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Sito d'Informazione Internazionalista
mercoledì, 27 agosto 2008

Criminali di guerra

Da Osijek, scrive Drago Hedl 07.08.2008 Osservatorio Balcani

Critiche alla Croazia per i funerali di Dinko Šakic, responsabile del campo di concentramento ustaša di Jasenovac. Scandalosa omelìa del sacerdote durante il rito funebre. Silenzio della Chiesa, condanna di Mesic
Nel giro di una settimana la Croazia è stata di nuovo investita da critiche internazionali per le modalità con cui si sono svolti i funerali di Dinko Šakic, ex responsabile del campo di detenzione degli ustaša a Jasenovac, e per il benvenuto euforico tributato a Zvonko Bušic, dopo 32 anni passati in carcere negli Stati Uniti a causa di atti terroristici.
Efraim Zuroff, direttore del Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme, ha espresso la propria amarezza al presidente croato Stjepan Mesic per il modo in cui sono stati organizzati i funerali di Dinko Šakic, il responsabile del campo di Jasenovac.
L’idea che l’ex capo di Jasenovac, indubbiamente uno dei peggiori campi di concentramento attivi in Europa durante la Seconda guerra mondiale, dove sistematicamente venivano uccisi molti innocenti (serbi, ebrei, croati antifascisti e rom) possa essere sepolto in divisa ustaša, nonché lodato da un prete come modello per tutti i croati, è un’offesa a tutte le vittime degli ustaša e alle persone di coscienza in tutto il mondo”, ha affermato Zuroff nella sua lettera a Mesic.
La reazione di Zuroff si è concentrata sullo scandaloso discorso del sacerdote Vjekoslav Lasic, che ha parlato di Šakic come di un eroe nazionale. Lasic ha dichiarato che la corte che ha condannato Dinko Šakic ha condannato anche la Croazia e il suo popolo, e inoltre ha aggiunto che “ogni croato onesto dovrebbe onorare il nome di Šakic”.
L’associazione dei giovani antifascisti di Zagabria ha inviato una lettera aperta al cardinale Josip Bozanic, protestando contro il discorso del padre Lasic sulla tomba di Šakic, e chiedendo inoltre il ritiro del suo permesso a svolgere le funzioni pastorali. “La Chiesa cattolica dovrebbe dimostrare che si è davvero liberata degli oneri del passato, e che non tollera più sacerdoti che celebrano i crimini commessi dagli ustaša, né la cosiddetta NDH (Nezavisna Država Hrvatska, Stato Indipendente della Croazia) di Ante Pavelic”, riporta la lettera, che non ha ricevuto alcuna risposta.
L'ufficio del presidente Mesic ha diramato un messaggio che ricorda “la netta condanna [da parte del presidente] dei crimini degli ustaša, espressa già innumerevoli volte, e la sua condanna del regime ustaša come criminale”. Il messaggio del presidente ricorda poi che “poiché i preti durante i servizi religiosi non si presentano come semplici privati cittadini, è impossibile interpretare le parole enunciate ai funerali di Šakic come un’opinione personale del sacerdote che ha svolto il servizio“.
Šakic (87 anni) è morto il 20 luglio scorso in un ospedale di Zagabria, nel quale è stato trasportato, a causa della sua salute precaria, dal carcere dove scontava una condanna a 20 anni. Fino al 1998 Šakic si nascondeva in Argentina. E' stato poi estradato in Croazia e processato per crimini di guerra e in seguito, nell’ottobre del 1999, il Tribunale circoscrizionale di Zagabria l’ha giudicato colpevole e l’ha condannato al massimo della pena prevista.
Il Tribunale ha accertato che Šakic ha commesso violazioni, torture e omicidi nel periodo in cui era a capo del campo di Jasenovac, e che inoltre non aveva fatto nulla per impedire tali violazioni e punirne i responsabili, ma aveva ucciso di persona, a colpi di pistola, quattro detenuti del campo oltre ad aver ordinato l’impiccagione di altre 22 persone.
Un altro scandalo è stato provocato dal ritorno in Croazia di Zvonko Bušic, l’uomo che, insieme ad un gruppo di immigrati croati negli Stati Uniti, nel settembre del 1976 aveva dirottato un aereo sulla linea New York – Chicago che trasportava 76 passeggeri. In precedenza, Bušic aveva collocato una bomba nella metropolitana di New York che aveva ucciso un poliziotto e ne aveva ferito un altro. Per questi reati nel 1977 Bušic è stato condannato all’ergastolo, ma nel luglio di quest’anno è stato graziato e rilasciato dalle carceri americane.
In Croazia una parte della popolazione lo considera un eroe. Di conseguenza, alcuni media si sono lasciati andare definendolo come “una persona che ha lottato per l’indipendenza e la libertà della Croazia” oppure chiamandolo il “Mandela croato”. Al pubblico Bušic è stato presentato come uomo che con i sui atti voleva attirare l'attenzione del mondo sulla difficile posizione della Croazia e dei croati all’interno dell’ex Jugoslavia, perché intendeva, sorvolando Londra e Parigi, lanciare dall’aereo dirottato manifesti che rivendicavano l’indipendenza della Croazia.
Anche se questa spiegazione è tanto ridicola quanto inaccettabile, ancor oggi una parte della popolazione ne rimane convinta. All’aeroporto di Zagabria Bušic è stato accolto da circa cinquecento persone, tra le quali Dražen Budiša, ex vicepresidente del governo e segretario del Partito social-liberale croato (Hrvatsko socijalno liberalna stranka, HSLS). All'aeroporto si è presentato anche il controverso cantante Marko Petrovic Thompson, contro il quale nelle passate settimane alcune ONG hanno sollevato una denuncia, con l'accusa di incitare i giovani a glorificare il nazismo e il movimento ustaša in Croazia durante i suoi concerti. Era presente anche Ivic Pašalic, ex consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Tudman.
A spingersi ancora più in là sono stati i rappresentanti delle associazioni dei veterani di guerra di Zagabria, che hanno chiesto per Bušic lo status di difensore della Croazia, titolo assegnato a chi ha combattuto nella guerra croata dell’indipendenza (1991-1995). “Yasser Arafat ha ottenuto il premio Nobel per la pace, i membri del gruppo Bader Meinhof sono stati rilasciati, Che Guevara viene tutt’oggi glorificato. Perché sarebbero diversi o migliori, grazie alle loro convinzioni e ideologie, rispetto a chi ha lottato per la Croazia?”, ha chiesto il presidente della suddetta associazione, Ivan Pandža.
Il vertice dell’HDZ di Sanader (Hrvatska demokratska zajednica, Unione democratica croata), partito attualmente al potere, non si è espresso sulla vicenda e, quando l’ha fatto, ha usato parole molto caute, visto che condannare gli atti di Bušic come terroristici avrebbe potuto danneggiare il proprio consenso tra gli elettori. La reazione più dura è stata quella del segretario generale dell’HDZ, Iva Jarnjak, che ha dichiarato che Bušic lottava sì per la Croazia, ma, parafrasando Machiavelli, ha aggiunto: “Il fine non giustifica ogni mezzo”.

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La controinformazione non esiste é un invenzione, uno strumento che serve durante i regimi e in italia il regime non c'è. Noi dobbiamo formarvi come nuova classe dirigente e dovete affidarvi a ciò che vi viene detto dai quotidiani in classe, il resto non esiste.
Marco Tronchetti Provera 28.11.2005 a Firenze, durante l'incontro organizzato dall'osservatorio giovani-editori.


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