Fosco Giannini Il Manifesto 08/08/2008
La borghesia è contro Paolo Ferrero. I cultori del nuovismo diranno che questo è un incipit d’altri tempi. Ma i tempi non cambiano di giorno in giorno, come credono i nuovisti e questo tempo è ancora pienamente segnato dall’esigenza dei padroni di controllare tutto: profitto, potere, senso comune di massa. Il rilancio di un partito comunista autonomo, di una Rifondazione di lotta, infastidisce non poco la classe dominante, che crede sempre, idealisticamente, di aver azzerato per sempre il conflitto addomesticando i rappresentanti transeunti della classe.
La risposta dei media borghesi alla svolta del Prc è stata davvero di straordinaria ed inattesa intensità negativa: identitari, settari, nostalgici, velleitari. Ma perché tutta questa apprensione? Il comunismo non era morto per sempre? Non si era ridotto – nella migliore delle ipotesi – ad una tendenza culturale, così come Bertinotti aveva garantito al capitale? E allora perché Ferrero viene vissuto come un nuovo spettro che si aggira per l’Italia? Forse perché è la stessa classe dominante a percepire che il sorriso da squalo di Berlusconi non garantisce un “ordine nuovo” di lunga durata? Che le enormi contraddizioni sociali sono lì lì per esplodere, che la destra non è sicura di poter ancora per molto canalizzare verso sé il crescente malessere popolare?
Si, è per questo: la borghesia ( i suoi partiti, i suoi media, le sue diverse ancelle) teme che la svolta del Prc abbia un senso, che davvero possa incrociare e mettere a valore il disagio di massa, trasformarlo in lotta organizzata e di massa.
Il problema è capire perché sia partito un attacco a Ferrero, segnato da una acrimonia persino peggiore di quella borghese, da parte di Vendola (un’acrimonia molto simile, per altro, a quella di Veltroni e della Sinistra democratica).
Ma insomma, cosa dice di tanto inquietante Ferrero? Dice che l’odierno strapotere del capitale e gli odierni rapporti di forza sociali non permettono automaticamente vie neo keynesiane e che nessun padrone vuol regalarti, se non costretto dalla forza sociale, una parte, seppur minima, del suo profitto. Dice, Ferrero, che occorre, in virtù di questo stato di cose presenti, passare decisamente all’opposizione, tornare alla lotta, schierarsi a fianco del movimento operaio complessivo per recuperare i perduti rapporti di massa e mutare i rapporti di forza sociali. Anche per evitare un nuovo cretinismo parlamentare e la morte sociale del Prc.
Aggiungendo che sarà bene, per dare corpo alla linea di lotta, costruire un’ unità d’azione con gli altri soggetti comunisti, anticapitalisti, antiliberisti e di movimento, ridando respiro sociale all’iniziativa di Rifondazione Comunista.
Chi, nella sinistra non moderata, potrebbe ragionevolmente dissentire dal nuovo segretario di Rifondazione? Per poter dissentire, infatti, Vendola e Fava sono obiettivamente costretti a scegliere altri terreni ove sviluppare la critica, pericolosamente adiacenti a quelli di D’Alema e de la Repubblica ( il quotidiano già organo della transizione occhettiana): così che la svolta del Prc diviene tutta falcemartello, dogmatismo e ideologia. Persino stalinismo.
Il paradosso è che l’accusa vola assieme ai nuovi soldati italiani in Afghanistan; sulla basi americane di Vicenza e Sigonella; tra i bambini rom a cui sono prese le impronte digitali; tra i salariati a mille euro al mese; tra i milioni di giovani schiavi sotto il regno della Legge 30; tra la destrutturazione ormai completa del welfare; tra le macerie del Diritto allegramente bombardato da Berlusconi, e via soffrendo.
La verità è che se qualcosa di ideologicamente antico c’è, esso si trova proprio nella reiterazione delle vetuste e sempre fallite politiche di conciliazione col capitale ( e quale capitale! Quello odierno, che non vuole ostinatamente saperne di redistribuzioni e compromessi col lavoro) a cui oggi chiaramente alludono Vendola e Fava.
Parliamoci chiaro: quale sarebbe la linea alternativa a quella di Ferrero? Quella di ricucire, fuori dalle piazze e dentro i palazzi, la bandiera floscia dell’Arcobaleno? Quella di tranquillizzare la borghesia proponendole una dolce alternativa a Berlusconi, “non settaria”, ma con “la testa sulle spalle”, come scrivono gli arcobalenisti di ritorno? Crediamo che questa linea possa anche essere un’alternativa alle destre più trucide, un’opzione per la classe dominante. Certo non lo sarebbe per la nostra classe, per il nostro popolo. O il governo Prodi – con le sue guerre e i suoi protocolli antisociali, la sua sconfitta - non ha insegnato niente?
E’ del tutto evidente, tra l’altro, che dietro l’attacco alla svolta di Rifondazione si cela il disegno strategico più ambizioso, quello non colto alle ultime elezioni: superare definitivamente l’autonomia comunista, chiudere col Prc e con la storia del movimento comunista in Italia.
Sarà per questo che Vendola trova oggi conforto sia da Fava che da D’Alema ?
Il comunismo è finito, dice la classe dominante. E in molti, a sinistra, interiorizzano il comando. Non sarà meglio schierarsi a fianco dei giovani, degli immigrati, delle donne, dei movimenti, tornare davanti e dentro le fabbriche, costruire un altro grande 20 ottobre di lotta, dirigersi in massa contro il G8, in Sardegna, per sapere dalla nostra gente se davvero il comunismo è morto?
Ciò che sappiamo è che la socialdemocrazia è un’araba fenice: sembra perire ogni volta tra i tappeti scarlatti dei parlamenti, per poi puntualmente rinascere nei cortili di casa dei padroni.
FERRERO: UN NUOVO INIZIO – UNA SVOLTA A SINISTRA
di Vlasta Gregorova L'ERNESTO 05/09/2008
LE CONCLUSIONI DEL VII CONGRESSO DEI COMUNISTI IN ITALIA: PIU’ LONTANI DALLE ISTITUZIONI, PIU’ VICINI ALLA GENTE. FERRERO: UN NUOVO INIZIO – UNA SVOLTA A SINISTRA
Articolo pubblicato su Halo Noviny, quotidiano del Partito comunista ceco-moravo, il 12 agosto 2008
Il congresso del Partito della rifondazione comunista ha messo un gran punto fermo dopo due anni trascorsi nella grande coalizione, con la partecipazione dei due partiti comunisti, nel governo di Romano Prodi, dopo anni di compromessi e di non mantenimento delle promesse elettorali.
I delegati al VII congresso, con l’elezione di Paolo Ferrero alla guida del partito, hanno deciso per una nuova direzione di marcia. Questa nuova direzione consiste in una nuova unità interna che consenta di catalizzare nuove forze dall’esterno, nel rafforzamento, in primo luogo, del Prc e subito dopo nella ricerca di eventuali partner a sinistra. Questa la nuova linea presentata da Ferrero, una linea che ha ottenuto il 53% dei voti. Essa prende le mosse dalla constatazione dei negativi risultati delle elezioni della scorsa primavera, quando l’intera sinistra, e i comunisti in particolare, hanno subito una durissima sconfitta, così che per la prima volta nella storia del dopoguerra neanche un comunista siede sui banchi del parlamento di Roma.
L’idea dell’ex segretario Prc Fausto Bertinotti di unificare quattro partiti di sinistra nella coalizione dell’Arcobaleno e di portare questa coalizione alle elezioni, si è dimostrata un’idea infelice, e subito dopo la debacle elettorale i dirigenti del partito hanno cercato la nuova via che i comunisti dovrebbero percorrere. Si era di fronte a un bivio: o continuare nel perseguimento della coalizione delle più diverse forze della sinistra, nella speranze che la volta successiva le cose andassero meglio, oppure concentrarsi sul rafforzamento del partito, dei suoi principi comunisti anche a costo che non fosse facile trovare dei partner, dato che la parola comunista nell’odierna Italia berlusconiana suona forse oggi come mai prima come una parola che fa paura.
Fine della collaborazione col centrosinistra
Il nuovo segretario ha dichiarato la piena autonomia del Prc: dobbiamo creare un proprio soggetto politico, non saremo mai più una minoranza che chieda ad altri di fare al posto nostro ciò che noi non siamo in grado di fare da soli. Il capitolo della collaborazione organica con Partito democratico di Walter Veltroni è stato chiuso da questo congresso. Il Partito non diventerà una componente di un’altra formazione politica. A questa svolta ha immediatamente reagito il leader del controsinistra Veltroni: hanno prevalso le posizioni estremiste. Hanno vinto coloro che sono contro l’Europa, coloro che hanno salutato con entusiasmo la vittoria del no in Irlanda al trattato europeo; coloro che hanno dichiarato che durante il governo Prodi sono stati detti troppo pochi No; coloro che dimostrano inimicizia nei confronti del Partito democratico; coloro che parlano di unità di tutti i comunisti. Vedo una profonda divergenza tra l’attuale direzione del Prc e la possibilità delle riforme. Anche se poi si è congratulato con Ferrero per la sua elezione e gli ha augurato molti successi.
Insieme con le forze anticapitaliste
Il congresso sposta il partito a sinistra. L’obiettivo è quello non solo di sconfiggere la destra, ma la politica della Confindustria, che è rivolta in modo diretto contro gli interessi dei lavoratori. La fuoruscita dalla colazione di centro sinistra è vista dalla nuova direzione del partito non solo come logica, ma anche come l’unica possibilità per ottenere nuovamente il consenso degli elettori e per conquistare nuovi aderenti. E tuttavia non vuole essere una mera opposizione propagandistica. Ha precisato Ferrero: non basta dire che Berlusconi fa tutto male e che Veltroni non fa l’opposizione che sarebbe necessaria. Dobbiamo avere delle chiare risposte. I nostri partner politici saranno i vari partiti e i vari movimenti anticapitalisti, comunisti e realmente di sinistra.
Una politica sociale per riconquistare la fiducia
I rappresentanti dei comunisti, coloro che hanno rappresentato il partito nel governo Prodi e in parlamento sono pienamente consapevoli del fatto di non essere riusciti a far passare alcuna loro proposta e alcuna loro promessa elettorale, quali che ne siano state le cause. Ferrero subito dopo il congresso ha cominciato a lavorare a un programma politico che metta al centro i problemi dei lavoratori, un programma che avanzi soluzioni possibili, non illusorie. Già da quest’autunno partiranno un grande campagna politica e manifestazioni di massa.
I comunisti nel Parlamento europeo
Nonostante la sconfitta sul piano nazionale, i comunisti non vogliono sparire dalla scena. Nonostante all’interno possa sembrare che rappresentino un’opposizione isolata, in realtà si aprono discrete possibilità per il partito di attrarre gli elettori delusi del centrosinistra e forse anche molti di coloro che si sono lasciati attrarre dalle allettanti e furbe parole d’ordine del partito xenofobo della Lega nord di Bossi. Il congresso ha dato mandato ai propri dirigenti di presentarsi alla elezioni europee col simbolo del Prc e con una lista di candidati scelti sulla base del programma che verrà elaborato in autunno.
Per una piena democrazia interna
Quest’ ultimo punto di Ferrero non è però l’ultimo in ordine di importanza.
Il nuovo segretario è stato eletto con una maggioranza ristretta, avendo il candidato della proposta riformista Nichi Vendola ottenuto il 47% dei voti. Il campo del segretario è composto da alcune componenti molto caratterizzate a sinistra. I massimi esponenti di queste componenti sono rappresentanti nelle strutture dirigenti del partito e il problema sarà ora come queste componenti saranno in grado di coordinarsi e di darsi un obiettivo comune.
In ogni caso, il candidato sconfitto, il governatore della Puglia Nichi Vendola, ha dichiarato che, indipendentemente dalla linea che seguirà il partito, i due schieramenti hanno una cosa che li unisce: il partito in nessun caso si spaccherà.
(Traduzione a cura della Redazione)
Rompere il Prc, recuperare la sinistra. Ecco il piano di Veltroni
www.affaritaliani.it 28/08/2008
Nel Palazzo se ne parla. Da settimane ormai. Il progetto, tutto ancora da definire nei suoi dettagli, avrebbe già avuto il via libera di Walter Veltroni. Il segretario del Partito Democratico, anche sulla spinta di Massimo D'Alema, vede con favore la riapertura di un dialogo con la sinistra. Ma non con quelli che andavano in piazza contro Prodi e non con chi urla nelle piazze "Mai al governo!".
Ed così che al Loft guardano con grande attenzione al progetto di costituente di Sinistra Democratica, la formazione più a "destra" dell'Arcobaleno formata da chi all'ultimo congresso dei Ds decise di non aderire al Pd. In sostanza da Mussi a Salvi passando per Angius. Tra Claudio Fava, il leader di Sd, e l'ex sindaco di Roma c'è poi una lunghissima amicizia e un ottimo rapporto personale. Il progetto sarebbe quello di riunificare tutti coloro che intendono riallacciare i rapporti con i Democratici, senza però entrare direttamente nel partito di Veltroni.
Un po' come i Socialisti di Riccardo Nencini. Attorno a Sinistra Democratica dovrebbero convergere una parte dei Verdi, quella che fa capo alla neo-portavoce Francescato (non Cento e neanche Pecoraro Scanio) e soprattutto la fetta di Rifondazione Comunista che si riconosce in Nichi Vendola. In teoria il Governatore della Puglia intende aspettare le elezioni europee e, in caso di probabile flop della gestione di Ferrero, abbandonare il Prc per riavvicinarsi al Partito Democratico via Sd.
Ma la sempre più probabile soglia di sbarramento per le votazioni dell'Europarlamento (soprattutto se fosse al 4%) potrebbe accelerare il processo di disgregazione della sinistra. Da sola Sd non andrebbe da nessuna parte e Vendola rischierebbe di essere la minoranza di un partito bastonato per la seconda volta.
Ed è per questo che, in base alle decisioni sulla legge elettorale per Bruxelles, potrebbe nascere molto presto questa costituente pronta a dialogare in futuro con Veltroni (alle Amministrative ma anche in prospettiva alle Politiche), debuttando alle Europee. All'estrema sinistra resterebbe la parte di Rifondazione che fa capo a Ferrero, i Comunisti Italiani che considerano il Pd come il fumo negli occhi (Rizzo in testa) e una fetta di Verdi 'oltranzisti'. Magari pronti a ricongiungersi con il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando, per una sinistra classista, proletaria e di lotta.
ITALIA: SCONFITTA DEI LIQUIDATORI AL CONGRESSO DEL PRC
L'ERNESTO del 05/09/2008
(Articolo comparso sul Sito “Vive le Pcf”, dei comunisti francesi contrari alla liquidazione del Pcf)
Il 7° congresso del Partito della Rifondazione Comunista, Prc, è terminato domenica 27 luglio con un risultato importante che deve richiamare tutta l’attenzione dei comunisti francesi.
Il gruppo dirigente uscente è stato messo in minoranza. Il delfino di Fausto Bertinotti, Nichi Vendola, è stato battuto con l’elezione del nuovo segretario generale del Partito, per 142 voti contro 134. Il congresso ha adottato una risoluzione, con 342 voti su 646, che sancisce senza ambiguità la rottura con la strategia e le prassi politiche attuate fino ad ora.
I punti essenziali:
- la strategia del superamento del partito, della sua liquidazione, dentro una sinistra arcobaleno ovvero una sinistra rossa, è stata definitivamente abbandonata.
- L’ esistenza del partito, con una sua identità comunista, e la necessità di un suo rafforzamento, politico e organizzativo, sono al contrario sottolineati nel testo della risoluzione.
- La collaborazione “organica” con il Partito Democratico (social-liberale) è condannata, come la riproduzione della partecipazione al governo Prodi.
- La volontà è stata quella di dare la priorità al movimento popolare, alle lotte contro le politiche della destra berlusconiana e del padronato, per la riconquista del mondo del lavoro attraverso un’azione di massa. Le date delle iniziative politiche sono state fissate in sintonia con le lotte sociali. Il testo afferma altresì la necessità dell’esistenza di una vera “sinistra sindacale” ( dopo che i principali sindacati hanno approvato la demolizione delle pensioni da parte del governo Prodi).
- L’opposizione alla Nato e all’estensione della base militare di Vicenza è fortemente marcata (mentre i parlamentari l’avevano votata dopo Prodi, malgrado le manifestazioni).
- La necessità di sviluppare la democrazia nel partito (dove l’unità sembra preservata), di conseguenza delle organizzazioni di base, nel rispetto delle diversità di opinioni, è affermata.
Per i comunisti francesi, di fronte ad una strategia simile a quella della vecchia direzione del Prc, le conclusioni del congresso del Prc, la sua svolta a sinistra, sono di grande interesse, mentre si prepara il nostro congresso. Il peso del bilancio, il crollo elettorale della coalizione “sinistra arcobaleno” (3% invece del 10%), la mobilitazione dei comunisti italiani, hanno avuto ragione sul peso dell’apparato uscente che tuttavia era riuscito, dopo la riconta e l’annullamento di alcuni voti, a realizzare il 47% sulla sua mozione nelle strutture locali.
Fino alla fine, l’esito del congresso è rimasto incerto e le linee si sono distribuite tra i presentatori delle diverse mozioni.
La risoluzione finale non interrompe i ponti con il partito della sinistra europea, malgrado l’esperienza e il voto troppo stretto e contestato d’adesione nel 2005.
Essa precisa comunque che Rifondazione Comunista sarà presente con i suoi simboli alle elezioni europee, senza escludere alleanze in particolare con altri movimenti comunisti. Il progetto alternativo menzionato è esplicitamente alternativo a quello socialista e socialdemocratico.
Altra contraddizione: Bertinotti, la cui linea è stata completamente disconosciuta, è stato tuttavia acclamato da una maggioranza del congresso come senza dubbio il leader storico del Prc.
Paolo Ferrero, 47 anni, è stato eletto segretario generale del Partito.
Operaio alla Fiat, in passato e militante sindacale, Ferrero ha aderito al Prc durante gli anni 90, dopo essere stato membro del gruppo di “democrazia proletaria” durante gli anni 80. Egli non nasconde un’appartenenza, che può sconcertare, alla chiesa evangelica valdese. E’ stato anche ministro, apertamente criticato, di Prodi.
Ciò che conta per il momento, è che lui è stato eletto, contro l’ultra riformista Vendola, con la stessa maggioranza come quella che ha votato il testo della risoluzione e che ha l’onere di attuare.
I compagni italiani danno così un forte segnale che è possibile rompere con le strategie del declino e della cancellazione dei partiti comunisti e con le linee che le sostengono.
Viva il Prc!
(Traduzione a cura della Redazione)
