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Sito d'Informazione Internazionalista
mercoledì, 11 giugno 2008

Se Hugo Chávez dice alle Farc basta con la guerra

In un bellissimo articolo uscito domenica scorsa, il sociologo colombiano Orlando Fals Borda lancia un accorato appello perché la Colombia non si rassegni a convivere con la violenza. Si chiede fino a quando i colombiani potranno continuare nella terribile abitudine alla violenza, alla guerra, ai massacri, ai morti.
Lo stesso giorno il presidente venezuelano Hugo Chavez, nel suo programma tv Aló Presidente, ha ripreso un'iniziativa politica che può risultare convergente con le preoccupazionu umanitarie del famoso sociologo colombiano. Chavez si è rivolto alle Farc sostenendo che la via armata in questo momento non è praticabile e chiedendo di abbandonarla in quanto fornisce un pretesto perché quanti sono favorevoli alla perpetuazione della violenza - Uribe e il governo Usa in primis - possano continuare con le loro politiche di guerra e di provocazione cotro altri paesi della regione.
Sulla base di queste argomentazioni, il presidente venezuelano, confermando di essere un sostenitore inamovibile delle soluzioni politiche e pacifiche per il conflitto colombiano, fa appello alle Farc di liberare in modo incondizionale tutti gli ostaggi che sono ancora nelle loro mani. Sarebbe un gesto umanitario, di affermazione della volontà per una soluzione politica. Hugo Chavez si impegna a organizzare le condizioni internazionali perché la pace in Colombia possa divenire un'ipotesi concreta. Finalmente.
Avere in Colombia uno degli epicentri della «guerra infinita» di Bush costituisce la ferita più grande del nostro continente, che sanguina da più di sei decenni. Il popolo colombiano ha già dimostrato di volere la pace e l'unico modo per arrivarci è attraverso il negoziato politico fra le parti.
La proposta di Hugo Chavez deve trovare l'appoggio di tutti - governi, forze politiche, movimenti sociali, personalità singole -, di tutti coloro che soffrono in e per la Colombia, che sono impegnati fermamente al superamento pacifico della guerra. Questo è il momento definitivo perché tutti sappiano chi effettivamente vuole la pace e chi, al contrario, si avvale della guerra per perpetuare i suoi interessi e i suoi posti di potere. Si vedrà allora se il presidente Uribe vuole davvero - come si dice da più parti - sabotare qualsiasi negoziato politico per forzare una nuova riforma costituzionale che gli spiani la strada verso un terzo mandato presidenziale.
Ignacio Ramonet di recente ricordava come l'America latina stia vivendo un periodo di sviluppo e di pace, da salvaguardare e consolidare. L'unico caso di guerra è la Colombia. Il nostro continente ha bisogno di pace per far avanzare i processi di integrazione e il contributo alla costruzione di un mondo multi-polare, di collaborazione fra i governi e i popoli, di complementarietà, di solidarietà.
La lodevole iniziativa del presidente Chavez è un'eccellente possibilità per dimostrare che siamo capaci di far trionfare la pace sulla guerra, come stiamo dimostrando di essere capaci di far trionfare lo sviluppo sulla stagnazione, la giustizia sull'esclusione sociale, l'integrazione sulla frammentazione, la solidarietà sui conflitti. Perché la Colombia possa anch'essa unirsi a un continente che vive un momento molto speciale della sua storia.

Emir Sader (Sociologo brasiliano, segretario esecutivo di Clacso, il Consiglio latino-americano delle scienze sociali)
ilmanifesto.it 10.06.08

Finalmente!
Finalmente il manifesto, i 'sociologi' brasiliani pasciuti alla Sorbonne, i vari pacifinti armati di servizio (à la giuliana sgrena e giovanna botteri), la minutaglia ecopacifinta e solidale; ma solidale solo con i governi di 'sinistra' stile Lula. Cioè, i governi che pagano i viaggi-vacanza 'impegnati' agli intellettuali 'impegnati' (tipo il manifesto) nelle consorterie rivoluzionario-salotterie (tipo Bertinotti/Rutelli).
Finalmente, interpretando le parole di Chavez, sempre che le abbia dette e sempre che siano così intrepretabili, trovano la giustificazione per consegnare il bollino di garanzia a una sola forma di 'guerriglia', quella truffaldina e ambigua di Marcos. Al contempo, finalmente!, ci si toglie dai coglioni quei contadinacci comunisti della Colombia. Che la smettano! Non è trendy sparare a chi ti spara, è da bruti. Vuoi mettere una disquisizone pubblica sul bilancio partecipato, magari in un salotto universitario dell'Urbe o della Sorobona (accompagnati da buffet a base di prodotti equi e solidali), piuttosto che costituire basi guerrigliere nella selva colombiana e sparare ai 'proletari in passamontagna' narco-paramilitari?
E se poi verranno massacrati a uno a uno, da Uribe, dalla Cocacola, dai narcos e dai paras, non temano: manifestazioni colorate di gaylesbichetrans verranno organizzate per intimorire gli addetti all'ambasciata di Bogotà a Roma....
La sola selva che i manifestaroli e affini conoscono, è quella del 'loro agente nella selva lacandona' Sommozzatore Marcos. Che ai popoli messicani ha saputo dare una sola cosa: un altro presidente affiliato alla Cia e alla Cocacola. In ciò, perfettamente in linea con gli insegnamenti dei leader rivoluzionari italici:
Veltroni, Bartinotti, Dalema, Mantovani, Mussi, Diliberto, PecorarioScanio, Bettini & Realacci...
Come può il manifesto, con annesso 'sociologo brasiliano' tipo Cardoso, essere contrario a tutto ciò?

Alessandro

postato da trotzkij alle ore 15:58 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: terrorismo, venezuela, sinistra, propaganda, internazionalismo, internazionale, informazione, arcobaleno, farc, latinoamerica, disinformazione, colombia, bertinotti, cia , reporters sans frontieres, antimperialismo, ilmanifesto, stragismo, italiota, plan condor, barzellettieri ditalia



Commenti
#1   12 Giugno 2008 - 19:16
 
eh ma dal manifesto che ti aspetti? più che altro mi sembra strano che Chavez abbia così ridimensionato il ruolo delle farc, invitandoli in pratica ad abbandonare la guerriglia. O hanno riportato male, fuorui contesto (un po' come avviene con Ahmadinajad a proposito di altre esternazioni) oppure non saprei. Intanto proprio sul manifesto leggevo oggi che un politologo vicino a Chomsky (non ricordo il nome) ha duramente contestato questa "resa" di Chavez. Quindi sembra che quelle cose le abbia dette sul serio.
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La controinformazione non esiste é un invenzione, uno strumento che serve durante i regimi e in italia il regime non c'è. Noi dobbiamo formarvi come nuova classe dirigente e dovete affidarvi a ciò che vi viene detto dai quotidiani in classe, il resto non esiste.
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