Aurora

Sito d'Informazione Internazionalista
mercoledì, 31 dicembre 2008

Vendoliani: tutto è pronto per la scissione

Il Foglio 23 dicembre 2008

Il nuovo anno porterà nuove scissioni. Tutto è pronto: a febbraio la minoranza del Partito di Rifondazione Comunista dirà addio al segretario Paolo Ferrero e uscirà. La decisione è stata presa sin nei minimi dettagli. E’ già pronta la sede ed è stato anche stabilito che siccome i fondi scarseggiano chi prende lo stipendio dal partito – funzionari, impiegati e segretari – non farà la scissione perché non c’è modo di mantenere così tanta gente. Lo strappo ufficiale, dunque, lo faranno solo quelli che si mantengono con un altro lavoro o con una lauta pensione da parlamentare.
Giuste (?) nozze. Ma dove andranno mai gli scissionisti di Rifondazione comunista? Anche questo è stato già decisio. Formeranno un nuovo partito con la sinistra democratica. Vendola e soci, quindi, convoleranno a nozze con Claudio Fava e Fabio Mussi. Obiettivo finale: allearsi alle prossime elezioni politiche con il Partito democratico (sempre che esista ancora).

mercoledì, 31 dicembre 2008

Arrigoni - Diario da Gaza, mappa dell'inferno

Vittorio Arrigoni attivista per i diritti umani ilmanifesto 30.12.08

Jabilia, Bet Hanun, Rafah, Gaza City, le tappe della mia personale mappa per l'inferno. Checchè vadano ripetendo i comunicati diramati dai vertici militari israeliani, e ripetuti a pappagallo in Europa e Usa dai professionisti della disinformazione, sono stato testimone oculare in questi giorni di bombardamenti di moschee, scuole, università, ospedali, mercati, e decine e decine di edifici civili.
Il direttore medico dell'ospedale di Al Shifa mi ha confermato di aver ricevuto telefonate da esponenenti dell'IDF, l'esercito israeliano, che gli intimavano di evacuare all'istante l'ospedale, pena una pioggia di missili. Non si sono lasciati intimorire. Il porto, dove dovrei dormire, ma a Gaza non si chiude un occhio da 4 giorni, è costantemente soggetto a bombardamenti notturni. Non si odono più sirene di ambulanze rincorrersi all'impazzata, semplicemente perchè al porto e attorno non c'è più anima viva, sono morti tutti, sembra di poggiare piede su di un cimitero dopo un terremoto.
La situazione è davvero da catastrofe innaturale, un cataclisma di odio e cinismo piombato sulla popolazione di Gaza come piombo fuso, che fa a pezzi corpi umani, e contrariamente a quanto si prefigge, compatta i palestinesi tutti, gente che fino a qualche tempo fa non si salutava nemmeno perchè appartenenti a fazioni differenti, in un corpo unico.
Quando le bombe cadono dal cielo da diecimila metri di quota state tranquilli, non fanno distinzioni fra bandiere di hamas o fatah esposte sui davanzali, non hanno ripensamenti esplosivi neanche se sei italiano. Non esistono operazioni militari chirurgiche, quando si mette a bombardare l'aviazione e la marina, le uniche operazioni chirugiche sono quelle dei medici che amputano arti maciullate alle vittime senza un attimo di ripensamento, anche se spesso braccia e gambe sarebbe salvabili. Non c'è tempo, bisogna correre, le cure impegnate per un arto seriamente ferito sono la condanna a morte per il ferito susseguente in attesa di una trasfusione. All' ospedale di Al Shifa ci sono 600 ricoverati gravi e solo 29 macchine respiratorie. Mancano di tutto, soprattutto di personale preparato.
Per questa ragione, esausti più che dalle notti insonni, dall'immobilismo e dall'omertà dei governi occidentali , così complici dei crimini d'Israele, abbiamo deciso di far partire ieri da Larnaco, Cipro, una delle nostre barche del Free Gaza Movement con a bordo 3 tonnellate di medicinali e personale medico. Li ho aspettati invano, avrebbero dovuto attraccare al porto alle 8 am di questa mattina. Sono invece stati intercettati a 90 miglia nautiche da Gaza da 11 navi da guerra israeliane, che in piene acque internazionali hanno provato ad affondarli. Li hanno speronati tre volte, producendo una avaria ai motori e una falla nello scavo. Per puro caso l'equipaggio e i passeggeri sono ancora tutti vivi, e sono riusciti ad attraccare in un porto libanese.
Sempre più frustrati dall'assordante silenzio del mondo "civile", i miei amici ci riproveranno presto. Hanno scaricato infatti i medicinali dalla nostra nave danneggiata, la Dignity, e li hanno ricaricati su di un'altra pronta alla partenza alla volta di Gaza. Certi che la volontà criminale di Israele nel calpestare diritti umani e leggi internazionali non sarà mai forte come la nostra determinazione nella difesa di questi stessi diritti e uomini.
Molti giornalisti che mi intervistano mi chiedono conto della situazione umanitaria dei palestinesi di Gaza, come se il problema fossero la mancanza di cibo, di acqua, di elettricità, di gasolio, e non chi è la causa di questi problemi sigillando confini, bombardando impianti idrici e centrali elettriche. Lunghe file ai pochi panettieri con ancora le serrande semiaperte, 40-50 persone che si accapigliano per accappararsi l'ultima pagnotta. Uno di questi panettieri, Ahmed, è un mio amico, e mi ha confidato il suo terrore degli ultimi giorni. Più che per le bombe, teme per gli assalti al forni. Dinnanzi al suo, si sono già verificate risse. Fino a poco tempo fa c'era la polizia a mantenere l'ordine pubblico, specie dinnanzi alle panetterie, ora non si vede più un poliziotto in divisa in tutta Gaza. Si sono nascosti, alcuni. Gli alti stanno tutti sepolti sotto due metri di terra, amici miei compresi.
A Jabilia ancora strage di bambini, due sorelline di Haya e Laama Hamdan, di 4 e 10 anni, colpite e uccise da una bomba israeliana mentre guidavano un carretto trainato da un asino, in strada as-Sekka, a Jabalia.
Mohammad Rujailah nostro collaboratore dell'ISM, ha scattato una foto che più di un fermoimmagine, è una storia, è la rivelazione di ciò che tragico viviamo intensamente ogni minuto, contandoci ogni ora, perdendo amici, fratelli, familiari. Carriarmati, caccia, droni, elicotteri apache, il più grande e potente esercito del mondo in feroce attacco contro una popolazione che si muove ancora sui somari come all'epoca di Gesù Cristo.
Secondo Al Mizan, centro per i diritti umani, al momento in cui scrivo sono 55 bambini coinvolti nei bombardamenti, 20 gli uccisi e 40 i gravemente feriti.
Israele ha trasformato gli ospedali e gli obitori palestinesi in fabbriche di angeli,
non rendendosi conto dell'odio che fomenta non solo in Palestina, ma in tutto il mondo.
Le fabbriche degli angeli sono in produzione a ciclo continuo anche questa sera, lo avverto dai fragori delle esplosioni che avverto fuori dalle mie finestre.
Quei corpici smembrati, amputati, e quelle vite potate ancora prima di fiorire, saranno un incubo per tutto il resto della mia vita, e se ho ancora la forza di raccontare delle loro fine, è perchè voglio rendere giustizia a chi non ha più voce, a chi non ha mia avuto un fiato di voce, forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare.
Restiamo umani.

mercoledì, 31 dicembre 2008

QUESTO MONDO MISERABILE E' IN SILENZIO

Ibrahim Ebeid  Al-Moharer.net 27.12.2008
Scelto e tradotto per
Comedonchisciotte da ALCENERO

In questi giorni, il mondo occidentale giudeo-cristiano fa finta di celebrare la nascita di Gesù di Nazaret mentre i nostri popoli, in Iraq e in Palestina, vengono massacrati dalle stesse persone che affermano di credere nel "re della pace". Pace sulla terra trasformata in inferno sulla nostra parte di terra.
Gli Stati Uniti e i loro alleati tirapiedi stanno commettendo crimini di genocidio contro gli iracheni e i palestinesi. Come altro potremmo chiamarlo se non genocidio, quando migliaia di iracheni e palestinesi vengono selvaggiamente uccisi ogni mese dagli Stati Uniti e dei loro sicari nella zona, in particolare dagli invasori nazisti colonialisti in Palestina? Gli aerei sionisti fabbricati negli Usa stanno martellando Gaza e la Striscia uccidendo indiscriminatamente uomini, donne, bambini e anziani, distruggendo edifici, schiacciando le persone dentro di essi. Ciò è permesso e tollerato dai politici Usa e dalla casa bianca; le persone di Gaza sono "terroristi ed aggressori" come affermano molti israeliani. Gli arabi sono scarafaggi e serpenti che devono essere schiacciati. Jehovah ha dato loro questa terra. Mi chiedo se Jehovah fosse un agente immobiliare, forse lo era ma in questo caso non osserveremo i suoi ordini. Questa terra è la nostra terra, appartiene alla nostra gente da tempo immemorabile e così sarà per sempre.
Secondo la Bibbia Joshua e i suoi scagnozzi "distrussero completamente ciò che vi era nella città, uomini e donne, giovani e vecchi, e buoi, e pecore, e asini a fil di spada".
"Ehud Barack", "il ministro della difesa" dell'entità sionista e i suoi colleghi stanno affamando e cancellando la gente di Gaza. Proprio ora, mentre scrivo questo articolo, più di 200 persone sono state massacrate e centinaia sono state ferite, e il massacro sta continuando.
E il Signore disse a Giosuè: "«Non aver paura e non sgomentarti. Prendi con te tutti gli uomini di guerra, levati e sali contro Ai. Vedi, io ti do nelle mani il re di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo paese. E tu farai ad Ai e al suo re come hai fatto a Gerico e al suo re; prenderete per voi unicamente il suo bottino e il suo bestiame. Tendi un'imboscata contro la città dietro ad essa».
La nostra terra è stata presa; la nostra gente ha subito l'espulsione e il genocidio in Palestina e in Iraq mentre il mondo era in silenzio. Siamo gente determinata; continueremo a combattere con tutti i mezzi sino a che i nostri amati Iraq e Palestina saranno liberati e gli occupanti espulsi.
I leader arabi condividono il crimine di genocidio contro la Palestina e l'Iraq; loro sono i Giosuè dei tempi moderni, finiranno nella spazzatura della storia e saranno condannati per sempre per il loro silenzio e per i loro crimini.
Come arabo cristiano io dico ai giudeo-cristiani dell'Occidente: prendete la vostra croce e andatevene, non siete parte di noi, ci rifiutiamo di essere parte di voi, noi siamo parte della Palestina, dell'Iraq e parte del resto della nostra comunità musulmana in questa vasta terra che abbiamo abitato da tempo immemore.

martedì, 30 dicembre 2008

A Gaza è un lento morire in vano ascolto

ore 18.05, Marna house, Gaza city.

Nell'aria acre odore di zolfo, nel cielo lampi intermezzano fragorosi boati. Ormai le mie orecchie sono sorde dalle esplosioni e i miei occhi aridi di lacrime dinnanzi ai cadaveri. Mi trovo dinnanzi all'ospedale di Al Shifa, il principale di Gaza, ed è appena giunta la terribile minaccia che Israele avrebbe deciso di bombardare la nuova ala in costruzione. Non sarebbe una novità, ieri è stato bombardato l'ospedale Wea'm. Insieme ad un deposito di medicinali a Rafah, l'università islamica (distrutta),
e diverse moschee sparse per tutta la striscia. Oltre a decine di installazioni CIVILI.
Pare che non trovando più obbiettivi "sensibili", l'aviazione e la marina militare si diletti nel bersagliare luoghi sacri, scuole e ospedali. E' un 11 settembre ad ogni ora, ogni minuto, da queste parti, e il domani è sempre una nuovo giorno di lutto, sempre uguale. Si avvertono gli elicotteri e gli aerei costantemente in volo, quando vedi il lampo, sei già spacciato, è troppo tardi per mettersi in salvo. Non ci sono bunker antibombe in tutta la Striscia, nessun posto è al sicuro. Non riesco a contattare più amici a Rafah, neanche quelli che abitano a Nord di Gaza city, spero perchè le linee sono intasate. Ci spero. Sono 60 ore che non chiudo occhio, come me, tutti i gazawi.
Ieri io e altri 3 compagni dell'ISM abbiamo trascorso tutta la nottata all'ospedale di al Awda del campo profughi di Jabalia. Ci siamo andati perchè temevamo la tanto paventata incursione di terra che poi non si è verificata. Ma i carri armati israeliani stazionano pronti lungo il confine tutto il confine della Striscia, il loro cingoli affamati di corpi pare si metteranno in funerea marcia questa di notte.
Verso le 23:30 una bomba è precipitata a circa 800 metri dall'ospedale, l'onda d'urto a mandato in frammenti diversi vetri delle finestre, ferendo i feriti.
Un' ambulanza si è recata sul posto, hanno tirato giù una moschea, fortunatamente vuota a quell'ora. Sfortunatamente, anche se non di sfortuna ma di volontà criminale e terroristica di compiere stragi di civili, la bomba israeliana ha distrutto anche l'edificio adiacente alla moschea, distruggendolo. Abbiamo visto tirare fuori dalle macerie i corpicini di sei sorelline. 5 sono morte, una è gravissima. Hanno adagiato le bambine sull'asfalto cabonizzato, e sembravano bamboline rotte, buttate via perchè inservibili. Non è un errore, è volontario cinico orrore.
Siamo a quota 320 morti, più di un migliaio i feriti, secondo un dottore di Shifa il 60% è destinato a morire nelle prossime ore, nei prossimi giorni di una lunga agonia. Decine sono i dispersi, negli ospedali donne disperate cercano i mariti, i figli, da due giorni, spesso invano. E' uno spettacolo macabro all'obitorio. Un infermiere mi ha detto che una donna palestinese dopo ore di ricerca fra i pezzi di cadaveri all'obitorio, ha riconosciuto suo marito da una mano amputata. Tutto quello che di suo marito è rimasto, e la fede ancora al dito dell'amore eterno che si erano ripromessi.
Di una casa abitata da due famiglie, è rimasto ben poco dei corpi umani. Ai parenti hanno mostrato un mezzo busto, e tre gambe. Proprio in questo momento una delle nostre barche del Free Gaza Movement sta lasciando il porto di Larnaca in Cipro. Ho parlato coi miei amici a bordo. Eroici, hanno ammassato medicinali un pò in ogni dove sull'imbarcazione. Dovrebbe approdare al porto di Gaza domani verso le 0800 am. Sempre che il porto esista ancora dopo quest'altra notte di costanti bombardamenti. Starò in contatto con loro tutto questo tempo.
Qualcuno fermi questo incubo. Rimanere in silenzio significa supportare il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo "civile", in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C'è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto.

Vittorio Arrigoni ( Vik in Gaza)  29.12.08

martedì, 30 dicembre 2008

EINE KLEINE NACHT MURDER - COME I LEADER ISRAELIANI UCCIDONO IN CAMBIO DI VOTI

Gilad Atzmon Palestinethinktank 29.12.08
Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

Per capire l’ultima devastante spedizione omicida degli israeliani contro Gaza bisogna comprendere a fondo l’identità israeliana e il suo odio innato verso chiunque non sia ebreo, l’odio verso gli arabi in particolare. Questo odio è contenuto nel curriculum israeliano, viene predicato dai leader politici e sottinteso dalle loro azioni. E’ veicolato da categorie culturali, perfino all’interno della cosiddetta “sinistra israeliana”.
Sono cresciuto in Israele negli anni ’70, gli individui della mia generazione oggi sono in Israele a capo dell’esercito, della politica, dell’economia, della cultura e delle arti. Siamo stati abituati a pensare che “un arabo buono è un arabo morto”. Qualche settimana prima che entrassi a far parte della IDF [le Forze di Difesa Israeliane, NdT] nei primi anni ’80, il generale Raphael Eitan, all’epoca capo di stato maggiore, annunciò che gli arabi erano come “scarafaggi imprigionati in una bottiglia”. La fece franca, così come la fece franca dopo l’assassinio di migliaia di civili libanesi durante la prima guerra del Libano. In una parola, gli israeliani riescono sempre ad ammazzare la gente e passarla liscia.
Fortunatamente, e per ragioni che tuttora sfuggono alla mia comprensione, a un certo punto mi risvegliai da questo mortifero sogno ebraico. A un certo punto me ne andai dallo stato degli ebrei, evasi dal dilagare dell’odio ebraico, diventai oppositore dello stato ebraico e di ogni altra forma di politica ebraica. In tutti i modi, sono fortemente convinto che sia mio dovere primario informare chiunque desideri ascoltarmi di cosa abbiamo contro.
Se il sionismo mirava a trasformare gli ebrei, e se pensava che “donandogli un proprio stato” li avrebbe resi simili a qualunque altro popolo, allora ha miseramente fallito. La barbarie israeliana, quale abbiamo potuto osservarla questa settimana e in infinite occasioni precedenti, va ben al di là della bestialità pura e semplice. E’ l’uccidere per il gusto di uccidere. Ed è indiscriminata.
Poche persone in occidente si rendono conto di una realtà devastante: che ammazzare gli arabi, e i palestinesi in particolare, è una ricetta politica israeliana di grande efficacia. Gli israeliani sono in realtà un popolo confuso. Per quanto insistano a vedere se stessi come una nazione in cerca di “Shalom” (1), in realtà amano essere guidati da politici che abbiano alle spalle un impressionante curriculum di massacri ingiustificati. Che si tratti di Sharon, Rabin, Begin, Shamir o Ben Gurion, gli israeliani vogliono che i loro “leader democraticamente eletti” siano falchi bellicosi, con le mani grondanti sangue e con alle spalle un solido background di crimini contro l’umanità.
Manca qualche settimana alle elezioni in Israele e sembra che tanto il candidato di Kadima, il ministro degli esteri Tzipi Livni, quanto il candidato laburista, il ministro della difesa Ehud Barak, si trovino molto indietro nelle preferenze rispetto al candidato del Likud, il noto falco Benjamin “Bibi” Netanyahu. Livni e Barak hanno bisogno della loro piccola guerra. Devono dimostrare agli israeliani che sanno come gestire uno sterminio di massa.
Sia Livni che Barak devono offrire all’elettore israeliano un’esibizione di devastante carneficina, così che gli israeliani possano aver fiducia nella loro leadership. E’ la loro unica possibilità contro Netanyahu. In pratica, Livni e Barak stanno lanciando tonnellate di bombe sui civili palestinesi, sulle scuole e sugli ospedali perché questo è esattamente ciò che gli israeliani vogliono vedere.
Sfortunatamente, gli israeliani non sono conosciuti per la loro pietà o per la loro compassione. Al contrario sono appagati dalla ritorsione e dalla vendetta, gioiscono della loro stessa brutalità senza limiti. Quando all’ex comandante in capo delle Forze Aeree Israeliane, Dan Halutz, fu chiesto che cosa si provasse a sganciare una bomba su un quartiere di Gaza densamente popolato, la sua risposta fu breve e precisa: “Si prova una leggera turbolenza sull’ala destra”. La freddezza omicida di Halutz fu sufficiente a garantirgli la promozione a capo di stato maggiore della IDF poco tempo dopo. Fu il generale Halutz a guidare l’esercito israeliano nella seconda guerra del Libano, fu lui a perpetrare la distruzione delle infrastrutture libanesi e di ampie zone di Beirut.
A quanto sembra, nella politica israeliana il sangue degli arabi si traduce in voti. Ovviamente sarebbe molto ragionevole incriminare Livni, Barak e l’attuale capo di stato maggiore della IDF, Ashkenazi, per omicidio di primo grado, crimini contro l’umanità e per la palese infrazione delle Convenzioni di Ginevra. Ma è molto più comprensibile tenere conto del fatto che Israele è una “democrazia”. Livni, Barak e Ashkenazi stanno dando al popolo israeliano ciò che vuole: si chiama sangue arabo e deve essere fornito in abbondanti quantità. Questa ininterrotta pratica omicida condotta dai politici israeliani riflette le attitudini del popolo israeliano nel suo insieme piuttosto che quelle di un manipolo di politici e generali. Abbiamo a che fare con una società barbarica, guidata, sul piano politico, da inclinazioni sanguinarie e assassine. Non può esservi dubbio, non c’è posto per questa gente fra le nazioni.
Perché gli israeliani siano un popolo così lontano da qualsiasi nozione di umanità è una bella domanda. Gli studiosi della natura umana più generosi ed ingenui potrebbero sostenere che la Shoah abbia lasciato un’enorme cicatrice nell’animo degli israeliani. Ciò potrebbe spiegare perché gli israeliani coltivino tale ricordo in modo ossessivo, con il sostegno dei loro fratelli e sorelle della Diaspora. Gli israeliani dicono “mai più” e ciò che vogliono dire è che non dovrà più esserci una nuova Auschwitz, il che in qualche modo li fa sentire legittimati a punire i palestinesi per i crimini commessi dai nazisti. I più realistici tra noi non credono più a questa tesi. Oggi iniziano ad ammettere che è più che probabile che gli israeliani siano così incredibilmente brutali perché semplicemente è questo che sono. E’ qualcosa che va oltre la razionalità e le teorizzazioni pseudo-analitiche. Essi affermano: “Questo è ciò che gli israeliani sono e non c’è più nulla da fare”. I realistici arrivano perfino ad ammettere che uccidere sia il modo in cui gli israeliani interpretano il significato dell’essere ebrei. Con tristezza, molti di noi sono arrivati ad ammettere che non esiste un sistema di valori laici alternativo con cui gli ebrei possano sostituire la pulsione ebraica all’omicidio. Lo stato ebraico sta lì a dimostrare che l’autonomia nazionale ebraica è un concetto inumano.
Sono cresciuto nell’Israele degli anni dopo il 1967. Sono stato allevato nel culto della mitica vittoria israeliana, siamo stati abituati ad adorare l’”israeliano che combatte in posizione di svantaggio”, l’eroico plotone che punta il suo Uzi automatico verso gli arabi e riesce a sconfiggere quattro eserciti in soli sei giorni.
Mi ci sono voluti due decenni di troppo per capire che l’”israeliano che combatte svantaggiato” era in realtà un maestro dello sterminio indiscriminato. Barak era uno di quegli eroi del 1967, un maestro dell’assassinio indiscriminato. A quanto sembra, l’esecutivo israeliano ha appena approvato un progetto per il più massiccio attacco contro Gaza dal 1967. Livni ha più o meno la mia età e, a giudicare dalle notizie, ha interiorizzato quel messaggio. Ora si sta costruendo le necessarie credenziali come assassina indiscriminata. Sia Barak che la Livni stanno conducendo Israele in una campagna elettorale di sterminio. Il sangue degli arabi e dei palestinesi è il carburante della politica israeliana.
Potrei suggerire a Barak e alla Livni che non è detto che ciò li aiuti nei sondaggi. Netanyahu è un falco autentico e genuino. Non ha bisogno di atteggiarsi ad assassino e, per quanto io possa disprezzarlo, non ha ancora condotto Israele in una guerra. Probabilmente egli capisce meglio di loro che cosa sia il potere della deterrenza.

(1) Non bisogna confondere “Shalom” con “pace” o con “Salam”. “Pace” e “Salam” esprimono riconciliazione e compromesso, mentre “Shalom” significa sicurezza per il popolo ebraico a spese del territorio circostante.

martedì, 30 dicembre 2008

LA MIA BREVE RISPOSTA ALLA DISINFORMAZIONE SIONISTA

Khaled Amayreh Uruknet 29.12.2008

Hamas ha scrupolosamente osservato il cessate il fuoco, invece Israele il 13 Novembre ha per la prima volto rotto la tregua uccidendo sei palestinesi. 49 palestinesi ma nessun israeliano sono morti durante la tregua.
Gli agenti dell'Hasbara [propaganda n.d.t.] sionista stanno affermando che l'attuale impeto genocida di Israele a Gaza è una "guerra contro Hamas" e che essa si è resa necessaria solamente per il lancio di razzi palestinesi su Israele.
Questa è una grande bugia. Leggete quanto segue: Hamas aveva ripetutamente affermato di essere disposto e pronto a terminare "tutti" i lanci di proiettili da Gaza se solo Israele avesse tolto il mortale assedio. E Israele ha ripetutamente detto "no".
Israele ha ripetuto fino alla nausea che esso ha terminato la sua occupazione di Gaza. Bene, allora perché Israele mantiene il controllo dei cieli di Gaza, delle coste di Gaza, del mare di Gaza, dei valichi di confine di Gaza (persino quelli con l'Egitto)? Perché Israele mantiene il suo controllo della vita di Gaza? Perché?
A seguire: "L'attacco a Gaza non è contro Hamas, è contro tutti i palestinesi" di Amira Hass (Ha’aretz).
Quindi la questione del lancio di "razzi" su Israele (sono proiettili fabbricati in casa che fanno più rumore che danni) dovrebbe essere soprattutto vista come un diversivo.
Di fatto Israele ha dato ai palestinesi di Gaza due scelte, o morire di fame come risultato dell'assedio, o essere sterminati dalla macchina di guerra israeliana.
Infatti questi cosiddetti "razzi" non sono altro che un disperato grido di giustizia, per la fine del mortale assedio. Gaza è semplicemente stata ridotta a una Auschwitz moderna. L'unica differenza è che gli ebrei ora ricoprono il ruolo delle SS.
Hamas ha scrupolosamente osservato un cessate il fuoco di sei mesi, nonostante la continuazione dell'assedio di tipo nazista che ricorda molto l'assedio del ghetto di Varsavia nel 1942-43. Però, Israele il 13 novembre, ha compiuto una incursione a Gaza, uccidendo sei persone.
Peggio ancora Israele ha ucciso 49 palestinesi durante la tregua. Non un singolo israeliano è stato ucciso.
Inoltre, centinaia di palestinesi sono morti perché Israele non ha permesso loro di avere accesso a cure mediche o medicine. Ho visto molti palestinesi morire in agonia perché la "luce delle nazioni" non ha permesso loro di raggiungere un ospedale distante pochi isolati. In breve, stiamo parlando di uno Stato giudeo-nazista. Dico questo perché quando gli ebrei pensano, si comportano e agiscono come nazisti, essi diventano nazisti. Dobbiamo dire pane al pane, specialmente quando si tratta dei nostri becchini.
Perciò è una grande bugia dire che questa è una guerra contro Hamas. Questa è una guerra di sterminio di tipo nazista contro il popolo della Palestina.
Se la guerra fosse stata contro Hamas, come continuano ad affermare i criminali di guerra di Tel Aviv, Israele non avrebbe preso di mira mercati, farmacie, università, case private, moschee, istituzioni culturali, strade, negozi, eccetera.
Solo uno Stato con un'ideologia hitleriana prenderebbe di mira un'intera società e poi affermerebbe che sta combattendo Hamas! È semplicemente una grossa bugia.
Perciò Israele sta semplicemente compiendo un vero genocidio... e per di più un genocidio indiscriminato.
Oggi, persino un eminente rabbino ebreo ha utilizzato il termine "genocidio" per descrivere ciò che Israele sta facendo a Gaza.
Leggete anche l'articolo di Amira Hass sul quotidiano Ha’aretz: "la guerra di Israele non è contro Hamas, è contro tutti i palestinesi".


L'ATTACCO A GAZA NON E' CONTRO HAMAS, E' CONTRO TUTTI I PALESTINESI
Amira Hass
Haaretz. 28.12.2008
Articoli scelti e tradotti per
Comedonchisciotte da ALCENERO

Alle 3:19 P.M. di domenica, ho potuto sentire attraverso il telefono il rumore di un missile in arrivo. E poi un altro, insieme alle urla di paura dei bambini. Nel quartiere di Tel al-Hawa a Gaza City gli alti edifici residenziali sono stretti gli uni agli altri, con dozzine di bambini in ogni edificio, centinaia in ogni isolato.
Loro padre, B., m'informa che del fumo si solleva dalla casa del suo vicino e termina la chiamata. Un'ora dopo mi dice che sono stati colpiti due appartamenti. Uno era vuoto; non sa chi vivesse lì. L'altro, in cui ci sono stati dei morti, appartiene ad un membro di una cellula che lancia razzi, ma nessuno di alto grado o importante.
A mezzogiorno di domenica, la Israel Air Force ha bombardato uno stabilimento appartenente alle forze di sicurezza nazionali di Gaza. Esso ospita la principale prigione di Gaza City. Tre prigionieri sono stati uccisi. Due sembra fossero membri di Fatah; il terzo era imprigionato con l'accusa di collaborare con Israele. Hamas aveva evacuato gran parte delle altre prigioni della striscia di Gaza, ma riteneva che questa fosse al sicuro.
Alle 12 A.M. di domenica, una telefonata ha svegliato S. "In ogni caso non dormivo", ha detto. "Ho sollevato il ricevitore e ho sentito un annuncio registrato in arabo: 'Questo è per avvertirti che bombarderemo l'abitazione di chiunque abbia armi e munizioni in casa'".
Tre membri di una famiglia di vicini sono stati uccisi, tutti giovani uomini sui vent'anni. Nessuno di loro possedeva armi o munizioni; stavano semplicemente camminando per strada quando la IAF ha bombardato una macchina di passaggio. Un altro vicino ha perso una figlia sedicenne, e sua sorella è stata seriamente ferita. La IAF aveva bombardato un edificio che in passato ospitava la Forza di Sicurezza Preventiva dell'autorità palestinese, e la loro scuola era collocata la porta a fianco.
S. ha visto i risultati di alcuni dei bombardamenti di sabato quando ha fatto visita ad un amico il cui ufficio è collocato vicino al quartiere generale della polizia di Gaza City. Una persona uccisa in quell'attacco era Hassan Abu Shnab, il figlio maggiore dell'ex funzionario anziano di Hamas Ismail Abu Shnab.
Il vecchio Abu Shnab, che Israele ha ucciso cinque anni fa, fu uno dei primi politici di Hamas a parlare in favore di una soluzione a due Stati. Hassan lavorava come impiegato all'università locale e suonava con la banda della polizia per divertimento. Sabato stava suonando ad una cerimonia di diploma della scuola di polizia quando la bomba ha colpito.
"70 poliziotti sono stati uccisi lì, non tutti membri di Hamas", ha detto S., che è un oppositore di Hamas. "E anche quelli che appoggiavano Hamas erano giovani in cerca di un lavoro, di un salario. Volevano vivere. E perciò sono morti. 70 in un colpo solo. Questa aggressione non è contro Hamas. E' contro tutti noi, l'intera nazione. E nessun palestinese permetterà che il suo popolo e la sua patria vengano distrutti in questo modo".

lunedì, 29 dicembre 2008

GUERNICA GAZAWI

Vittorio Arrigoni (Vik in Gaza) GuerrillaRadio 28.12.08

Il mio appartamento di Gaza dà sul mare, una vista panoramica che mi ha sempre riconciliato il morale, spesso affranto da tanta miseria a cui costretta una vita sotto l'assedio.
Prima di stamane. Quando dalla mia finestra si è affacciato l'inferno.
Ci svegliati sotto le bombe stamane a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia.
E amici miei, ci sono rimasti sotto.
Siamo a 210 morti accertati finora, ma il bilancio è destinato drammaticamente a crescere. Una strage senza precedenti. Hanno spianato il porto, dinnanzi a casa mia, e raso al suolo le centrali di polizia.
Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.
In realtà visitando l'ospedale di Al Shifa, il principale della città, abbiamo visto nel caos d'inferno di corpi stesi sul cortile, alcuni in attesa di cure, la maggior parte di degna sepoltura, decine di civili.
Avete presente Gaza?
Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull'altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei coscente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali.
Bombardato la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro,è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco.
Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue.
Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato li vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l'asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà.
v Ho visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato, molti di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni quando li incontravo sulla strada recandomi al porto, o la sera per camminando verso i caffè del centro.
Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia mutilata.
La maggior parte erano giovani, sui diciotto vent'anni, per lo più non politicamente schierati ne con Fatah ne Hamas, ma che semplicemente si erano arruolati nella polizia finita l'università per aver assicurato un posto lavoro in una Gaza che sotto il criminale assedio israeliano vede più del 60% popolazione disoccupata.
Mi disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie orecchie tese dallo stridulo delle sirene e dai boati del tritolo.
Non ho visto terroristi fra le vittime di quest'oggi, ma solo civili, e poliziotti.
Esattamente come i nostri poliziotti di quartiere, i poliziotti palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani se ne stavano tutti i giorni dell'anno a presidiare la stessa piazza, lo stesso incrocio, la stessa strada.
Solo ieri notte li prendevo in giro per come erano imbacuccati per ripararsi dal freddo, dinnanzi a casa mia.
Vorrei che almeno la verità donasse giustizia a queste morti.
Non hanno mai sparato un colpo verso Israele, ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione. Si occupavano di dirigere il traffico, e della sicurezza interna, tanto più che al porto siamo ben distanti dai confini israeliani.
Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman, non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.
Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io.
All'ospedale AL Shifa con gli altri internazionali dell'ISM ci siamo recati a donare il sangue. E lì abbiamo ricevuto la telefonata, che Sara, una nostra cara amica è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo mentre si trovava vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia. Una persona dolce, un'anima solare, era uscita per comprare il pane per la sua famiglia. Lascia 13 figli.
Poco fa mi invece mi ha chiamato da Cipro Tofiq.
Tofiq è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre barche del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l'immensa prigionia di Gaza e ricominciare altrove una vita nuova. Mi ha chiesto se ero andato a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo promesso.Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora trovato il tempo.
Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie del porto insieme a tanti altri.
Da Israele giunge la terribile minaccia che questo è solo il primo giorno di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due settimane.
Faranno il deserto, e lo chiameranno pace.
Il silenzio del "mondo civile" è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte.

lunedì, 29 dicembre 2008

GAZA: LA STRAGE DI HANUKKAH

Miguel Martinez Kelebek 28.12.2008

Quello che stanno facendo a Gaza, la ciliegia rosso sangue sulla torta dopo due anni di embargo e bombardamenti, lo sapete tutti.
Sabato scorso era una delle festività più sacre del calendario ebraico - lo Shabbat di Hanukkah. Per poter compiere la strage di Gaza, Ehud Barak ha dovuto chiedere una dispensa speciale dai rabbini. Non so perché sia stata scelta una data così particolare, per un attacco preparato da ben sei mesi, come rivela Haaretz. Lo stesso nome dell'operazione, Piombo fuso, si riferisce ai dreidel o dadi con cui i bambini giocano a Hanukkah, e che il poeta sionista H.N. Bialik invitava a costruire usando il "piombo fuso".
La strage di Hanukkah è stata preparata da due gesti: la promessa di riaprire, in parte, il valico di Eretz, che doveva servire per ingannare i palestinesi; e un attacco  contro 36 organizzazioni islamiche in Cisgiordania.
Le organizzazioni colpite non erano militari, ma sociali: mentre gli uomini del regime golpista di Abu Mazen pensano a costruirsi ville con gli aiuti europei, Hamas in Cisgiordania continua a organizzare i servizi sociali, nonostante una raffica di arresti.
Distruggere questa rete di servizi sociali serve sia a togliere consensi a Hamas, che a rendere ancora più miserabile la vita dei nativi palestinesi e promuoverne così l'emigrazione.
Così, i soldati israeliani sono entrati in tutte le piccole isole della cosiddetta autonomia palestinese in Cisgiordania, dove hanno sequestrato autobus, bloccato centri commerciali e chiuso una scuola per ragazze e un'associazione che distribuisce cibo ai poveri. Hanno anche chiuso un centro medico a Nablus, impossessandosi dei computer, del denaro e dei mobili. Dice Haaretz
"Le istituzioni vicine a Hamas che sono state colpite finora comprendono scuole, centri medici, centri di beneficienza e persino mense popolari e orfanatrofi. Decine di associazioni sono state chiuse e il cibo sequestrato".
Il cibo degli orfanotrofi sequestrato...
A volte, l'immensità di quello che stanno facendo ai nativi palestinesi si coglie meglio attraverso piccole cose come questa.
Non riesco a visualizzare un palazzo che viene giù, con i miei figli dentro.
"I parenti cercano tra i cadaveri e i feriti, per seppellire presto i morti. Una madre i cui tre bambini sono stati uccisi, e che giacciono l'uno sopra l'altro, nell'obitorio, grida, urla di nuovo e poi tace."
Oppure il padre che deve portarsi a casa il cadavere del bambino di sette anni in una scatola di cartone, perché all'obitorio hanno finito le lenzuola...
Ma riesco - appena - a immaginarmi cosa voglia dire vivere per tre anni sotto l'impatto del boom sonico: in ore sempre diverse, ma preferibilmente in piena notte, i jet israeliani che sorvolano Gaza simulano, superando il muro del suono, il rumore di tremende esplosioni - un rumore talmente forte da far abortire le donne o da far saltare le vene nel naso, rompere i vetri o far crollare tetti.
Tre anni fa, per un errore tecnico, quello che è la vita quotidiana dei nativi palestinesi diventò per un  unico attimo un incubo anche dei dominatori:
"L'esercito fu costretto a chiedere scusa quando un boom sonico fu udito per centinaia di chilometri dentro Israele la scorsa settimana. Il quotidiano Maariv lo descrisse come "il suono di un pesante bombardamento. Il rumore che scosse i cieli israeliani è stato spaventoso. Migliaia di cittadini sono saltati fuori dai loro letti, colti dal panico, e molti di loro hanno telefonato preoccupati alla polizia e ai vigili del fuoco. Le centrali telefoniche di Tel Aviv e dei distretti centrali ricevettero tante chiamate che non riuscirono più a funzionare."
Il governo israeliano ha avuto la delicatezza di mandare il ministro degli esteri al Cairo, la capitale dei suoi complici nell'embargo a Gaza, per avvisare Hosni Mubarak della prossima strage.

Nella foto potete vedere due volti felici: quello del ministro degli esteri israeliano e quello del ministro degli esteri egiziano.

E una bambina palestinese che non ride.

GAZA
Jose Saramago - 22.12.2008

La sigla ONU, lo sanno tutti, significa Organizzazione delle Nazioni Unite, vale a dire, alla luce dei fatti, niente o troppo poco. Possono affermarlo i palestinesi, le cui scorte alimentari stanno finendo, o sono già finite, perché così ha imposto l'assedio israeliano, deciso evidentemente per condannare alla fame le 750 mila persone registrate come rifugiati. Manca già il pane, sta per finire la farina, l'olio, le lenticchie e lo zucchero stanno per seguire lo stesso destino. Dal 9 dicembre i camion dell'agenzia delle Nazioni Unite, carichi di cibo, attendono che l'esercito israeliano permetta loro di entrare nella Striscia di Gaza, autorizzazione che verrà ancora una volta negata o rimandata fino all'ultima disperazione e l'ultima esasperazione dei palestinesi affamati. Nazioni Unite? Unite?
Contando sulla complicità o la vigliaccheria internazionali, Israele si prende gioco delle raccomandazioni, delle decisioni e delle proteste e fa ciò che vuole, quando e come vuole. È arrivato al punto di proibire l'ingresso di libri e strumenti musicali, come se si trattasse di prodotti che possono mettere in pericolo la sicurezza di Israele. Se il ridicolo uccidesse, non resterebbero in piedi un solo politico né un solo soldato israeliano, specialisti in crudeltà, addottorati in disprezzo, persone che guardano al mondo dall'alto della insolenza che sta alla base della loro educazione. Comprendiamo meglio il loro dio biblico ora che conosciamo i suoi seguaci. Jehova, o Yahvé, o come lo si chiami, è un dio vendicativo e feroce che gli israeliani mantengono permanentemente attuale.

Traduzione per Tlaxcala di Manuela Vittorelli: questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

domenica, 28 dicembre 2008

Notiziario Strategico N°24

Salve,
 EccoVi il sommario del Notiziario Strategico N°24 del Bollettino Aurora:

Federazione Russa
- La presenza della Russia in America latina
- 11 aziende russe partecipano a IndoDefense 2008
- Le navi da guerra russe nel cortile degli Stati Uniti
- La marina russa mostra bandiera nel mare caraibico
- Il presidente russo visita l’agitata alleata India
- La Russia e l’India firmeranno l’accordo sul caccia futuro ai primi del 2009
- La Russia progetta dei contratti d'affitto di sottomarini nucleari per l’India
- La Russia consegna al Libano 10 caccia MiG
- La Russia doterà cinque brigate dei sistemi missilistici Iskander entro il 2015
- Nuova generazione di sottomarini d’attacco nucleare russa pronta nel 2010
- Piantare un missile Iskander nello scudo ABM
- Missili russi Iskander pronti ad essere dispiegati
- La Russia collauda missili atomici terrestri e navali
- La Russia schiererà un nuovo missile a partire dal 2009
- La Russia realizza Missili per contrastare le difese spaziali degli Stati Uniti
- La Russia condurrà 13 lanci di missile balistici nel 2009
- Il Bulava supera i test
- Bozza di programma del governo russo per il salvataggio dell’industria della difesa
- La Russia schiererà nuovi missili entro il 2020
- La Russia può dislocare i missili nucleari in Belarus
- La Russia ordinerà 70 missili nucleari strategici entro il 2011
- Ristabilimento della tradizione: la marina russa nelle grandi crociere
- Generale russo dice che gli Stati Uniti programmano basi in Asia centrale
- Il Kirghizstan vuole chiudere la base aerea degli Stati Uniti

Repubblica Popolare di Cina
- La Russia si impegna per una cooperazione maggiore con la Cina
- Portaerei della Cina
- L’Ukraina aiuta la Cina per le portaerei
- La Cina considera 'seriamente' la costruzione di portaerei

Repubblica Islamica dell’Iran
- L'Iran afferma che più di 5.000 centrifughe sono in funzione
- L'Iran collauda un missile a portata media nelle esercitazioni navali
- Gli S-300 della Russia rafforzano l’Iran

Repubblica Democratica Popolare  di Korea
- I colloqui con la Korea del Nord guardano alla nuova proposta cinese
- La Korea del Nord avverte sulle armi nucleari dopo il collasso dei colloqui

Stati Uniti del Brasile
- Il Brasile farà parte del club esclusivo delle nazioni navali nucleari: 'Entro alcuni anni'
- Il gruppo sudamericano da l’OK per la creazione del consiglio di difesa

Gli articoli sono disponibili su: http://www.aurora03.da.ru/home.htm e http://sitoaurora.altervista.org/home.htm

http://www.aurora03.da.ru
http://www.bollettinoaurora.da.ru
http://sitoaurora.narod.ru
http://sitoaurora.altervista.org

domenica, 28 dicembre 2008

HAROLD PINTER, 1930-2008

"Dove e’ andata a finire la nostra sensibilita’ morale?"
Docudharma 25.12.2008
Traduzione di Rolando M. (
Uruknet)

Harold Pinter e’ morto ieri (24 dicembre N.d.r.) di cancro a 78 anni. E’ stato uno dei grandi drammaturghi del ventesimo secolo, e nelle sue commedie The Homecoming, The Birthday Party, e Old Times, ha colto l’incessante e ambivalente conflitto, la ricerca affannosa di un legame personale significativo, e l’intricata controscena dell’emozione e della memoria, che si celano nell’intimo del dilemma umano.
Printer e’ anche stato una delle grandi voci morali levatesi a difesa dell’umana giustizia e della liberta’ che il mondo di lingua inglese ha conosciuto negli ultimi tempi. Cio’ appare evidentissimo nel suo ultimo testamento, ossia nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Letteratura che egli ha ricevuto nel 2005.
Nel suo discorso Pinter si scaglio’ contro il collasso morale che e’ apparso evidente nella guerra dell’America e dell’Inghilterra contro l’Irak, e nell’impiego della tortura che ha caratterizzato il proseguimento della loro ipocrita "guerra al terrorismo". Egli ha detto la verita’ sulla storia postbellica degli Stati Uniti, sui crimini da loro commessi e sull’appoggio da loro dato a una miriade di barbari regimi destrorsi, tutte cose che "sono state solo superficialmente accertate, per non dire documentate, per non dire ammesse, e per non dire riconosciute, per quello che in realta’ sono: dei crimini".
Quella di Pinter sara’ una voce in difesa del progresso umano della quale si sentira’ enormemente la mancanza. Ecco quanto egli diceva nel suo discorso di accettazione del Nobel:
Dove e’ andata a finire la nostra sensibilita’ morale? O forse non l’abbiamo mai avuta? Che significano queste parole? Si riferiscono forse a un termine oggi raramente impiegato: la coscienza? Una coscienza che riguarda non solo le nostre proprie azioni, ma anche la responsabilita’ che abbiamo in comune con le azioni di altri? O forse queste sono tutte cose morte? Guardiamo alle carceri di Guantanamo: centinaia di persone in galera da piu’ di tre anni senza accuse, senza una difesa legale e senza il processo cui hanno diritto, tecnicamente detenute per sempre. Questa struttura completamente illegittima viene mantenuta a dispetto della Convenzione di Ginevra, e non solo viene tollerata, ma la cosiddetta 'comunita’ internazionale’ la prende appena in considerazione. E questa violazione criminale viene commessa da un paese che dichiara di essere 'la guida del mondo libero’! E a quelli che stanno a Guantanamo, ci pensiamo? Cosa ne dicono i mezzi d’informazione? Ne accennano qualcosa di tanto in tanto in un piccolo trafiletto a pagina sei. E quei poveretti sono stati relegati in una terra di nessuno dalla quale probabilmente non torneranno mai. Attualmente molti di loro che per reagire non hanno altro che lo sciopero della fame vengono alimentati a forza, compresi alcuni residenti britannici. E questa procedura della alimentazione forzata viene effettuata senza riguardi: niente calmanti ne’ anestetici. Vi cacciano un tubo nel naso o nella gola, e voi vomitate sangue. Questa e’ tortura! Che ne dice il Ministro degli Esteri inglese? Niente. Che ne dice il Primo Ministro inglese? Niente. E perche’? Perche’ gli Stati Uniti gli hanno detto: 'criticare la nostra condotta nella baia di Guantanamo costituisce un atto non amichevole: o siete con noi, o siete contro di noi’. E cosi’ Blair sta zitto.
L’invasione dell’Irak e’ stata un’azione da banditi, un’azione di sfacciato terrorismo di stato che ha mostrato totale disprezzo per i dettami delle leggi internazionali. L’invasione e’ stata un’azione militare arbitraria ispirata da una serie di menzogne su menzogne e da una grossolana manipolazione dei mezzi di informazione e quindi del pubblico; e’ stata un’azione mirante a consolidare il controllo militare ed economico americano del Medio Oriente mascherandolo, come ultima risorsa, da 'liberazione’, essendo falliti tutti i tentativi di giustificarlo altrimenti. E’ stata una colossale affermazione di forza militare che ha causato la morte e la mutilazione di migliaia e migliaia di persone innocenti.
In Irak noi abbiamo introdotto la tortura, le bombe a grappolo, l’uranio impoverito; abbiamo compiuto innumerevoli atti di assassinio a casaccio; abbiamo apportato al popolo iracheno la miseria, la degradazione e la morte; e abbiamo chiamato tutto questo 'portare nel Medio Oriente la liberta’ e la democrazia’.
Quante persone dovreste ammazzare prima di venire qualificati assassini di massa e criminali di guerra? Centomila? Sarebbero piu’ che sufficienti, direi…
Se ci guardiamo allo specchio pensiamo che l’immagine che abbiamo di fronte sia quella giusta. Ma se appena ci muoviamo l’immagine cambia, perche’ in realta’ noi stiamo guardando una infinita serie di riflessioni. E uno scrittore, talvolta, deve rompere lo specchio, perche’ e’ da dietro lo specchio che la verita’ guarda verso di noi.
Ritengo che fra le tante cose che esistono al mondo, una ferma determinazione intellettuale di noi cittadini - incrollabile e senza incertezze - che miri a definire la realta’ vera delle nostre vite e delle nostre societa’, costituisca un obbligo tassativo che riguarda tutti noi e al quale non possiamo sottrarci.
Ma se tale determinazione non entra a far parte anche delle nostre opinioni politiche non vi e’ speranza che venga ristabilito cio’ che per noi e’ ormai cosi’ prossimo a perdersi: la dignita’ dell’uomo.
La morte di Pinter e’ per tutti noi un ben triste regalo di Natale; a meno che le sue parole e il suo messaggio non vengano ricordati sempre ed entrino nella coscienza popolare come squillo di tromba che richiami a una giustizia civile e alla fine del militarismo e della tirannia.

Chi sono

Utente: trotzkij
Nome: Alessandro
"Questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte".
Dante, versi 46-48, III canto dell''Inferno'


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Friederich Engels
Vladimir Ilich Ul'janov
Lev Davidovich Bronshtejn
Rosa Luxemburg
Karl Liebknecht
Amadeo Bordiga
Nikola Tesla
Konstantin  Edvardovich Tzjolkovskij
Igor Vassilevich Kurchatov
Andrej Nikolaevich Tupolev
Serghej Konstantinovich Koroljov
Roberto Ludvigovich Bartini
Marina Mikhailovna Raskova
Lilija Vladimirovna Litvak
Jurij Alekseevich Gagarin
Vladimir Mikhailovich Komarov
Charles Hoy Fort
Matest Mendeleevich Agrest
James McDonald
Joseph Allen Hynek
Leonard Stringfield
Peter Kolosimo
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