Aurora

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venerdì, 29 febbraio 2008

Giuliano Ferrara e la maternità (la sua)

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venerdì, 29 febbraio 2008

IL PALINSESTO ELETTORALE DI VELTRONI

IL PALINSESTO ELETTORALE DI VELTRONI
Ripensare Marx 26 febbraio 2008

aa3-oVeltroni ha messo nero su bianco il programma del Pd. Obiettivo: segnare una discontinuità evidente con la precedente gestione di Prodi e dell’Unione. Inutile dire che quest’ultima è stata così disastrosa che serve una smarcatura in stile Ronaldo, dribbling, contro dribbling e doppio passo, per non essere associati ai fallimenti dell’ultimo biennio "unionista".
Walter ripete a cantilena, ma con poca convinzione, che Prodi ha lavorato bene e che non possono essere addebitate al professore bolognese le colpe di una coalizione riottosa la quale, per interessi di bottega, ha impedito al premier di portare a termine tutti gli obiettivi di governo. Una bottega nella quale i Ds erano maggioritari. Appare perciò un po’ paradossale che Veltroni si sia premurato di scaricare dall'alleanza solo la cosiddetta sinistra antagonista, quella che ha detto sì a tutte le nefandezze di Prodi & C. - e che fino all’ultimo ha tentato un accordo col Pd nonostante lo stesso si fosse già dichiarato favorevole al rifinanziamento delle missioni militari e alla creazione delle grandi infrastrutture tipo la TAV, tanto denigrate dagli ambientalisti arcobaleno (chi ha intenzione di votare per Bertinotti premier farebbe bene a prendere in considerazione questi segnali inequivocabili) - mentre ha riaccolto tra le proprie braccia l’infido Di Pietro e quei chiacchieroni dei Radicali. Veltroni fa lo smemorato e non dice nemmeno che nella coalizione di Prodi il suo partito era quello con il peso preponderante, il vero collante della maggioranza, tanto che, per fare passare l'idea della palingenesi politica, da lui avviata, deve fare opposizione a sé stesso rischiando la schizofrenia.
Ma siccome lui è certo di non cadere negli stessi errori di Prodi, con la solita sicumera degli inetti, imbarca Di Pietro e i Radicali, in quanto va benissimo il rinnovamento ma non esageriamo, di regali a Berlusconi è meglio non farne troppi.
Peraltro, il leader dell’Idv sta subendo qualche stoccata dai suoi ex amici magistrati, a causa di una denuncia nei suoi confronti, da parte di un membro del partito (al quale potrebbero presto associarsi anche altri, tra i quali Chiesa e Veltri) che lo accusa di aver agito in maniera poco chiara per quanto concerne la gestione dei finanziamenti pubblici all’Idv. Di Pietro avrebbe usato la cassa del partito come un vero feudatario, andando contro quanto previsto dallo statuto. Chi di giustizia ferisce di giustizia perisce, forse...
Quanto ai Radicali, non c’è che dire, sono l’esempio più chiaro di come le battaglie civili più inutili possano diventare la spina dorsale di un partito politico d’invertebrati, solo apparentemente fuori dai giochi di palazzo (vorremmo ricordare che Emma Bonino ha frequentato anche il salotto del Bilderberg). Credo che sotto quest’ultimo punto di vista i pannelliani siano il movimento più reazionario, più iperliberista e pro Usa di tutto l’arco politico ed è per questo che Veltroni li ha presi con sè.
Per tenere insieme il partito radicale ed i cattolici del Pd ci vuole la solita buona dose di “ma anche†veltroniani: “Davvero in Italia ci deve essere una nuova divaricazione tra laici e cattolici? Ma devvero, nel 2008, dobbiamo tornare a mettere in discussione il fatto che ci sono due verità: la prima è che le istituzioni sono laiche per loro natura e sono quelle che decidono. La seconda è che, però, ciascuno deve poter portare il suo punto di vista, anche religioso, nell’impegno civileâ€. Appunto, un rito satanico con l’acqua santa.
Ma il programma di Veltroni, purtroppo, è molto di più di tutto questo. E’ difficile riuscire ad inanellare una più lunga serie di luoghi comuni ad uso e consumo del peggiore politically correct odierno. Davvero ci vorrebbe un Balzac delle “Illusioni Perdute†per descrivere un personaggio come “Vartereâ€, uno di quelli che viaggiano con la testa sul fiume degli eventi pensando, solo per questo, di non essere trasportato dalla corrente ma di stare dirigendo lui stesso l’evenemenzialità storica.
Per esempio, per Uolter l’Italia ha bisogno di uno “sviluppo di qualità†che impedisca al pianeta di cuocere a causa del riscaldamento globale. Il “Sud può essere un luogo di opportunità†mentre “la parità di genere introdotta con le quote rosa garantirà la pluralità dei punti di vistaâ€, infine, “la ricerca sarà appannaggio dei ricercatori che sfonderanno con le loro idee†(anche se non si sa con quali fondi, visto che gli stessi vengono decurtati da ogni governo che si succede alla guida del paese). Ma se i ricercatori saranno selezionati con gli stessi metodi con i quali Veltroni sta indicando i figli di papà da inserire nelle liste del Pd non credo proprio che le opportunità, tanto sventolate, andranno a favore dei più meritevoli.
Insomma, il programma di Veltroni assomiglia molto di più ad un palinsesto televisivo ad effetto, fatto apposta per carpire l’audience della prima serata, che non ad un documento politico.
Poche idee e anche piuttosto confuse.
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venerdì, 29 febbraio 2008

Vicenza 24 febbraio 2008: 5000 serbi in corteo

Vicenza 24 febbraio 2008: 5000 serbi in corteo
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Una grande manifestazione di 5000 serbi è stata fatta passare al largo del centro di Vicenza. Anche la caserma Ederle è stata vietata dalle autorità italiane da Prefetto e Questore e dal Governo (di sinistra!) premurosi della tranquillità degli americani della peggiore delle brigate imperialiste distintisi in tutte le aggressioni dalla Corea al Vietnam all'Iraq all'Afghanistan. Un servizio enorme di carabinieri baschi neri e polizia vigilava la manifestazione.
Molti serbi comunque sono andati all'appuntamento fissato in precedenza nei pressi della caserma Ederle di qui poi si sono recati a piedi allo stadio da dove è partita la grande manifestazione fatta passare all'esterno di Vicenza e fatta arrivare in Campo Marzio davanti alla stazione. Migliaia e migliaia di persone moltissimi uomini, giovani, ragazze nella assoluta maggioranza operai nelle concerie, nei cantieri nelle fabbriche di molti altri settori. E con loro anche molti ragazzi. E con loro anche degli anziani, distinte vecchie signore. Molti con la candela in mano, con le icone, con centinaia di striscioni e cartelli che ripetevano quasi ossessivamente, il Kossovo è il cuore della Serbia, il 17 febbraio è stato un giorno terribile; basta col terrore Usa.
Più di un cartello inneggiava anche a Putin. Un grande striscione portato da molta gente. IL KOSSOVO E' LA GERUSALEMME DELLA SERBIA. Molte sono le donne che lo portano e, al lato dello striscione, dei ragazzi loro figli. Ma c'è anche un dolore cupo, una grande tristezza, una rabbia che per ora non trova risposte. Colpisce un ragazzo grande e grosso con un maglione rosso con scritto sù Serbia e un espressione buona triste, tutto intento a tenere accesa la sua candela che una bava insidiosa minaccia di spegnere. In questo pomeriggio incerto di febbraio la grande manifestazione si stringe attorno alle sue bandiere, al suo orgoglio, alle sue icone.
Ma quanto deserto intorno a questa grande manifestazione di uno spezzone fiero di classe operaia! Nessun partito italiano è presente, nessun comitato, nessun sindacato. Assente tutta la pletora dei compatibili e dei politicamente corretti. Incredibilmente nessuna bandiera del Comitato No Dal Molin la cui direzione manca così completamente il segno. Si sono fatti parlare a suo tempo nelle manifestazioni i pacifisti americani, ma non si accolgono invece gli
aggrediti e bombardati dagli americani.
I pochi compagni che siamo presenti con un paio di volantini e qualche decina di persone, abbiamo abbondantemente di che vergognarci della situazione del movimento italiano. I serbi sono circondati dai plotoni dei baschi neri e dall'isolamento politico assoluto in cui vengono confinati i reprobi che hanno osato opporsi e che osano opporsi e magari bruciare anche un'ambasciata americana.
Ma i Serbi vanno avanti. Il corteo ogni tanto si ferma si riordina, mette a punto gli slogan. Molte sono le critiche ai dirigenti europei, ricorrono gli slogan contro D'Alema in particolare. Non sono "migranti" da soccorrere con socialforum o associazioni altre misericordiose, sono una componente fiera, organizzata, popolare, con un servizio d'ordine composto da uomini che si capisce al volo essere abbastanza pratici allo schieramento e con esperienze alle spalle.
Negli interventi alla fine della manifestazione ricorre anche l'esperienza del lavoro sfruttato, l'individuazione delle responsabilità dei grandi padroni e delle banche d'Europa in quanto è successo in Jugoslavia. Lo stesso capitale che rende le condizioni di lavoro sempre più micidiali anche qui in queste terre. Solo ieri un operaio di Padova, Luca Grassivaro è morto in una fabbrica metalmeccanica con la testa schiacciata sotto una pressa, di 40 anni.
Questi che adesso sono in piazza sono al 90 per cento operai di fabbrica che ogni giorno subiscono quell'ordine capitalista che è lo stesso che ha fatto a pezzi il loro paese perchè non voleva accettare passivamente l'allargamento Nato. La crisi che ha fatto a pezzi la Jugoslavia proviene dalla crisi economica generale e dalla volontà storica del capitale di uscirne con la guerra. I serbi sono sotto il torchio ma non sono solo loro. Certo oggi il diavolo ha vinto mi dice una distinta signora di una certa età con un'icona in mano, ma esso perirà e, puntualizza, perirà nel fuoco. E' questa volontà di tenere aperta la partita che preoccupa i notabili occidentali.
Quella fila impavida di donne che reggono il grande striscione bianco, scritto da loro, Kossovo è Gerusalemme della Serbia, con accanto a loro i piccoli significano molto. E' sui tempi lunghi che si gioca la battaglia che i popoli, i loro comitati, le loro multiformi organizzazioni, devono dare sempre più coordinati e uniti ai diavoli della guerra infinita. E la vittoria alla fina sarà dei popoli. La grande manifestazione dei serbi a Vicenza in questo 24 febbraio 2008, come le altre che hanno fatto in tutta Europa e nel mondo, hanno il significato per me di una disponibilità, di un'apertura, di un appello del popolo serbo agli altri.
Noi ci siamo, cordiniamoci e battiamoci davvero assieme contro la guerra e le sue basi!

Fausto Schiavetto
Vicenza 24 febbraio 2008
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venerdì, 29 febbraio 2008

Colombia, Coca Cola reprime i sindacati

Colombia, Coca Cola reprime i sindacati
Marina Zenobio il manifesto, 12.2.08

Sinaltrainal: negli appalti sono violati i diritti base, processi aperti per le uccisioni dei sindacalisti. Ripreso il boicottaggio

ital1In Colombia, le imprese che hanno preso in subappalto dalla Coca Cola la fase di imbottigliamento della bibita più bevuta al mondo, continuano nella loro strategia di violenza che mira all'eliminazione del sindacato, anche attraverso l'utilizzo e connivenze con gruppi paramilitari denominati «Aquile nere». La denuncia arriva dal Sinaltrainal, il sindacato colombiano dei lavoratori dell'agroindustria che, nel 2003, aveva avviato una campagna internazionale di boicottaggio contro la Coca Cola proprio per denunciare le responsabilità della multinazionale nelle attività antisindacale adottata dalle sue affiliate colombiane. Nel 2006, la Coca Cola sembrava essersi convinta ad aprire un tavolo con il Sinaltrainal per rispondere alle sue richieste di «verità e giustizia».
Ma il tavolo non ha portato a nulla - se non un indebolimento della campagna di denuncia - e così il sindacato ha proclamato la ripresa del boicottaggio e messo in rete un aggiornamento sugli attacchi che il Sinaltrainal continua a subire. Ormai la maggioranza dei 9400 lavoratori nelle fabbriche di imbottigliamento, circa il 93%, sono «al grigio», cioè subappaltati. Lo racconta anche Vittorio Agnoletto - appena tornato dalla Colombia insieme alla Commissione dei diritti umani del Parlamento europeo- che a Bogotà ha incontrato il Sinaltrainal: «Gli operai non hanno nessun rapporto diretto con la Coca Cola ma solo con imprese, come Panamco, che hanno il franchising per l'imbottigliamento», sono inquadrati con subcontratti a tempo determinato che escludono ogni beneficio rispetto ai contratti collettivi, con condizioni di lavoro disumane e continuamente minacciati a non associarsi al sindacato.
A settembre del 2006 il Sinaltrainal ha presentato alla Coca Cola e alle imprese subappaltanti, la richiesta di stabilire alcuni diritti minimi per questi lavoratori, richiesta neanche presa in considerazione. A marzo dell'anno scorso, a Villavicenzio, 16 lavoratori «grigi» che avevano osato sfidare l'impresa iscrivendosi al Sinaltrainal sono stati licenziati; a Baranquilla, a dicembre, ad alcuni membri del sindacato sono stati recapitati dei comunicati firmati «Aquile nere» con cui si dava ai sindacalizzati tempo massimo una settimana per lasciare la città o ne avrebbero pagato le conseguenze le loro famiglie. Ma di casi simili ce ne sono molti, tutti denunciati in un raporto in rete (www.sinaltrainal.org). Per quanto riguarda i processi per gli omicidi di sindacalisti, Agnoletto ha incontrato il procuratore generale della nazione che cura le indagini, ma il suo resoconto risulta molto ottimista rispetto ai dati che il Sinaltrainal ha presentato all'europarlamentare.
Dei 4000 casi di sindacalisti uccisi in 17 anni, il sindacato è riuscito a documentarne 2500 come connessi alla condizione lavorativa. «Dei 2500 - precisa Agnoletto riferendosi all'incontro con Javier Hernandez dell'ufficio per i diritti umani Onu a Bogotà - mi sono stati confermati 187 casi incardinati nelle indagini della Procura, ma solo 61 sono le inchieste partite e di queste solo 13 sono state concluse come omicidi sindacali. Nel percorso di queste 13 inchieste, 3 giudici che svolgevano le indagini sono stati rimossi e per le stesse sono sotto processo 147 persone». Sembra una buona notizia anche se, come ha detto il Sinaltrainal a Agnoletto, «queste poche indagini servono al governo di Uribe come specchietto per le allodole al congresso Usa che ha bloccato buona parte dei finanziamento per la Colombia e soprattutto la ratifica del Trattato di libero commercio, a causa del non sufficiente rispetto dei diritti umani nel paese».
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venerdì, 29 febbraio 2008

KOSOVO: DISORDINI IN BOSNIA AL TERMINE DI UNA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DIVERSI AGENTI DI POLIZIA SONO RIMASTI FERITI

KOSOVO: DISORDINI IN BOSNIA AL TERMINE DI UNA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DIVERSI AGENTI DI POLIZIA SONO RIMASTI FERITI

6603Sarajevo, 26 feb. - (Adnkronos/Dpa) - Gravi disordini - con numerosi agenti di polizia feriti - sono scoppiati al termine di una manifestazione di protesta contro l'indipendenza del Kosovo cui hanno preso parte oggi circa 10mila serbi della Bosnia Erzegovina a Banja Luka: gli incidenti sono avvenuti quando centinaia di giovani hanno tentato di prendere d'assalto la sede del consolato americano, chiuso, incontrando la resistenza delle forze di polizia che hanno impiegato i gas lacrimogeni nel tentativo di fermarli. A questo punto i manifestanti hanno iniziato a scagliare pietre ma anche bombe incendiarie contro gli agenti ed hanno preso d'assalto i negozi nel centro della cittadina serbobosniaca.
Alla manifestazione precedente gli scontri avevano preso parte i vertici della Repubblica serba della Bosnia. "Finche' vivremo qui non riconosceremo un Kosovo indipendente", ha dichiarato il primo ministro dell'entita' serba della repubblica, Milorad Dodik.
(Ses/Ct/Adnkronos) 26-FEB-08 17:30

MAW9613 4 est ne00 034 ITA0613; Apc-*NE/
KOSOVO, THACI: NON CEDEREMO NEANCHE UN CENTIMETRO TERRITORIO
Monito del premier alla minoranza serba


Belgrado, 26 feb. (Apcom) - Non si metta in questione l'integrità territoriale del Kosovo. Lo ha detto il premier del neo-proclamato stato del Kosovo, Hashim Thaci, ammonendo la Serbia "che dovrebbe smettere di pensare all'idea di controllare una parte del territorio".
"Capiamo e rispettiamo le reazioni pacifiche, conformi alla legge, ma non permetteremo che si metta in questione l'integrità territoriale del Kosovo", ha affermato Thaci. "Siamo in continuo
contatto con la Nato e non permetteremo a nessuno di prendere anche un solo centimetro del Kosovo".
Le parole del premier kosovaro si riferiscono alla situazione che si è venuta a creare dopo la dichiarazione unilaterale del Kosovo: de facto le zone serbe non sono sotto il controllo del governo di Pristina e le istituzioni di Belgrado continuano normalmente a funzionare.
I serbi sono concentrati nella parte settentrionale del Kosovo, a nord del fiume Ibar. A sud del fiume Ibar ci sono invece una serie di enclavi sparse a macchia di leopardo sul territorio
Ifz 261735 feb 08

Kosovo: arrivano le truppe cammellate
(ASCA-AFP) - Belgrado, 27 feb - La Human Rights Watch, l'organizzazione non governativa internazionale con sede a New York che si occupa della difesa dei diritti umani, ha accusato i ministri del governo guidato dal premier serbo Vladimir Kostunica di aver infiammato le tensioni legate alla proclamazione di indipendenza del Kosovo. Il governo serbo dovrebbe agire in fretta per ridurre il clima ostile nei confronti delle organizzazioni umanitarie, dei giornalisti indipendenti e delle minoranze etniche del Paese, si legge in una nota diffusa dalla HRW. Nel momento in cui il presidente Boris Tadic ha chiesto che si ponesse fine ai disordini, i membri dell'alleanza di Kostunica invece hanno chiuso un occhio sulle violente proteste contro l'indipendenza del Kosovo.
Il ministro delle Infrastrutture, Velimir Ilic, ha descritto le violente proteste come democratiche, mentre il ministro serbo per il Kosovo, Slobodan Samardzic, ha dichiarato che gli attacchi ai posti di frontiera di Jarinje e Banja sono il riflesso della politica di governo. Lo ha riferito Holly Cartner, direttrice per l'Europa ad Human Rights Watch.

MAW9172 4 est ne00,gn00 655 ITA0172 Apc-*NE
KOSOVO, OBAMA: RICONOSCIMENTO OSTACOLO A INVASIONE MILITARE
"Da Nato risposta a ipotetica azione russa"

Roma, 28 feb. (Apcom) - Gli Usa hanno riconosciuto il Kosovo come "una nazione indipendente e sovrana", così come hanno fatto molti altri Paesi, per ostacolare ed evitare un'invasione militare. Lo ha detto a Voice of America Barack Obama, che corre per la candidatura democratica alle prossime presidenziali americane in contrapposizione ad Hillary Clinton. La dichiarazione á stata ripresa dall'agenzia ufficiale di stampa serba Tanjug.
Rispondendo quindi a una domanda su un'ipotetica azione militare russa in Kosovo, Obama ha affermato: "Gli Usa non reagirebbero da soli ma, come ai tempi dell'amministrazione Clinton, si appoggerebbero alla Nato".
Ifz 281151 feb 08
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giovedì, 28 febbraio 2008

INDOVINA CHI L'HA DETTO...

INDOVINA CHI L'HA DETTO... (Soluzione a fondo pagina)

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1. Tav: Si farà, va completata e utilizzata appieno.

2. No-Nimby: Basta con l'ambientalismo del no che cavalca ogni movimento di protesta del tipo Nimby cioè non nel mio giardino.

3. Diritti: L'Aborto è un tema troppo delicato per finire nell'agone politico.

4. Immigrazione: Non si possono aprire i boccaporti. Roma era la città più sicura del mondo prima dell'ingresso della Romania nell'Ue.

5. Tasse: Ridurremo la pressione fiscale.

6. Afghanistan: I nostri soldati sono lì a difendere la pace. Noi dobbiamo continuare ad essere impegnati in missioni di pace.

7. Afghanistan bis: Bisogna riconsegnare l'Afghanistan alla democrazia.

8. Imprenditori affezionati: Gli imprenditori sono lavoratori: dei lavoratori che sono affezionati alle loro aziende.

9. Basta col '68: Chi allora proponeva il "6 politico" produceva un falso egualitarismo che perpetuava le divisioni sociali e di classe esistenti.

10. Sicurezza: Maggiore controllo del territorio grazie alle nuove tecnologie, a cominciare dalle reti senza fili a larga banda, e la videosorveglianza da far diventare un terminale della rete

11. Sarkozismi: Nel mio governo mi piacerebbe avere Blair.

12. Sarkozismi bis: Nel mio governo vorrei avere Gianni Letta e Letizia Moratti.

13. Meno, meno, meno: Meno veti, meno burocrazia, meno conservatorismi.

14. Più, più più: L'Italia deve lasciarsi alle spalle il passato e scegliere il nuovo, smettere di accontentarsi e volere di più, ricercare la felicità

15. Comunismo: Il comunismo è l'impresa più disumana della storia con oltre cento milioni di morti

16. Comunismo bis: Non sono mai stato comunista

17. Montezemolo: Guardo con molto interesse al suo programma.

Soluzione
1. Walter;
2. Entrambi;
3. Entrambi;
4; Walter;
5. Entrambi;
6. Walter;
7. Silvio;
8. Walter;
9. Walter e Nicolas;
10. Walter;
11. Silvio;
12. Walter;
13. Walter;
14. Walter.
15. Silvio;
16. Walter;
17. Montez. parlava del programma di Walter ma anche di Silvio

(Fonte: Francesco Pinerolo)
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giovedì, 28 febbraio 2008

Emir Kusturica: «L'America ha ucciso il Kosovo, mio mito»

Emir Kusturica: «L'America ha ucciso il Kosovo, mio mito»
Francesco Battistini Corriere della Sera 25/02/2008

image-8333«C'era una volta un Pa­ese...», dice Ivan nel finale di Under­ground, quando l'isolotto si stacca e tra­scina tutti sul Danubio. «C'è ancora un Paese che si chiama Serbia», dice Emir Kusturica nella sua casa di Kustendorf, quell'impresa alla Fitzcarraldo che da Hollywood l'ha portato sulle Alpi Dinariche a investire due milioni e costruirsi una sua Città Ideale tutta di legno.
Il Kosovo è indipendente da una setti­mana, anche l'ultimo pezzo della fu Ju­goslavia se n'è andato e questa dissol­venza non fa dormire Emir. Dopo 53 an­ni, un Leone d'Oro a Venezia e due Pal­me d'Oro a Cannes, neanche la serata degli Oscar lo risolleva. Pristina Dream: «Giovedì ero in piazza a Belgrado. Sono salito sul palco. Ho parlato col cuore. So­no contro quest'idea che fa passare i ser­bi per un popolo primitivo, distrutti­vo».

Beh, dopo il suo discorso gli hooli­gan sono andati a incendiare l'amba­sciata americana...
«Condanno quel gesto. Ma l'incendio di un'ambasciata non è lontanamente paragonabile alla distruzione che i serbi sopportano da anni. La stessa distrazio­ne esportata in Iraq. Voi giornalisti lo chiedevate sempre agli americani: per­ché non proteggete la culla della civiltà mesopotamica? Loro vi rispondevano sempre: sorry, ma questa non è la no­stra civiltà. Ora, nessuno che domandi agli americani: perché non proteggete la culla della civiltà serba? Il cinismo del Pentagono vi ha contagiati tutti».

Tira aria di guerra fredda
«Il problema Kosovo parla a tutti. C'entra la differenza di culture, l'accetta-zione d'un patrimonio diverso. Le chie­se, i monasteri, i poeti sono cultura europea. Ma gli americani non rispettano la cultura che non riconoscono come propria. E dov'è l'Onu che deve battersi per le società multietniche? Nessun eu­ropeo può accettare che un mondo ven­ga distrutto».

Distruzione? Nessuno sta toccando i serbi...
«Parlo d'un Paese messo nell'angolo buio del mondo. Eppure abbiamo dato il genio d'un Ivo Andric, siamo una co­lonna d'Europa. Non siamo l'Africa, né guerrafondai. Siamo come gli altri euro­pei».

Però c'è un'intellettuale serba come Natasha Kandic che è per l'indipen­denza di Pristina ed è minacciata di morte...
«Amico mio, sono il primo a difende­re il diritto di Natasha a parlare. Ma bi­sogna dirlo: questi non sono intellettua­li. E gente pagata da Soros (il miliarda­rio americano, ndr)».

Lei ce l'ha con l'America, ma a lei l'America ha dato molto...
«Io rispetto il mito di Hollywood. Non la Hollywood di oggi, ma quella del passato sì: è un mio mito. Come lo è il Kosovo. Ad Angelina Jolie, nessuno si sogna di togliere Frank Capra. Allora nessuno uccida la mia mitologia».

Farebbe un film sul Kosovo?
«Se serve un videogame, lo faccio. Un film classico non è possibile. La mi­tologia del Kosovo è qualcosa di molto spirituale. Adesso vado in Messico a gi­rare "Gli amici di Pancho Villa". Un'altra mitologia».

E in Kosovo ci andrà?
«L'ultima volta, ci sono stato cinque anni fa. A Mitrovica faticano a costruire qualcosa. Ma sanno anche loro che il mi­to è più importante della realtà. Il no­stro cervello non si nutre solo dell'og­gi. Come potreste avere un presen­te, voi italiani, se vi togliessero Venezia o Roma? C'è un altro mito che ci fa sperare: Davide contro Golia. Il gigan­te cade, più che per il sasso, per la sua presunzione».

Il gigante sta scegliendo un nuovo leader...
«Spero in Obama. Ho molta simpa­tia. Vorrei che l'America fosse guidata da uno con una concezione umanistica della storia, capace di parlare ai popo­li».

Non crede che in Serbia sia manca­to un esame di coscienza collettivo, co­me lo fecero i tedeschi dopo il nazi­smo? Nessuno ha mai chiesto scusa di tre guerre e migliaia di morti
«Questo non è accettabile. Possiamo parlare giorni di Milosevic e dei capitoli spregevoli della storia serba. Ma non puoi spiegare con Milosevic quel che è successo il 17 febbraio in Kosovo. Per­ché non tirare in ballo Tito o i turchi, allora? La tragedia del Kosovo è legata alla più grande base dei Balcani, Bondsteel, costruita laggiù dagli americani. Sui media occidentali non se ne parla mai: sempre e solo colpa di Milosevic. Non c'è intelligenza. Non fa capire per­ché il caso Kosovo stia diventando un modello, che so, per i baschi: anche lì si spiega tutto con Franco?».

Ma la Serbia sta diventando il mi­glior alleato di Putin?
«La migliore posizione serba è con l'Est e senza l'Est. Lo capì Tito. Putin può avere un ruolo positivo, ma non possiamo diventare una succursale rus­sa. Perché domani a Mosca può arrivare qualcuno che se ne infischia della Ser­bia. Noi abbiamo bisogno d'una relazio­ne stabile con l'Europa. Però queste co­se deve chiederle a un politico».

Perché, in politica non entrerebbe?
«No. Sono solo un effetto collaterale. Sono il partito di Kusturica».
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giovedì, 28 febbraio 2008

Il terzo incomodo

Il terzo incomodo
Massimo Mazzucco Luogo Comune 25/2/2008

rnad-oA furia di aspettare che Ron Paul si presentasse come indipendente, il fatidico “terzo posto†alle prossime presidenziali è stato occupato da Ralph Nader, che ha annunciato ieri la sua terza candidatura consecutiva.
Mentre nel 2004 nessuno si accorse della sua presenza, nelle elezioni del 2000 Ralph Nader fu accusato dai democratici di aver tolto ad Al Gore un numero sufficiente di voti da “regalare†a George W. Bush la vittoria finale (poi sancita dalla Corte Suprema con una sentenza molto dubbia).
In realtà era stato Al Gore a gettare al vento fin dall’inizio una presidenza che già aveva in tasca, ma naturalmente i democratici trovarono comodo fare di Nader un capro espiatorio, per cercare di digerire in qualche modo la bruciante sconfitta.
Per i democratici, Ralph Nader è un personaggio particolarmente scomodo, poiché mette in luce “da sinistra“ tutto quello che il partito democratico non è, e che avrebbe dovuto essere: un vero partito in difesa delle minoranze, degli sfruttati e dei meno abbienti, che riuscisse in qualche modo a contrastare lo strapotere corporativo che oggi invece domina la politica americana, e dal quale lo stesso partito democratico si è lasciato fagocitare.
“Ho deciso di candidarmi – ha detto Nader – per dare una voce a tutti quelli che protestano contro situazioni che vanno dall’Iraq alla Palestina, dalla Enron a Wall Street, da Katrina ai maneggi dell’amministrazione Bush, dalla complicità dei democratici per non avergli impedito la guerra, a quella per non avergli impedito i tagli alle tasse [a favore delle corporations].â€
Talmente scomodo è Ralph Nader, che il “democraticissimo“ Al Gore gli impedì di assistere alla convention del suo partito, tenutasi a Los Angeles nell’autunno del 2000. In quell’occasione Nader fu buttato fuori come un cane rognoso, mentre il partito democratico scovava ogni possibile cavillo legale per ostacolare in qualunque modo la sua partecipazione alle elezioni nei diversi stati dell’unione.
Ralph Nader dà fastidio anche perché mette implicitamente in discussione la logica bipolare, secondo la quale democratici e repubblicani si contenderebbero regolarmente tutte le postazioni politiche più importanti, senza voler riconoscere a terzi il diritto di fare la stessa cosa.
Non potendo però criticare uno che lotta da oltre 40 anni per i diritti fondamentali dei suoi concittadini, ecco che i media già riportano nuove voci che esprimono “preoccupazione†per una eventuale nuova erosione dei voti a favore del prossimo candidato democratico, Clinton o Obama che venga ad essere.
Per tutti costoro Nader ha già dato la risposta adeguata: “Con il disastro che hanno combinato i repubblicani in questi otto anni, se i democratici non riescono comunque a vincere con una maggioranza schiacciante, il problema non sono certamente ioâ€.
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giovedì, 28 febbraio 2008

COSCETTE E MEZZADRI

COSCETTE E MEZZADRI
Carlo Bertani 24.02.08

Don't let it bring you down: it’s only a castles burning…
Non lasciarti buttare giù: sono solo castelli (di carte) che bruciano…

Neil Young, Don't let it bring you down, dall’album After the gold rush, 1970.

dirpubbNon varrebbe nemmeno la pena di perderci del tempo, però è utile farlo più per noi che scriviamo e leggiamo queste pagine che per loro, che ingombrano allegramente l’agorà televisiva sfornandoci una miriade di cazzate. So benissimo che lo fanno da decenni, ma ogni tanto è utile ricordarlo.
Mi sono perso (per modo di dire…) le due passerelle dell’Insetto che, ad ogni campagna elettorale, ringalluzzisce come uno scarafaggio in amore. Avere nuovamente Berlusconi in studio, tirar fuori dal magazzino la scrivania dove firmò il famoso contratto con gli italiani, e poi ricevere l’appena dimesso sindaco di Roma sulle bianche poltrone, lo ringiovaniscono di vent’anni. Perché? Poiché gli rammenta la gioventù, quando c’erano quasi le stesse persone che raccontavano identiche minchiate. Lui ci gode come un mandrillo a mostrare che l’adagio di Tomasi di Lampedusa vale più della Costituzione: far finta di cambiare qualcosa e, in realtà, mantenere tutto immutato.
Già che parliamo di Costituzione, varrebbe la pena di raccontare che tutto quello che ci propinano sulle grandi “novitàâ€: i nuovi partiti, le nuove alleanze, equilibri, equilibrismi, legami, fili per stendere e quant’altro, è una colossale puparata.
Perché la Costituzione, prevede – all’art. 67 – libertà di mandato per i parlamentari:
Art. 67. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Se così non fosse, i parlamentari sarebbero soltanto dei “mister pollice†utili a schiacciare il pulsante per votare.
Potrebbero essere anche analfabeti: dovrebbero solo saper distinguere il rosso dal verde. Per i daltonici, poche speranze.
Se non ci fosse completa libertà di mandato, non sarebbe nemmeno necessario fare estenuanti campagne elettorali, pagarli una montagna di soldi, eccetera: basterebbero dei comuni COCOCO, assunti con contratto a termine a progetto – durata 5 anni, 800 euro mensili – poiché qualsiasi operaio della FIAT sa far di meglio che schiacciare due pulsanti.
Questo colossale castello di carte che stanno intessendo – la “rivoluzione†dei due “nuovi†partiti, PD e PDL – si basa su un assunto che non ha nessuna base giuridica, Costituzione alla mano. Il giorno dopo essere stato eletto, qualsiasi parlamentare dei due cosiddetti partiti “omogenei†potrà scegliere di cambiare schieramento, fondare un nuovo partito, formare un nuovo gruppo parlamentare.
E, attenzione: queste non sono ipotesi “di scuolaâ€. Vorremmo sapere come si comporterà Di Pietro quando ci sarà da varare un nuovo indulto, oppure Alleanza Nazionale quando la Lega chiederà un federalismo fiscale che sarà praticamente una secessione economica.
La contromossa che – a parole – suggeriscono per superare questa impasse, riguarda la riforma dei regolamenti parlamentari. In pratica: nessun parlamentare “dissidente†potrà fondare un nuovo gruppo parlamentare, e quindi accedere ai finanziamenti previsti dai rispettivi regolamenti, della Camera e del Senato.
Tutto ciò appare alquanto fumoso e difficile da realizzare: il cosiddetto “accordo†fra PD e PDL riguarda proprio la scrittura delle regole, principalmente i regolamenti dei due rami del Parlamento.
Ora, per giungere a quel risultato, i due partiti dovranno concordare un testo condiviso: già qui, mi sembra un approdo fra le scogliere. Subito dopo, dovrebbero “far digerire†l’accordo agli altri partiti, e siamo arenati sulla barriera corallina.
Una riforma a colpi di maggioranza? Potrebbe essere, ma – per come sembrano andare le cose – non s’intravedono maggioranze “bulgareâ€, su entrambi i fronti. La scelta dell’UDC di non entrare nel partito di Berlusconi ha sparigliato le carte: senza Casini, la speranza di Berlusconi di raggiungere quella maggioranza schiacciante che intravedeva solo un mese fa, è un sogno svanito.
Da ultimo, non dimentichiamo che sarebbe sempre aperta la “campagna acquisti†per i vari “transfughi†del centro, che – con tanta allegria e sempre più soldi in banca – si prestano alle operazioni di caduta dei governi, maggioranze a “geometria variabile†e quant’altro. Ricordiamo la vicenda De Gregorio – al quale sembra che Berlusconi abbia appianato alcuni debiti – oppure Follini, la moglie del quale – l’architetto Spitz – è diventata il deus ex machina per la dismissione del patrimonio immobiliare (soprattutto militare) dello Stato.
Quindi, sul grande “rinnovamento†della politica italiana, stendiamo un pietoso velo.
Tutto ciò, in verità, è misera cronaca dell’oggi: proviamo a salire di un misero scalino? Domandiamoci: perché si sono messi a recitare questo pietoso teatrino?
Sappiamo che le elezioni non sono più la fase finale di un’elaborazione politica (del corpo elettorale): svanite le ideologie di un tempo, sono soltanto una gran faccenda di marketing.
Le stesse aziende che stilano i sondaggi, sono raffinate strutture di marketing dove noi (che dobbiamo depositare la scheda nell’urna) siamo – sostanzialmente – gli avventori del supermercato della politica. Ossia, del loro modo di concepire la politica. Così, se la società di sondaggi afferma che gli italiani gradiscono la coscia di pollo, tutti – dall’agorà televisiva – si sbracceranno nel dire che c’è abbondanza di cosce di pollo e che ne distribuiranno a profusione.
La coscia di pollo sarà elegantemente infiocchettata, avvolta in un involucro luccicante ed adeguatamente illuminata ogni sera: al precario faranno pregustare la coscia costante, al pensionato quella sicura, al lavoratore la confezione famiglia, al “diverso†quella di struzzo, ecc. A ciascuno la sua coscetta.
Questo è sempre stato fatto e si continua a fare: nessuno si prende la briga di spiegare dove troverà le coscette, se è proprio necessario mangiarle, se ci sono alternative. Lo ha detto la società di marketing: il nostro compito è solo quello di rassicurare che ci sarà abbondanza di coscette e coscioni.
Dopo tanti anni di delusione, però, gli italiani iniziano a credere che le cosce di pollo – presenti in abbondanza fino al 13 Aprile – spariranno il giorno dopo. Anche questo ha detto la società di marketing.
Un sentimento montante – detto “antipolitica†– suggerisce di non fidarsi più di nessuno, perché le coscette – raccontano – sono tutte finte, di plastica e già pronte per essere re-immagazzinate, per essere riutilizzate alle prossime elezioni.
Quando cade la fiducia nella coscetta, per la politica italiana è un dramma.
Bisogna allora far credere che, quelli che ieri avevano promesso piogge di cosce e non le hanno mantenute, siano stati mandati via come perversi impostori: se cacciamo fuori gli azzeccagarbugli come Mastella, i tromboni stonati come Diliberto, i grilli parlanti come Tabacci…eccetera, eccetera…rimarranno solo quelli “buoniâ€. Gente pronta, decisa, con le idee chiare: utile per schiacciare il bottone a comando.
Serve poi un capro espiatorio: Romano Prodi è perfetto. Non ho mai lesinato critiche all’operato di Romano Prodi ma, credere che sia il maggior responsabile dello sfascio al quale siamo giunti, sarebbe un errore che ci condurrebbe a nuovi disastri.
I furbacchioni, intanto, si rivestono con abiti nuovi, agitano nuove coscette e riprendono il gioco di sempre. Le prove?
Walter Veltroni ha promesso finalmente di risolvere il problema delle famiglie: 2.500 euro a figlio. A chi? Ai nuovi nati: se avete un figlio che compirà un anno, avete trombato fuori tempo e dovrete fare un buco alla cinghia per i prossimi vent’anni. Oppure, datevi da fare e riprovateci: con un altro figlio, almeno acchiapperete i 2.500 euro. Fanno sempre 1.250 a testa: poi, però, fino alle prossime elezioni, castità e preservativi.
Come arriveranno, a chi, quando e come questi 2.500 euro? Non si sa.
Se qualcuno non è di memoria corta, potrà ricordare che fu la stessa, identica promessa che Prodi fece nella campagna elettorale del 2006. La solita coscetta: questo è il welfare italiano.
Ci sono poi i 1.000 euro il mese per i precari. S’istituirà un salario minimo di legge (come nella maggior parte dei paesi industrializzati)? No, la strada italiana è più fantasiosa: l’imprenditore che darà i 1.000 euro riceverà uno sgravio fiscale. Sarebbe a dire: nessuno garantisce che le coscette giungeranno al supermercato ma che, se qualcuno le porterà, gli pagheremo il gasolio per il camion. Che fantasia!
Sull’aumento delle retribuzioni sono tutti d’accordo: possiamo stare tranquilli. Si dà il caso che, proprio in questi giorni, il personale della scuola abbia ricevuto gli arretrati per il contratto già scaduto a Gennaio 2008.
Secondo livelli ed anzianità, possiamo calcolare un aumento di circa 80 euro medi netti: per questa gente, mantenere una famiglia – negli ultimi due anni – è costato solo 80 euro in più!
Ovviamente, siccome non pagano la benzina e non vanno al supermercato (loro hanno i prezzi bloccati della buvette di Montecitorio) non possono sapere di quanto è aumentato un pieno, né sanno di quanto sono aumentati il pane, la pasta, la carne. 80 euro in due anni! Questa è la stessa gente la quale afferma – sicura – che così “non si può più andare avantiâ€. Probabilmente, sono le precise parole che le strutture di marketing hanno suggerito d’utilizzare.
Infine, c’è il grande impulso verso l’energia: la “rottamazione†del petrolio. Quando ho letto la dichiarazione di Veltroni – messa in quei termini – m’è venuto freddo. “Il 20% di risparmio sulla bolletta energetica fanno 20 miliardi risparmiatiâ€.
Ora, da anni il sottoscritto va dicendo le stesse cose, ma prima s’informa. La “bolletta energetica†del 2006 fu di 46 miliardi di euro, quella del 2007 – secondo il RIE, centro di studi sull'energia – resterà pressoché invariata. Non stiamo a sottilizzare troppo, ma il 20% fa circa 9 miliardi, non 20. E se mancheranno 11 miliardi? Scaveranno un altro “tesoretto� Siamo seri.
Sull’altro versante cambiano un po’ le parole d’ordine: d’altro canto, ciascuno si fida della sua struttura di marketing.
Giulio Tremonti è già sceso in campo per spiegare che le cose, per il bilancio statale, virano al peggio. C’è la crisi economica incombente, quella dei subprime, la recessione americana…insomma, un panorama di tregenda. Il quale, si manifesta soltanto quando governa il centro-destra, mentre il centro-sinistra gode sempre di sole e bel tempo. All’italiana, verrebbe da dire: portassero un po’ sfiga?
In realtà, Giulio Tremonti – ottimo insegnante e scrittore – l’unica cosa che non dovrebbe fare è il Ministro delle Finanze, perché non c’è tagliato. Farebbe fallire anche un chiosco di bibite: se ne accorse addirittura Fini, che ne pretese le dimissioni.
Il buon Giulio gode però dell’appoggio di Berlusconi e di Bossi, e per un sostanziale motivo: è ligio agli ordini, pronto a firmare qualsiasi cosa arrivi da Arcore. Tant’è che Siniscalco, chiamato in fretta perché non si sapeva più come rimediare ai buchi di bilancio – alla fine – se ne andò sbattendo la porta perché non voleva fare, all’unisono, la marionetta di Silvio ed il capro espiatorio. Giulio non ha questi problemi: è uomo di poche pretese e s’adatta a tutto.
L’uomo di Arcore, oltre probabilmente a qualche mago e cartomante, consulta anch’egli la sua struttura di marketing, che per lui ha scelto la strategia dell’abbattimento delle tasse. Funziona, Silvio, funziona.
Così, promette d’eliminare l’ICI, e probabilmente lo farà. Ne beneficeranno principalmente i possessori d’interi palazzi, i grandi proprietari fondiari, perché l’ICI sulla prima casa – in moltissimi comuni – già gode oggi di consistenti sgravi.
Insomma, la famiglia normale risparmierà qualcosa, mentre Berlusconi – gran palazzinaro – si metterà in tasca fior di dobloni. Quando abbatté le tasse sugli alti redditi, il principale beneficiario fu lui. E forza Silvio.
Questo, a lungo andare, provocherà degli ammanchi sul bilancio statale: ecco perché Tremonti già mette le mani avanti, accusa la sinistra “di lasciare buchiâ€, la congiuntura internazionale…la solita solfa.
Anche Berlusconi, però, vuole aumentare gli stipendi: oh, bene. Sì, ma solo sugli straordinari.
Lavora di più, così potrai guadagnare anche 1400 euro il mese che, con gli sgravi fiscali, diventeranno 1440. Sei felice? No? Luca di Montezemolo è contento...dice che risparmia personale e ci guadagna parecchio…la fatica aumenta la probabilità d’incidenti sul lavoro? Non raccontiamo cazzate: la colpa è degli operai che non si mettono il casco.
Così, senza più l’ICI e con meno tasse che entrano, il bilancio dello Stato va in rosso. E chi se ne frega! Mandate Giulio a Porta a Porta, fategli raccontare che la colpa è dei comunisti!
Esilarante poi la proposta di Berlusconi sul fronte dell’energia: mettere più soldi nelle tasche degli italiani, così fanno il pieno e corrono felici in autostrada. Solare, eolico, nucleare, biomasse? No, se il petrolio costerà 200$ il barile, daremo più soldi agli italiani per comprare la benzina. Per favore, basta…
Anche Silvio, come Walter, vuole “fare cassa†per le tasse, l’energia…e allora s’inventa il risparmio sull’informatizzazione della Pubblica Amministrazione. Dai 20 ai 40 miliardi l’anno, parola di Lucio Stanca – gran direttore dell’ex IBM – che è un amico e di lui mi fido.
Mentana, un po’ imbarazzato, gli chiede se ci saranno “esuberi†– è scaltro, e non osa certo parlare di “macelleria sociale†– ma Berlusconi lo ferma: no – mi ha detto Stanca – s’ottengono solo dal risparmio che si consegue nel passaggio dal cartaceo all’elettronico! E dobbiamo anche starlo a sentire! Da domani, proverò con metà carta igienica: poi scriverò a Stanca per raccontargli com’è andata.
Sugli altri commensali, meglio stendere un pietoso silenzio: dagli “Arcobalenoâ€, i quali – dopo aver votato per due anni le peggiori leggi contro i lavoratori – adesso pretendono d’assumerne le tutele. Oppure il Pecoraro che non ha più erba in Campania per le sue pecore, giacché c’è solo monnezza. Sarà la Coscia Rossa?
Mi ha invece un poco infastidito Tabacci, perché sembrerebbe uomo di cultura, e certe cose non si fanno proprio.
Ora, sappiamo che la fantasia per creare nuovi partiti sta scemando: dopo anni trascorsi nella botanica (querce, girasoli, margherite, ecc) non si sa proprio più dove andare a parare. Non si può fare il partito del Giusquiamo Nero, perché è un’erba velenosa e nessuno sa cos’è. Nemmeno Storace lo reclama.
Nuove frontiere della Zoologia? Può essere: Partito del Gambero Rosso, della Lucciola, Armadilli Riuniti, Rinnovamento Equino…la fantasia non manca.
La Rosa Bianca, però, se la poteva proprio avanzare: per il rispetto che tutti dovremmo avere per Christoph Probst, Hans e Sophie Scholl, antesignani di una critica alla guerra che metteva sotto accusa proprio il concetto di “suprema ragion di Statoâ€, e che pagarono con la vita nei tribunali di Hitler. Uno come Tabacci – che ha sempre approvato le missioni di guerra italiane all’estero – quel nome non ha il diritto d’insozzarlo. Si prenda la Coscia Bianca, Tabacci, e corra.
Basta con questa gente, silenzio.
Ciò che dispiace – e l’ho purtroppo dovuto leggere sul Web – è sapere di gente che s’accapiglia per la scelta d’andare a votare oppure no. Pazienza che ci prendano in giro con le stesse coscette da decenni ma, mettersi a litigare per delle coscette inesistenti, è da fessi! E’ quello che vogliono! Loro, la chiamano “passione politicaâ€!
Vogliono vederci “responsabiliâ€, “interessatiâ€, “coscienti†perché, se manca il pubblico, la compagnia non guadagna. Qualcuno vuole votare? Lo faccia, ma sorridendo. Preferisce una gita in campagna: ottima idea! Un pomeriggio che promette bene con quella tizia che…alt! Avete consultato il calendario? Achtung! Altrimenti, niente 2.500 euro!
Da ultimo, dovremmo riflettere che gran parte di questi signori s’incontra in discreti palazzi ed indossa curiosi grembiulini. D’alcuni lo sappiamo per certo – Berlusconi, Cicchitto, ecc, ma anche larga parte del giornalismo italiano – perché compaiono nell’elenco della P2 che Gherardo Colombo consegnò a suo tempo a Forlani. Non è irragionevole, però, immaginare che a decine, forse centinaia, s’incontrino nei discreti palazzi delle confraternite massoniche e che se la ridano di noi allegramente. Magari mettendosi d’accordo sulle coscette: tu proponi la confezione famiglia? Va bene, io vado con la coscia di tacchino.
Insomma, siamo già così sfigati da doverli sopportare: dobbiamo anche metterci a litigare?
Oltretutto, riflettiamo che il principale dato economico che ci riguarda consiste nella ripartizione della ricchezza. Per anni, ci hanno propinato il leitmotiv che “è inutile promuovere la re-distribuzione della ricchezza se prima non la si creaâ€. Verissimo, ma sappiamo che il 40-45% della ricchezza è nelle mani del solo 10% della popolazione: addirittura Prodi – nella campagna elettorale del 1996 – affermò che la distribuzione della ricchezza in Italia era praticamente la stessa della Gran Bretagna del primo Ottocento. Il guaio, è che l’ha solo detto: altra coscetta.
Riflettiamo su questo dato; approssimativamente, significa che la ricchezza prodotta da 10 italiani sarà così suddivisa: uno solo prenderà quasi la metà, mentre gli altri 9 si divideranno ciò che rimane.
Niente di nuovo rispetto alla vecchia mezzadria, scomparsa nelle campagne con le riforme del dopoguerra. Come funzionava? Una grande famiglia patriarcale (poniamo una decina di persone) lavorava i campi e produceva ricchezza: ogni anno ricavava, ad esempio, 10 maiali, 100 quintali di grano e 50 barili di vino. La mezzadria divideva a metà fra il proprietario e l’affittuario, così il padrone – senza far nulla, fornendo al massimo le sementi – acchiappava 5 maiali, 50 quintali di grano e 25 barili di vino.
Oggi, questo meccanismo – grazie alla fantasmagoria dei mercati finanziari ed all’informazione drogata – è tornato in auge: ecco il significato degli 800 euro mensili “a singhiozzoâ€, del progressivo depauperarsi dei ceti popolari. Hanno semplicemente riportato in auge un sistema che vigeva al tempo dei Savoia, contro il quale combatterono intere generazioni di veri sindacalisti!
Oggi, i Tre Re Magi – Angioletto, Bonanno ed Epifanio – sono diventati i “fattoriâ€, e fanno gli interessi dei padroni.
Di conseguenza, allarmarsi per chi andrà o non andrà a votare, non è poi così importante: sono tutti d’accordo! Altrimenti, almeno rifondaroli e comunistucoli non avrebbero votato le leggi Damiano su welfare e le pensioni.
Le soluzioni non sono molte, e tutte difficilmente praticabili.
Ho provato ad inserire il mio comune nel sito delle Liste Civiche di Grillo: vivendo quattro spanne oltre il bordo della carta geografica, non c’era una lista civica per quel comune. Mi sarei aspettato una richiesta del tipo: vuoi fondare una lista civica nel tuo comune, vuoi partecipare alla costruzione della lista? Mandaci i tuoi dati, dicci chi sei.
No, la risposta è stata “che sarei stato avvisato qualora si fosse formata una lista civica per quel comuneâ€. Ora, di grazia, se chi si presentasse (condizionale…) per formarla viene soltanto “avvisato†per quando (eventualmente) ci sarà, chi forma queste liste? Nascono sotto i cavolfiori?
L’idea di trovare una nuova classe politica partendo da liste locali – bene che vada – potrà condurre ad avere una lista nazionale fra dieci anni. Nel frattempo, chissà cosa s’inventeranno i venditori di coscette: magari riformeranno l’art 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul televotoâ€. Bonolis Presidente della Repubblica.
A meno che, la lista nazionale già ci sia ed abbia soltanto bisogno di trovare un pubblico – abilmente ammansito ed addestrato – per sorreggerla. Insomma, una lista “copertaâ€. Come le logge.
La scelta del blog di Grillo d’essere soltanto un contenitore di protesta, e mai d’elaborazione politica, sembrerebbe confermare questa ipotesi.
Sostituire questa classe politica inefficiente e truffaldina non è cosa di poco conto: lo sa anche la Casta. Difatti, Bersani ha già lanciato una parola d’ordine: “Rinnovare la classe politica, però immettendo solo persone di provate capacitàâ€. Traduzione: “Noi ce ne possiamo anche andare, ma solo per lasciare il posto ai rampolli che abbiamo allevato alla nostra scuolaâ€. La quale, ha mostrato ampiamente d’essere una pessima scuola.
Le candidature dei giovani sono tutte di “provata fedeltàâ€, come il figlio di Colaninno (grande amico di D’Alema…) e Marianna Madia, ufficialmente un volto “giovane e candido†della new generation: Veltroni ha visto forse un po’ troppi film americani?
Qual visino, quando l’ho visto, m’ha subito rammentato un profilo greco che avevo notato la notte, in una trasmissione sull’energia (politically correct, tranquilli…) dal nome eCubo. Sponsorizzata da Minoli, la bella Marianna (oltre che a lavorare in RAI) si scopre che lavora con un contratto di consulenza presso la Presidenza del Consiglio: è, praticamente, la principale collaboratrice di Enrico Letta detto il Giovane, come Plinio. Insomma, affermare che la ragazza sia proprio una illustre sconosciuta…
E’ il “teorema†ben enunciato da Bersani: giovani puledri e puledre, ma tutti della nostra scuderia.
Sull’altro versante, invece, ci sono le pornostar che fondano i “Circoli della Libertà†per B&B (Berlusconi e Brambilla) – come Federica Zarri – e già circolano le bozze di una “riforma†dell’hard, che la ragazza chiama “legge Zarriâ€. Questa è la destra del futuro.
L’antipolitica, si sconfigge così: parola di Bersani & Brambilla.
Innovare colmando i vuoti con la cosiddetta “società civile�
Qui entra in gioco il fattore anagrafico, e non si tratta di un mercato dove abbondano le offerte.
Se si propone di fare veramente politica – il che significa anche abolire gli assurdi privilegi della Casta, riportare ai livelli medi europei gli emolumenti dei parlamentari, ridurne di gran copia il numero nelle amministrazioni centrali e periferiche, inserire norme che garantiscano vera trasparenza nei concorsi, nelle Università, negli Enti, ecc – non c’è la fila di gente che attende. Siatene certi. Una vasta pletora di giovani e meno giovani è lì che attende, ma solo per sostituire a “pari condizioni†quelli che vorrebbero defenestrare. Siamo onesti con noi stessi.
Si può anche capire il fenomeno: ammettendo una generale moralizzazione della vita pubblica, fare seriamente politica è un mestiere ingrato. Mica come vendere coscette.
Significa dire a chiare lettere cosa si vuol fare per rimediare all’immobilismo dilagante: la sanità? La scuola? L’energia? La finanza? Le tasse? La giustizia? Vuol dire presentare progetti seri ed essere pronti ad affrontare i venditori di coscette, ovunque. E saperlo fare.
A fronte di questa prospettiva – che, per chi ci riflette un attimo, dovrebbe apparire chiaro che si tratta di un compito che fa tremare i polsi – ci sono persone giovani che non hanno molta esperienza. Le persone meno giovani – che non hanno trascorso l’esistenza scaldando soltanto comode poltrone – hanno lavorato un’intera vita.
Hanno sì esperienza, sanno a grandi linee quali sarebbero i provvedimenti seri da prendere per raddrizzare il Paese, ne avrebbero probabilmente anche le capacità, ma sono stufi. Per troppi anni si sono sentiti presi per il culo. Sono risposte che ho ricevuto personalmente, non mie idee bislacche.
Sostanzialmente, le persone che hanno trascorso una vita nelle fabbriche, nel settore pubblico, nelle professioni – e che non hanno mai mendicato nelle anticamere della politica – si trovano ad un bivio: vado in pensione, e “che qualcuno ci pensiâ€, oppure devo ripartire da capo? Con la prospettiva d’avere tutti i poteri della Casta contro, che avveleneranno anche gli ultimi anni della mia esistenza?
Eh sì, signori miei, perché le persone serie non sbatacchiano in televisione i propri sentimenti, non li trasformano in altre coscette (come l’immondo ricorso ai temi etici, per meri obiettivi elettorali), ma s’interrogano sul significato della Vita e della Morte.
In altre parole, conoscono bene il proverbio indiano che recita: “La vita è un ponte incerto che dobbiamo attraversare: l’unica cosa poco saggia è costruirci una casa sopraâ€, e – siccome sono in larga parte persone semplici ma serie – riflettono mille volte prima di decidere. Mica si buttano a pesce sul primo posto da assessore: in definitiva, giunte al termine della loro vita lavorativa, non ne hanno bisogno.
I giovani potrebbero essere la risposta, ma da soli non ce la possono fare: ne hanno viste troppo poche, ed i marpioni di regime se li mangerebbero in insalata. Un mix sarebbe forse la migliore soluzione.
Possiamo ricordare com’era strutturata la civiltà Lakota: i vecchi erano sempre consultati prima di prendere decisioni importanti, ma i capi erano persone di mezza età. Infine, i capi guerrieri e quelli eletti di volta in volta per le cacce, erano giovani. Impariamo. Aprendo una breve parentesi, ricordiamo che, qualche mese fa, la comunità Lakota si è “dimessa†dall’essere cittadina americana: aspettiamo il comunicato di Condoleeza Rice che ne sancirà l’indipendenza. Come in Kosovo.
E’ molto interessante, invece, l’idea d’emigrare in massa: molti giovani già lo fanno, ed il fenomeno è senz’altro in crescita. D’altro canto, è perfettamente coerente con l’impianto sociale che dovrebbero sopportare in Italia: prezzi tedeschi e stipendi greci. Siccome parlano spesso due lingue (e meglio delle precedenti generazioni), non c’è motivo per rimanere a soffrire in questo dannato paese. Conosco personalmente giovani che lavorano in mezza Europa, in America Latina, in Giappone.
Se qualcuno, però, pensa che questi giovani, dopo aver vissuto molti anni all’estero, tornino per salvare la Patria – a mio avviso – si sbaglia di grosso. Non scendiamo nelle situazioni personali, ma è difficile immaginare che giovani che lavorano, si sposano e fanno figli all’estero siano pervasi dalla voglia di tornare. E per quale motivo? Per tornare a sedersi nell’anticamera del notabile, oppure campare “a singhiozzo†con un contratto da 800 euro il mese?
Oltretutto, non esiste più la gran differenza di culture nel pianeta: Internet sta appianando molte differenze, e si può gustare una buona pizza ovunque.
Sembrerebbe la “lista della spesa†dello sfascismo ma – se riflettiamo sulla situazione – così stanno le cose: il bassissimo impero qual siamo giunti, non ci riserverà altro che chine ancora più ripide e pericolose.
Che fare?
Le prossime elezioni politiche – comunque vadano – non scalfiranno di un’unghia la solita solfa: Berlusconi tuonerà contro lo Stato ma non saprà, non potrà e non vorrà riformarlo. Sostanzialmente, continuerà a farsi gli affari suoi.
Veltroni affermerà di prendersi cura di tutti i disagi, ma non vedo croci che lo attendano per la grande espiazione. Se ne scorderà presto, al primo canto del gallo.
Al venticinquesimo “Vaffa-dayâ€, Grillo inizierà a pensare di girare un film, magari ad Hollywood, con Dustin Hoffman nella parte di Veltroni e Gene Hackman in quella di Berlusconi. Lui, in quella di Masaniello. Non lo metterà su Youtube: meglio i diritti d’autore. Intanto, noi saremo sempre in mutande.
Se qualcuno intende perseguire la strada di creare una nuova classe politica, che nasca dal semplice dibattito della gente – l’agorà di Internet – la possibilità c’è. Se si vuole veramente farlo.
Ho acquistato il dominio www.italianova.org" (non cliccatelo, è vuoto) per dare la possibilità a chi volesse intraprendere l’impresa di farlo.
C’è da fare di tutto: scrivere e selezionare articoli, filtrare e riproporre le critiche dei lettori, gestire la parte informatica. In altre parole, creare una redazione per un giornale Web, aperto come un blog alle critiche.
Niente di nuovo sotto l’aspetto di Internet, ma molto per la politica italiana: bisognerà affermare a chiare lettere che quello sarà il sito dal quale nascerà una nuova aggregazione politica. Esattamente l’opposto dei siti dei partiti, che servono solo a pubblicizzare ciò che si decide nelle stanze del potere.
Lo scopo? Selezionare, pazientemente, le migliori idee e progetti per uscire dall’impasse delle coscette, per parlare finalmente di politica nell’ottica della decrescita e dell’ecologia, della re-distribuzione della ricchezza e della vera pace, che non significa votare tappandosi il naso. Significa affrontare con pazienza anche scuola, sanità, trasporti: tutto ciò che ci viene ammansito con le coscette. E senza strani “grembiuliniâ€.
Riflettiamo, però, che chi desiderasse farlo dovrebbe prendere precisi impegni, non chiacchiere. Vedremo: al massimo, avrò gettato 25 euro. Pazienza.
Perché Italianova? Poiché mi ricordava il “dolce stil novo†che – con il passaggio dal Latino al Volgare – segnò il sentiero del Rinascimento.
Scontate le premesse sopra esposte, la porta è aperta, per tutti.
postato da trotzkij alle ore 18:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 28 febbraio 2008

Nativi USA ringraziano per la collaborazione venezuelana

Nativi USA ringraziano per la collaborazione venezuelana (Sintesi)
Prensa Latina - 22/02/08

FourColorsUna nota diplomatica del consolato di Caracas, Venezuela, a Chicago, riferisce che i rappresentanti di più di 200 tribù e nazioni indigene degli Stati Uniti ringraziano l’iniziativa del presidente venezuelano Hugo Chavez, che consiste nel di vendere loro, a prezzo di favore, combustibile per il riscaldamento delle comunità.
I discendenti dei primi popoli americani hanno manifestato la loro gratitudine alla CITIGO Petrroleum Corporation, al Venezuela e all’organizzazione distributrice Cirizen Energy Corporation. (..)
A partire dal 2000, l’aumento del combustibile da riscaldamento ha subito un aumento del 172 %.
L’iniziativa aiuta nativi che vivono in Alaska, Arizona, Maine, Massachusetts, Minnesota, Michigan, Montana, Nebraska, New York, North Dakota, Oregon, South Dakota e Washington.
L’ambasciatore venezuelano a Washington, Bernardo Ãlvarez, ha precisato che il suo governo si sente onorato, di saldare un debito storico con i popoli indigeni, così come accade nello stesso Venezuela, “..aiutando e riconoscendo un popolo che continuava a rimanere esclusoâ€.

pgh/iep PL-262

Traduzione dallo spagnolo per Resistenze a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
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categoria: venezuela, usa , internazionale, informazione, latinoamerica, indiani


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"Questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte".
Dante, versi 46-48, III canto dell''Inferno'


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