Aurora

Sito d'Informazione Internazionalista
mercoledì, 30 aprile 2008

L’ITALIA S’E’ DEST(r)A

C’ERA UNA VOLTA LA LIBERTÁ DI PENSIERO

Notiziario del Campo Antimperialista – 28 aprile 2008

Il preside della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Bologna Giuseppe Sassatelli ha vietato l’aula in cui era previsto un dibattito pubblico niente meno che col filosofo Gianni Vattimo. Sassatelli si è giustificato: «Noi non siamo obbligati a concedere spazi, figuriamoci se questi servono a propagandare iniziative antidemocratiche, non condivisibili, inaccettabili in una logica di tolleranza».*

*Nb: l’incontro con Vattimo era dedicato al boicottaggio di Israele e della Fiera del libro che vedrà l’entità sionista come «ospire d'onore».


A proposito delle menzogne per cui a Gaza i cristiani sarebbero perseguitati.

Striscia di Gaza, 25 aprile 2008. Conferenza stampa di denuncia dell’assedio israeliano. A sinistra il Deputato al Parlamento palestinese El Khoudary (che sarà in delegazione in Italia per un giro di conferenze promosso dalla Rete GAZA VIVRA’  accanto al prete della chiesa latina di Gaza Manuel Musallam. 

 

Questo Notiziario contiene:

1. NEPAL: UNA GRANDE VITTORIA

2. VIVA LA LIBIA! Riguardo allo scandaloso silenzio della comunità inernazionale sul genocidio di GAZA (e alla posizione de il manifesto)

3. IRAQ: NIDA’, L’APPELLO Comitato internazionale di solidarietà con i prigionieri e i detenuti nelle carceri americane

4. L’ITALIA S’E’ DEST(r)A Elezioni: come volevasi dimostrare

 

1. NEPAL: UNA GRANDE VITTORIA

Una vittoria travolgente, del tutto inattesa nelle sue proporzioni. Alle elezioni dello scorso 10 aprile per l’Assemblea Costituente che porrà fine al regime monarchico, il Partito Comunista del Nepal (maoista) ha ottenuto 118 seggi su 245, quasi il 50%. Se questa vittoria farà da apripista ad una trasformazione sociale vera e propria, ovvero ad una nuova e libertaria forma di socialismo, è certo presto per dirlo. Noi ce lo auguriamo. Da queste elezioni escono con le ossa rotte in molti. Il corrotto regime monarchico anzitutto, ovvero l’oligarchia semifeduale e brahaminica che lo sosteneva. Ne escono battuti il regime indiano che fino all’ultimo ha sperato di evitare una vittoria dei guerriglieri maoisti di Prachanda come gli Stati Uniti che considerano il PCN (m) un’organizzazione terrorista. Ne esce fortemente ridimensionato il Partito Comunista (Marxisti-leninisti uniti), che combatté da posizioni opportuniste e governative la guerriglia rivoluzionaria. Ma escono dalla scena anche i settari di ultra sinistra che attaccarono frontalmente il PCN maoista di Prachanda per aver consegnato le armi e sottoscritto gli accordi del dicembre 2006 che hanno portato a questo storico successo.

Una rondine non fa primavera. Il segnale che dal Nepal giunge alle Resistenze di tutto il mondo è tuttavia inequivocabile: solo con la lotta, se necessario anche armata, è possibile spazzare via i regimi asserviti all’imperialismo. Giunge il messaggio che è possibile vincere senza rinnegare i propri ideali, senza ammainare la bandiera del socialismo, a patto di sapere coniugare tattica e strategia, la lotta per la democrazia con quella di liberazione.

 

2. VIVA LA LIBIA!

Riguardo allo scandaloso silenzio della comunità internazionale sul genocidio di GAZA (e alla posizione de il manifesto)

 

E’ successo all’ONU. E’ successo che l’ambasciatore libico denunciando la catastrofe in corso a Gaza da quando Israele ha posto la Striscia sotto assedio, abbia paragonato Gaza ad un campo di concentramento e il sionismo al nazismo. Anzi, egli ha aggiunto, c’è qualcosa di peggio: i nazisti non bombardavano i loro lager uccidendo anche donne e bambini.

Il destino ha voluto che a presiedere la seduta vi fosse l’ambasciatore italiano, Spatafora. Spatafora, non ha lasciato terminare l’ambasciatore libico, non solo gli ha tolto la parola, ha addirittura interrotto, tra gli applausi dei filoisraeliani e le proteste dei più, la seduta. Una decisione gravissima che sputtana l’Italia e annuncia come meglio non si poteva quale sarà la politica estera dell’Italia uscita dalle urne.

A questo gesto vergognoso se n’è aggiunto un altro. Il quotidiano il manifesto del 25 aprile non ha saputo fare di meglio, commentando la notizia, che elogiare il gesto del «raffinato» Spatafora, che ...«bene ha fatto a interrompere la riunione».

Anche questo è un sintomatico e inquietante segnale dell’Italia che esce dalle urne, anzi della sinistra fatta a pezzi dalle urne.

Cosa non si fa per restare a galla e accattivarsi le simpatie dei vincitori!


3. IRAQ: NIDA’, L’APPELLO

Comitato internazionale di solidarietà con i prigionieri e i detenuti nelle carceri americane

 

«Nel febbraio 2003 è stato udito fragoroso il ruggito di protesta di milioni di persone nel mondo contro la decisione di muovere guerra all'Iraq. Essi si rendevano conto che la pace non si ottiene con la distruzione, la guerra e lo scontro di civiltà.

Gli eventi hanno dimostrato che la loro posizione era quella giusta. Gli Stati Uniti e gli eserciti stranieri che li fiancheggiavano hanno occupato l'Iraq e promesso la democrazia, la libertà e la prosperità al suo popolo. Ma il popolo iracheno, a cinque anni dall'occupazione, ancora non trova nel suo paese un posto in cui si sia al sicuro dai soldati americani, dai mercenari di Blackwater, o dai terroristi e le milizie che, appoggino o meno l'occupazione, rimangono un suo prodotto.

Inoltre, gli Iracheni non vedono alcuna speranza nel futuro se le condizioni rimarranno quelle che sono state sotto l'occupazione. Oggi più di tre milioni di Iracheni sono nella diaspora, rifugiati per paura di essere uccisi o arrestati. Quelli che sono rimasti continuano a soffrire i dolori dell'occupazione. Alcuni di loro sono stati incarcerati nelle prigioni più terribili della terra.

In questo momento, le forze americane d'occupazione stanno tenendo prigionieri più di centocinquantamila iracheni, distribuiti in 28 campi di detenzione. Migliaia di essi sono stati tenuti prigionieri per più di cinque anni, in violanzione delle Convenzioni di Ginevra relative al trattamento dei prigionieri di guerra; molti erano anziani sofferenti di problemi di salute che mettevano a rischio le loro vite. Migliaia di altri prigionieri e detenuti sono giovani uomini, donne, e bambini che sono stati presi in ostaggio in sostituzione dei loro mariti o padri. Tutti i prigionieri e i detenuti sono continuamente sottoposti alle più crudeli forme di tortura, insulti e offese alla dignità umana. Tutti loro sono privi di qualsiasi mezzo di comunicazione con l'esterno, e la maggior parte non sono autorizzati ad incontrarsi con le proprie famiglie.

Poiché non riteniamo il popolo americano responsabile delle guerre, l'occupazione e le violazioni dei diritti umani derivati dalla politica dell'attuale amministrazione USA;

Poiché ci riteniamo responsabili in primo luogo nei confronti dell'umanità, e in secondo luogo nei confronti del popolo iracheno, dichiariamo, prima che sia troppo tardi, la nostra opposizione alle pratiche dell'occupante che contravvengono alle Convenzioni sui Diritti Umani. La nostra è una posizione umanitaria e in favore della civiltà, contro tutti coloro che commettono torti contro di essa, indipendentemente dalla loro appartenenza culturale, etnica o geografica.

La nostra posizione non è soltanto una difesa della libertà e dei diritti umani degli Iracheni, ma una difesa dell'umanità, dei valori della civiltà, e del sistema legale e giuridico che dovrebbe tutelare tutti, compresi gli Iracheni.

Noi, nel dichiarare ed affermare la nostra solidarietà con coloro che difendono i propri diritti legittimi nei propri paesi, e con i prigionieri e i detenuti iracheni, condanniamo e denunciamo la prosecuzione della loro detenzione, e lanciamo un appello a tutti affinché siano iniziate tutte le attività e gli eventi possibili per richiedere il loro rilascio.

Pensiamo che la giustizia sia intrecciata con la libertà. L'erba non cresce sull'acciaio dei carri armati d'occupazione americani, come dimostrato dagli ultimi cinque anni. ma cresce nei cuori di coloro che credono nell'uomo, nei suoi diritti e nella sua dignità.

Noi, nel richiedere il rilascio dei prigionieri e i detenuti, riaffermiamo l'importanza che le forze d'occupazione americane si attengano alle Convenzioni di Ginevra riguardanti il trattamento dei prigionieri, che si smetta ogni forma di tortura contro i prigionieri, e che si permetta ad organizzazioni internazionali e dei diritti umani, e alla Croce Rossa, di visitare tutti i campi di detenzione americani in Iraq, affinché rimangano informate della situazione dei prigionieri e dei detenuti».

 

Comitato internazionale di solidarietà con i prigionieri e i detenuti nelle carceri americane in Iraq

(Nida' - la chiamata) 

26 aprile 2008

 

4. L’ITALIA S’E’ DEST(r)A

Elezioni: come volevasi dimostrare

 

Diceva Carlo Marx: «Ci vorrano 20 o 30 ani di guerre civile affinchè il proletariato europeo si liberi da tutta la merda che si porta addosso».

Una cupa metafora che però ci aiuta a descrivere la drammatica situazione in cui siamo. La svolta reazionaria di massa che covava da tanti anni si è palesata, liberandosi dei suoi ultimi tabù.

Qui non è solo che una delle due destre ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che infranti i suoi sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi.

Siamo davanti a quella che potremmo (definire) fascistizzazione sui generis. Non c’è bisogno di squadracce, né di manganelli e olio di ricino. Se allora il sistema dovette ricorrere all’uso extralegale dei fascisti era perché esso barcollava sotto la spinta proletaria che veniva dalla Russia bolscevica. Adesso il sistema è forte, l’apparato sistemico di repressione non è mai stato così efficiente, della minaccia bolscevica non c’è nemmeno l’ombra. La fascistizzazione non possiede infatti solo il lato reattivo, preventivo (nel senso di antirivoluzionario); procede motu proprio dalle viscere dell’Europa, emerge dai più sperduti recessi della propria storia.

E’ il conato reazionario, totalitario all’interno, colonialista e imperialista verso l’esterno. Posta davanti al suo tramonto, l’Europa capitalistica non solo si stringe attorno al suo aborto, gli Stati Uniti d’America, essa ha dimostrato di saper fare di peggio, di trovare rimedi estremi, fino ad affidarsi alla dittatura più crudele.

Gli impulsi securitari, che entrambi i poli sistemici hanno avallato e interpretato, non simboleggiano solo l’avidità proprietaria dei parvenus. La xenofobia non è che un lato della questione. Essa è anzi la metafora di appetiti colonialistici. La caccia al rom o al musulmano nasconde un istinto revanchista, la spinta a portare la guerra alla fonte, là dove nasce il pericolo (nero, verde o giallo che sia), a riprendersi con la forza la posizione dominante perduta.

Una lunga marcia attende le forze ribelli che si annidano dentro l’impero. Esse conosceranno un esodo doloroso. Dovranno abbandonare le casematte dove pensavano di poter sopravvivere, cercheranno altri luoghi in cui mettere radici e consolidarsi. Una Resistenza faticosa, che procederà in parallelo, sul piano pratico e quella teorico. La possibilità di sopravvivere è dunque legata, non solo alla capacità di fare fronte, di unire le forze, di abbattere vecchie barriere ideologiche e identitarie, ma di ripensare la rivoluzione europea, le sue forze motrici, le sue alleanze. É legata infine alla necessità di ancorarsi alle Resistenze del primo fronte, ai movimenti antimperialisti che si trovano a combattare sulla prima linea.

Occorre prepararsi al peggio, sapendo che il male minore è sempre stato l’alibi di chi rinuncia in partenza a lottare, il velo dietro al quale si nasconde chi ha già introiettato la disfatta.

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mercoledì, 30 aprile 2008

Al mercato dell'informazione: la strage di Beit Hanoun e la 'versione italiana made in Israel'


Angela Lano
Infopal 28-04-2008

Non ci sono più parole per descrivere l'orrore che si prova nel ricevere, tradurre e pubblicare le notizie dei massacri che giungono dalla Striscia di Gaza. Né lo sdegno verso Israele, stato razzista, che quotidianamente, da 60 anni, commette efferati crimini, denunciati ma mai puniti dall'Onu, verso un popolo a cui ha confiscato terre, case, tradizioni e patria.

Qui non c'è vero o falso anti-semitismo, ma solo senso di giustizia: altri governi mediorientali sono stati puniti duramente per molto meno. Nei confronti del "baluardo della civiltà contro la barbarie" non c'è strage, eccidio, pulizia etnica, massacro che valga una punizione esemplare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o di tribunali internazionali. Anzi, incredibilmente, l'inviato italiano al C.di S. dell'Onu ha sospeso una seduta, la settimana scorsa, perché il collega libico ha detto le cose come stanno: la Striscia di Gaza è un campo di concentramento, con i soldati di Tsahal, uno degli eserciti più potenti al mondo, che fanno tiro al bersaglio contro bambini e donne, dove una popolazione di 1,5 milioni è rinchiusa in una prigione a cielo aperto, sotto assedio e sotto embargo, senza cibo, medicine, carburante, gas, ecc.

Che scandalo parlar chiaro! Meglio usare l'arzigogolato linguaggio della diplomazia (quale, poi?), dando un colpo al cerchio e uno alla botte, e codardamente mettere sullo stesso piano vittima e carnefice, quasi che questo possa miracolosamente aprire le porte alla "pace", una pace che Israele non vuole, avendo in mente un progetto di espansione coloniale su tutta la Palestina storica.

Ascoltare le notizie diffuse dai colleghi giornalisti nei tg e nei siti online dei quotidiani dà il brivido: l'esser costretti a parlare di 4 bimbi morti sotto le bombe di Israele crea loro gravi difficoltà, a cui prontamente pongono rimedio mettendo l'accento sulle "dichiarazioni bellicose di Hamas".

Il movimento islamico, per bocca del premier della Striscia di Gaza, Ismail Haniyah, ha accusato Israele di "massacro che riflette la vera faccia dell'occupazione israeliana e i suoi ripetuti tentativi di sventare le iniziative regionali e internazionali dirette a porre fine alle ostilità".

In un comunicato stampa, Haniyah ha aggiunto di seguire da vicino il massacro di questa mattina, in cui 7 civili, compresi una madre e i suoi 4 figli, sono stati uccisi. "Questo - sottolinea il premier - riflette la mentalità atroce di Israele, che disprezza completamente le vite umane".

Accuse sono state pronunciate anche dal presidente dell'Anp, Mahmoud Abbas, ma i nostri tg, notoriamente più realisti del re, non ne hanno tenuto conto.

Dichiarazioni che suonano logiche, comprensibili, a chiunque conosca cosa sta accadendo in quella martoriata regione. Forse un po' meno a chi è abituato a ragionare con i comunicati inviati da Tsahal o dal governo israeliano.

Contrapporre all'efferata strage israeliana minacce del "temibile" Hamas può sembrare, a certi colleghi, un esercizio di buon giornalismo obiettivo e bilanciato. Peccato che la realtà sia molto diversa, e che il tipo di informazione che circola in Italia ci garantisca una collocazione sempre più bassa nella classifica mondiale della libertà di stampa.

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domenica, 27 aprile 2008

Il crollo di Rifondazione Comunista in Italia

Il crollo di Rifondazione Comunista in Italia
Il prezzo dell'opportunismo

di Peter Schwarz Freebooter 25 aprile 2008

sinistra_arcobalenoLa debacle della Sinistra Arcobaleno nelle recenti elezioni parlamentari italiane sarà ricordata nei libri di testo politici come un esempio fondamentale del prezzo dell'opportunismo. L'alleanza elettorale Arcobaleno composta da quattro distinti partiti ha perduto tre quarti del proprio sostegno elettorale nello spazio di appena due anni.
Nelle elezioni tenute nel 2006, Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) ed i Verdi furono in grado di conquistare assieme un totale di circa 4 milioni di voti. Nelle elezioni tenute il 14 e 15 aprile di questo anno, gli stessi partiti e Sinistra Democratica, una scissione dagli ex Democratici di Sinistra, hanno conquistato un totale di appena 1,1 milioni di voti—insufficiente per qualsiasi rappresentanza nel parlamento italiano. Questo significa che per la prima volta dalla caduta del fascismo, non vi è più nel parlamento italiano un partito che appartiene alla tradizione comunista.
Nei due anni che separavano le due votazioni, i componenti della Sinistra Arcobaleno sono stati partner attivi nel governo di Romano Prodi, sostenendo politiche che sotto ogni aspetto erano dirette contro gli interessi della gente comune.
Prodi ha ridotto l'attuale deficit di bilancio dell'Italia dal 4,6% del PIL all'1,9% con un rigido programma di risparmi. E' stato applaudito dai circoli finanziari italiani ed europei mentre la classe lavoratrice ha pagato il conto nella forma di salari reali in declino e dell'innalzamento dell'età pensionabile.
In politica estera, Prodi ha lasciato le truppe italiane collocate in Afghanistan, ha inviato addizionali soldati italiani in Libano, ha sostenuto l'espansione della base militare americana di Vicenza di fronte ad una vasta opposizione pubblica e ha drasticamente incrementato le spese militari.
Prodi ha anche intensificato gli attacchi ai fondamentali diritti democratici. Il suo governo ha approvato una legge che ha autorizzato le forze di sicurezza italiane a deportare qualsiasi straniero valutato essere un pericolo per la pubblica sicurezza. Il decreto è formulato così vagamente come per concedere in pratica poteri arbitrari alle forze dello stato.
Tutte queste misure sono state appoggiate dalla Sinistra Arcobaleno con l'argomento che questo era l'unico modo per impedire il ritorno al potere di Silvio Berlusconi. Mentre gli elementi più di destra del governo Prodi dettavano la politica, la cosiddetta "sinistra" si è messa al lavoro e ha pugnalato alla schiena i suoi sostenitori.
Claudio Grassi, che rappresentava Rifondazione al Senato, recentemente ha ammesso: "Per lealtà e per impedire la caduta del governo, la sinistra ha votato a favore di tutte quelle misure che non appoggiava, mentre le forze del centro imponevano spesso la loro politica (anche se non era stata concordata nel programma)".
Il massiccio rifiuto della Sinistra Arcobaleno da parte dell'elettorato è la ricompensa per tale sfrenato opportunismo, per la sua assenza di spina dorsale e per la prontezza a disfarsi delle promesse elettorali a favore di un ben retribuito posto di governo. L'atteggiamento di Fausto Bertinotti, che due anni fa si trasferì dalla guida di Rifondazione alla terza carica pubblica in Italia, la presidenza della Camera dei Deputati, è tipica a questo riguardo.
Alfonso Pecoraro Scanio, il leader dei Verdi dimessosi dalla carica in seguito alla debacle elettorale, è stato costretto ad ammettere: "Abbiamo pagato un prezzo pesante per la nostra partecipazione al governo Prodi. Siamo stati intrappolati nella burocrazia istituzionale e gli elettori ci hanno puniti conseguentemente".
Le analisi iniziali del risultato elettorale dimostrano che circa metà di quelli che precedentemente votavano per i partiti della Sinistra Arcobaleno alle elezioni di aprile sono rimasti a casa e non hanno votato. Questo gruppo è in gran parte responsabile della diminuzione dell'affluenza dei votanti, che sono caduti dall'83% all'80%. Il 40% degli ex sostenitori dell'Arcobaleno hanno votato a favore del Partito Democratico di Walter Veltroni, con soltanto il 5% che è passato ad appoggiare il campo di destra guidato da Silvio Berlusconi.
Il declino nel sostegno per la Sinistra Arcobaleno è stato particolarmente elevato all'interno degli strati della classe lavoratrice. Ciò è confermato da un rapido sguardo al sobborgo tradizionalmente di sinistra di Mirafiori nella città settentrionale di Torino. Molti dipendenti della società di auto Fiat vivono in questo sobborgo. Nel 1996, i partiti che formavano la Sinistra Arcobaleno conquistarono 5.865 voti; nel 2006 3.657 e nelle elezioni di questo anno appena 1.124.
Un portavoce di una corrente dell'opposizione entro Rifondazione, Leonardo Masella, ha concluso: "Nei numerosi rapporti ed articoli di fondo degli ultimi giorni, molti lavoratori hanno reso assolutamente chiaro che volevano punire la leadership di Rifondazione Comunista ed il suo principale candidato Fausto Bertinotti, che pensano li abbia traditi".

Vuoto politico
normal_bertidiliberto211107Mentre, in senso immediato, la destra guidata da Silvio Berlusconi è stata in grado di profittare del crollo della Sinistra Arcobaleno ed è emersa con una solida maggioranza, il suo crollo riflette anche un importante cambiamento politico tra i lavoratori ed i giovani. Ne hanno avuto abbastanza di partiti e politici di pseudo-sinistra, che fanno discorsi radicali e gonfiano promesse nelle loro campagne elettorali soltanto per eseguire vergognosi tradimenti una volta in carica.
Non credono più sia possibile cambiare le cose all'interno della struttura delle istituzioni e dei partiti esistenti e stanno cercando una prospettiva che permetta loro di intervenire nella vita politica come una forza indipendente. Questo diventerà più evidente nei prossimi conflitti di classe che inevitabilmente risulteranno dalla crisi sociale del paese e dall'impatto della crisi finanziaria internazionale.
L'elite dominante italiana ed i suoi rappresentanti più di sinistra sono preoccupati da una simile prospettiva. Dal rovesciamento di Mussolini hanno contato sul Partito Comunista (PCI) per tenere sotto controllo la classe lavoratrice. Dopo la caduta del dittatore fascista, la borghesia italiana è stata in grado di ristabilire il suo dominio soltanto con l'appoggio del PCI. Il leader del PCI Palmiro Togliatti entrò a far parte del governo italiano tra il 1944 ed il 1946. E' stato responsabile di avere disarmato la Resistenza, la resistenza antifascista, e sotto la sua autorità di ministro della giustizia fece approvare una totale amnistia per i crimini commessi dalla dittatura fascista.
Durante la Guerra Fredda, il PCI fu costretto all'opposizione, ma quando alla fine degli anni '60 un'ondata di scioperi militanti e di ribellioni giovanili scosse il paese, il partito si oppose vigorosamente a questo movimento e più tardi cercò (senza successo) di formare una coalizione —un "compromesso storico"— con la governante Democrazia Cristiana.
Oggi, degli ex quadri del PCI formano la spina dorsale del Partito Democratico, che vede il Partito Democratico americano come modello di governo e che ha fatto cadere anche le più vaghe pretese di politiche socialiste. Il ruolo del vecchio PCI —combinare politiche borghesi con simbolismo "comunista"— è stato adottato da Rifondazione Comunista, che emerse nel 1991 da un'ala del PCI e che ha assorbito nelle proprie file grandi parti della sinistra radicale piccolo borghese.

Lotta tra correnti
ansa_8857465_21350La debacle elettorale ha scatenato un aspro dibattito sul futuro di Rifondazione. Il suo leader di vecchia data Fausto Bertinotti è in minoranza. Intendeva formare un nuovo partito dall'Alleanza Arcobaleno, liberandosi di tutti i collegamenti all'eredità comunista. Lo scorso fine settimana, la sua proposta è stata votata ad una riunione del comitato politico del partito con 78 membri che hanno votato a favore e 98 contro di lui.
Bertinotti aveva si era già dimesso dalle sue cariche di partito la sera delle elezioni. Da allora le sue dimissioni sono state seguite da quelle del segretario del partito Franco Giordano e dell'intera segreteria. Finché non avrà luogo il congresso del partito in estate, il ministro della solidarietà sociale del governo Prodi, Paolo Ferrero, è stato scelto come capo provvisorio del partito. Il fatto che Ferrero guidi l'opposizione contro Bertinotti dice molto sulla sua natura politica. Come unico membro di Rifondazione a detenere una carica ministeriale nel governo Prodi, Ferrero condivide la piena responsabilità per le politiche di quel governo.
In un'intervista a l’Unità, il giornale del Partito Democratico, Ferrero tuttavia respinge qualsiasi responsabilità personale per il disastroso risultato del suo partito alle elezioni. Invece, ha detto che la strategia di partecipare al governo è fallita perché "le forze della sinistra moderata" —cioè i democratici di sinistra—non hanno tenuto fede al suo programma ed i sindacati hanno difeso in modo inadeguato i loro interessi. Per sindacati, Ferrero intende prima di tutto i loro membri—incolpando quindi la classe lavoratrice per i suoi fallimenti.
Che si oppongono anche alla dissoluzione di Rifondazione in un partito "arcobaleno" sono più di un centinaio di intellettuali che hanno firmato un appello steso dal professore di filosofia Domenico Losurdo. Questo gruppo vuole ripristinare le tradizioni del Partito Comunista Italiano Stalinista, che in passato ha giocato un ruolo così essenziale per la classe dominante italiana.
L'appello incita alla "ricostruzione di un forte ed unito partito comunista corrispondente alle richieste dei tempi" fondato sull'unificazione di Rifondazione con i Comunisti Italiani (PdCI). Questo ultimo gruppo, guidato dallo stalinista veterano Armando Cossutta, si era separato da Rifondazione 10 anni prima. In un'intervista al quotidiano tedesco Junge Welt, Losurdo ha espresso la sua preoccupazione sul fatto che "tre liste trotskyiste" si erano presentate alle elezioni e hanno "intercettato voti". Da parte sua, Losurdo vede se stesso nella tradizione di Togliatti.

Copertura di sinistra
20050117Alcuni dei gruppi che operano come una copertura di sinistra per Rifondazione da molti anni, hanno già abbandonato la nave che affonda prima delle elezioni. Due di questi, il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) e Sinistra Critica, hanno proposto alle elezioni proprie liste di candidati. In totale hanno raccolto quasi 400.000 voti—cioè un terzo dei voti della Sinistra Arcobaleno.
Sinistra Critica è guidata da membri del Segretariato Unito dei Pabliti, il cui leader di vecchia data in Italia, Livio Maitan, è stato per 10 anni membro del comitato esecutivo di Rifondazione e, fino alla sua morte nel 2004, ha lavorato come uno dei più stretti consiglieri di Bertinotti. Nel 2006 sono stati eletti al parlamento diversi membri di questa tendenza nella lista di Rifondazione e hanno sostenuto il governo. Solamente a dicembre dello scorso anno, come conseguenza dei crescenti conflitti con la direzione di Rifondazione, hanno costituito Sinistra Critica come organizzazione indipendente.
Come la loro organizzazione affiliata francese, la Ligue Communiste Révolutionnaire (LCR), Sinistra Critica è determinata a costituire un partito per impedire che una nuova generazione si rivolga al marxismo rivoluzionario. Rifiuta rigorosamente di trarre qualsiasi lezione dalla debacle di Rifondazione e dal suo ruolo di copertura di sinistra.
Nel suo rapporto introduttivo alla conferenza di fondazione di Sinistra Critica, Salvatore Cannavò ha dichiarato in modo soddisfatto che "Si è completato un ciclo ed un'esperienza arriva alla fine" —come se da questa esperienza non vi fosse nulla da imparare. Ha dichiarato con tutta serietà che Rifondazione aveva rappresentato gli interessi della classe lavoratrice per oltre 10 anni e ha cessato di giocare un ruolo anticapitalista quando è entrata nel governo due anni fa. Cannavò siede alla Camera dei Deputati per Rifondazione ed è un importante membro del Segretariato Unito.
Il PCL, che è stato costituito nel 2006, è ugualmente implausibile quanto Sinistra Critica, il suo leader, Marco Ferrando, ha attraversato un gran numero di organizzazioni, compreso per qualche tempo il Segretariato Unito, ed è stato membro di Rifondazione per 15 anni prima di rompere con il partito nel 2006. Come Sinistra Critica, ha intenzione di riempire il vuoto politico risultante dal crollo di Rifondazione per impedire lo sviluppo di qualsiasi reale alternativa politica.

cosarossa
C'è poco da pretendere, soprattutto se si cerca la 'Rivoluzione'. Sarebbe meglio pensare a darsi una orgnizzazioni seria e a darsi un programma minimo con cui affrontare un immediato futuro alquanto oscuro e poco promettente. Alessandro
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domenica, 27 aprile 2008

LO SCRITTORE CUBANO REPLICANTE E I GIORNALISTI-FOTOCOPIA

LO SCRITTORE CUBANO REPLICANTE E I GIORNALISTI-FOTOCOPIA
Anna Serena Bartolucci – AsiCubaUmbria, Perugia

cuba
È la Cuba decadente e compassata del detective Mario Conde il protagonista del primo appuntamento letterario del 2008, organizzato dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Giovanili del Comune di Perugia insieme all’Associazione culturale “Banana Republicâ€: LEONARDO PADURA FUENTES è intervistato dallo scrittore (nonché Pubblico Ministero) Claudio Sottani e da Giuliano Giubilei, giornalista del TG3.
Questa è la presentazione della serata organizzata a Perugia: …“la Cuba decadenteâ€, definizione che non è un’eccezione nel panorama delle interviste che rilascia Padura Fuentes in Italia, con cadenza più o meno annuale (e basta anche in questo caso un rapido giro nel web per verificarlo).
Anzi, i temi che propone sono sempre gli stessi, a volte perfino le parole sono le stesse, sembra una poesiola mandata a memoria. Ma stupisce ancor di più che i giornalisti (a volte gli stessi giornalisti!) pongano le stesse domande, da un anno all’altro, per sentirsi dare le stesse risposte… ed accoglierle con stupore, interesse ed entusiasmo come fossero le più fresche e originali news provenienti da Cuba.
Quali sono i temi?
- la prostituzione, la corruzione, la criminalità, la droga che rendono fatiscente l’etica de L’Avana
- lo sfascio edilizio che rende fatiscente e irrecuperabile la ex bellissima capitale
- la delusione (il termine “desencantoâ€, invariabilmente pronunciato dal nostro, invariabilmente manda in visibilio tutti gli intervistatori) di chi aveva creduto nel futuro socialista e ubbidito ai divieti finalizzati a quel futuro
- i cubani che fuggono in esilio in cerca di fortuna e libertà
- l’informazione cubana non è che propaganda governativa e i cubani sono molto interessati alla vera immagine di Cuba che si mostra nei libri del nostro
- Hemingway che non ha capito niente dei cubani ed è diventato uno strumento governativo per attirare turisti
Questi i temi, sempre questi… una noia indescrivibile e patetica… Infatti il personaggio risulta patetico: dice che non potrebbe vivere se non a L’Avana, ma viene il sospetto che gli risulti solo più conveniente vivere dentro Cuba… verrebbe infatti così prestamente pubblicato in Italia, invitato a dar conferenze, intervistato dai massimi sistemi dell’informazione nazionale se fosse uno dei tanti “esuli�
E’ invece proprio interessante che lui provenga da lì, da quell’inferno che dice di conoscere bene, che si dichiari un “pentitoâ€: è un personaggio molto più spendibile sia per i “pentiti†nostrani (cui dimostrerebbe che il socialismo è effettivamente impossibile) che per la nostra stampa asservita… in questo caso asservita a difesa dello stesso teorema: il socialismo non
solo impossibile ma anche fonte di dolore per il popolo…
Questi nostri giornalisti, ignoranti e mercenari, mentre si dolgono tanto per il presunto degrado morale de L’Avana… mai si girano a dare un’occhiata a quel grande postribolo che è la vicina Santo Domingo –solo un esempio dei tanti che si potrebbero dare-
E mentre si sgolano a chiedere “cambio, cambio†per Cuba… mai l’hanno chiesto per il Paraguay, dove per 60 anni ha regnato un partito fascista e massacratore, una delle sanguinarie dittature sudamericane…
E mentre si affannano, solidali, a domandare al Padura Fuentes quanto pesi l’oppressione
sulle spalle di stampa e arte a Cuba… non si peritano di accendere il computer e leggersi qualche, almeno qualche, intervento dei suddetti artisti cubani nel loro VII Congresso nazionale, tenutosi in questi giorni a L’Avana… avrebbero fra l’altro saputo anche del saluto informale del Presidente Raul Castro che ha concluso dicendo d’aver ascoltato attentamente, di non essere d’accordo con tutte le proposte, ma che dal disaccordo e dalla discussione nascono le migliori decisioni…
Il nostro scaltro scrittore dal canto suo, abilmente percependo un certo interesse sociale nel pubblico in sala a Perugia, regala una sortita “militanteâ€: “sono pessimista su quel che succede nel mondo a livello globale, il mondo ha bisogno di rifondare l’utopia…
Le soluzioni individuali sono le uniche che abbiamo alla nostra portata ma è necessario che la
società trovi altre soluzioni… Responsabilità che tutti dobbiamo assumere: la fame, la disparità fra ricchi e poveri, viviamo in un mondo di merdaâ€.
Intanto, aspettando che gli altri “rifondino l’utopia†e “assumano responsabilità†e “trovino soluzioni diverse†da quelle individuali… il nostro vende bene e allegramente il suo“desencantoâ€, innaffiato con rum e prostitute, unica consolazione possibile fra tanta amarezza…

P.S. – il nostro è tanto preoccupato della soluzione dei problemi della società cubana che ironizza arrogantemente sulla recente introduzione a Cuba dei contratti privati per il cellulare, anche qui cavalcando facilmente mancanza d’informazione e mala fede (vedi articolo a firma Padura Fuentes su “Corriere della Seraâ€, 7 aprile 2008)… intanto la società cubana si sta preoccupando di portare il telefono fisso alle ultime comunità rurali non ancora raggiunte e migliorare la connessione via cavo per l’informatizzazione del Paese… anche grazie al contributo che i privati daranno pagando la linea per il proprio cellulare in divisa forte (chi volesse informarsi veda “Granma Internacionalâ€, 6 aprile 2008)
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domenica, 27 aprile 2008

Notiziario Strategico N°18

Salve,
EccoVi il sommario del Notiziario Strategico N°18 del Bollettino Aurora:

Federazione Russa
- Putin trionfa contro l’espansione NATO
- La Russia di Putin s’oppone alla NATO
- Al-Khalid, Type 98 e T-90 Dominano il Mercato Mondiale dei Tank
- I paesi della CSI organizzano, per il 22 aprile 2008, una esercitazione degli Stati maggiori congiuti che coinvolge 110 velivoli
- La Russia proporrà alla Libia un pacchetto da 2,5 Milioni di dollari US, in armamenti
- La Russia annulla il debito libico, in cambio dell’acquisto di aerei Su-35, sottomarini Kilo, carri T-90S, ecc.
- La Russia ed il Brasile siglano un accordo per un caccia di quinta generazione
- Precisione sull’accordo russo-brasiliano sul caccia di quinta generazione
- La Turchia opta per il missile anti-carro russo Metis-M1 (AT-13 Saxhorn)

Repubblica Popolare della Cina
- L’arsenale nucleare della Cina
- La Cina continua l’espansione nucleare
- Cina frenetica nel Bazaar Russo delle Armi
- Nigeria e Cina incrementano i legami energetici
- La Cina supporta le misure di stabilità del Pakistan
- L’Uzbekistan annuncia un programma per un gasdotto con la Cina
- La Nigeria dice che Cina e India costruiranno raffinerie

Unione Indiana
- L’India Testerà, nel 2009, un Missile Balistico AGNI IV da 5000Km di gittata
- India e Turchia Iniziano i Rapporti Militari
- L’India respinge i commenti USA sulla visita di Ahmadinejad

Repubblica Islamica del Pakistan
- Il Pakistan testa un missile nucleare
- Il Pakistan testa un altro missile nucleare

Repubblica Islamica dell’Iran
- Ahmadinejad dice che l’arricchimento dell’uranio 'non è negoziabile'
- L’Iran effettua test per il nuovo equipaggiamento nucleare
- L’Iran propone uno scudo antimissile contro USA e Israele
- Individuato il sito di lancio missilistico segreto dell’Iran
- L’Iran proclama centinaia di nuove centrifughe
- L’inviato dell’Iran ha dei colloqui con il capo nucleare dell’ONU
- L’Iran afferma che non ha 'problemi tecnici' per il suo programma nucleare
- L’Iran insiste che ha risposto a tutte le domande dell’IAEA

Disponibile su Sito Aurora
Aurora Altervista

Ed inoltre nella pagina Eurasia:
- La guerra infinita per le risorse del Congo
- La criminalizzazione dello stato: il Kosovo indipendente, un territorio sotto il governo militare degli Stati Uniti e della NATO
- Il governo kosovaro e la criminalità organizzata
- La frode di Eulex
- La politica estera: un debito irrisolto
- La Cina nel 2007-2008: bilanci, problemi, prospettive (Parte I)
- Cina e America: l'Operazione psicologica dei diritti umani in Tibet
- Gli internauti cinesi lanciano una campagna di boicottaggio contro la Francia
- L'Asia Centrale votata alla guerra civile?

Nella pagina False Flag:
- Al braccio destro di Osama in Europa, la risorsa del MI5 Abu Qatada, potrebbe essere permesso di restare nel Regno Unito
- Al-Zawahiri - principale mente e stratega di al Qaeda

Gli articoli sono disponibili su: Eurasia
e False Flag

Saluti
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sabato, 26 aprile 2008

IL CASO DEL RUMENO SOLLEVATO DA DAGOSPIA

IL CASO DEL RUMENO SOLLEVATO DA DAGOSPIA S’INGROSSA DI SOSPETTI E VELENI
LA DEPOSIZIONE DEL “SALVATORE†DELLA VITTIMA E’ SECRETATA DAGLI INQUIRENTI
UN CONCENTRATO UN PO' SOSPETTO DI UOMINI DI DESTRA INTORNO ALLA VICENDA
Fiorenza Sarzanini il Corriere della Sera 26 Aprile 2008
Dagospia

TheCorporateMediabyFredAskew300Se ne è parlato riservatamente per giorni tra salotti, comitati elettorali e redazioni dei giornali. E ieri i presunti retroscena dello stupro della giovane studentessa africana avvenuto la scorsa settimana a La Storta — periferia nord di Roma — sono diventati materia di scontro tra i candidati a sindaco della capitale. Ha iniziato Rutelli: «Alcune di queste vicende degli ultimi giorni sono state anche un po' sospette. Ma non tocca a me parlarne, indagheranno le forze dell'ordine, indagherà la magistratura ».
Immediata la replica di Alemanno: «Si è toccato il fondo. Sono preoccupato di come Rutelli sta affrontando quest'ultimo scorcio di campagna elettorale». Poi ha rivelato: «Si lascia intendere chissà che cosa intorno allo stupro della studentessa del Lesotho nei pressi della stazione La Storta. È una cosa talmente fantascientifica che non so se fa più ridere o piangere. Come si fa a strumentalizzare il dolore? Sottacqua dicono che è stata la destra a organizzare lo stupro della studentessa del Lesotho. Sono dei cialtroni e vanno rimandati a casa».
A mettere in pubblico alcune «stranezze» dello stupro alla Storta era stato, mercoledì scorso, il sito internet Dagospia, pubblicando una lettera siglata MD che ricalca una e-mail fatta circolare dall'ex assessore della giunta Veltroni, oggi consigliere regionale del Pd, Mario Di Carlo. «Ricevo e giro», avvertiva il politico per dire che non è lui la fonte primaria dell'informazione. Nel messaggio ci si chiedeva come fosse possibile che un rumeno senza fissa dimora nominasse un avvocato del calibro di Marcello Pettinari, «famoso penalista difensore del magistrato Metta indagato nell'ambito del processo Lodo Mondadori che vedeva indagati Berlusconi, Pacifico, Previti e Squillante».
E faceva notare che Pettinari ebbe in gioventù un passato missino, mentre uno dei soccorritori della ragazza di colore violentata, «guarda caso, firma con Alemanno con tanto di foto sul Messaggero del 22 aprile 2008 il patto per la legalità e la sicurezza». Conclusione della lettera: «Agatha Christie faceva dire a Poirot che quando ci sono tre coincidenze diventano un indizio».
In questo caso l'indizio sarebbe quello di un concentrato un po' sospetto di uomini di destra intorno alla vicenda. Al quale il Secolo d'Italia ha replicato ieri mattina con un articolo intitolato «Rutelliani disperati: il rumeno? Assoldato dal Pdl». E la nomina di Pettinari, che non ricorda di essere stato missino e oggi si autodefinisce «liberale convinto», era stata spiegata dall'interessato al Riformista (che aveva ripreso Dagospia) in questi termini: il rumeno aveva in tasca un biglietto da visita di un avvocato suo amico, Cesare Sansoni, risalente a un trasloco di un paio di anni fa; chiamò lui, che però è un civilista e quindi ha passato il caso al figlio Antonio e a suo zio, Marcello Pettinari.
Sempre ieri l'agenzia Ansa ha diffuso un'altra notizia che alimenterebbe l'indizio nato dalle coincidenze riassunto nella e-mail: una donna rumena «che lavora in un negozio di generi alimentari sulla via Cassia », dunque vicino alla Storta, avrebbe testimoniato in un interrogatorio svoltosi nei giorni scorsi in Procura, che «nella comunità rumena della capitale sarebbero circolate voci secondo le quali Joan Rus, l'uomo accusato di aver violentato la studentessa del Lesotho, potrebbe essere stato coinvolto in un gesto tendente a screditare la comunità stessa». La testimone avrebbe detto di aver «sentito queste voci tra i suoi connazionali», senza poter affermare se rispondessero alla realtà.
In Procura la notizia di questa testimonianza sul rumeno mandato a violentare una ragazza di colore non trova riscontro. Anzi, viene smentita. Confermata solo la deposizione del «salvatore» della vittima, Bruno Musci, ufficialmente secretata dagli inquirenti per evitare possibili «inquinamenti » derivanti da interviste sui giornali o in tv. Ma è una deposizione durata ben quattro ore, e di solito su un verbale si mette il segreto quando emergono novità che vanno verificate. Per esempio tempi e modalità con cui lo stesso Musci e il suo amico Massimo Crepas hanno dato l'allarme ai carabinieri. La donna avrebbe anche detto che pochi giorni prima dell'aggressione la moglie del violentatore era tornata in Romania. Per il marito, che i connazionali conoscerebbero come un tipo «violento e aggressivo», i difensori hanno chiesto la perizia psichiatrica.
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venerdì, 25 aprile 2008

D'ALEMA: SOROS E' UOMO DI GRANDE VALORE, UN INTELLETTUALE

D'ALEMA: SOROS E' UOMO DI GRANDE VALORE, UN INTELLETTUALE 020001058949Roma, 23 apr. (Apcom) - "George Soros è un uomo di grande valore, un intellettuale impegnato in grandi azioni umanitarie". E' l'opinione di Massimo D'Alema sul finanziere americano interessato alla squadra della Roma. Il vicepremier ha risposto così ai cittadini romani che lo hanno incontrato a via Pomponazzi, quartiere Prati, a margine di un'iniziativa elettorale a sostegno del candidato sindaco Francesco Rutelli. "La Roma? Ha fatto quello che ha potuto - aggiunge a proposito della squadra di cui è tifoso - con pochi soldi e pochi giocatori". Gal
martedì, 22 aprile 2008

Cosa faremo? Riflessioni sulle elezioni del 13 e 14 aprile

Cosa faremo?
Riflessioni sulle elezioni del 13 e 14 aprile

Aginform

Elettori: 47.126.601 - Votanti: 37.899.566 - Nulle e bianche: 1.437.261 – Voti validi: 36.452.305.

elezioni1. Il primo macroscopico dato su cui si deve ragionare è questo: 9 Milioni e 236mila cittadini si sono rifiutati di recarsi alle urne. Un milione mezzo di cittadini circa in più rispetto alle elezioni di solo due anni fa —quasi il 4%: dato rilevantissimo anche tenendo conto che rispetto alle elezioni del 2006 gli aventi diritto sono aumentati di quasi 130mila unità.
Se a questi aggiungessimo bianche e nulle, abbiamo che più di 10 milioni e mezzo di italiani non si ritengono rappresentati da alcun partito, da alcun simbolo, da alcuna lista. Si tratta, vista la tradizione italiana, di un fenomeno gigantesco.
2. Non c’è stata la valanga astensionista che ci sarebbe voluta (e che ci auguravamo) affinché la diffusa protesta popolare diventase il dato più eclatante, che avrebbe effettivamente terremotato l’oligarchia politica, in tutte le sue sfumature. Una slavina tuttavia si è manifestata, ed questo per noi il primo fenomeno su cui concretamente riflettere e agire per ricostruire un’opposizione antagonista in questo paese. Un dato che ci rincuora poiché mostra che chi come noi ha avuto il coraggio di chiamare all’astensionismo non ha compiuto una scelta elitaria o minoritaria, che ha saputo invece interpretare più di chiunque altro il comune sentire di quella parte di popolo che non rifiuta qualunquisticamente la politica, quanto piuttosto il sistema politico, la sua pretesa di rappresentare i bisogni, le pene, le idee e le speranze del popolo. Una manifestazione di quello che nel nostro appello “QUESTA VOLTA NOâ€, definivamo “Aventino popolareâ€, ovvero non solo il distacco dei cittadini dalla “castaâ€, l’esodo di massa dal sistema politico oligarchico e bipolare in quanto tale.
3. Sotto la spinta di una crisi economica senza precedenti, dell’impoverimento di massa crescente, delle politiche antipopolari del governo Prodi; la la protesta, la rabbia, il bisogno di cambiare radicalmente, non hanno preso solo la strada dell’astensione. Una parte non meno consistente si è riversata nelle urne, ha premiato l’ala destra dell’oligarchia. Eccetto i modestissimi risultati delle liste comuniste, il flusso della protesta ha premiato infatti la coalizione guidata da Berlusconi, anzitutto la Lega Nord. Il segno di questa protesta è reazionario, securitario, xenofobo. Un segno di quanto consistente sia lo spappolamento del vecchio tessuto sociale, e quindi lo spostamento a destra maturato in Italia negli ultimi due decenni. Un fosco presagio delle difficoltà future, sui tempi durissimi che ogni opposizione anticapitalista dovrà affrontare di qui in avanti. Ma anche uno sprone per chiunque abbia a cuore un’alternativa di sistema a rompere definitivamente coi cascami della sinistra, a rinnovare pensiero e prassi, a ricostruire un orizzonte rivoluzionario, a ridefinire una strategia politica che indici come dalla Resistenza sarà possibile passare un domani al contrattacco.
4. La caporetto della Sinistra arcobaleno non è solo una sconfitta di immense proporzioni. E’ una disfatta storica. Non solo la sinistra, per la prima volta nella storia di questo paese, non ha saputo intercettare la protesta popolare: essa è stata travolta dal “bombardamento del quartier generale. Di questa catastrofe è anzitutto responsabile la consorteria bertinottiana, che ha sacrificato tutto sull’altare della governabilità e sulla difesa ad oltranza del governo più antipopolare e inviso degli ultimi decenni. Bertinotti aveva affermato che l’alternanza, ovvero il pieno appoggio al bipolarismo avrebbe preparato le condizioni per l’alternativa. Il risultato catastrofico è sotto gli occhi di tutti. Bertinotti non avrebbe potuto fare i disastri che ha compiuto senza il sostegno dei suoi sodali (i “forchettoni rossiâ€), interni ed esterni a Rifondazione e PdCI, senza la connivenza e la sponda che per anni e anni alcune correnti del movimento no global, contro la guerra e sindacale gli hanno fornito. Oltre ai diretti responsabli ci sono i corresponsabili. Tutta gente a cui dovrà essere impedito di rifarsi una verginità, magari rilanciando l’idea di un nuovo identitario partito comunista in sostanziale continuità con l’eredità elettoralistica e governista di quelli vecchi.
5. L’Oligarchia è attraversata da un fremito di pelosa preoccupazione. Le urne non erano ancora chiuse che c’era già chi si chiedeva: “chi incanalerà nei binari delle compatibilità sistemiche la lotta sociale� In maniera ancora più sfrontata: “Con la sinistra fuori dalle istituzioni chi reciterà la sua parte in commedia?†(Ida Dominijanni, Il manifesto del 16 aprile). La risposta deve essere secca e limpida: nessuno! Una opposizione antagonista certamente risorgerà sulle ceneri della sinistra, ma non cercherà affatto come ragion d’essere di rappresentarsi istituzionalmente o, quantomeno, mai più la modalità di rappresentanza che sia di puntello o un sostegno alle istituzioni medesime. La Resistenza inizia la sua lunga marcia fuori dalle istituzioni oligarchiche.
6. Il risultato più pericoloso dell’ultima tornata elettorale è evidente: il processo di americanizzazione della società e della politica, di cui la sinistra si è fatta campione e portatrice, premiando il blocco reazionario-populista, ne esce rafforzato in maniera decisa. Con o senza accordo bipartizan —più probabilmente con, visto che Berlusconi, con l’assenso di Veltroni, ha fatto subito appello alla nascita di una nuova Bicamerale— questo blocco vorrà procedere più speditamente sulla strada già tracciata. Quella che dalla democrazia parlamentare e costituzionale conduce ad un sistema presidenzialista e bipartitico, in cui il Parlamento da organo della sovranità popolare diventi un parlatoio ostaggio dell’Esecutivo. Non si tratterebbe solo di un’operazione di facciata. Si tratterebbe di una svolta istituzionale reazionaria tesa non solo a seppellire la democrazia politica, ma a passare ad un più efficiente Stato di polizia capace di soffocare col pugno di ferro ogni opposizione sociale e politica antagonista.
7. Cosa fare? Intanto ci pare doveroso esprimere il nostro rifiuto delle due possibili vie d’uscita che verranno avanzate. Non parteciperemo a nessun tentativo che sotto qualsiasi veste voglia riproporre l’immediata costituzione di un nuovo partito comunista. Ci opporremo anzitutto ad ogni scorciatoia politicista di autosalvataggio, a coloro che col pretesto di ripresentare un simbolo vorranno ripropinarci riverniciata la vecchia tradizione elettoralistica e riformistica. Ma contesteremo pure ogni concezione movimentista, l’idea per cui, siccome è crollata la vecchia forma di rappresentanza politica, non varrebbe la pena ricostruirne una nuova e adeguata, nell’illusione che le lotte sociali e il conflitto quali che siano, rappresentino una panacea per ogni male.
Un movimento politico democratico, federativo, popolare e rivoluzionario, non solo è necessario, è indispensabile. Esso dovrà stare dentro alla nuova Resistenza che sorgerà nei prossimi anni, ma dovrà starci in maniera propositiva, proponendo una nuova visione politica e una nuova prassi, cominciando dall’imprescindibile, dalla difesa della democrazia sostanziale e dei diritti, sociali, di libertà e di cittadinanza Di questo inizieremo a discutere domenica 4 maggio a Roma.
postato da trotzkij alle ore 21:03 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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martedì, 22 aprile 2008

CINA: PROTESTE ANTI-FRANCIA, INTERVIENE PRESIDENTE SARKOZY

CINA: PROTESTE ANTI-FRANCIA, INTERVIENE PRESIDENTE SARKOZY

2008_04_21t072949_306x450_us_olympics_beijing_france(ANSA) - PECHINO, 21 APR - Il presidente francese Nicholas Sarkozy ha inviato una lettera personale all'atleta disabile cinese Jin Jing, diventata un'eroina per i nazionalisti cinesi per aver difeso la fiaccola olimpica dai manifestanti filotibetani a Parigi, il 7 aprile scorso. La lettera e' stata consegnata alla stessa Jin Jing oggi dal presidente del senato francese Christian Poncet, che gliel'ha consegnata personalmente nell'appartamento nel quale la giovane vive con i genitori a Shanghai.
L'episodio di Parigi, e le successive dichiarazioni dello stesso Sarkozy sulla situazione in Tibet, hanno portato i nazionalisti cinesi a promuovere una serie di manifestazioni antifrancesi tra cui il boicottaggio della catena di supermercati Carrefour. Nella lettera, il presidente francese esprime la sua condanna per l'attacco subito dalla giovane a Parigi e il suo profondo rispetto per la stessa Jin Jing e per il popolo al quale appartiene.
Migliaia di persone hanno partecipato sabato e domenica a manifestazioni antifrancesi in diverse citta' della Cina. Due inviati del presidente francese, il suo consigliere diplomatico Jean-David Levitte e l'ex-premier Jean-Pierre Raffarin, sono attesi nei prossimi giorni a Pechino con messaggi speciali di Sarkozy per le autorita' cinesi. (ANSA).
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martedì, 22 aprile 2008

In Paraguay vince Lugo

In Paraguay vince Lugo
Antonio Pagliula Vero Sudamerica 21 aprile 2008

Lugo
Dopo 61 anni consecutivi di governo colorado, l’ex vescovo e la sinistra paraguayana festeggiano la vittoria elettorale. 10% di vantaggio per Lugo sulla candidata del partito Colorado, Blanca Ovelar, con più dell’92% delle schede scrutinate.
Grandi festeggiamenti per le strade di Assunción. Il cambio era nell’aria e Fernando Lugo ha incarnato la voglia di lasciare alle spalle la dittatura del partito colorado in carica al governo gli ultimi 61 anni. Tutte le proiezioni, le organizzazioni internazionali e lo scrutinio ufficiale del Tribunal Superior de Justicia Electoral (TSJE) vedono sicura la vittoria all’ex vescovo, leader della Alianza Patriótica para el Cambio (APC). Con più del 92% delle schede scrutinate Fernando Lugo ha ricevuto il 40% delle preferenze mentre la principale rivale, Blanca Ovelar è staccata con il 30.72%.
Buona anche l’affluenza alle urne (65,77%) e la tranquillità con cui si è portati a termine la giornata elettorale, che si pronosticava difficile.
A caldo il nuovo presidente ha dichiarato: “Oggi si è chiusa un tappa, e ne sta per cominciare una nuova: quella di un nuovo Paraguay, un paese che lascerà alle spalle il clientelismo che lo ha caratterizzato in questi anniâ€.
Il leader di sinistra, studioso della teologia della liberazione, riesce a mettere fine ai decenni dominati dal partito colorado, al governo dal 1989, anno in cui si concluse la dittatura di Alfredo Stroessner, anche lui colorado, che aveva tenuto il potere per 35 anni.
Lugo è riuscito a conquistare gli esclusi della società paraguayana, i suoi discorsi in favore di un cambio, di una rottura con il passato, sono riusciti a fare breccia anche nella base elettorale del partito ufficiale, ormai stanca e asfissiata dalla estrema povertà e dalla corruzione diffusa.
Tutti gli altri candidati hanno sportivamente accettato la vittoria di Lugo.
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