120_090438ROMA - «A quanto mi è stato detto domani o dopo domani la più potente catena quotidiani-periodici del nostro Paese dovrebbe dare le prove, con uno scoop eccezionale, che il video (in realtà un audio, ndr) nel quale riappare Osama Bin Laden, leader del 'Grande e potente movimento di Rinvicita Islamica Al Qaeda', che Allah lo benedica!, nel quale sono formulate minacce anche all'ex premier Silvio Berlusconi, sarebbe nient'altro che un videomontaggio realizzato negli studi di Mediaset a Milano e fatto giungere alla rete televisiva islamista Al Jazira che lo ha ampiamente diffuso». Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga in un comunicato.

«TRAPPOLA» - «La 'trappola' sarebbe stata montata, secondo la sopra citata catena di stampa, per sollevare una ondata di solidarietà verso Berlusconi, nel momento nel quale si trova in difficoltà anche a causa di un altro scoop della stessa catena giornalistica sugli intrecci tra la Rai e Mediaset», continua il senatore a vita. Da ambienti vicini a Palazzo Chigi, centro nevralgico di direzione dell'intelligence italiana, si fa notare che la non autenticità del video è testimoniata dal fatto che Osama Bin Laden in esso 'confessa' che Al Qaeda sarebbe stato l'autore dell'attentato dell'11 settembre alle due torri in New York, mentre tutti gli ambienti democratici d'America e d'Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l'aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan. Per questo - conclude Cossiga - nessuna parola di solidarietà è giunta a Silvio Berlusconi, che sarebbe l'ideatore della geniale falsificazione, né dal Quirinale, né da Palazzo Chigi né da esponenti del centrosinistra!».

SOLIDARIETÀ - In realtà è giunta a Berlusconi la solidarietà per il governo di Vannino Chiti, ministro per i Rapporti con il Parlamento: «Esprimo la mia solidarietà a Silvio Berlusconi chiamato in causa, assieme ad altri leader europei, dal terrorista Osama Bin Laden nel suo messaggio di propaganda. Contro il terrorismo e contro queste farneticazioni deve essere forte l'unità delle forze politiche in Italia e l'impegno comune e la solidarietà dei popoli europei».
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categoria: impero, 11 settembre, italiota


venerdì, 30 novembre 2007

Osama pasticcione

Osama pasticcione
Luogo Comune
Massimo Mazzucco

18139Dicono che a furia di crederci, anche le fantasie più improbabili diventino realtà.
Dopo aver letto il messaggio che bin Laden ha mandato ieri ad Al-Jazeera, ho voluto tornare a trovarlo, per avere alcuni chiarimenti. Ormai i portieri dell’albergo mi conoscono, e posso salire da solo fino alla soffitta segreta dove vive rinchiuso da anni il vero Osama bin Laden, quello che nessuno conosce, e che probabilmente nessuno saprebbe riconoscere, pur trovandoselo a cinquanta centimetri dal proprio naso.
- Sa, dopo quello che mi ha raccontato l’altro giorno - mi ha detto sedendosi al solito divano - mi ha preso una certa agitazione. Non dormivo più bene la notte, sentivo come un senso di colpa, come se dovessi fare qualcosa di più per i fratelli musulmani che ho lasciato in Afghanistan.
- Certo, capisco...
- E allora mi sono deciso, e ho voluto far sentire la mia voce.
- La voce, appunto...
- Certo, la faccia ormai non posso mostrarla. Ho mandato una cassetta registrata.
- Infatti. Al Jazeera ha pubblicato il testo, con accanto la solita foto di suo cugino.
- Però mi sembra che abbia avuto il suo bell’effetto, no?
- Insomma....
- Non le è sembrato un bel discorso?
- Bello era bello. Solo che.... diciamo che era un pò “fuori registroâ€, rispetto al personaggio.
- In che senso, scusi?

Avevo con me un copia dell’articolo, e gliene lessi un paragrafo a voce alta:
- Lei ha detto: "Chiedo quindi agli europei di fare pressioni sui politici, affinchè finisca l'aggressione all'Afghanistan, dove sono stati bombardati anche donne e bambini".
- Sono stato troppo duro, dice?
- Duro?
- Troppo diretto, intendo dire?
- Ma no, è l’esatto contrario!
- Non capisco...
- Nella mente di tutti lei è un crudele sanguinario che vuole sterminare l’intero occidente a colpi di jihad. Quello invece sembrava il discorso pasquale del presidente delle ACLI, dal tono. Come cattiveria, intendo dire.
- Ah.
- E poi, mi scusi, sono cinque anni che bombardano donne e bambini, da quelle parti. Qualcuno potrebbe anche dire: “ma se n’è accorto solo oggi?â€
- In effetti, non ci avevo pensato. E’ che io l’ho appena saputo, e allora mi è venuto istintivo...
- Ma poi c’è un’altra cosa, più importante di tutte: Osama bin Laden non “chiedeâ€. Lei dovrebbe avere, secondo Tony Blair che non è l’ultimo arrivato, circa 18.000 fedelissimi pronti a morire ad un suo cenno.
- Diciotto... mila, ha detto? E dove la terrei, tutta questa gente?
- In giro per il mondo, dappertutto. Sono cellule dormienti.
- E dove dormono, scusi?
- Boh? A casa loro, immagino.
- Mamma mia che paura.
- Beh, mica tanto. A ‘sto punto, scusi, sono più di sei anni che dormono: le va già bene se si svegliano, se un giorno prova a chiamarli. Ormai saranno narcotizzati.
- Ma perchè, attentati non ne fanno mai da soli?
- Macchè! Sembra sempre che siano loro, poi alla fine risulta che era qualcun altro. Pensi: a Londra, hanno detto subito che era stata Al-Queda, ma dopo un paio di anni Scotland Yard ha riconosciuto che i quattro ragazzi pakistani – quelli che avrebbero fatto gli attentati - con Al-Queda non c’entravano niente. Madrid, stessa storia. No, anzi, prima Aznar ha provato ad appropropiarsi degli attentati, dicendo che era stata l’ETA, ma subito quelli hanno risposto “guardi che noi non facciamo attentati da una vitaâ€, e lui ci ha fatto la figura del piccione, e ha pure perso le elezioni. Nel frattempo è arrivato di corsa Colin Powell che ha detto “No, no, è stata Al-Quedaâ€, e così la gente si è convinta di nuovo che fosse Al-Queda. Poi invece scopri che il giudice spagnolo continua ad arrestare gente, ma ‘sto collegamento con Al-Queda non si trova mai. Sembrano davvero imprendibili.
- Che sappia io, gli unici che sono davvero bravi a non farsi beccare mai sono quelli del Mossad. Gli altri prima o poi fanno sempre la loro stupidaggine, e li becchi col sorcio in bocca.
- Sarà. Comunque, se lei dovesse parlare di nuovo, cerchi di essere un pò più.. come dire.. più...
- Incisivo?
- Aggressivo, più che incisivo.
- Tipo?
- Tipo non so, minacci qualche disastro, qualcosa di terribile.... Insomma, ieri mi butta giù leTorri Gemelle, e oggi si mette a chiedere di “fare pressioni sui nostri politici�
- Beh, mi sembrava il modo più corretto. Voi vivete in regime di democrazia, no?
- Sarà anche democrazia, ma proprio questa gente si è fatta eleggere fingendo di volersi ritirare dall’Afghanistam, e poi appena eletti si sono affacciati al balcone e ci hanno fatto un bel pernacchione...
- Ah, questo non lo sapevo. Mi dispiace.
- Capisce, non ci hanno filato quando glielo abbiamo chiesto “da parte nostraâ€, di venire via, e ora dovrebbero farlo perchè lo chiediamo “da parte di bin Ladenâ€?
- No, certo che no. Allora forse dovevo usare una strategia diversa.
- E poi, scusi - gli lessi un altro pezzo di articolo - “Assumendosi la responsabilità degli attentati alle Torre Gemelle, Bin Laden assicura che i suoi amici taliban, al potere a Kabul, non erano a conoscenza di quel piano, e rivendica la piena responsabilità della strage dell'11 Settembreâ€.
- Non va bene? Mi sembra evidente che loro non c’entravano nulla.
- Lo so, ma il problema è che il colpevole era lei, mentre i Talebani sono proprio quelli che l’hanno difesa, chiedendo agli USA di mostrare le prove della sua colpevolezza, prima di consegnarla.
- Abbia pazienza, ma non vedo un grossa differenza....
- La differenza sta nel fatto che lei è il capo di Al-Queda, non dei Talebani. Quindi non c’è nessun bisogno di scagionare gente che già non c’entra nulla. Nessuno li ha mai sospettati. E' come se le Brigate Rosse dicessero “Guardate che quelli della Cannottieri Olona non c’entrano niente col giornalista gambizzatoâ€. E chi l’ha mai detto che c’entrassero?
- Ah, capisco. Mi sa che ho fatto un bel pasticcio, allora.

Rimase in silenzio per un pò, poi mi chiese:
- Ma scusi, d’accordo che io sono fuori dal giro e non so più niente, ma il giornalista che ha scritto l’articolo non lo sa che i Talebani non erano nemmeno sospettati?
- Ma che vuole che sappia, quello? Guardi, sulla sua frase è riuscito addirittura a costruire un ragionamento che non sta nè in cielo nè in terra. Mi ascolti bene - dissi scandendo le parole dell’articolo - “Assumendosi la responsabilità degli attentati alle Torre Gemelle, Bin Laden assicura che i suoi amici taliban non erano a conoscenza di quel piano, e rivendica la piena responsabilità della strage dell'11 Settembreâ€. Praticamente ci ha detto: siccome bin Laden dice che non sono stati i Talebani, allora ha ammesso di essere stato lui.
- In effetti, ho visto ragionamenti più solidi di questo.
- Ma dài, come si fa, scusa? Nemmeno con quattro chili di peyote sullo stomaco io riuscirei a fare un ragionamento del genere.
- Ma poi, scusi, se fossi stato io, perchè non dovrei rivendicarlo in prima persona, invece di stare lì a mandare i messaggi cifrati?
- Infatti! E’ questo che mi fa i-m-p-a-z-z-i-r-e. E’ talmente illogico! Invece a loro va benissimo così. Ma lo sa chi ha autenticato il suo messaggio, almeno?
- Mio cugino?
- Macchè suo cugino... La Cia! Guardi - lessi un altro paragrafo - “Il messaggio di Bin Laden - ritenuto autentico dall'intelligence americana - era stato annunciato nei giorni scorsi attraverso un sito web islamista.â€
- Ma come fa la CIA a sapere...
- Non me lo chieda. Io so solo che non c’è più il terrorismo di una volta, questo è sicuro. Una volta c’era l’attentato, poi aspettavano tutti frementi la telefonata che indicasse il cestino della spazzatura con la rivendicazione. Oggi invece ce lo dice direttamente la CIA chi è stato, e noi ce lo beviamo come se fosse la sorgente della verità.
- Ma poi, scusi, dove ha detto che hanno trovato il mio messaggio? Su un “sito web islamista�
- Sì.
- Ma se io ho dato la cassetta al portiere, l’altra sera, dicendo di mandarla direttamente ad Al-Jazeera?
- Si vede che i messaggi vanno filtrati così, adesso. Se arrivano direttamente valgono poco. Se invece stanno su un “sito islamistaâ€, di colpo assumono quell’aria di mistero che fa tanto “terroristaâ€.
- Praticamente, il sito islamista è divenato l’equivalente del cestino della spazzatura, se ho capito bene...
- Con un piccola differenza, però. Il volantino nel cestino di solito veniva fatto trovare a un giornalista, invece ‘sti siti islamici non li riesce mai a trovare nessuno. Solo la CIA li trova. Li trovano, scaricano il messaggio, e dopo mezz’ora il sito non c’è più. Oppure vanno in Afghanistan, e la video-cassetta dove lei dice che è contento che le Torri siano cadute la trovano direttamente loro. Ci inciampano dentro, capisce? Come se lei avesse dei luogotenenti così deficienti da lasciarsi dietro un video di quel tipo, invece di distruggerlo. Mancava che glielo facessero trovare già nel videoregistatore acceso, con il drinkino fresco pronto da bere vicino alla poltrona...
- Boh. Forse facevo meglio a rimanere in silenzio, a questo punto.
- Insomma, un pò di pasticcio bisogna dire che lo ha fatto.
- E’ che io onestamente volevo dare un contributo....
- Immagino, certo. Il problema è che lei è rimasto al secolo scorso, per certe cose. Oggi più nessuno “fa pressione sui politiciâ€. Sono loro che fanno pressione su di noi, casomai. Prima la fanno per farsi eleggere, poi la fanno con il terrore per tenerci buoni.
- Sbaglio o lei è leggermente cambiato, dalla volta scorsa?
- Sono cambiato sì, sono cambiato! Dopo aver parlato con lei anch’io ho fatto le mie ricerchine, sa?
- E...
- E quello che ho scoperto non mi piace per niente, devo dire.
- Non credo di volerlo sapere. Almeno, non oggi. Facciamo magari un’altra volta, magari sabato, se lei è libero...
- Per me va bene, ma lei è sicuro...
- Che vuole che le dica? Ormai sono tornato con i piedi su questa terra, tanto vale andare fino in fondo, no?

Ci siamo lasciati con la promessa che qualunque cosa gli racconti, la prossima volta, non farà più pubbliche uscite prima di consultarsi con me.

Qui le citazioni di bin Laden Massimo Mazzucco riportate nell’articolo.

L'articolo iniziale, Intervista a Osama bin Laden.
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categoria: afghanistan, 11 settembre


venerdì, 30 novembre 2007

A proposito dell'articolo 'Cinismo petrolifero'

A proposito dell'articolo 'Cinismo petrolifero' di Serge Enderlin, Internazionale 721, 29 novembre 2007
pubblicato su Comedonchisciotte

ciabaerCerto che non c'è limite allo schifo.
Cos'è sta roba? A quando un bell'articolo che dice, chiaro e tondo: "Sterminiamo tutti coloro che non sono buoni, equi e solidali come i bravi e buonissimi occidentali, demoumanitari, biondi e occhioazzurrati?"
La vecchia solfa che rispunta sempre. Il solito porco di giornalista 'umanitario'-imperialista che ha trovato la scusa buona per indicare all''opinione pubblica' l'ennesimo bersaglio da radere al suolo. Scusa buona anche, e soprattutto, presso i buonisti che strepitano per i negretti che muoiono di fame (alla zanotelli), salvo poi incazzarsi come belve bombardiere, quando i negretti prendono le armi e sparano suoi 'Badroni' bianchi e i loro manutengoli negri-buoni, arabbuoni, pseudocomunisti, pseudonazionalisti, ong, amnistyni e grillini vari.
Sinistra non ectoplasmatica, ma proprio Kollabo! Ciò è l'articolo di tale tirapiedi dei 'democratici umanitari' all'uranio esaurito. La Cina Popolare viene insultata, denigrata e aggredita verbalmente perchè fa affari con un regime che non piace alle anime belle, quelle anime belle, come diceva Sartre, razziste?
E tutto ciò mentre i democratico-umanitari anglosionfrancostatunitensi sterminano e torturano interi popoli: Palestina, Iraq, Afghanistan, Chad, Congo, Colombia, Perù, Filippine, ecc. ecc.
Soros, Bush, Bin Ladin e i loro locali, nostrani, tirapiedi e corifei, conoscono bene i loro polli; per distrarli gli trovano il balocco. Se gli occidentali uccidono tra 300mila e 1 milioni di iracheni, s'inventano la rivolta dei monaci in 'Birmania'; magari dopo che hanno scoperto che il petrolio lì non è esaurito (come diceva la British Petroleum 50 anni fa), ma c'è ancora, ed é lontano dalle zampe dei mandati e degli ufficiali pagatori di simili giornalisti 'umanitari' indignati... E che, invece, sta per cadere in mano ai cinesi, indiani e altri 'mostri'.
Se non puoi batterli sul terreno politico-economico, allora insultali, aggrediscili verbalmente, spargi la voce che cinesi e indiani uccidono i loro figli, li gettano per strada, li bolliscono e li mangiano... Ci sarà sempre qualche babbeo biodegradabile che accetterà, con gioiosa riconoscenza, la scusa per il suo 'umanitarismo' razzista, opportunista, ipocrita e utile agli interessi del padrone. (vedi sempre Sartre).
Se l'occidente uccide, quotidianamente, donne e bambini in mezzo mondo, il 'giornalista umanitarista' embedded, un Serge Enderlin qualsiasi, dirà in giro che la cosa grave non sono questi crimini dell'occidente ma, semmai, sono da condannare le relazioni politico-economiche di Pechino con Karthoum. Mentre si ignorano i vari tentativi della Libia, dell'Unione Africana, di porre un rimedio a tale situazione. Con il provocatore Serge Enderlin, che non pronuncia nè verbo su tali tenativi di pacificazione (perchè i servizi e i mercenari francais ne sono esclusi); nè dice nulla su chi arma, finanzia e addestra le milizie separatiste sudanesi (Mossad, DST, CIA, Sette sorelle e altre multinazionali, tutte cristianissime, ebraissime, occidentalissime); in questo caso, il mercenario Serge Enderlin, diventa, non stranamente, sordo, muto e cieco...
Serge Enderlin, è un francese, probabilmente arnese della 'Piscine', che esprime tutto il livore per l'impotenza dell'Eliseo verso l'Africa e verso la Cina. La Cina (e la Russia, il Vietnam, Cuba) portano aiuti concreti al Sudan, all'Angola, al resto dell'Africa: Scuole, Ospedali, Porti e Aeroporti, ecc. ecc. A fronte di ciò, un qualsiasi Serge Enderlin, e tutte le scimmie che danzano con lui, non possono che essere accecati dall'ira del 'colonizzatore preso a calci in culo'; non potendo offrire che ONG (come la francese, guarda caso!, 'Arca di Zoe', dedita al commercio di bimbi africani per turpi scopi), telefilm fasulli, bombe e gloriosi legionari, come risposta ai problemi dell'Africa.
Basta! Il concetto è chiaro, inutile dilungarsi troppo.
Fa specie, solo, che il sito Comedonchisciotte si presti a simili giochetti zozzi; va bene la pluralità dell'informazione, il diritto a esprimere le proprie idee; ma non c'è forse un limite? Queste qua poi, non sono idee proprie, ma di coloro che, senza battere ciglio, ogni giorno, giustiziano migliaia di persone (Chad, Repubblica Centrafricana, Rwanda, e tutto il resto già elencato).

Alessandro Lattanzio, Catania 30 novembre 2007
Aurora
SitoAurora
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categoria: sinistra, impero


venerdì, 30 novembre 2007

Il Nuovo Secolo Americano

Il Nuovo Secolo Americano
Luogo Comune
Massimo Mazzucco

nsa-oIl film che tutti conoscevate come “La Verità di Cristallo†è finalmente terminato. Uscirà però con il titolo “Il Nuovo Secolo Americanoâ€, che risultava molto più appropriato rispetto ai contenuti.
“Il Nuovo Secolo Americano†ha esordito tre settimane fa al Festival di San Paulo, in Brasile. Pur trattandosi ancora di una copia lavoro, i risultati sono stati incoraggianti: alla fine del Festival gli organizzatori hanno dovuto programmare una proiezione supplementare, a richiesta del pubblico che non era riuscito a vederlo in quelle normali.
Il film è già in lista per una possibile selezione al prossimo Festival di Miami (febbraio).
In Italia sarà disponibile in libreria a partire dai primi di febbraio (Macroedizioni).
Questo è il trailer:



Nel frattempo ci siamo accordati con l’editore per stampare un centinaio di copie, che i lettori di luogocomune potranno acquistare sin da adesso. Le spedizioni partiranno dall’Italia, ma è necessario che inizino entro una decina di giorni al massimo, per arrivare in tempo a chi intende farne (o farsi) un “regalo di Nataleâ€. Nel caso ci fossero ritardi di qualunque tipo, quindi, è già previsto che le copie possano essere anche spedite direttamente dagli Stati Uniti, in modo da garantire comunque la consegna in tempi “nataliziâ€. (Vedi nota sul costo di spedizione).
E’ anche possibile organizzare fin da ora proiezioni pubbliche, simili a quelle già fatte da molti di voi l’anno scorso con Inganno Globale, purchè l’ingresso sia libero e aperto a tutti. (Piombino si è già prenotata per il 14/15 dicembre). Chi è interessato può contattarmi direttamente, via PM oppure scrivendo a redazioneATluogocomune.net (sostituire “AT†con il simbolo della chiocciola ovviamente).
(Nota: la vendita del DVD compare causalmente a seguito della richiesta di sostegno per il sito, ma si tratta ovviamente di due questioni diverse. Questo film contiene un anno di lavoro, e ha tutto il diritto di fare una normale vita commerciale, indipendentemente dalle sorti del sito. In ogni caso, come già Inganno Globale, anche “Il Nuovo Secolo Americano†sarà presto disponibile in rete gratuitamente).
Abbiamo organizzato al volo un mini-shop per le vendite, ma non abbiamo potuto testarlo a sufficienza. Vi preghiamo quindi di pazientare, riportando al più presto (su questo thread) eventuali problemi tecnici o difficoltà di qualunque altro tipo.
Luogo Comune DVD-SHOP
NOTA SUL COSTO DI SPEDIZIONE: (Per evitare versamenti aggiuntivi all’ultimo momento, nel caso di spedizione dagli USA, la differenza di prezzo (ca. 2 Euro dall’Italia, ca. 4 Euro dagli USA) è stata compendiata in un prezzo intermedio di 3 euro. Se le spedizioni partiranno dall’Italia, l’acquirente avrà speso qualcosa in più del necessario, se partiranno invece dagli USA avrà speso qualcosa in meno, ma in questo modo la consegna in tempo utile dovrebbe essere garantita in ogni caso. E’ anche possibile acquistare Inganno Globale e NSA in confezione unica, ma solo dagli USA per adesso).

“Il Nuovo Secolo Americano†è stato presentato alla 31 Mostra Internazionale del Cinema di San Paulo, Brasile, il 26/29 Ottobre 2007.
QUI la scheda tratta dal catalogo ufficiale.
Segue una recensione apparsa su Cinematoca Blogspot (Brasile).
QUI oppure
QUI l’originale.

O NOVO SÉCULO AMERICANO
Il Nuovo Secolo Americano, Itália, 2007

L’italiano Massimo Mazzucco appartiene sicuramente alla categoria di Michael Moore. Con “Il Nuovo Secolo Americano†mostra però una maggiore capacità nel trattare una delle più gravi ferite degli Stati Uniti, l’undici di settembre.
L’idea di fondo è che la responsabilità degli attacchi alle Torri Gemelle non sia di Osama bin Laden, ma dello stesso governo locale. Si tratterebbe cioè di un autoattentato, inteso a far considerare “giuste†tutte le azioni che sono poi conseguite, come la guerra in Iraq.
La responsabilità della attuale situazione ricade, secondo Mazzucco, sui neocons, o noeconservatori, già uomini di fiducia del Presidente George H.Bush (1989-1993), andati forzatamente in vacanza dopo l’insediamento dell’avversario Bill Clinton, e tornati con Bush figlio con il proposito di “dominare il mondoâ€. Sfortunatamente i cowboys non si aspettavano un inquilino della Casa Bianca così debole. Non a caso uno degli uomini del gruppo è Dick Cheney, l’attuale vice-presidente.
Il documentario passa ai raggi X la storia americana, e mostra come dalla guerra Hispano-Americana, passando per i due conflitti mondiali del XX secolo, al Vientam, alla [I]Guerra del Golfo e all’Iraq, il paese si è sempre approfittato di un presunta forzatura.
Indagando sugli effetti dell’occupazione americana nei “paesi nemiciâ€, il film mette in discussione l’uso della tortura e la distruzione del patrimonio culturale altrui, come è notoriamente accaduto in Iraq. L’interesse per il petrolio del Medio Oriente aiuta abbastanza a capire l’occupazione e la designazione dell’ â€Asse del maleâ€.
“Il Nuovo Secolo Americano†è fortemenente basato su documentazione disponibile in Internet. Se ne serve per ottenere filmati istituzionali a scopo critico, ma la sua intensa fissazione per il testo scorrevole genera una tale quantità di informazioni che lo spettatore si perde e si stanca facilmente. Anche senza tanti nomi e tante prove, sarebbe comunque difficile non interessarsi a ciò che viene raccontato.
Nemmeno il più accanito sostenitore della terra dello Zio Sam penserebbe a una tale mitragliata di accuse così evidenti come quelle di Mazzucco. Accettare che i problemi non siano così a portata di mano finisce per risultare molto difficile. Il regista italiano, che ha un sito di news post-11 settembre, non fa che collocare uno specchio di fronte agli americani, che si vergogneranno nel vedere il proprio riflesso.
Anche con i diversi blocchi non del tutto amalgamati (il film è stato presentato alla Mostra in fase di post-produzione non ancora terminata), “Il Nuovo Secolo Americano†è uno dei lavori più impressionanti sull’analisi dei poteri della più grande potenza economica mondiale. Cosa che uno straniero, con feroce obiettività, è in grado di percepire nel modo migliore.“

Rafael Ferraz
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giovedì, 29 novembre 2007

Il Nuovo Secolo Americano

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categoria: impero, 11 settembre


mercoledì, 28 novembre 2007

Le Guerre della Repubblica delle Banane

Le Guerre della Repubblica delle Banane
Giancarlo Chetoni

ehoccmmskfsrsveshdsc"Si chiama Base Vianini, e sarà il cuore dell'attività italiana in Afghanistan. Il compound a Herat nella parte occidentale del Paese è stato intitolato al capitano di Fregata Bruno Vianini (Consubim di Varignano) morto lo scorso Febbraio in un incidente aereo sulle montagne afghane mentre era impegnato nella predisposizione della missione nazionale in quelle terre".
Lo scriveva il 1 Aprile del 2005 Paolo Rolli su "Pagine di Difesa". Un forum che appare su Internet come "libero pensatoio di politica internazionale e della difesa".
A voler essere minuziosi l'aereo caduto era un Boeing 737 della Kam Air, in partenza da Herat con destinazione Peshawar in Pakistan, anziché Kabul come venne detto, e insieme all'Ufficiale della Marina Militare viaggiavano altri due italiani per conto di una "agenzia internazionale" e 7 funzionari USA sotto copertura fatti passare, chissà perché, per "uomini di Ankara".
I nomi dei connazionali periti nel crash non furono resi pubblici per " motivi di riservatezza" richiesti - si sostenne allora - dalle famiglie.
Il primo morto dei 10, escludendo i civili, che seguiranno, nella Terra delle Montagne, dunque è stato un incursore-sabotatore della Marina Militare.
La missione di "pace" approvata da Camera e Senato a larga maggioranza, resa operativa, nelle sue fasi iniziali, dal Ministro della Difesa Prof. Luiss, affidata e pianificata da un comandante di reparti addestrati al "contrasto del terrorismo" non può non far riflettere sulla devastante ipocrisia espressa dal 2003 ad oggi dai rappresentanti parlamentari del centrodestra e del centrosinistra sull'Afghanistan.
La favoletta della lotta agli attentatori delle Twin Tower a quei tempi andava alla grande, Bin Laden si eclissava quatto quatto da Tora Bora massacrata dalle tagliamargherite, e il Mulla Omar doveva ancora uscire allo scoperto.
Ad Aprile gli Alpini della Brigata Taurinense affiancheranno già i Rangers Usa in azioni di "controguerriglia" senza badare troppo per il sottile contro Beluci e Waziri Taliban a Khost.
A 3.000 dollari al giorno per ogni militare impiegato sul terreno, l'Italia ha speso in 5 anni nel solo Centro-Asia miliardi di euro, per alimentare una guerra che ci apparve già a quei tempi totalmente estranea e ci appare oggi anche insostenibile e perdente.
Un arco di tempo che ha visto il passaggio di consegne dalla troika Berlusconi-Fini-Martino a quella, non meno impegnata sul fronte degli "aiuti umanitari" di Prodi-D'Alema-Parisi, con un excalation senza precedenti negli ultimi 90 giorni con l'impiego sul terreno dei Mangusta A 129 e dei corazzati Dardo dotati di cannoni a tiro rapido da 25 mm e 2 lanciatori controcarro Tow nel distretto di Gulistan (provincia di Farah) e in quello confinante di Bawka.
Inoltre, da Dicembre, Isaf Italia rileverà la Francia nel compito di fornire una "cornice di sicurezza" al 'Sindaco di Kabul' Karzai e alle strutture del suo 'Governo Municipale'.
Sono attualmente in trasferimento dai Reparti della Brigata Taurinense, di stanza a Torino, verso la capitale dell'Afghanistan 280 Alpini Rocciatori Paracadutisti che andranno ad affiancare i 980 militari dei ROS del Comando Unificato ISAF-NATO.
In questo contesto non possono non essere fonte di crescente preoccupazione le dichiarazioni rilasciate all'Ansa dall'attuale Titolare della Difesa che definiscono il PRT di Herat un "aeroporto logistico avanzato".
"Avanzato" Sig. Ministro verso dove?
Preso atto che tra il West Rac e il confine dell'Iran c'è un tiro di sputo, le Sue affermazioni si prestano a più di un pericoloso equivoco e ad inimmaginabili conseguenze sul campo in caso di preparativi per un attacco Usa a Teheran che veda coinvolti i campi di aviazione di Enduring Freedom in Afghanistan.
E' forse andato ad incastro un altro tassello del lento ma progressivo coinvolgimento della Repubblica delle Banane nelle "guerre permanenti" di Washington?
C'è una relazione tra le affermazioni fatte l’11 Novembre da Napoletano nella Sala dei Corazzieri davanti a una platea di "cadetti" in cui ha esposto le linee guida che dovranno vederci a fianco di ONU e Alleati a livello planetario e la nomina 3 giorni più tardi dell'Ammiraglio Di Paola a Capo del Comitato Militare della NATO?
Le uscite del Quirinale sono state concordate durante l'ultimo Consiglio Supremo della Difesa del 18 Dicembre 2006?
E ancora... Si punta a costruire a Montecitorio e a Palazzo Madama il presupposto di un inciucione tra la Cosa di Berlusconi e il Partito Democratico di Veltroni per tentare di arginare la massa franosa politico-istituzionale che mette a nudo con un inarrestabile avanzamento di fronte le radici marce dei Palazzi del Potere?
La collaborazione tra le "aggregazioni politiche" di "maggioranza" e di "opposizione" a cui si richiama, con insistenza, la Maddalena Pentita del Colle servirà a far digerire all'opinione pubblica i possibili devastanti effetti di ritorno di una permanenza in Libano che preveda, come possibile, perdite militari significative nel contingente di Unifil 2?
A Palazzo Chigi intanto si è già deciso un altro intervento di peace-enforcing, questa volta partendo dall'approntamento di basi in Ciad con proiezione Darfur, a dispetto questa volta del Governo del Sudan.
La Spectre del Palazzo di Vetro opera lungo una linea spezzata che va da Timor Est a Khartum. Dal Pacifico all'Africa Sahariana.
Sono previste uscite per "asset privilegiati" (aerei, elicotteri e non meglio precisate unità di supporto logistico, sostegno alimentare, medico, approntamento di infrastrutture e invio di personale militare per costruire una cintura di sicurezza nell'Area) quantificabili in altre decine e decine di milioni di euro all'anno. Di più.
Il Quirinale si prepara a creare le condizioni politiche e istituzionali per assorbire lo shock energetico, economico e sociale che investirebbe l'Italietta all'indomani di un aggressione di Usa e Israele all'Iran? Il peggio sarebbe un mix.
Intanto occorre prendere atto, con sconcerto e crescente preoccupazione, di quello che succede oggi, o meglio, cos'è successo il 24 Novembre alla periferia di Kabul, anche se dal Ministero della Difesa si continua a ripetere, come dischi rotti, che l'esplosione che ha ucciso il maresciallo Daniele Paladini non era intenzionalmente diretta contro il (nostro) contingente. Elemento che la dice lunga su cosa pensi la gente della "missione di pace" in Afghanistan.
Era già successo per i 5 razzi piovuti sull'aeroporto di Herat quando si è sostenuto che l'attacco era stato indirizzato contro edifici prospicienti dove alloggiavano forze di polizia afghane.
Un attacco che segnala oltre ad un preoccupante salto di qualità nella capacità offensiva della guerriglia pathsun anche un controllo, momentaneo o duraturo lo dirà il tempo, del territorio immediatamente a ridosso di Camp Arena e Vianini.
La gittata dei razzi arrivati a bersaglio non supera i 2 km. In questo raggio esistono dunque "forze ostili" capaci di muoversi sul campo come "pesci nell'acqua".
Il che apre enormi problemi di sicurezza, anche nella viabilità stradale, alle pattuglie, ai mezzi blindati e ai convogli di rifornimento che entrano ed escono dal perimetro dell'aeroporto di Herat. Il Bel Paese non potrà non uscire da Kosovo, Afghanistan, Libano e Darfur che ammaccato e più povero.
Abbiamo un Ministro della Difesa di stupefacente intelligenza e destrezza nel segnalare azzeccate analogie tra l'Italia e l'Afghanistan. Per trovare un raffronto perfettamente calzante abbiamo dovuto aspettare la perdita di un altro militare italiano, questa volta, alla periferia di Kabul: il maresciallo Daniele Paladini. Un uscita, quella del Titolare di Via XX Settembre, che la dice lunga. Anche se non lo sapevamo, il "picciotto" di Prodi oltre che la laurea in "strategia militare" ne ha una ben più prestigiosa in psicologia e comunicazione di massa.
"Non possiamo abbandonare – ha detto – Herat e Kabul perché è come se le forze dell'ordine lasciassero nelle mani della delinquenza la Sicilia e la Campania".
E la Calabria, la Puglia e il resto della criminalità che devasta il Bel Paese a macchia di leopardo dove la mettiamo Sig. Ministro?
Insomma, l'Afghanistan come un problema di ordine pubblico da risolvere con qualche retata, dei processi e delle condanne, tanto per far sentire il peso dello Stato.
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mercoledì, 28 novembre 2007

PACIFISTI E GUERRAFONDAI?

PACIFISTI E GUERRAFONDAI?
G.P. Ripensare Marx 26 novembre 2007

prc2004_500La vicenda del militare italiano morto in Afghanistan riapre una questione annosa, quella della presenza dei nostri contingenti nelle zone calde dei conflitti internazionali. Qualsiasi valutazione sugli eventi di questa fase dovrebbe partire da un dato di fatto inequivocabile: il nostro paese va a traino di aggressioni imperiali che sono parte di una strategia militare complessiva, a guida Usa, per il controllo delle aree strategiche del globo.
Il problema, dunque, non è morale, perché la guerra è sempre “cattiva†e solo pochi pazzi potrebbero affermare il contrario. E’ devastante per i popoli che la subiscono, e tra questi, lo è ancor di più per le classi subalterne che ne pagano il prezzo più alto. Ma la guerra è anche un affare per molti soggetti. E non stiamo parlando delle solite industrie di armamenti e delle lobbies militari.
La guerra può diventare merce di scambio anche per movimenti ed organizzazioni che predicano il pacifismo a parole salvo ammansirsi quando giungono i finanziamenti governativi per le iniziative a sostegno dei civili. In questa asserzione c’è tutto lo scoloramento delle bandiere arcobaleno e di quell’universo di sigle che dietro i drappi variopinti confonde gli “alti†scopi di riconciliazione del mondo con gli interessi di bottega.
Non vogliamo fare nomi ma tutti sanno, più o meno, che questi gruppi prendono soldi dai governi per cui, a parte le convocazioni rituali di piazza con le quali si garantisce la catarsi identitaria ai pochi allocchi che ci credono, difficilmente scelgono la strada della contrapposizione frontale con il potere esecutivo.
Il controsenso aumenta se al governo siedono moralizzatori di sinistra da sempre “vicini†ai problemi dei popoli vessati dalla guerra. Questi stessi pacifisti soccorsero D’Alema quando gli fu ordinato di bombardare la Jugoslavia ed ebbero in premio, per il loro silenzio, finanziamenti a pioggia per le successive missioni umanitarie. In quella occasione si concretò la paradossalità del massimo coordinamento tra carnefici e falsi soccorritori, i primi a rompere la testa agli jugoslavi e i secondi, molto amorevolmente, a portargli i cerotti. Addirittura, il governo D’Alema mise su una missione di aiuti in proprio, quella Arcobaleno, grandemente pubblicizzata da tv e giornali. Furono raccolte donazioni per milioni di euro, molti dei quali andarono nelle tasche dell’UCK, laddove nulla arrivò alla popolazione martoriata dai bombardamenti.
In questo momento così delicato i pacifisti sono addirittura spariti, si sente, di tanto in tanto, qualche dichiarazione “con molti se e molti maâ€, tutto il contrario dell’ardore con il quale si contestavano le scelte guerrafondaie del governo Berlusconi. Nel programma dell’Unione, quello con il quale si chiese il voto agli elettori, era stato scritto che, per il futuro, il governo di centro-sinistra avrebbe lavorato al fine rafforzare il ruolo degli organismi internazionali (questi non sono mai stati così deboli e inutili quanto oggi). Oltre a ciò veniva caldeggiato il rientro dall’Irak. Già in questo episodio Prodi & c., nonostante gli annunci su un ritiro immediato, non si distanziarono affatto da Berlusconi e attesero la data fissata da costui per il rientro delle nostre truppe. Beffa delle beffe, il giorno dopo sentimmo i cespugli della coalizione e i soliti pacifisti ad intermittenza che si prendevano il merito di questa scelta “coraggiosaâ€.
Dell’Afghanistan, scenario molto più complicato, nel programma elettorale non veniva fatta parola ma la tendenza di fondo, dato il continuo civettare tra gruppi pacifisti e partiti di governo, lasciava presagire, perlomeno, che non ci sarebbero stati altri rifinanziamenti. Ed invece il parlamento, nel marzo e nell’agosto del 2007, approvò il rifinaziamento per ben due volte con gli pseudopacifisti di sinistra che si stracciarono le vesti e la coscienza perchè non potevano far tornare Berlusconi per alcune divergenze riguardanti la politica estera.
Oggi apprendiamo che i nostri uomini laggiù sono aumentati di 300 unità, in totale 2160 soldati (ai quali vanno aggiunti 25 uomini della missione Eupol e 105 di Active Endeavour).
L’attacco dell’altro ieri, quello che ha causato la morte del maresciallo Daniele Paldini, dimostra quanto il contingente italiano sia ormai percepito dai taleban per quello che realmente è, un esercito di sostegno all’aggressore americano. Motivo per il quale la frottola sulla forza d’interposizione a tutela dei civili non regge più in Afghanistan e non terrà a lungo nemmeno negli altri scenari dove è impegnato l’esercito italiano.
Il tragico evento non ci ha risparmiato il solito balletto delle dichiarazioni dei nani della politica e dei giornalisti di regime che coprono con il “patriottardismo†più becero l’accattonaggio verso il paese dominante. Ma lo spirito della Patria (quella con la P maiuscola), svenduto a saldo da questi omuncoli, viene quotidianamente umiliato sotto il peso delle menzogne imperiali con le quali si giustifica il sacrificio dei nostri giovani.
Ovviamente, non posso che dirmi umanamente dispiaciuto per la fine atroce di un uomo ma non ho nessuna intenzione di associarmi al coro unanime di chi nasconde le proprie responsabilità dietro le solite affermazioni di circostanza. Le false manifestazioni di cordoglio, proferite a iosa in momenti come questo, dimostrano quanto il patriottismo dei nostri politicanti sia misero e straccione. Per loro il limite che distingue un eroe da un terrorista è tutto nella sua appartenenza al mondo civilizzato occidentale, chi non ne fa parte non può riceverne onore o compassione.
Nel frattempo anche Bertinotti e il suo partito si sono smarcati dalla richieste di ritiro immediato. Le ultime manifestazioni delle sinistra sedicente radicale per porre fine alla missione afghana risalgono alla primavera scorsa, dopodichè superiori interessi di governo (e di cadrega) hanno imposto maggiore cautela ai rimasugli comunisti(quelli che con lo pseudopacifismo dichiarato e mai perseguito avevano raccolto un bel po’ di voti). Oggi risulta che ci sono circa 7714 militari italiani sparsi sullo scacchiere internazionale. Solo nella missione UNIFIL in Libano ne sono impegnati circa 2450, altri 2255 sono stanziati nei Balcani.
Due guerre direttamente volute dagli Usa e una condotta dagli israeliani conto terzi, quale eroismo potrà mai venir fuori da tutto ciò?
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mercoledì, 28 novembre 2007

RIFONDARE COSA?

RIFONDARE COSA?
Pensare in profondo 28.11.07

prc2004_500Rifondazione Comunista non ha da rifondare nulla. Il suo declino e la lenta morte sono testimoniate dal modo in cui una parte dei suoi dirigenti, e della corte di intellettuali che li segue, parlano a quella che dovrebbe essere la sua base di riferimento. Un linguaggio incomprensibile e che può andare bene in qualche salotto o tra poche e selezionate elite.
Cosa volete che capisca uno quando sente Giordano dire"A Gennaio ci vuole una nuova fase politica. Chiediamo una verifica" o Bertinotti affermare"Riproposta una evidente difficoltà tra esecutivo e parlamento".
La sindrome del cashmere attanaglia quell'accozzaglia di geni della politica che, purtroppo, ho votato. Gente che si avviluppa nella forma perchè manca di sostanza, di una strategia seria ed alternativa a tutto quanto ci circonda.
Cosa vorrei da costoro? In primo luogo che fossero messi nella condizione di godere in pace la loro pensione da notabili della politica.
Azzerare quella pletora di finti comunisti, alla ricerca del verbo che fu, sarebbe già un bell'inizio per ritrovare l'entusiasmo e ricominciare di nuovo.
Parole, chiacchiere, analisi di difficile interpretazione in sostanza il vuoto assoluto.
Il paradosso di una strategia alternativa è fare in modo che i processi in atto maturino fino in fondo. Lavorare in modo pesante su quelli. Senza guardare in faccia a nessuno. Assumersi il compito e la responsabilità di passare il proprio tempo in galera , se necessario. Riempire le strade ed i quartieri con la resistenza e la rabbia che c'è. Plasmarla e farla esplodere. Tenere conto delle situazioni concrete del suo popolo o di quello che aspira a rappresentare. Quello che leggiamo è politichese, analisi tutte interne al sistema di valori e di compatibilità in essere. Nulla che vada al di là del proporre una logica del tipo " non esagerate troppo".
Mendicare pezzi di welfare, sapendo che il risultato è a somma zero, è una chiara indicazione di connivenza con il sistema in essere. La questione, compagni, non sono le briciole. Quelle i borghesi "illuminati" ed i partiti "popolari" sanno bene quando e come distribuirle. Non c'è bisogno di rifondare nulla per quello. Basta quello che c'è. Cosa volete che cambi nella vita di una pensionata (esempio mia suocera) che ha 470€ al mese di pensione, che riesce a vivere in affitto solo perchè lo paga sua figlio (550€ al mese)e che divide il suo latte serale con la gatta?
Due giorni fa la parrocchia le ha fornito un pò del minimo per andare avanti e tra un pò avrà quella briciola che per questo anno, e fino a che ci saranno fondi, il governo di monsignore Prodi le darà.
Quello che vogliamo è un movimento che abbia come riferimento il pane nella sua totalità, ed il forno che lo cuoce con la materia prima che serve per alimentarlo e produrlo. Il resto sono chiacchiere inutili.
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mercoledì, 28 novembre 2007

AFGHANISTAN: PICCOLO DOSSIER SU CIO' CHE GLI ITALIANI NON DEVONO SAPERE

AFGHANISTAN: PICCOLO DOSSIER SU CIO' CHE GLI ITALIANI NON DEVONO SAPERE
a cura di G. La Grassa e A. Berlendis Ripensare Marx 28 novembre 2007

ehoccmmskfsrsveshdscNel pezzo scritto ieri sera per il blog, avevo preannunciato l’inserimento di un articolo di poco meno di un mese fa apparso, a quanto ne so, soltanto sul Sole24ore (almeno per quanto riguarda la grande stampa di carattere nazionale). Quanto alla TV, non credo proprio che abbia mai dato le notizie qui riportate. Un nostro “bloggista†ha poi “scovato†altri due articoli che non hanno certo avuto diffusione. Non sono notizie “di giornataâ€, ma ritengo utile che siano conosciute più largamente, perché indicano con estrema chiarezza quale tipo di “missione di pace†sia quella condotta in Afghanistan, anche dalle nostre truppe. Ed è vero che tali notizie sono nascoste perfino dalla sinistra detta “estremaâ€, che fa la “pacifista†e, per salvarsi l’animaâ€, chiede il ritiro delle truppe, ma non fa mai cadere un governo di ipocriti e mentitori, al servizio dei guerrafondai imperialisti USA. Adesso, per l’ennesima volta, ci si dichiara pronti a votare a favore di questo governo, ma con “verifica a gennaioâ€. Che cialtroni! Mai visto individui più marci di così. Ma tanto sanno di poter fare di tutto con quella parte della popolazione italiana (la peggiore e più corrotta) che continua a sostenerli e votarli. A questo punto, le socialdemocrazie del 1914 erano di un candore abbagliante di fronte a questo ciarpame che ha solo l’apparenza dell’umano. Ma pagheranno, oh se pagheranno! Purtroppo, non saremo noi a farli pagare; non importa, purché paghino!!

Soldati italiani in battaglia
di Gianandrea Gaiani da Il Sole 24 Ore del 31/10/2007
Afghanistan. Offensiva dei taiebani nella provincia di Farah, sotto il comando del generale Macor

I talebani sono penetrati in forze nel settore dell'Afghanistan occidentale presidiato dalle truppe Nato sotto il comando italiano. Lunedì, circa 400 jihadisti provenienti dalla provincia meridionale di Helmand sono entrati nel distretto di Gulistan, nella provincia di Farah, la più calda tra le quattro assegnate al Comando regionale Ovest della Nato, guidato dal generale degli alpini Fausto Màcor.
Secondo quanto riferito dal capo della polizia di Gulistan, Abdul Rehman Sarjang, i talebani si sono uniti ai guerriglieri locali per prendere il controllo del capoluogo dove «hanno sparato contro la popolazione uccidendo sette persone». Un portavoce dei talebani, Yousuf Ahmadi, ha confermato la conquista del distretto abitato da circa 55mila persone, per l'8o% di etnia pashtun e per il resto tagiki.
Sarjang ha dichiarato che i suoi agenti hanno subito tre caduti, ma hanno ucciso o ferito oltre una ventina di talebani prima di ripiegare di fronte alla superiorità numerica del nemico. «Abbiamo dovuto effettuare una ritirata tattica», ma l'ufficiale ha confermato che truppe afghane e della Nato stanno combattendo per «riprendere il controllo totale del distretto». Un'affermazione che confermerebbe il coinvolgimento delle truppe italiane schierate a Farah insieme a 200 militari americani del Provincial reconstruction team e a un reparto di Berretti verdi, forze speciali che dipendono però dal comando di Enduring Freedom.
Proprio per contrastare la penetrazione talebana, il comando italiano ha dislocato fin dall'anno scorso a Farah un centinaio di fanti della Forza di reazione rapida e alcuni distaccamenti di incursori. Nessuna fonte ufficiale italiana ha fornito notizie sulle operazioni in corso. Secondo indiscrezioni le truppe italiane per il momento non parteciperebbero direttamente agli scontri, ma fornirebbero supporto a un battaglione dell'esercito afghano e ai reparti di polizia impegnati nei combattimenti.
I mezzi in dotazione comprendono tre elicotteri da trasporto CH-47, due velivoli teleguidati da ricognizione Predator (in grado di mantenere per lungo tempo una sorveglianza capillare del territorio) e cinque elicotteri da combattimento Mangusta (due recentemente spostati dall'aeroporto di Herat alla base di Farah).
Se i dati forniti dalla polizia verranno confermati, quella in corso nel Gulistan è la più grande offensiva talebana nel settore a comando italiano. Per questo pare improbabile che le truppe italiane e alleate non vengano coinvolte nei combattimenti tenendo conto della debolezza delle truppe governative e che i consiglieri militari italiani e americani addestrano e accompagnano in azione i battaglioni afghani.
Il distretto del Gulistan era già stato occupato dai talebani che ne vennero cacciati dopo aspri combattimenti nel settembre 2005, in base alla tattica che prevede di assumere il controllo di un distretto per poi ritirarsi all'arrivo dei rinforzi alleati. Con l'esclusione di Musa Qala, a Helmand, ormai da un anno in mano agli uomini del mullah Omar.

MISTERI AFGHANI
Analisi Difesa anno 8 numero 82 del 27 novembre 2007
Editoriale di Gianandrea Gaiani

14 novembre - E’ proprio vero che il genio italico non conosce confini. Anche negli angoli più remoti del mondo sappiamo imporci per la nostra capacità di integrarci con le popolazioni locali, superandole spesso per capacità nelle loro caratteristiche peculiari. Tutti sanno che l’Afghanistan è una terra misteriosa ma pochi si sono accorti che dopo cinque anni di missione a Kabul e a Herat noi italiani siamo riusciti ad essere più misteriosi degli afgani soprattutto quando si tratta di raccontare le operazioni belliche. Una vecchia regola della comunicazione ci ricorda che “più si parla più aumentano le probabilità di dire sciocchezze†ma a volte anche il silenzio rischia di coprire di ridicolo specie quando si tratta del silenzio delle istituzioni. I misteri afgani o i misteri italiani in Afghanistan cominciano ad essere molti, a nostro avviso troppi per un paese democratico.
Il mistero del blitz - A quasi un mese e mezzo dal blitz del 24 settembre che portò alla liberazione dei due agenti del SISMI catturati dai talebani, nulla è stato finora chiarito. Il maresciallo Lorenzo D’Auria pare sia deceduto in seguito alle ferite provocate dagli incursori britannici dello Special Boat Service. Pare, perché di certo nulla è stato detto da nessuna fonte ufficiale. Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, in Parlamento ha ammesso di non disporre dei dettagli sull’operazione mentre secondo Massimo Brutti, vice presidente del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi che ha ascoltato l’ammiraglio Bruno Branciforte, “il SISMI non ha elementi diretti su come si è svolto il blitzâ€. Possibile che né il ministro né i servizi d’intelligence sappiano raccontarci com’è andata quella vicenda ? Eppure l’operazione è stata condotta dal comando NATO di Herat, guidato dal generale italiano Fausto Macor, che ha attivato per il blitz la Task Force 45, l’unità di forze speciali italiane comandata da un ufficiale del 9° reggimento Col Moschin. Secondo quanto riferito da notizie d’agenzia, l’ammiraglio Branciforte avrebbe ammesso che alcuni italiani si trovavano sugli elicotteri quando è scattata l'operazione delle forze inglesi anche se il compagno di sventura di D’Auria ha riferito di aver visto solo “personale ingleseâ€. Da quanto reso noto l’intelligence aveva scoperto l’edificio dove erano detenuti i due militari ma il governo non autorizzò il blitz notturno degli incursori italiani per non mettere in percolo i civili del villaggio. Azioni del genere vengono però preferibilmente condotte di notte. I civili dormono (anche se il Ramadan aumenta le attività notturne della popolazione), così come parte dei sequestratori e gli incursori devono attaccare bersagli fissi contando sul vantaggio offerto dai visori notturni dei quali i talebani sono privi. Fonti autorevoli hanno riferito che il via libera al raid arrivò da Roma troppo tardi, quando ormai in Afghanistan era l’alba. Ritardi dovuti alle accese discussioni su rischi e implicazioni politiche del blitz, complicati dalla trasferta a New York di Romano Prodi e Massimo D’Alema. Anche la dinamica dell’attacco suscita perplessità. I britannici, da forze di supporto, divennero protagonisti quando i mezzi con gli ostaggi partirono verso sud richiedendo un attacco immediato anche se il commilitone di D’Auria ha riferito che il blitz è scattato dopo due ore di viaggio. Gli incursori italiani entrarono nel covo ormai abbandonato dei talebani mentre i britannici attaccarono i due veicoli impiegando elicotteri e Land Rover in un attacco frontale necessario ma che ha esposto gli ostaggi. Strano poi che due italiani siano stati liberati da incursori britannici con un raid condotto all’interno del settore italiano e quando i nostri reparti speciali si trovavano in quell’area. Vuoi vedere che a Roma hanno preferito lasciare agli inglesi il lavoro sporco per avere meno rogne dai loro “alleati†ambientalisti e comunisti?
Il mistero dei mezzi "saltati in aria" - Intervenendo il 30 ottobre all’apertura dell'anno accademico della Scuola di Applicazione di Torino, il capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Fabrizio Castagnetti ha dichiarato alla stampa che “di questo passo rischiamo di non poter sostituire i mezzi che i talebani ci fanno saltare in ariaâ€. Un commento schietto ai possibili tagli della legge Finanziaria sul Bilancio della Difesa ma l’espressione utilizzata induce a porsi una domanda. Quanti mezzi italiani sono stati fatti saltare in aria dai talebani ? La censura posta dal ministro Parisi sulle operazioni in Afghanistan non solo impedisce ai reporter di seguire sul campo le attività dei nostri militari ma ha anche ridotto quasi a zero il flusso d’informazioni fornite dagli uffici stampa di Kabul ed Herat. In base alle scarne notizie degli ultimi 12 mesi i mezzi distrutti dai talebani dovrebbero essere due blindati Puma, tre veicoli Lince e un fuoristrada di modello civile. L’affermazione del generale Castagnetti sembrerebbe però indicare che i mezzi andati perduti siano molti di più di una mezza dozzina dal momento che, se così non fosse, la loro sostituzione non costituirebbe un grave problema finanziario. Considerato che alcuni scontri a fuoco che hanno coinvolto i nostri soldati sono stati rivelati solo da fonti giornalistiche, è quasi certo che, in assenza di vittime italiane, molte azioni di combattimento non siano state rese note dal Ministero della Difesa. Veicoli e mezzi blindati potrebbero aver subito seri danni o essere stati distrutti da mine stradali, lanciarazzi talebani o colpi di mortaio e razzi sparati dentro le basi della NATO. Attacchi che potrebbero anche non aver provocato danni seri agli equipaggi. Considerato che i mezzi li paghiamo noi contribuenti, sarebbe utile sapere da fonti ufficiali come stanno le cose.
Il mistero della battaglia invisibile - I progressi della tecnologia militare italiana hanno raggiunto livelli portentosi nella prima decade di novembre. Ormai sono molti i paesi avanzati in grado di mettere in campo aerei e navi “stealthâ€, cioè invisibili ai radar. Noi italiani però operiamo con successo su scala ben più ampia rendendo invisibile una grande battaglia in corso ormai da quasi due settimane. Come vi raccontiamo nell’articolo di copertina oltre 700 talebani hanno conquistato a fine ottobre due distretti della provincia di Farah mettendone a ferro e fuoco un altro. Indiscrezioni e frammenti di notizie sono emerse da fonti afgane e internazionali ma dal comando di Herat e dal Ministero a Roma nessuno ha rilasciato commenti o dichiarazioni. Eppure laggiù sono i nostri soldati a combattere. O almeno dovrebbero visto che alcune fonti afgane rilevano accuse della popolazione che rimprovera i soldati alleati (cioè gli italiani) di non affiancare le truppe locali in combattimento. Un’affermazione infamante, che ha il sapore di un’accusa di codardia ma alla quale finora nessuno, in uniforme o in doppiopetto, ha risposto. Neppure uno scarno comunicato o un “stiamo ripiegando su posizioni prestabiliteâ€, la formula usata dalla propaganda per edulcorare le sconfitte durante la seconda guerra mondiale. Anche la riconquista di uno dei due distretti perduti , il 9 novembre, è giunta da fonti locali confermate l'11 novembre da un interessante comunicato del comando della Combined Joint Task Force 82 che dal quartier generale di Bagram ha riferito della liberazione di Gulistan effettuata da truppe afgane, della NATO e di Enduring Freedom.
Circa 500 soldati italiani, afgani e americani hanno combattuto e vinto insieme. Ma Parisi e D'Alema non ci avevano detto che non ci sarebbero più state sovrapposizioni tra ISAF ed Enduring Freedom nel nostro settore ? Ricordiamo male o iI due ministri si erano addiruttura spinti a chiedere la chiusura della missione antiterrorismo americana ? Che sia questo il mistero da tenere segreto agli alleati di governo verdi e comunisti che certo mal digerirebbero la notizia che gli italiani in Afghanistan combattono al fianco degli amerikani? Sotto pressione, la Difesa ha risposto il 14 novembre all'interrogazione dell'onorevole Severino Galante (Pdci) ammettendo che nell'a prima decade di novembre militari italiani "in attività di ricognizione e supporto alle forze di sicurezza afgane hanno subito isolati attacchi da parte di elementi ostili" ed hanno risposto al fuoco"..
Il mistero delle vittime civili - Il cittadino/contribuente italiano non deve sapere che è in corso la più massiccia offensiva talebana contro il settore presidiato dai nostri soldati, né che il 5 novembre è stata denunciata la morte di alcuni civili colpiti per errore dai bombardamenti aerei della NATO contro un gruppo di talebani nella provinciali Badghis. Un’area affidata alle truppe spagnole ma sotto il comando italiano. Vuoi vedere che anche gli italiani, dopo aver accusato gli anglo-americani di bombardare indiscriminatamente i civili, ordinano ai jet di colpire i talebani nonostante i rischi di provocare danni collaterali? Le vittime civili di Badghis, come sempre tutte da confermare, sarebbero due bambini, colpiti da bombe che avrebbero distrutto molte case. Anche su questo argomento tutto tace, anzi, tutti tacciono. Un silenzio che stride ancor di più notando che alle stesse domande rispondono senza difficoltà militari e politici afgani ai quali, di questo passo, dovremmo chiedere presto una mano per ripristinare la democrazia in Italia. L’aspetto più incredibile è la miopia e l’arroganza di una classe politica che zittisce e mortifica i militari mentre nega l’informazione all’opinione pubblica, senza rendersi conto che così facendo si sta scavando da sola la fossa. A quel funerale saranno in pochi a spargere lacrime.

Afghanistan, guerra sul fronte occidentale La provincia di Farah, sotto comando italiano, sta cadendo in mano ai talebani
Enrico Piovesana 02.11.2007 http://www.peacereporter.net/

Si combatte ormai da cinque giorni sul fronte occidentale di Farah, provincia rientrante sotto il comando regionale italiano di Herat. L’esercito afgano, nonostante il supporto aereo della Nato, non riesce a fermare l’avanzata talebana partita all’inizio della settimana.
L’avanzata talebana verso ovest. Oltre settecento guerriglieri armati fino ai denti e dotati di decine di fuoristrada erano scesi lunedì dalle loro roccaforti sulle montagne di Musa Qala, nella provincia di Helmand, muovendo verso ovest e prendendo il controllo del distretto montano di Gulistan, nella parte orientale della provincia di Farah. Da lì, due giorni dopo, hanno proseguito la loro avanzata verso ovest, calando in forze nelle vallate del distretto di Bakwa. L’esercito governativo e la polizia afgana non hanno potuto fare altro che ripiegare e chiamare i rinforzi Nato arrivati sotto forma di cacciabombardieri e forze speciali – che in questa area comprendono alcune decine di incursori dell’esercito e della marina italiani. Qari Mohammad Yousuf, portavoce dei talebani, ha dichiarato che il loro obiettivo è prendere il controllo di tutta la provincia.
Trecento morti in una settimana. Il bilancio ufficiale dei combattimenti, che ora infuriano a poche decine di chilometri dal capoluogo provinciale, è finora di oltre venti militari afgani morti e di circa sessanta presunti talebani uccisi. Si parla anche di diverse vittime tra i civili, che il governo attribuisce però al fuoco talebano.
In contemporanea con l’avanzata verso ovest, dalle loro basi nell’Helmand settentrionale i talebani hanno scatenato altre offensive anche verso sud e verso est, attaccando il distretto di Nad Alì nella provincia di Helmand, quello di Arghandab nella provincia di Kandahar e quello di Baluch nella provincia di Uruzgan. Le forze Nato britanniche, canadesi e olandesi sono riuscite a respingere gli attacchi solo dopo violente battaglie nelle quali, secondo la Nato, sarebbero rimasti uccisi circa 180 presunti talebani e molti soldati afgani. Vittime che portano a quasi 300 i morti della sola ultima settimana di guerra in Afghanistan, e a oltre 6 mila quelli dall’inizio del 2007.
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mercoledì, 28 novembre 2007

IL TESTIMONE E’ SERVITO

IL TESTIMONE E’ SERVITO
SOLANGE MANFREDI Paolo Franceschetti 16.11.2007

segretoIn tutti gli scandali, stragi ed omicidi eccellenti della storia d’Italia cui sono stati coinvolti - in vario modo - i servizi segreti, non si è mai giunti ad individuare il responsabile ma in compenso vi sono una serie di costanti. Una di queste è la morte dei testimoni.
E’ stato così per lo scandalo Sifar (Servizio Informazioni Forze Armate) che, nel 1964, aveva predisposto un piano per attuare un vero e proprio colpo di Stato militare (c.d. Piano Solo, perché coinvolgeva la sola arma dei Carabinieri). La verità, su questo scandalo, si saprà solo 30 anni dopo. In parte perché su molti documenti verrà posto il segreto di Stato (segreto che, si scoprirà poi, è servito a coprire anche reati gravissimi che nulla avevano a che vedere con la sicurezza del nostro paese); in parte perché i testimoni sono morti.
E’ il caso del Generale Giorgio Manes, vice comandante dell’arma dei Carabinieri che, convocato a deporre davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta, il giorno della deposizione viene colpito da infarto nella Bouvette di Montecitorio (probabilmente dopo aver bevuto un caffè) e muore prima dell’audizione. Da notare che quella delle morti dopo aver bevuto il caffè è una costante nella storia d’Italia (v. ad esempio Sindona).
Identica sorte è quella che tocca al Colonnello Renzo Rocca, capo dell’Ufficio Rei del Sifar. Anche lui convocato a deporre davanti alla Commissione di inchiesta, viene trovato morto nel suo ufficio pochi giorni prima della deposizione ucciso da un colpo di pistola. Prima dell’arrivo del magistrato, agenti dei servizi segreti prelevano dall’ufficio e dall’abitazione di Rocca numerose bobine registrate e intere casse di documenti. Per la Procura si è trattato di suicidio.
Non diversa la storia per quanto concerne la strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre del 1969. Agli inizi del 1972 si possono contare già 13 morti tra i testimoni (4 suicidi e 9 morti per infortunio). La situazione è così grave che il Presidente della Corte di Assise di Roma, Falco, preoccupato per la "moria dei testimoniâ€, invia una lettera al Presidente del Tribunale, per sollecitare la fissazione del processo.
Anche in questo caso le morti sono particolari; c’è il caso di Calzolai che annega in pochi centimetri d’acqua o Muraro che, pochi giorni prima di essere sentito dal magistrato, precipita dalla tromba delle scale e poi, sfracellato, fa ancora un balzo per andare a morire nella botola dell’ascensore (da notare che proprio lo stesso Muraro, pochi giorni prima di morire aveva detto ad un amico: “vedrai che mi ritroveranno morto nella buca dell’ascensoreâ€). E poi si coniano termini nuovi per giustificare morti inspiegabili, come quella dell’anarchico Pinelli nel 1969, precipitato dalla finestra; dapprima si disse che era un suicidio poi la versione cambiò e divenne un malore tale da provocarne la caduta dalla finestra; verrà coniato il termine di “morte un malore attivoâ€.
Ma le cose non cambiano neanche per il Golpe Borghese. Qui a morire è il protagonista, il Principe Julio Valerio Borghese che, fallito il colpo di stato, fugge in Spagna. Iniziati i processi per il Golpe decide di rientrare. Non farà in tempo. Nel 1974 morirà in Spagna in circostanze mai chiarite (si parlò anche di un suo possibile avvelenamento).
E che dire poi di Ustica. Decine di morti tra i testimoni. Le più fantasiose. Chi si impicca lo fa ad un metro da terrà (verranno chiamati suicidi in ginocchio) e molti moriranno, anche in questo caso, pochi giorni prima di deporre. E così troviamo:

Ivo Nutarelli e Mario Naldini, i piloti dell’aeronautica che si trovavano a bordo del TF 104 decollato dall’aeroporto militare di Grosseto la notte della tragedia di Ustica. Il 28 agosto 1988 moriranno nella sciagura delle frecce tricolori a Ramstein, in Germania. La settimana successiva dovevano essere interrogati dai giudici romani dell’ inchiesta su Ustica;

Roberto Boemio, generale dell'Aeronautica in pensione, ex capo di stato maggiore della terza divisione aerea (con base a Martina Franca) personaggio chiave nell'inchiesta di Ustica, tanto che a seguito delle sue rivelazioni vengono incriminati degli alti ufficiali, il 13 gennaio 1993 viene accoltellato a morte a Bruxelles da due sconosciuti. Anche lui pochi giorni dopo sarebbe stato nuovamente ascoltato dal giudice titolare delle indagini;

Maurizio Gari, master controll nella sala radar di Poggio Ballone: il 9 maggio del 1981 stroncato da un infarto a soli 32 anni;
Alberto Mario Dettori, addetto all'identificazione dei velivoli in volo presso il radar di Poggio Ballone, apparentemente “suicidatosi†il 30 marzo del 1987;

Franco Parisi, Sergente Aeronautica in servizio al Radar Otranto, apparentemente “suicidatosi†il 21 dicembre del 1995;

Sergio Castellari, apparentemente “suicidatosi†il 25 febbraio del 1993; il soggetto viene trovato morto con la pistola in tasca e il cane della pistola alzato.

Mario Ferraro, colonnello dei Servizi segreti, apparentemente “suicidatosi†il 15 luglio 1995;

Giuseppe Santovito, direttore del Sismi, morto in clinica nel febbraio del 1984, apparentemente in conseguenza di un’improvvisa cirrosi epatica.

Giorgio Teoldi, comandante dell'aeroporto miliare di Grosseto, l’08 agosto 1980 si schianta a bordo della sua auto lungo la via Aurelia, che esce di strada all’improvviso, in un rettilineo.

Giorgio Furetti, sindaco di Grosseto, muore il 04 aprile del 1984 investito da un motorino.

Licio Giorgieri, Generale al Registro Aeronautico Italiano, che la notte della strage era bordo di un PD 808, muore il 20 marzo 1987 a Roma, in un attentato colpito a morte da un commando delle Ucc (Unità comuniste combattenti).

Ugo Zammaroni, maresciallo dell' Aeronautica, in forza alla base Nato di Decimomannu, in Sardegna, e stava conducendo un' indagine sul Mig libico caduto sulla Sila. Il 14 agosto del 1988, mentre passeggia con un’amica, viene investito da una moto con in sella due drogati. Mentre i corpi dei drogati appaiono sfracellati il cadavere di Zammaroni e della sua amica sono integri. Non verrà fatta nessuna autopsia. Le valige del maresciallo scompariranno dall’albergo.

G. Totaro, impiccatosi al portasciugamani del bagno.

Antonio Muzio, maresciallo dell'Aeronautica in forza presso l’aeroporto di Lamezia Terme (dove erano stati conservati i resti del Mig e i nastri di registrazione del volo) viene ucciso a colpi di pistola 1 febbraio 1991.

Antonio Pagliata, maresciallo dell’Aeronautica, il 13 novembre 1992 muore in un incidente stradale;

Sandro Marcucci, dell'ex colonnello pilota della 46a aerobrigata di stanza a Pisa, il 02 febbraio 1992 precipita con il suo Piper senza nessuna causa apparente.

E così per Ilaria Alpi, anche in questo caso il retroscena dell’omicidio si snoda tra losche vicende di traffici illeciti e intrecci con faccendieri legati ai servizi segreti. Anche in questo caso il testimone muore in un agguato a Mogadiscio.
E così per la Strage di Nassiria sino a giungere ai nostri giorni con lo scandalo del sequestro Abu Omar operato dai nostri servizi segreti in accordo con la CIA. Qui a morire, apparentemente “suicidatosiâ€, è Adamo Bove, ex poliziotto della Digos, responsabile della sicurezza Tim. Bove aveva collaborato sia con la magistratura milanese per le indagini sul sequestro Abu Omar, sia con quella romana sul dossieraggio illegale. Il 21 luglio 2006 Adamo Bove si butta da un viadotto della tangenziale di Napoli. Il “suicidio†verrà motivato sui giornali da una forte depressione. La famiglia sosterrà con forza non solo che Adamo Bove non era depresso, ma che da tempo sospettava di essere pedinato da uomini armati. Una domanda sorge spontanea: perché un uomo che ha una pistola decide di suicidarsi buttandosi giù da un cavalcavia? Non sarebbe più semplice e facile spararsi? Una cosa è certa, se ti butti giù da un cavalcavia il tuo corpo è, poi, così mal ridotto che un’autopsia difficilmente potrà rilevare se tu sia stato spinto o, prima, percosso (difficile riscontrare ematomi o altro).
E la storia continua con quel terribile gioco che vuole che in ogni indagine in cui siano coinvolti i servizi segreti i testimoni muoiano e i processi si concludano senza aver individuato i responsabili.
postato da trotzkij alle ore 17:38 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: impero, italiota, segretiemisteri


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