Aurora

Sito d'Informazione Internazionalista
giovedì, 30 luglio 2009

P2

Il 20 maggio 1981 il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani rende pubblici gli elenchi della P2, ricevuti quasi due mesi prima dai magistrati Turone e Colombo che indagavano su Sindona. Nella residenza di Licio Gelli salta fuori la lista dei 953 iscritti.

Nella homepage del sito della P2 si legge:

"Negli elenchi della loggia erano iscritti i nomi di quattro ministri, 44 parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti SISMI e SISDE, comandanti della Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri, generali, militari, prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori, direttori di giornali, giornalisti... Fondati sospetti fanno ritenere che gli elenchi integrali della P2 siano rimasti nell'ombra, la piovra della P2 toccava ogni cosa e controllava l'Italia intera."

Giova ricordare che negli elenchi non compariva nessun iscritto al PCI. Infatti all'epoca era in atto una guerra frontale tra due contrapposte fazioni che vedeva la P2 attivamente impegnata sul fronte anticomunista. Il golpe Borghese, ad esempio, aveva coordinato una legione di Avanguardia Nazionale, una colonna armata di guardie forestali ed un'altra unità di neofascisti per impossessarsi dell'armeria del Ministro dell'Interno, occupare i ministeri dell'Interno, della Difesa e la RAI. Il venerabile capo della P2 sarebbe dovuto entrare nel Quirinale e arrestare l'allora presidente Giuseppe Saragat.

Ecco la lista trovata nella villa del venerabile.

Tra questi spiccano

Giancarlo Elia Valori fascicolo 283

Silvio Berlusconi fascicolo 625

Maurizio Costanzo 626

Costanzo e Berlusconi li conosciamo («Io non ho mai fatto parte della P2. E comunque, stando alle sentenze dei tribunali della Repubblica, essere piduista non è un titolo di demerito» afferma con la sua solita faccia il Berlusconi), ma chi è Elia Valori alias "Fiore di Loto" per Pecorelli o Signor Autostrade per i più? E' al centro di un bell'intrigo tutto italiano fatto da servizi segreti deviati, faccendieri, finanzieri, magistrati, politici e giornalisti.

Si scopre anche che "ha voluto far concedere al capo della Polizia Fernando Masone la cittadinanza onoraria di Padova, dove è (era...ndr) sindaco la sua amica Giustina Destro."

Ok, lasciamo stare per il momento il Valori, e torniamo alla P2. Nascosto nel doppio fondo della valigia della figlia di Gelli fu scoperto durante una perquisizione il Piano di Rinascita Democratica. Durante una famosa intervista su Repubblica il venerabile ammette: "Il PIANO di RINASCITA è ormai il modello seguito dal centrodestra e da una parte del centrosinistra, non c'è più bisogno di tenerlo nascosto, perché tutti dicono le stesse cose che dico io, ma lo dicono pubblicamente, mentre io ero costretto a nascondermi" e si lamenta che "a me davano del golpista mentre adesso i politici, da D'Alema a Boato, era il periodo della bicamerale, a Berlusconi ovviamente, sono dei sinceri democratici. Voglio il risarcimento dei danni e i diritti d'autore".

Ok, la bicamerale, Gelli e D'Alema e il copyright. Ecco come si sia spostato nel corso di un ventennio l'asse P2-neofascismo. Non più neofascisti a minacciare i comunisti ma (ex)comunisti ad avvallare i progetti piduisti.

Agostino Cordova dichiarava allora: “La riforma della giustizia in Bicamerale? E’ il trionfo di Licio Gelli e della P2”.

Il piano di rinascita tra l'altro prevedeva di «usare gli strumenti finanziari per l’immediata nascita di due movimenti l’uno sulla sinistra e l’altro sulla destra». Ma va? «acquisire alcuni settimanali di battaglia», «coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata», «coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale», «dissolvere la Rai in nome della libertà d’antenna»; «punto chiave è l’immediata costituzione della tv via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese». Tutto scritto in quelle pagine. Tutto realizzato se per "via cavo" si intende digitale.

Per sancire l'alleanza P2-exPCI (o meglio per sancire l'uscita dell'ex-PCI dall'orbita precedente) occorre dare fondo alla peggiore retorica burocratica. Quale occasione migliore della donazione Gelli, composta da inutili dejà-vu e improbabili poesie del venerabile?

Nel febbraio 2006 l'Archivio di Stato di Pistoia accoglie le memorabilia di Gelli e a fare gli onori di casa c'è nientemeno che Linda Giuva, moglie di D'Alema. Mentre fuori le contestazioni dei soliti noti con bandiere del Che ed UN vessillo dei Comunsiti Italiani (ricordatevelo!) dentro la sala un nutrito stuolo di piduisti fa i complimenti al venerabile e agli organizzatori.

Giova ricordare che D'alema è presente come menbro del Consiglio delle Relazioni Estere che ha per scopo:

"the ability to get what you want through attraction rather than coercion and payment, arising from the appeal of your culture, political ideals, and policies." Ovvero "l'abilità a ottenere ciò che si vuole attraverso l'attrazione piuttosto che tramite la coercizione, attrazione suscitata da adeguati modelli culturali, politici e comportamentali".

Insomma si tratta degli scopi della P2 post-golpista trattati a livello internazionale dal club privè dei Rockefeller.

Torniamo a Valori adesso. In questo pdf che consiglio caldamente di scaricare si vede il Diliberto (quello che diede l'unico vessillo politico ai contestatori di Gelli-Giuva) mentre sornionamente presenzia uno dei tanti incontri tenuti assieme all'ex(?)-piduista.

Come conferma De Magistris, dalle sue indagini (Why Not, Poseidone) salta fuori che "Elia Valori pareva risultare, dagli accertamenti preliminari che stavamo svolgendo con la massima riservatezza, ai vertici della massoneria «contemporanea»".

Ora la domanda finale: che ci fa un comunista "vero" con un piduista vero? Perchè Rizzo ha dovuto subìre l'espulsione dal partito per avere sottolineato queste incongruenze? Che sorta di transumanza etica e morale ha subìto la sinistra per porsi da antagonista a tutti gli effetti (rischiando anche l'eliminazione fisica come nel caso del golpe Borghese) a collaboratrice del Nuovo Ordine Mondiale che tanta gioia sta dando ai thinktank della finanza e della propaganda mondiale?

mercoledì, 29 luglio 2009

TONI NEGRI E LE DINAMICHE STRUTTURALI DEL SERVILISMO INTELLETTUALE

di G.P. Ripensare Marx 29/07/2009

Il prof. Toni Negri “da Parigi” non riesce proprio a mettere un limite al suo ego ipertrofico e tra uno sghignazzo e l’altro (negli anni ’70, non per caso, era soprannominato la jena ridens) si contorce, viepiù, nell’elaborazione di teoresi oltremodo bizzarre, alle quali seguono prese di posizioni politiche da risata generale.
E’ sintomatico, inoltre, come quest’uomo riesca ad ottenere così tanto credito presso la stampa, l’editoria, la televisione, italiane e internazionali, nonostante tutte le cantonate prese da almeno trent’anni. Ma ciò dovrebbe farci riflettere, poiché se i poteri culturali dominanti portano in auge questo saltimbanco radicale, lo fanno per ragioni ideologiche che, dal loro punto di vista, sono alquanto “produttive”.
Quanto agli ambienti sedicenti estremisti che si appoggiano alla letteratura negriana
c’è poco da dire, questi ragazzotti da lunga pezza hanno smesso di pensare politicamente (ammesso che lo abbiano mai fatto). Del resto, se l’obiettivo è quello di fare scorribande metropolitane è molto più comodo affidarsi alle formule magiche di questi alchimisti dell’utopismo sociale, i quali danno loro una giustificazione ideologica prêt-à-porter.
Tonino, dopo aver spopolato nel panorama editoriale internazionale con un best seller molto originale (una specie di storia fantastica alla Stephen King) narrante di un’orda di moltitudini desideranti dispersa in un Impero acefalo, la quale, spostandosi asincronicamente sulla superficie del pianeta, riesce a destrutturare le leggi della valorizzazione capitalistica, è passato ora, in maniera molto meno eccentrica, a perorare un blando riformismo radicale (l’ossimoro è suo) incarnato, pensate un po’, da Barak Obama, l’uomo nuovo della vecchia e scaltra finanza statunitense.
Così, se Le Monde nutre qualche speranza di cambiamento, in quanto Mr.Obama, pur essendo perfettamente in linea con gli “istinti” presidenziali dei suoi predecessori (proprio come si conviene ad un uomo che rappresenta la superpotenza dominante), sente tuttavia il richiamo degli slums di Chicago dai quali proviene; se Sansonetti, direttore dell’Altro, invita la sinistra italiana a prendere esempio dal coraggio “esotico” dell’uomo di Honolulu che lotta contro una parte dell’establishment - non la gran parte che, ça va sans dire, apprezza moltissimo le sue politiche di sostegno alle banche e alle società finanziarie, nonché la continuità militare sugli scenari globali ritenuti strategici dagli Usa - per attuare una storica riforma sanitaria (i sinistri sono imbattibili nel filtrare la realtà, descrivendola con un linguaggio edulcorato che cela meglio la loro ipocrisia); per Negri, costui è, addirittura, il rappresentante “di una mutazione profonda dei rapporti sociali in quel Paese …dietro Obama [c’è] anche una spinta nuova, una spinta che rappresenta insieme una crisi e una trasformazione profondissima del capitalismo”.
Credo che la jena stia provando, un’altra volta, a prenderci per il culo.
Dopo le sbornie soggettivistiche degli anni passati (dall’operaio massa, all’operaio sociale fino al soggetto moltitudinario della sua ultima defecazione teorica), e le invocazioni rivoluzionarie da salotto e p38, il professore vorrebbe ora propinarci l’ennesimo salto teorico nel vuoto: il riformismo radicale del XXI secolo.
Negri non sa proprio dove stia l’analisi delle dinamiche strutturali del capitalismo, e questo sin dai tempi in cui preferiva calarsi il passamontagna sulla testa per sentire il calore della classe operaia. Per di più tutte le sue previsioni teoriche, a partire da quella sull’Impero deterritorializzato, sono state smentite dai fatti i quali, invece, ci parlano di una ripresa dei conflitti interstatali sullo scacchiere geopolitico mondiale.
In questo spazio conflittuale le (inesistenti) moltitudini di Negri contano come il due di picche eppure il professore sostiene che è tutta colpa della caduta dello “spirito pubblico”. Se il problema sta in ciò, si potrebbe sempre fare una bella seduta spiritica per riportare tra noi questo etereo soggetto della rivoluzione. Da Scientology a Negrology. Sentivamo proprio il bisogno di una nuova setta rivoluzionaria.

GIGLIOLA SANTIN E STEFANO GOLFARI PER "IL RIFORMISTA"
Pubblichiamo un ampio estratto da un'intervista con Toni Negri realizzata l'11 luglio scorso a Venezia. È inedita tranne un paio di brevi spezzoni andati in onda durante la trasmissione tv di Telelombardia "Iceberg".

Professore, adesso siamo nell'era di Obama. E proprio il G8 che si è svolto in Italia ha fatto da grande palcoscenico europeo per il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ha avuto un altro successo clamoroso, sui media, Barack Obama, e ha conquistato i consensi di molte e diverse parti politiche. Ha conquistato anche Toni Negri, Obama?
Beh, io penso che Obama sia il meglio che gli Stati Uniti potessero oggi produrre. Penso che dietro Barak Obama ci sia un effettivo movimento democratico. Un movimento che non si lega semplicemente al problema razziale, ma nel contempo trova anche una soluzione del problema razziale degli Usa. Fu un problema feroce: gli Stati Uniti furono un paese schiavista, non dimentichiamolo: Obama è davvero il simbolo di una Liberazione profonda, di una mutazione profonda dei rapporti sociali in quel Paese. Penso però che dietro Obama ci sia anche una spinta nuova, una spinta che rappresenta insieme una crisi e una trasformazione profondissima del capitalismo. Con Obama vince il Welfare, vince lo Stato di Provvidenza negli Stati Uniti, vince quello che già la spinta roosveltiana dopo la crisi del '29 aveva in parte determinato. Anche se il problema oggi si pone in una situazione completamente diversa...

Ma con Obama è anche il riformismo che vince?
Direi che si tratta di un Riformismo profondamente diverso da quello che abbiamo conosciuto. Non è più un Riformismo keynesiano o post-newdealista... Questo è un Riformismo radicale, che modifica i rapporti di classe. Cioè un riformismo che toglie fortemente ai padroni per dare alla società.

Vogliamo però ritornare un attimo in Italia? Da noi la notizia, piaccia o no, è che Obama ha fatto tanti complimenti a Berlusconi. Il presidente Usa ha parlato di forte leadership del premier italiano. Lei, professor Toni Negri, di questo Berlusconi che rinsalda la sua leadership anche grazie al G8 e ai complimenti di Obama, che giudizio dà?
Berlusconi? La prima immagine che mi attraversa la testa è un ricordo di quando Berlusconi andò al potere la prima volta. Io ero ancora in esilio a Parigi e commentai la sua vittoria alle elezioni su invito di una trasmissione televisiva che organizzò un collegamento via satellite. Beh, io dissi delle cose e fra i giornalisti italiani più noti ci fu la gara ad insultarmi...

Toni Negri ha in comune con Berlusconi l'antipatia per i giornalisti italiani?
No. Io ho antipatia per gli stupidi. Ad esempio per coloro che non avevano capito, allora, ed erano soprattutto giornalisti di sinistra, che i media utilizzati come li utilizzava Berlusconi erano estremamente efficaci. Dissi che quello era un modo nuovo di fare politica che si sarebbe imposto. E appena lo dissi... guai! Perché evidentemente parlare dei media allora era tabù, era come parlare del peccato... Invece io sostenevo chiaramente un altro approccio, pubblicai anche una cosetta che si intitolava Il tallone del Cavaliere: era tutta una... lo dico sorridendo (ride, ndr)... una apologia! Del modo in cui Berlusconi faceva media e dell'efficacia politica di questo... Al di là di questi ricordi, però, mi sembra effettivamente che i fenomeni di corruzione della figura del Padrone, del Sovrano, la corruzione che la figura di Berlusconi porta con sé siano terribili! Io sono uno spinozista, ho studiato a fondo Spinoza, a suo tempo... e c'è una pagina di Spinoza nel quarto capitolo del Trattato Politico in cui si dice che c'è diritto di insubordinazione, di disobbedienza al sovrano quando questi va nudo a prostitute per la piazza...

Così dice Spinoza?
Così... E poi lo ripete anche, nel capitolo settimo e nel capitolo 11...

E lei questo in che senso lei lo riferisce a Berlusconi?
Io vedo, leggo e tiro delle conseguenze. Non mi sembrano nemmeno particolarmente acute, nel caso... Come, per inciso, anche la protesta che Berlusconi manifesta contro chi parla di regime è risibile, perché è lui stesso che afferma il regime, che dà una definizione di se stesso come uomo di regime, nel modo in cui afferma che non vuole parlare con i suoi avversari politici, ad esempio, si svela come uomo di regime...

Tuttavia, a lei che è uno studioso delle "moltitudini", come le definisce nei suoi libri, va posta innanzitutto la questione opposta: perché le "moltitudini" italiane, le masse, continuano a dare grande consenso a Silvio Berlusconi?
Si tratta di un fenomeno abbastanza comune in Europa... La cosa dipende fondamentalmente dall'operazione politica che è stata condotta attorno alla "caduta dello spirito pubblico"...

Ma a Toni Negri non sembra paradossale che soprattutto la gente comune, i lavoratori, il "popolo", votino proprio Berlusconi, il grande capitalista divenuto anche leader di un grande partito popolare? La sua creatura politica può permettersi di chiamarsi Popolo della Libertà e intanto Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani, tutta la sinistra radicale di origine marxista non arriva più nemmeno in Parlamento...
Mah... Il popolo italiano è stato con Mussolini per molti anni... E poi io non penso che quella che c'è in Italia sia una vita democratica piena... Penso che ci siano dei grossi difetti nel funzionamento della politica italiana... Ma penso, soprattutto, che non ci sia un avversario alla destra, penso che non esista una sinistra... Penso che oggi la tragedia italiana è che con l'esaurimento della grande spinta socialista e comunista vissuta per oltre un secolo di Storia è venuto meno in Italia quel radicamento estremamente profondo e originale (perché effettivamente il socialismo si è accompagnata alla libertà, alla resistenza, all'antifascismo, a una serie di grandi valori di costruzione democratica del Paese) che dava un senso, specifico e forte, all'essere sinistra italiana. Tutto questo è finito...

Lei ha detto che in Italia non c'è opposizione politica di sinistra. Ma ci sono giornali, anche grandi giornali nazionali, che vengono invece accusati - e non sempre solo da destra - di essere fin troppo schierati contro Berlusconi...
Secondo me la politica che fa Repubblica, per parlare chiaro, non è semplicemente una politica contro Berlusconi. Repubblica fa politica contro Berlusconi in quella maniera perché il suo unico problema è dominare la sinistra, o quello che resta della sinistra.
Il vero padrone della sinistra è, da un buon ventennio, De Benedetti, non D'Alema, non i vari signori (ride, ndr) che di volta in volta si vedono citati. Sono Scalfari e De Benedetti i veri padroni della sinistra! E i veri padroni devono trovare, evidentemente, un palcoscenico sul quale fare agire la loro propaganda. D'altra parte se si pensa di Di Pietro che è diventato un uomo della sinistra (ride, ndr), che è rappresentato come tale. Secondo me Scalfari e Repubblica sono profondamente analoghi...

Oltre Berlusconi, quali obiettivi avrebbero?
Obiettivi di potere, ovvio (ride, ndr). Sono gruppi di potere impegnati in lotte di potere, affamati di potere. Niente di più. La sinistra in Italia non esiste più. La sinistra in Italia è finita ben prima di Berlinguer...

E allora cosa dovrebbero votare, in Italia, un ragazzo o una ragazza, un uomo o una donna che desiderassero far giungere in Parlamento un messaggio, una loro rappresentanza, di altro segno, rispetto a Berlusconi?
Le dico una cosa che quasi nessuno dice più: quando si parla di sinistra si parla di una cosa che non ha nulla a che fare con il Parlamento. Quando si parla di sinistra, si parla della divisione della ricchezza! Della ridistribuzione della proprietà! Si parla dei livelli delle tasse!

Che ne pensa di Tremonti, La paura e la speranza?
Quel libro di Tremonti non l'ho letto... Non ero in Italia quando è uscito, e non ho avuto modo di recuperarlo... So che lui invece ha letto Impero, perché lo ha detto più volte... e quindi, evidentemente ha già da tempo acquisito questa prospettiva globale nel trattare i fenomeni della finanza... Credo che sia un uomo evidentemente molto abile... Mi piacerebbe incontrarlo una volta o l'altra... Io penso che il suo andar vagando fra le varie posizioni politiche espresse in Italia e il fatto di costituire, in fondo, il legame tra la Lega e quel liberalismo confuso exdemocristiano che sta attorno a Berlusconi per altro verso, lo castri. Diciamo così...



Ma lei poi che ne pensa della Lega... e della Liga, visto che ne parliamo in Veneto?
Penso quello che pensavo della vecchia Democrazia Cristiana veneta. Sono delle forze interclassiste, profondamente radicate sul territorio, profondamente reazionarie che - in quanto reazionarie - non difendono gli interessi dei lavoratori.

E perché i lavoratori le votano?
Li votano sulla base di una demagogia... Di una demagogia specifica contro i lavoratori di altri paesi, di un'altra demagogia contro la riforma dei costumi nelle famiglie, di un'altra contro i mutamenti nella società... Gli atteggiamenti reazionari dei lavoratori non sono mica nuovi, i lavoratori hanno votato anche e largamente per i fascisti, hanno votato sicuramente per il nazismo. La classe operaia non è mica un fenomeno naturale, non è mica un fenomeno statistico... La classe operaia è la costruzione di una coscienza, di una coscienza di libertà, di eguaglianza. Evidentemente la Lega Nord non lavora per la costruzione di una coscienza di eguaglianza, ma lavora per una coscienza dell'identità, che è una coscienza razzista, profondamente, esclusiva, patriarcale, legata a quelli che sono dei privilegi che sono stati conquistati dal lavoro di tutti gli italiani e che si sono rovesciati solo su alcune regioni particolarmente fortunate. Da questo punto di vistala Lega è una forza reazionaria, nel senso che va contro la storia, e sarà evidentemente prima o dopo distrutta...

Le piacerebbe, invece, rientrare a pieno titolo nel dibattito politico, e politicoculturale?
Sono stato tre mesi in Parlamento. Beh, le giuro che a parte quattro o cinque persone che conoscevo già, Rodotà, Cacciari, Pietro Ingrao e qualche altro dell'estrema sinistra, non ho avuto modo di discutere veramente. E' un mondo difficile. La questione è seria: una scena pubblica non c'è in Italia. Alla Habermans, alla Dahrendorf, non c'è.
Non c'è un dibattito pubblico che sia un dibattito pubblico in termini di contraddittorio, non c'è una capacità di cogliere le emergenze, l'affacciarsi di nuovi temi importanti, di nuove questioni, nuovi segni rivelatori di ciò che veramente accade... E in questo credo che i giornali, i padroni dei giornali soprattutto, abbiano delle grosse responsabilità... Quello che interessa sono le mode, passeggere...

Di miseria della politica molti hanno parlato riferendosi agli scandali del "Gossip" che hanno invaso il terreno della politica italiana, quelli che girano intorno alla vita privata del premier Silvio Berlusconi in particolare. Ma questi scandali, secondo la maggioranza dei sondaggisti e dei suoi spin doctor, non avrebbero scalfito l'immagine del Cavaliere di Arcore agli occhi degli italiani. Lei come se lo spiega?
No, io credo che l'immagine di Berlusconi gli scandali l'abbiano scalfita, credo proprio di sì. Quando si ha una funzione pubblica è un po' difficile immaginare che questi vizi non abbiano risalto. Mi spiace per lui, personalmente almeno. Devo dire che nelle persone, in generale, il fatto che si dichiarino perseguitate me le rende simpatiche ...

Per i suoi casi giudiziari Berlusconi, a suo avviso, può definirsi un perseguitato?
Beh, nel suo caso non credo. Sono state più o meno dimostrate le cose delle quali è
accusato. Poi non so, dovrebbe procurarsi degli avvocati più simpatici: Ghedini è proprio antipaticotto...

E il Partito Democratico come lo vede?
Ma, cosa vuole che le dica. Lo vedo apparire e scomparire. Mi sembra che non ci sia, che manchi del tutto, una ispirazione machiavellica. Machiavellica in senso buono, nel senso del Machiavelli democratico, gramsciano... Qualcosa di nuovo che nasce lì dentro io per ora proprio non la vedo...

martedì, 28 luglio 2009

A UN MESE DAL GOLPE IN HONDURAS

Gennaro Carotenuto 28 luglio 2009
 
Esattamente un mese fa, il presidente legittimo della Repubblica dell’Honduras, Manuel “Mel” Zelaya, veniva sequestrato da un commando golpista dando inizio così all’ultimo colpo di Stato nel XXI secolo. Di eversori in America latina continuano ad essercene moltissimi ma, soprattutto dopo la sconfitta del golpe in Venezuela dell’11 aprile 2002 si pensava che la forma golpe, i governi civico-militari, i cadaveri degli oppositori sul ciglio della strada, gli appoggi o i silenzio-assenso da parte dei grandi burattinai fossero cosa del passato.
Mel Zelaya nel corso di questo mese è diventato una sorta di simbolo. Questo non perché rappresenti un politico nel quale meriti necessariamente riconoscersi, ma per l’istituzione democratica che incarna rispetto all’istinto autocratico delle forze golpiste, intorno alle quali sta pascolando la peggior feccia della storia latinoamericana, sicari come Joya Améndola, neonazisti come Peña Esclusa, terroristi internazionali come Otto Reich. Alla testa di questi si è installato Roberto Micheletti, un famelico personaggino subito adottato da parecchi media italiani, pronti a passar sopra al golpe e a fare l’ennesima ignobile figura facendo il tifo per il dittatore (presunto) tifoso dell’Atalanta.
Ma la parte interessante e che riempie di speranza per quanto sta avvenendo in Honduras, non risiede nel quadro politico istituzionale ma nel protagonismo dei movimenti sociali, indigeni, contadini. Questi, in un paese dove ci si è spesso ritrovati con una pallottola nel cervello al minimo segno di ribellione, stanno dimostrando di non essere più disposti a piegare la testa. La resistenza al golpe è forse catalizzata e animata dal quadro internazionale ma vive di luce propria, di forza propria, di progetti propri dove i vinti della storia hanno deciso di dire basta non in maniera estemporanea, spontanea, ma sulla base di prassi e culture politiche consolidate.
La fotografia del popolo honduregno in lotta è l’essenza di un decennio di storia latinoamericana che poggia le sue radici in anni e anni di lavoro sotterraneo durante la notte neoliberale. Sia il Copinh, il “Consiglio delle Organizzazioni popolari e Indigene” che “Vía Campesina”, per citare solo due delle organizzazioni maggiori, hanno 16 anni di vita, essendo nate nel 1993, l’anno prima, per dare un riferimento noto ai più, della rivolta zapatista in Chiapas e già allora affondavano le radici su forze e movimenti profondi.
In questo senso riportare al governo Mel Zelaya rappresenterebbe una vittoria fondamentale ma parziale di questo movimento, laddove il trionfo vero sarebbe tirar fuori finalmente dai nascondigli le urne con i voti del referendum della quarta urna, quello per l’elezione dell’Assemblea Costituente, che scriva una carta democratica e partecipativa che seppellisca finalmente quella attuale, scritta al tempo della guerra sporca dal dittatore Policarpo Paz e per continuare a imporre la quale gli oligarchi honduregni hanno scatenato il golpe.
A un mese dal colpo di Stato chi dall’interno ha continuato a sfidare la dittatura deve tristemente ammettere che il quadro internazionale non è più così compatto come i primi giorni nel condannare il golpe. All’inizio nessuno al mondo voleva concedere spazio al governo di fatto, OSA, Nazioni Unite, Mercosur e tutti i governi del Continente, Stati Uniti compresi, sembravano formare un fronte compatto.
Oggi il governo di Barack Obama continua a condannarlo a parole ma poi non prende misure economiche che possano strangolarlo. I governi integrazionisti latinoamericani, pur desiderandolo, non hanno la possibilità di fare altrettanto: l’economia honduregna è ancora perfettamente coloniale, periferia vincolata al centro statunitense. Così da giorni cascano i pezzi, i colombiani fanno la fronda, e del resto se c’è una differenza tra Álvaro Uribe e Roberto Micheletti è che quest’ultimo ha molti meno morti sulla coscienza.
Il grande mediatore, il costaricense Oscar Árias, investito del ruolo da Hillary Clinton intanto ha mal interpretato, o ben interpretato a seconda dei punti di vista. Doveva trattare la resa dei golpisti e invece ha offerto loro una parziale legittimità internazionale che è stata una decisiva boccata d’ossigeno. L’unica maniera di far retrocedere il golpe è quella di far vincere politicamente le istanze dei golpisti? Mettere nero su bianco che mai in Honduras ci sarà un’Assemblea costituente? Ma Árias ha fatto di peggio. Bacchettando l’iniziativa di Zelaya di rientrare simbolicamente nel paese, criticandolo in maniera inammissibile per la decisione sovrana dell’Honduras di entrare nell’ALBA, si è perfino tolto i panni di una neutralità già in sé non richiesta per parteggiare con i golpisti. Zelaya a questo punto, stando ad Árias, per rientrare dovrebbe cospargersi il capo di cenere e trasformarsi in una sorta di burattino nelle mani di Micheletti e del generale Romeo Vázquez.
A un mese dal golpe la situazione resta o si fa più difficile. Ma le delusioni internazionali, le incertezze e le lotte sotterranee nell’Amministrazione Obama, il quadro politico-istituzionale centro-americano che resta triste, anche in figure che rappresentano una storia gloriosa come Daniel Ortega in Nicaragua, non devono farci dimenticare il senso della storia, le forze profonde dei movimenti popolari, indigeni e contadini che continuano a resistere al golpe e che non abbiamo il diritto di dimenticare.

martedì, 28 luglio 2009

Lo scandalo spionistico che sta scuotendo Deutsche Bank

Le ambientazioni sono di quelle classiche, da spystory un po' datata: microfoni nei vasi di fiori, intrighi a base di belle donne e dipendenti corrotti. Lo scandalo spionistico che sta scuotendo Deutsche Bank, il più grande istituto di credito tedesco, ha un sapore antico.
In relazione al caso, due manager di primo livello hanno già dovuto liberare le scrivanie, si dice senza conferma ufficiale da parte di Deutsche Bank: si tratta del direttore della sicurezza del gruppo Rafael Schenz e del responsabile del settore relazioni con gli investitori Wolfram Schmitt. I due avrebbero tentato di mettere sotto controllo uno dei grandi azionisti del gruppo, Michael Bohndorf. Quest'ultimo si sarebbe fatto notare per alcune domande scomode alla riunione degli azionisti del 2006, provocando la richiesta del capo del consiglio di vigilanza Clemens Börsig di un "controllo approfondito". Nella stessa riunione gli avvocati dell'ex tycoon Leo Kirch - che aveva messo in piedi un gruppetto di contestatori - avevano tentato di bloccare alcune decisioni. Börsig chiese anche di verificare un legame tra i due elementi. Per arrivare al punto gli incaricati avrebbero usato metodi poco consoni, tra cui ingaggiare una brasiliana 23enne per carpire da Bohndorf le informazioni sensibili e introdurre un'avvenente avvocata compiacente nell'importante studio legale che si sta occupando della causa aperta tra Kirsch e Deutsche Bank. Ma i casi da verificare sono di più: si parla di quattro episodi, degli anni 2001, una fuga di notizie alla stampa, 2006 e 2007.
Un problema in più per Joseph Ackermann, amministratore delegato di un gruppo che aveva fatto registrare ingenti guadagni prima del 2008, ma che i cattivi investimenti finanziari nei titoli subprime e la crisi aveva portato a perdite clamorose - quasi quattro miliardi di euro l'anno scorso, il primo bilancio negativo da più di 50 anni a questa parte -, controbilanciati da una veloce ripresa già nel primo trimestre del 2009, dovuta soprattutto alle vendite record di bond aziendali. Ackermann ha assicurato di volersi occupare in prima persona del chiarimento della situazione.
Mercoledì la Bbc aveva dato la notizia secondo cui la procura tedesca stava considerando l'opportunità di aprire un'inchiesta formale per indagare sulle accuse. I dati oggi al vaglio dei procuratori sono stati forniti dall'Autorità tedesca che tutela la privacy dei dati. Una prima decisione sul caso non dovrebbe arrivare prima di due o tre settimane.
Da maggio l'autorità di controllo borsistica tedesca, la BaFin, sta cercando di fare chiarezza sull'accaduto, dopo che la stessa Deutsche Bank aveva ammesso una probabile infrazione della legge che tutela i dati personali. DB stessa ha in corso un'indagine interna per chiarire il caso. Mercoledì la banca di Francoforte - il più grande istituto di credito privato tedesco, con un fatturato per il 2008 di 13,5 miliardi di euro e più di 80mila dipendenti in 72 paesi - ha rilasciato un comunicato stampa che faceva un primo punto sull'inchiesta, condotta dallo studio legale Cleary Gottlieb Steen & Hamilton. Le ammissioni sono molto blande e parlano di quattro casi, «incidenti isolati e non sistematici», che non coinvolgono membri dell'attuale consiglio di amministrazione. Episodi nati da esigenze legittime che l'incaricato esterno avrebbe trasformato in affari discutibili.
Deutsche Telekom, Deutsche Bahn, Lidl, Deutsche Bank, ora. La cronaca degli anni passati, in Germania, ha registrato diversi casi di spionaggio più o meno gravi, più o meno estesi, dalle posizioni occupate da alcuni uomini chiave per le aziende coinvolte, come nel caso in questione, al controllo invasivo ed estensivo del comportamento, anche privato, dei dipendenti della catena di supermercati Lidl. Ogni nuova scoperta è stata accompagnata dall'allarme dell'esperto di turno, che metteva in guardia dal considerare il caso in discussione come un episodio isolato: sarebbe pratica diffusa tra le aziende, il controllo illegale - praticato in vario modo e per vari scopi - dei dipendenti o delle aziende rivali. Tutto questo proprio in un paese che nel recente passato ha sofferto non poco la cultura della sorveglianza e del controllo segreto. Non abbastanza, evidentemente, da scongiurare paranoie e isterie dei consigli di amministrazione delle grandi aziende.

Matteo Alviti Liberazione 25.07.2009

venerdì, 24 luglio 2009

Usa, maxi operazione Fbi: arrestati diversi sindaci, politici e rabbini

Più di 40 persone, tra cui politici, poliziotti e rabbini, sono stati arrestati in una mega operazione dell'Fbi per smantellare una rete di riciclaggio, corruzione e traffico d'organi
Peacereporter - 24/07/2009

Trecento poliziotti hanno perquisito decine di abitazioni e locali a New York e nel New Jersey. Le indagini erano in corso da più di dieci anni. Tre sindaci e due membri dell'assemblea legislativa sono stati arrestati. Le indagini seguivano un doppio binario: da un lato si lavorava su 29 persone coinvolte in diverse vicende di corruzione politica, dall'altra 15 "tra rabbini e loro associati" che avevano messo su una vera e propria impresa per il riciclaggio di denaro internazionale. Una di queste persone è accusata anche di traffico di organi: secondo la ricostruzione i reni venivano acquistati in Israele da persone indigenti per una somma che si aggirava intorno ai 10mila dollari per poi essere rivenduti negli Usa ero 160mila dollari. I rabbini ripulivano il denaro attraverso associazioni caritatevoli che facevano capo alle sinagoghe di cui erano a capo.

Da collegarsi alla notizia qui sotto riportata.
Notizia che Marchetta Travaglio non mancherà dall'ignorare.- Alessandro

giovedì, 23 luglio 2009

Paolo BenvegnĂą - Suggestionabili

Paolo Benvegnù - Suggestionabili

postato da trotzkij alle ore 22:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: musica, scisma, paolo benvegnĂą


giovedì, 23 luglio 2009

Inchiesta sulla Casaleggio Associati

Di Flexworker

Premessa
Sto impegnando del mio tempo per scrivere questo articolo e vorrei che ciò fosse rispettato.Vista la lunghezza dell'intervento dell'articolo e alla densità delle informazioni contenute (che ho cercato quanto più possibile di documentare), invito chiunque non intenda partecipare in modo costruttivo alla riflessione di astenersi da ogni commento. Se così non fosse, cosa che temo probabile, invito gli altri utenti del forum a mantenere il tono della dialettica ad un livello superiore all'osteria. Grazie.

Definizioni, per capirsi e capire
Inizierò questa ricerca riportando quattro definizioni e link a supporto che ritengo strumenti fondamentali per un'adeguata comprensione della questione.
Marketing virale o Guerrilla marketing: un tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. È un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna. La definizione guerilla marketing è forse la più appropriata, fonde infatti due concetti: il marketing e la guerriglia. Nella guerriglia abbiamo un esercito convenzionale e uno non convenzionale che si contrappongono. L'esercito non convenzionale è spesso più debole da un punto di vista dei mezzi ma ha dalla sua parte una profonda conoscenza del territorio che usa a suo vantaggio. Compie rapidi e mirati attacchi per poi scomparire. Si pensi ai vietcong e ad i risultati che questa strategia comportò. Nel nostro caso il mezzo è internet e più in generale le reti sociali, il guerrigliero è un esperto di comunicazione e new media, difficilmente distinguibile da un comune utente e il "nemico" siamo noi e la nostra "opinione".
Per approfondire

Influencer:
dal sito della Casaleggio (editore di Beppe Grillo e Di Pietro)
Citazione:
On line il 90% dei contenuti è creato dal 10% degli utenti, queste persone sono gli influencer, quando si accede alla rete per avere un'informazione, si accede ad un'informazione che di solito è integrata dall'influencer o è creata direttamente dall'influencer.
Queste persone in modo diretto o indiretto gestiscono le comunità on line.... Gli influencer agiscono dove ci sono interazioni, quindi nell'ambito delle comunità on line, queste comunità hanno una suddivisione al loro interno per 5 tipologie: la vicinanza, quando si creano dei gruppi fisici attraverso la rete come avviene per Meetup, attività in comune quindi creazione di conoscenza come avviene per Wikipedia, la condivisione di stessi interessi, quindi la costruzione per esempio di informazione su You Tube verticale che può essere legata all'arte piuttosto che a un'informazione di carattere storico, le competenze come avviene per alcuni social network professionali, per esempio Linkedin che è indirizzato in particolare ai professionisti e alle connessioni, sono connesso con una persona, questa è connessa con me, siamo connessi a una terza persona, a una quarta, quinta, come avviene nei social network come Facebook, MySpace, all'interno di queste 5 tipologie di comunità on line agiscono gli influencer.....Un prodotto, un servizio on line è fortemente influenzato dall'opinione dei cosiddetti influencer, molto più per esempio dalla promozione diretta o dalla ricerca che viene creata dalle società con forti investimenti....L'influencer è un asset aziendale, senza l'influencer non si può vendere, c'è una statistica per le cosiddette mamme on line, il 96% di tutte le mamme on line che effettuano un acquisto negli Stati Uniti, è influenzato dalle opinioni di altre mamme on line che sono le mamme on line influencer
.
Per approfondire  e
qui il punto di vista di microsoft

Influenza sociale
Dal sito
conformismo.it  Citazione:
"azione esercitata da qualche cosa su luoghi, fenomeni o persone…".
Un'altra definizione un po' più analitica indica l'influenza come "Autorità, ascendente, peso o (persino) prestigio": si dice, per esempio, di chi ha molta influenza su qualcuno. Ma un'accezione utile, anche se ancora generica, ai fini della nostra ricerca la si può già riscontrare nel termine "influenzare". Esso viene inteso come "determinare, modificare qualche cosa esercitando la propria influenza"; per esempio, influenzare le idee, le decisioni, la scelta di qualcuno. L'influenza sociale non conduce necessariamente al cambiamento del proprio modo di essere. Talvolta, infatti, finisce per frenare quelle persone che desiderano cambiare, e ciò rappresenta l'altra faccia della stessa medaglia. Basti pensare a quella situazione in cui, all'interno di una comitiva di amici, un individuo si è sempre trovato in sintonia con le opinioni degli altri, ma adesso che ha cambiato idee non trova più il coraggio di esprimere se stesso, per il timore di essere giudicato negativamente o, peggio ancora, tagliato fuori dalle relazioni con gli altri membri del gruppo.

Fanatico:
Il fanatico è colui che acriticamente pone al di sopra di se una coscienza e ad essa rimanda la causa dei suoi gesti. Il fanatico pone al di sopra delle altre la sua opinione e così facendo la separa da tutte le altre tramutandola in verità. Qualsiasi elemento contraddica la verità sarà quindi un inganno demoniaco atto a indebolire la sua fede. Come diceva Jung «Il fanatismo è un dubbio ipercompensato

I fatti:
Beppe grillo
Inizia la sua carriera sul finire degli anni settanta in un crescendo di notorietà e apprezzamento che lo porteranno a vincere vari premi. La sua presenza televisiva si interrompe nel 1986 a causa di una battuta sui socialisti. Da qui i suoi spettacoli prenderanno sempre più una vena satirica più che strettamente comica. Riapparirà in tv nel 1993 e quindi nel 1998 nella televisione a pagamento tele+ dove prenderanno forma le sue riflessioni sul (dis)funzionamento della società. Nel 1998 denuncia il sistema del signoraggio bancario, dimostrando una grande competenza data dagli studi del prof. Auriti. Nel 2004 balza agli onori della cronaca quando, dopo anni di "avvertimenti", si materializza la sua previsione sul fallimento della parmalat.
Fino a quel punto il suo rapporto con la tecnologia è stato di moderata diffidenza. Nel 2004/2005 conosce Gianroberto Casaleggio della casaleggio associati, colui il quale da li a poco sarebbe diventato il suo editore, anche e soprattutto per la parte digitale del prodotto Grillo.
Dalla prefazione di web ergo sum
il racconto di quell'incontro.
Citazione:
"
Lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile, durante il mio spettacolo Black Out. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo.
Non conoscendolo lo assecondai. Gli sorrisi. Cercai di non contrariarlo.
Temevo di ritrovarmi una chiocciola o un puntocom in qualche posto sensibile.
Era molto convinto di quello che diceva. Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco che invece che ai lupi e agli uccellini parlasse a Internet. Mi descrisse webcasting, democrazia diretta, chatterbot, wiki, downshifting, usability, oggetti di interazione digitale, social network, legge di Reed, intranet e copyleft.
Chiese se capivo. Disse che era importante.
Ebbi, lo confesso, un attimo di esitazione. Strinsi gli occhi. Casaleggio ne approfittò.
Mi parlò allora, per spiegarsi meglio, di Calimero il pulcino nero, Gurdjieff, Giorgio Gaber, Galileo Galilei, Anna di York, Kipling, Jacques Carelman e degli adoratori del banano.
Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie alla Rete. Aziende democratiche, persone al centro di ogni processo, intermediazioni economiche e politiche soppresse, libera circolazione di idee, abolizione della proprietà intellettuale.
Ce n'è abbastanza per rinchiuderlo. E' un individuo oggettivamente pericoloso e socialmente utile
."

Casaleggio Associati: composizione e mission
Qui un video che, forse, vale più di mille parole
Dal sito Citazione:
La Casaleggio Associati viene fondata il 22 Gennaio 2004 da Enrico Sassoon, Gianroberto Casaleggio, Luca Eleuteri, Davide Casaleggio e Mario Bucchich.
* Gianroberto Casaleggio, già Amministratore Delegato e Direttore Generale della Webegg
* Luca Eleuteri, tra il 2000 e il 2003 lavorava nella Direzione Generale di Webegg
* Mario Bucchich, fino al settembre 2003 è stato Responsabile Comunicazione e Immagine del Gruppo Webegg
* Enrico Sassoon, entra il 15 gennaio 2001 nel Consiglio di amministrazione di Webegg
Casaleggio Associati ha la missione di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale.
Per indirizzare le aziende in Rete è necessario disporre di una conoscenza puntuale dell’evoluzione in atto, sia a livello nazionale che internazionale.
Casaleggio Associati dispone di competenze specifiche sulla Rete, tramite i suoi soci ed affiliati; della conoscenza del territorio di applicazione, dovuta ai Rapporti e ai Focus di settore; delle tendenze e delle best practice, grazie al network di partner statunitensi.
Chi sono questi partner statunitensi? Purtroppo ultimamente il sito della casaleggio è stato aggiornato ma, cercando in rete, è ancora possibile individuarli in:

1)
ENAMICS, azienda informatica USA leader nel BTM, un sistema che permette di prendere in tempo reale decisioni atte a massimizzare il profitto. Un'intera sezione è dedicata al settore agroalimentare la cui mission è: Citazione:
BTM Agrim’s Solution Center principles include:
* Rapid implementation:
o Creation of deliverables with customer critique and acceptance
o Leverage of Intellectual Property: BTM Fusion 360TM, BTM Works 360TM and BTM Accel 360TM
o Single implementation with re-use across multiple business units
o Leverage of on-demand social business experts
* Frequent, predictable value delivery
* Well-defined roles for customer team members and BTM training and certification
* Customer site and virtual presence when appropriate to the progress of delivery and/or culture of the customer. Virtual interaction and collaboration optimizes the use of resources for both customers and BTM Agrim
.

2) THE BIVINGS GROUP è il partner a cui la Casaleggio si ispira. E’ l’azienda leader nel social network, in web marketing. Per mezzo della rete manipola l’opinione pubblica, utilizzando falsi cittadini e finte associazioni per promuvere gli interessi dei loro clienti. Come si evince dalla sezione "what we do" del loro sito: Citazione:
The Bivings Group provides clients with effective, efficient and high-value Internet communications platforms.
With deep experience in all aspects of Internet communications, we bring the right message to the right audience. From the simple to the complex - from public-facing websites to new media communications platforms and extranets - The Bivings Group uses the power of Internet technology to help clients achieve their strategic goals.
E’ un’azienda che si occupa dell’immagine delle aziende, per venderle meglio alla gente. La Monsanto è sua cliente. Altri clienti sono la Philip Morris e la Lorilland Tobacco. E poi la BP AMOCO, industria petrolifera responsabile di disastri ambientali.
Come già accennato, 4/5 dei soci della società editrice del sig. Grillo (tutti meno Davide Casaleggio) hanno ricoperto importanti incarichi alla Webegg, come Maurizio Benzi, Marketing di Webegg e organizzatore dei Meetup di Grillo a Milano.

Cos’è la Webegg?
Webegg Spa è un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende in Rete. Era controllata per il 59,8 % da I.T. Telecom Spa (controllata a sua volta al 100% da Telecom Italia). Poi, nel luglio 2004, I.T. Telecom Spa sigla un accordo con Value Partner Spa per la cessione del pacchetto azionario detenuto in Webegg Spa, pari al 69,8% del suo capitale, al prezzo di 43 milioni di euro, il restante 30,2% è posseduta da Finsiel (79,5% Telecom Italia). In seguito alla fusione con VP Web e VP Tech è nata Value Team,
Qui il link per vedere cosa fa oggi la Value Team. Non mi dilungo ad approfondire i servizi che offre la Value team, benchè siano molto interessanti ma vi invito comunque a darci un occhio. Voglio invece approfondire la figura di Enrico Sassoon:
Dal maggio 1998 è amministratore delegato della American Chamber of Commerce in Italy, una lobby che cura gli interessi delle corporazioni americane in italia. Il presidente è il vice di MICROSOFT, Umberto Paolucci;
nel board numerosissime aziende USA e italiane; un po di nomi
*
Umberto Paolucci, Vice Presidente Microsoft Corporation
* Gian Battista Merlo, Presidente e Amministratore Delegato ExxonMobil Mediterranea Srl
*
Gianmaria Donà dalle Rose, Amministratore Delegato Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia Srl
* Massimiliano Magrini, Country Manager Google Italia
*
Luciano Martucci, Presidente e Amministratore Delegato IBM Italia Spa
* Pietro Modiano, Presidente Banca IMI Spa
* Gina Nieri, Consigliere di Amministrazione Mediaset Spa
* Maria Pia Pierdicchi, Direttore Generale Standard & Poor’s
* Massimo Ponzellini, Presidente Impregilo Spa
* Cristina Ravelli, Country Legal Director The Walt Disney Co. Italia Spa
* Dario Rinero, Presidente e Amministratore Delegato Coca-Cola HBC Italia Srl
* Cesare Romiti, Presidente Onorario RCS Editori Spa Dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole 24 Ore (lo stesso gruppo che nel 2005 assegnava a grillo il premio WWW). Dal 1985 al 1998 è stato direttore responsabile de L’Impresa-Rivista Italiana di Management; dal 1990 al 1998 della rivista Impresa Ambiente, di cui è stato il fondatore; dal 1993 al 1997 è stato direttore responsabile della rivista settimanale Mondo Economico; dal luglio 1997 al gennaio 1998 è stato Direttore Scientifico del gruppo Il Sole 24 Ore. Ha pubblicato oltre 2mila articoli su Il Sole 24 Ore, Mondo Economico e ha diretto la testata Affari internazionali del quale vi invito ad osservare
i nomi presenti in redazione fra cui spiccano Enrico Letta, Tommaso Padoa Schioppa, Mario Monti e Giuliano Amato.
Si potrebbe continuare per pagine ma per adesso basta così, ho voglia di dire la mia. Quelli qui sopra sono fatti facilmente verificabili al di là dei miei riferimenti. C'è forse la prova che Grillo sia controllato? No, ma ci sono una sterminata serie di indizi che fanno capire come mai Grillo abbia smesso di fare nomi e cognomi oltre all'usuratissimo Silvio Berlusconi.
Il potere negli ultimi 20 anni si è dedicato ad attaccare non solo il libero pensiero, ma la possibilità stessa della sua formazione. In questi anni, la libertà del giornalista, come del politico di quartiere fino all’uomo comune è coincisa con la possibilità di scegliere un opinione e sostenerla. L’opinione andava espressa in rigoroso politichese, la Lingua del diritto alla parola, la quale basa la sua sintassi su definizioni mai del tutto chiarite. Ed è questo il bello, i Maestri di tale linguaggio, dibattendo continuamente sulle definizioni, relativizzano il senso della parole a seconda del proprio dialetto (guerra umanitaria, missione di pace, non violenza e così via…) separandoci e unendoci a secondo delle contingenze, raggiungevano lo scopo di mantenerci in uno stato di fideistica confusione.
Questa tecnica ha sostenuto il sistema nell’era Berlusconi, in cui ci si confortava ascoltando e sostenendo il Sub comandante Bertinotti, Gandi Zanotelli, Moretti, fino ai turbolenti Casarini&Caruso. La democrazia era malata e noi, astratta società (in)civile ne eravamo la cura. Il gioco ha tenuto, anche grazie l’implicita convinzione che il marcio stesse solo nell’altrui parrocchia.
Man mano che il gioco volgeva al termine, causa sputtanamento collettivo, i vecchi politicanti venivano sostituiti sulla scena da un piccolo ma rumoroso gruppo di figuranti, estremo baluardo della perduta capacità di parlare potabile. Travaglio, Grillo, Luttazzi, Biagi, Santoro, Guzzanti, Ferrara, Sofri, Feltri, ognuno con le proprie capacità e interessi da difendere hanno di fatto gestito il sospetto che questa democrazia tanto sana non fosse.
Cavalli di battaglia del nascente controllo dello spirito, Santoro/Travaglio e Grillo, entrambi informatissimi, sembrano voler capovolgere il vecchio sistema comunicativo basato sull’interpretazione o su uno schema preconcetto. Il primo pacato riflessivo e tagliente, il secondo rumoroso trascinatore di popolo, sorreggono la foglia di fico che non permette di dire “il re è nudo”.
Ancora una volta il vecchio schema, la democrazia è malata e noi società informata ne siamo la cura. Solo che questa volta il meccanismo è più sottile. Essendo impossibile arrestare del tutto l’accesso alle informazioni l’unica soluzione praticabile per mantenere lo zeitgeist è quella di far “emergere” delle guide che ci proteggano e indirizzino nel mare tempestoso di internet.
Persone evidentemente più competenti di noi, che ci sappiano proteggere dalle “bufale” e che sappiano coordinare il risveglio, indicandoci un nemico da combattere, trasformando il nostro bisogno di cambiamento in conflitto, odio, divisione.
Il problema, evidentemente, non sono “loro” che continuano a fare il loro mestiere ma noi e le nostre insicurezze, la nostra abitudine a seguire il capo. Bisogna abbandonare tutti i pregiudizi, riscoprirci ignoranti e soprattutto sviluppare il cuore. Porsi quelle domande tanto stupide da essere tacciate di infantilismo, perseguire le possibilità di un mondo migliore a partire dal proprio quotidiano, cogliere gli spunti di riflessione validi da ovunque essi provengano. Anche da Grillo e Travaglio. Senza pregiudizi ne sogni messianici.
E’ evidente che non sarà odiando che verremo fuori da quest’inferno.

Post Scriptum:
Palazzo D’Avalos ore 15:30 - 17:00 12 settembre 2008
ECONOMIA: LA PRIORITA’ DEL PAESE
Moderatore: Enrico Sasson, Dir. Harward Business Review Italia
Relatore
IDV: On. Massimo Donadi 

Ce ne sono altri di incontri con IdV moderati da Sassoon. Perchè proprio lui, con tutti i giornalisti che ci sono?
Eccone un altro su
radio radicale, organizzato proprio da IdV, che, caso strano, invita Sassoon a moderare. Nell'incontro si sbandiera come al solito il rapporto di Freedom House sulla libertà di stampa in Italia.
"Organizzatori:
L'Italia dei Valori (...)
Enrico Sassoon, giornalista, Amministratore delegato di StrategiQs Edizioni Srl e Amministratore delegato dell'American Chamber of Commerce in Italy modera il dibattito"
Gianroberto Casaleggio è stato segnalato ad incontri coi meetup, addirittura ci sono voci che lo vogliono a riunioni dell'IdV. Daniele Martinelli dice che è la casaleggio a selezionare i video che ha realizzato e a decidere se montarli sulla Rete.

mercoledì, 22 luglio 2009

IL GUINZAGLIO DI TRAVAGLIO

Nel 2007 esce un libro di Oliviero Beha intitolato "Italiopoli". In questo libro c'è un capitolo dedicato a Ferdinando Imposimato e a quello che egli scrive su Prodi.
Beha ci dice di Imposimato:
E’ un profondo conoscitore nonché osservatore del Residence [i palazzi di potere, ndr], ma da una decina d’anni ne è fuori. Meglio, lo tengono alla larga con grande preoccupazione. Perché?
Per capirlo basta scorrere il suo libro scaturito dalla sua relazione alla Commissione interparlamentare di cui sopra [antimafia, ndr], intitolato Corruzione ad Alta Velocità.
Ecco cosa racconta Imposimato, da "Italiopoli", di Oliviero Beha, pagg. 173-174:
Ma il passato che non passa nell’Italia a misura di mafia trova la sua catarsi nelle pagine [del libro di Imposimato,ndr] riservate all’attutale Presidente del Consiglio [Prodi, 2007, ndr], laddove Imposimato dedica alla sua visita mirata a Prodi, neovincitore delle elezioni del 1996, pagine memorabili che andrebbero insegnate nelle scuole. Se ci fossero ancora le scuole…
In due parole, l’anima bella del relatore [Imposimato, ndr], non esattamente un Pollicino vista la sua esperienza di Magistrato e di politico, va da Prodi Presidente del Consiglio antiberlusconiano per squadernargli una relazione istituzionale fatta di testimonianze di carabinieri, polizia, e di chiunque avesse indagato sulla vicenda, cioè sui subappalti dei lavori affidati dalle imprese del giro a organizzazioni mafiose. Sì, spiega Imposimato nel suo libro, naturalmente sapeva benissimo che c’entrava l’Iri, di cui all’epoca Prodi era presidente, che degli appalti era uno dei cosiddetti general contractor, ma immaginava che almeno lui ne fosse fuori e che altri avessero approfittato della situazione nell’intreccio tra politica, economia e camorra. Il solito minestrone, insomma. In ballo c’era una catena montuosa di denaro, e (è una mia banale considerazione) nemmeno troppo sullo sfondo, i costi della politica.
Invece dal libro risulterebbe che Prodi sia due volte coinvolto, e in dosi da cavallo. Fino al 1993 lo stesso Prodi, cito letteralmente, «… aveva ricoperto la carica di garante dei lavori dell‘Alta Velocità…, lui, il presidente del Consiglio, era stato un controllore di quello scandalo. E -- secondo il magistrato romano Giuseppa Geremia -- aveva fatto sì che una società da lui stesso creata, la Nomisma, potesse beneficiare di consulenze miliardarie proprio sull‘Alta Velocità…». Chiaro? Fin troppo.
Dopo quella visita Imposimato venne isolato, come tutti coloro i quali cercarono invano di non far insabbiare la questione. Tentativi non titanici e comunque senza successo, né a destra né a sinistra, né nel Polo né nell’Ulivo (allora i nomi in ditta erano questi): e le timide riprese della stampa si asciugarono e poi sbiadirono con l’inchiostro sui giornali, o quello che è…
Così la relazione presso una Commissione tanto importante su una vicenda tanto sporca e complessa non dette esiti, e Imposimato si risolse quasi per disperazione a farne un libro, minacciato di querele da molti, Prodi in testa. Querele mai sporte.
A dire il vero il segretario del nuovo Sdi, Enrico Boselli, allora come oggi nella compagine di maggioranza, prima dell’uscita del libro (dicembre 1999) fece -- in proprio? per conto di Romano, a Bruxells presidente della Commissione Europea? -- un tentativo telefonico con l’autore per impedirne la stampa. Se l’ex magistrato e l’ex parlamentare diessino avesse rinunciato alla pubblicazione, avrebbe avuto un incarico importante, «magari non ministro della Giustizia perché sarebbe sembrato troppo scoperto, ma qualcosa di grosso comunque». Imposimato non si smentì neppure allora rispondendogli che «se il libro non fosse già stato in tipografia avrei aggiunto anche quella telefonata.»
Nel marzo del 2008 usciva in libreria l'ennesima fatica di Travaglio, "Se li conosci li eviti", scritto insieme a Peter Gomez. Il libro fu distribuito poco prima delle elezioni per dare l'identikit dei parlamentari cattivi e permettere alla gente di farsi una idea su chi votare, o forse, per influenzare la gente a votare Idv, visto che non c'è nessun cattivo di quel partito nel libro, anzi, c'è una lode di Silvana Mura, deputata di Idv.
Nel suo libro Travaglio ha anche l'idea di mettere una lista dei "buoni", i parlamentari che lui valuta positivamente.
E tra questi, sorprendentemente, troviamo Prodi.
Da pag. 24:
Prodi Romano (Pd). Ha sbagliato molto, a partire da quando capitalizzò i 4 milioni e mezzo di voti delle primarie del 2005 facendo una sua lista e rinunciò a coprirsi le spalle dagli agguati dei presunti «alleati» [che abbiamo visto invece gliele coprono eccome, ndr]. Per proseguire con la scelta sciagurata di nominare Mastella ministro della Giustizia e di cedere alle pressioni dei partiti che gli imposero un governo di 102 fra ministri, vice-ministri e sottosegretari. Ma, grazie anche a Padoa Schioppa [Bilderberg, ndr] e Visco, ha avviato una seria lotta all’evasione fiscale e ha rimesso in ordine i conti dello stato facendo revocare la procedura d’infrazione europea aperta contro l’Italia grazie allo sfascio berlusconiano. Poi, battuto in Parlamento, ha evitato compromessi al ribasso ed è uscito elegantemente di scena. Finora è l’unico leader del centrosinistra ad aver sconfitto (due volte su due) Berlusconi. Ci mancherà.
Non so voi, ma a me sembra il panegirico di un cortigiano per il suo signore, un testo pronto per i libri di storia, quelli della storia politica ufficiale.
Abbiamo visto come Imposimato sia stato emarginato dopo le sue rivelazioni. Abbiamo visto quante pressioni gli sono state fatte per impedire l'uscita del suo libro. Abbiamo visto che hanno perfino cercato di corromperlo, ma non ci sono riusciti.
Invece Travaglio non solo non ne parla di Prodi, ma addirittura lo elogia.
Che Travaglio abbia ceduto al peso di imponenti pressioni?
Che si sia lasciato corrompere?
Magari per andare in televisione?
Infatti, lo diceva pure lui:
Parole di Travaglio del 05-07-06 a Faenza:
"In televisone e' vietato tutto cio' che e' libero, indipendente e autonomo, Perche?
Perche' non si sa mai cosa puo' dire uno libero, che non risponde, non si sa mai cosa potrebbe fare, non si sa mai cosa potrebbe raccontare, non si sa mai cosa potrebbe andare a scavare un giornalista, un attore, un intellettuale che non sia asservito.
Se uno e' asservito e' controllabile, si conoscono le dimensioni del suo guinzaglio, e si sa anche chi lo tiene in mano il guinzaglio. Chi non ha il guinzaglio in televisione in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell'altro un suo guinzaglio ce l'ha. Si tratta a volte di scoprirlo, per quelli piu' furbi, che lo nascondono meglio, per altri si tratta di capire quanto e' lungo, ma non c'e' dubbio che chiunque lavori in televisione nei posti chiave, che si occupano di informazione, di attualita', o che si occupano di settori limitrofi, il guinzaglio c'e' e lo tiene in mano qualcuno.
Poi ci puo' essere qualcuno che ha il guinzaglio e pure e' bravo, non e' mica escluso, e' difficile, ma non e' escluso; la regola e' comunque che ciascuno deve essere controllabile e ciascuno deve essere prevedibile, ciascuno deve avere qualcuno che garantisce per lui altrimenti sulla base delle proprie forze e delle proprie gambe li dentro non ci si entra
."
Infatti lui in televisione c'è andato, poi. E, se non Berlusconi, qualcun'altro un guinzaglio glielo deve aver messo, è "la regola".
Aspettando che il giornalista di corte ci parli di Prodi... aspettando Godot.

PASSATE PAROLA

mercoledì, 22 luglio 2009

Soldati israeliani uccidono palestinese disabile e ne espiantano gli organi

Infopal - 2009-07-22

Gaza - Infopal. Una nuova frontiera di brutalità è ormai aperta: l'uccisione di cittadini inermi e l'espianto e furto dei loro organi. E' quanto è successo a un giovane portatore di handicap mentale, Ahmad Alsamary, 23 anni, del quartiere al-Shujaiya, a Gaza: mentre si trovava verso l'area di confine tra la Striscia e i territori israeliani, dei soldati gli hanno sparato ai piedi, per immobilizzarlo, poi hanno mandato i cani che lo hanno trascinato verso di loro. I militari lo hanno ucciso e ne hanno estratto gli organi.

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Nome: Alessandro
"Questi non hanno speranza di morte e la loro cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte".
Dante, versi 46-48, III canto dell''Inferno'


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