C’ERA UNA VOLTA LA LIBERTÁ DI PENSIERO
Il preside della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna Giuseppe Sassatelli ha vietato l’aula in cui era previsto un dibattito pubblico niente meno che col filosofo Gianni Vattimo. Sassatelli si è giustificato: «Noi non siamo obbligati a concedere spazi, figuriamoci se questi servono a propagandare iniziative antidemocratiche, non condivisibili, inaccettabili in una logica di tolleranza».*
*Nb: l’incontro con Vattimo era dedicato al boicottaggio di Israele e della Fiera del libro che vedrà l’entità sionista come «ospire d'onore».
A proposito delle menzogne per cui a Gaza i cristiani sarebbero perseguitati.
Striscia di Gaza, 25 aprile 2008. Conferenza stampa di denuncia dell’assedio israeliano. A sinistra il Deputato al Parlamento palestinese El Khoudary (che sarà in delegazione in Italia per un giro di conferenze promosso dalla Rete GAZA VIVRA’ accanto al prete della chiesa latina di Gaza Manuel Musallam.
Questo Notiziario contiene:
1. NEPAL: UNA GRANDE VITTORIA
2. VIVA LA LIBIA! Riguardo allo scandaloso silenzio della comunità inernazionale sul genocidio di GAZA (e alla posizione de il manifesto)
3. IRAQ: NIDA’, L’APPELLO Comitato internazionale di solidarietà con i prigionieri e i detenuti nelle carceri americane
4. L’ITALIA S’E’ DEST(r)A Elezioni: come volevasi dimostrare
1. NEPAL: UNA GRANDE VITTORIA
Una vittoria travolgente, del tutto inattesa nelle sue proporzioni. Alle elezioni dello scorso 10 aprile per l’Assemblea Costituente che porrà fine al regime monarchico, il Partito Comunista del Nepal (maoista) ha ottenuto 118 seggi su 245, quasi il 50%. Se questa vittoria farà da apripista ad una trasformazione sociale vera e propria, ovvero ad una nuova e libertaria forma di socialismo, è certo presto per dirlo. Noi ce lo auguriamo. Da queste elezioni escono con le ossa rotte in molti. Il corrotto regime monarchico anzitutto, ovvero l’oligarchia semifeduale e brahaminica che lo sosteneva. Ne escono battuti il regime indiano che fino all’ultimo ha sperato di evitare una vittoria dei guerriglieri maoisti di Prachanda come gli Stati Uniti che considerano il PCN (m) un’organizzazione terrorista. Ne esce fortemente ridimensionato il Partito Comunista (Marxisti-leninisti uniti), che combatté da posizioni opportuniste e governative la guerriglia rivoluzionaria. Ma escono dalla scena anche i settari di ultra sinistra che attaccarono frontalmente il PCN maoista di Prachanda per aver consegnato le armi e sottoscritto gli accordi del dicembre 2006 che hanno portato a questo storico successo.
Una rondine non fa primavera. Il segnale che dal Nepal giunge alle Resistenze di tutto il mondo è tuttavia inequivocabile: solo con la lotta, se necessario anche armata, è possibile spazzare via i regimi asserviti all’imperialismo. Giunge il messaggio che è possibile vincere senza rinnegare i propri ideali, senza ammainare la bandiera del socialismo, a patto di sapere coniugare tattica e strategia, la lotta per la democrazia con quella di liberazione.
2. VIVA LA LIBIA!
Riguardo allo scandaloso silenzio della comunità internazionale sul genocidio di GAZA (e alla posizione de il manifesto)
E’ successo all’ONU. E’ successo che l’ambasciatore libico denunciando la catastrofe in corso a Gaza da quando Israele ha posto la Striscia sotto assedio, abbia paragonato Gaza ad un campo di concentramento e il sionismo al nazismo. Anzi, egli ha aggiunto, c’è qualcosa di peggio: i nazisti non bombardavano i loro lager uccidendo anche donne e bambini.
Il destino ha voluto che a presiedere la seduta vi fosse l’ambasciatore italiano, Spatafora. Spatafora, non ha lasciato terminare l’ambasciatore libico, non solo gli ha tolto la parola, ha addirittura interrotto, tra gli applausi dei filoisraeliani e le proteste dei più, la seduta. Una decisione gravissima che sputtana l’Italia e annuncia come meglio non si poteva quale sarà la politica estera dell’Italia uscita dalle urne.
A questo gesto vergognoso se n’è aggiunto un altro. Il quotidiano il manifesto del 25 aprile non ha saputo fare di meglio, commentando la notizia, che elogiare il gesto del «raffinato» Spatafora, che ...«bene ha fatto a interrompere la riunione».
Anche questo è un sintomatico e inquietante segnale dell’Italia che esce dalle urne, anzi della sinistra fatta a pezzi dalle urne.
Cosa non si fa per restare a galla e accattivarsi le simpatie dei vincitori!
3. IRAQ: NIDA’, L’APPELLO
Comitato internazionale di solidarietà con i prigionieri e i detenuti nelle carceri americane

«Nel febbraio 2003 è stato udito fragoroso il ruggito di protesta di milioni di persone nel mondo contro la decisione di muovere guerra all'Iraq. Essi si rendevano conto che la pace non si ottiene con la distruzione, la guerra e lo scontro di civiltà.
Gli eventi hanno dimostrato che la loro posizione era quella giusta. Gli Stati Uniti e gli eserciti stranieri che li fiancheggiavano hanno occupato l'Iraq e promesso la democrazia, la libertà e la prosperità al suo popolo. Ma il popolo iracheno, a cinque anni dall'occupazione, ancora non trova nel suo paese un posto in cui si sia al sicuro dai soldati americani, dai mercenari di Blackwater, o dai terroristi e le milizie che, appoggino o meno l'occupazione, rimangono un suo prodotto.
Inoltre, gli Iracheni non vedono alcuna speranza nel futuro se le condizioni rimarranno quelle che sono state sotto l'occupazione. Oggi più di tre milioni di Iracheni sono nella diaspora, rifugiati per paura di essere uccisi o arrestati. Quelli che sono rimasti continuano a soffrire i dolori dell'occupazione. Alcuni di loro sono stati incarcerati nelle prigioni più terribili della terra.
In questo momento, le forze americane d'occupazione stanno tenendo prigionieri più di centocinquantamila iracheni, distribuiti in 28 campi di detenzione. Migliaia di essi sono stati tenuti prigionieri per più di cinque anni, in violanzione delle Convenzioni di Ginevra relative al trattamento dei prigionieri di guerra; molti erano anziani sofferenti di problemi di salute che mettevano a rischio le loro vite. Migliaia di altri prigionieri e detenuti sono giovani uomini, donne, e bambini che sono stati presi in ostaggio in sostituzione dei loro mariti o padri. Tutti i prigionieri e i detenuti sono continuamente sottoposti alle più crudeli forme di tortura, insulti e offese alla dignità umana. Tutti loro sono privi di qualsiasi mezzo di comunicazione con l'esterno, e la maggior parte non sono autorizzati ad incontrarsi con le proprie famiglie.
Poiché non riteniamo il popolo americano responsabile delle guerre, l'occupazione e le violazioni dei diritti umani derivati dalla politica dell'attuale amministrazione USA;
Poiché ci riteniamo responsabili in primo luogo nei confronti dell'umanità, e in secondo luogo nei confronti del popolo iracheno, dichiariamo, prima che sia troppo tardi, la nostra opposizione alle pratiche dell'occupante che contravvengono alle Convenzioni sui Diritti Umani. La nostra è una posizione umanitaria e in favore della civiltà, contro tutti coloro che commettono torti contro di essa, indipendentemente dalla loro appartenenza culturale, etnica o geografica.
La nostra posizione non è soltanto una difesa della libertà e dei diritti umani degli Iracheni, ma una difesa dell'umanità, dei valori della civiltà, e del sistema legale e giuridico che dovrebbe tutelare tutti, compresi gli Iracheni.
Noi, nel dichiarare ed affermare la nostra solidarietà con coloro che difendono i propri diritti legittimi nei propri paesi, e con i prigionieri e i detenuti iracheni, condanniamo e denunciamo la prosecuzione della loro detenzione, e lanciamo un appello a tutti affinché siano iniziate tutte le attività e gli eventi possibili per richiedere il loro rilascio.
Pensiamo che la giustizia sia intrecciata con la libertà. L'erba non cresce sull'acciaio dei carri armati d'occupazione americani, come dimostrato dagli ultimi cinque anni. ma cresce nei cuori di coloro che credono nell'uomo, nei suoi diritti e nella sua dignità.
Noi, nel richiedere il rilascio dei prigionieri e i detenuti, riaffermiamo l'importanza che le forze d'occupazione americane si attengano alle Convenzioni di Ginevra riguardanti il trattamento dei prigionieri, che si smetta ogni forma di tortura contro i prigionieri, e che si permetta ad organizzazioni internazionali e dei diritti umani, e alla Croce Rossa, di visitare tutti i campi di detenzione americani in Iraq, affinché rimangano informate della situazione dei prigionieri e dei detenuti».
Comitato internazionale di solidarietà con i prigionieri e i detenuti nelle carceri americane in Iraq
(Nida' - la chiamata)
26 aprile 2008
4. L’ITALIA S’E’ DEST(r)A
Elezioni: come volevasi dimostrare
Diceva Carlo Marx: «Ci vorrano 20 o 30 ani di guerre civile affinchè il proletariato europeo si liberi da tutta la merda che si porta addosso».
Una cupa metafora che però ci aiuta a descrivere la drammatica situazione in cui siamo. La svolta reazionaria di massa che covava da tanti anni si è palesata, liberandosi dei suoi ultimi tabù.
Qui non è solo che una delle due destre ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che infranti i suoi sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi.
Siamo davanti a quella che potremmo (definire) fascistizzazione sui generis. Non c’è bisogno di squadracce, né di manganelli e olio di ricino. Se allora il sistema dovette ricorrere all’uso extralegale dei fascisti era perché esso barcollava sotto la spinta proletaria che veniva dalla Russia bolscevica. Adesso il sistema è forte, l’apparato sistemico di repressione non è mai stato così efficiente, della minaccia bolscevica non c’è nemmeno l’ombra. La fascistizzazione non possiede infatti solo il lato reattivo, preventivo (nel senso di antirivoluzionario); procede motu proprio dalle viscere dell’Europa, emerge dai più sperduti recessi della propria storia.
E’ il conato reazionario, totalitario all’interno, colonialista e imperialista verso l’esterno. Posta davanti al suo tramonto, l’Europa capitalistica non solo si stringe attorno al suo aborto, gli Stati Uniti d’America, essa ha dimostrato di saper fare di peggio, di trovare rimedi estremi, fino ad affidarsi alla dittatura più crudele.
Gli impulsi securitari, che entrambi i poli sistemici hanno avallato e interpretato, non simboleggiano solo l’avidità proprietaria dei parvenus. La xenofobia non è che un lato della questione. Essa è anzi la metafora di appetiti colonialistici. La caccia al rom o al musulmano nasconde un istinto revanchista, la spinta a portare la guerra alla fonte, là dove nasce il pericolo (nero, verde o giallo che sia), a riprendersi con la forza la posizione dominante perduta.
Una lunga marcia attende le forze ribelli che si annidano dentro l’impero. Esse conosceranno un esodo doloroso. Dovranno abbandonare le casematte dove pensavano di poter sopravvivere, cercheranno altri luoghi in cui mettere radici e consolidarsi. Una Resistenza faticosa, che procederà in parallelo, sul piano pratico e quella teorico. La possibilità di sopravvivere è dunque legata, non solo alla capacità di fare fronte, di unire le forze, di abbattere vecchie barriere ideologiche e identitarie, ma di ripensare la rivoluzione europea, le sue forze motrici, le sue alleanze. É legata infine alla necessità di ancorarsi alle Resistenze del primo fronte, ai movimenti antimperialisti che si trovano a combattare sulla prima linea.
Occorre prepararsi al peggio, sapendo che il male minore è sempre stato l’alibi di chi rinuncia in partenza a lottare, il velo dietro al quale si nasconde chi ha già introiettato la disfatta.

Angela Lano Infopal 28-04-2008
Non ci sono più parole per descrivere l'orrore che si prova nel ricevere, tradurre e pubblicare le notizie dei massacri che giungono dalla Striscia di Gaza. Né lo sdegno verso Israele, stato razzista, che quotidianamente, da 60 anni, commette efferati crimini, denunciati ma mai puniti dall'Onu, verso un popolo a cui ha confiscato terre, case, tradizioni e patria.
Qui non c'è vero o falso anti-semitismo, ma solo senso di giustizia: altri governi mediorientali sono stati puniti duramente per molto meno. Nei confronti del "baluardo della civiltà contro la barbarie" non c'è strage, eccidio, pulizia etnica, massacro che valga una punizione esemplare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o di tribunali internazionali. Anzi, incredibilmente, l'inviato italiano al C.di S. dell'Onu ha sospeso una seduta, la settimana scorsa, perché il collega libico ha detto le cose come stanno: la Striscia di Gaza è un campo di concentramento, con i soldati di Tsahal, uno degli eserciti più potenti al mondo, che fanno tiro al bersaglio contro bambini e donne, dove una popolazione di 1,5 milioni è rinchiusa in una prigione a cielo aperto, sotto assedio e sotto embargo, senza cibo, medicine, carburante, gas, ecc.
Che scandalo parlar chiaro! Meglio usare l'arzigogolato linguaggio della diplomazia (quale, poi?), dando un colpo al cerchio e uno alla botte, e codardamente mettere sullo stesso piano vittima e carnefice, quasi che questo possa miracolosamente aprire le porte alla "pace", una pace che Israele non vuole, avendo in mente un progetto di espansione coloniale su tutta la Palestina storica.
Ascoltare le notizie diffuse dai colleghi giornalisti nei tg e nei siti online dei quotidiani dà il brivido: l'esser costretti a parlare di 4 bimbi morti sotto le bombe di Israele crea loro gravi difficoltà, a cui prontamente pongono rimedio mettendo l'accento sulle "dichiarazioni bellicose di Hamas".
Il movimento islamico, per bocca del premier della Striscia di Gaza, Ismail Haniyah, ha accusato Israele di "massacro che riflette la vera faccia dell'occupazione israeliana e i suoi ripetuti tentativi di sventare le iniziative regionali e internazionali dirette a porre fine alle ostilità".
In un comunicato stampa, Haniyah ha aggiunto di seguire da vicino il massacro di questa mattina, in cui 7 civili, compresi una madre e i suoi 4 figli, sono stati uccisi. "Questo - sottolinea il premier - riflette la mentalità atroce di Israele, che disprezza completamente le vite umane".
Accuse sono state pronunciate anche dal presidente dell'Anp, Mahmoud Abbas, ma i nostri tg, notoriamente più realisti del re, non ne hanno tenuto conto.
Dichiarazioni che suonano logiche, comprensibili, a chiunque conosca cosa sta accadendo in quella martoriata regione. Forse un po' meno a chi è abituato a ragionare con i comunicati inviati da Tsahal o dal governo israeliano.
Contrapporre all'efferata strage israeliana minacce del "temibile" Hamas può sembrare, a certi colleghi, un esercizio di buon giornalismo obiettivo e bilanciato. Peccato che la realtà sia molto diversa, e che il tipo di informazione che circola in Italia ci garantisca una collocazione sempre più bassa nella classifica mondiale della libertà di stampa.
La debacle della Sinistra Arcobaleno nelle recenti elezioni parlamentari italiane sarà ricordata nei libri di testo politici come un esempio fondamentale del prezzo dell'opportunismo. L'alleanza elettorale Arcobaleno composta da quattro distinti partiti ha perduto tre quarti del proprio sostegno elettorale nello spazio di appena due anni.
Mentre, in senso immediato, la destra guidata da Silvio Berlusconi è stata in grado di profittare del crollo della Sinistra Arcobaleno ed è emersa con una solida maggioranza, il suo crollo riflette anche un importante cambiamento politico tra i lavoratori ed i giovani. Ne hanno avuto abbastanza di partiti e politici di pseudo-sinistra, che fanno discorsi radicali e gonfiano promesse nelle loro campagne elettorali soltanto per eseguire vergognosi tradimenti una volta in carica.
La debacle elettorale ha scatenato un aspro dibattito sul futuro di Rifondazione. Il suo leader di vecchia data Fausto Bertinotti è in minoranza. Intendeva formare un nuovo partito dall'Alleanza Arcobaleno, liberandosi di tutti i collegamenti all'eredità comunista. Lo scorso fine settimana, la sua proposta è stata votata ad una riunione del comitato politico del partito con 78 membri che hanno votato a favore e 98 contro di lui.
Alcuni dei gruppi che operano come una copertura di sinistra per Rifondazione da molti anni, hanno già abbandonato la nave che affonda prima delle elezioni. Due di questi, il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) e Sinistra Critica, hanno proposto alle elezioni proprie liste di candidati. In totale hanno raccolto quasi 400.000 voti—cioè un terzo dei voti della Sinistra Arcobaleno.
Se ne è parlato riservatamente per giorni tra salotti, comitati elettorali e redazioni dei giornali. E ieri i presunti retroscena dello stupro della giovane studentessa africana avvenuto la scorsa settimana a La Storta — periferia nord di Roma — sono diventati materia di scontro tra i candidati a sindaco della capitale. Ha iniziato Rutelli: «Alcune di queste vicende degli ultimi giorni sono state anche un po' sospette. Ma non tocca a me parlarne, indagheranno le forze dell'ordine, indagherà la magistratura ».
Roma, 23 apr. (Apcom) - "George Soros è un uomo di grande valore, un intellettuale impegnato in grandi azioni umanitarie". E' l'opinione di Massimo D'Alema sul finanziere americano interessato alla squadra della Roma. Il vicepremier ha risposto così ai cittadini romani che lo hanno incontrato a via Pomponazzi, quartiere Prati, a margine di un'iniziativa elettorale a sostegno del candidato sindaco Francesco Rutelli.
"La Roma? Ha fatto quello che ha potuto - aggiunge a proposito della squadra di cui è tifoso - con pochi soldi e pochi giocatori".
Gal
1. Il primo macroscopico dato su cui si deve ragionare è questo: 9 Milioni e 236mila cittadini si sono rifiutati di recarsi alle urne. Un milione mezzo di cittadini circa in più rispetto alle elezioni di solo due anni fa —quasi il 4%: dato rilevantissimo anche tenendo conto che rispetto alle elezioni del 2006 gli aventi diritto sono aumentati di quasi 130mila unità .
(ANSA) - PECHINO, 21 APR - Il presidente francese Nicholas Sarkozy ha inviato una lettera personale all'atleta disabile cinese Jin Jing, diventata un'eroina per i nazionalisti cinesi per aver difeso la fiaccola olimpica dai manifestanti filotibetani a Parigi, il 7 aprile scorso. La lettera e' stata consegnata alla stessa Jin Jing oggi dal presidente del senato francese Christian Poncet, che gliel'ha consegnata personalmente nell'appartamento nel quale la giovane vive con i genitori a Shanghai.



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