Alessandro Cardulli Rifondazione.it Roma, 9 Novembre 2008
L’associazione culturale “Art.3” si trova in una viuzza romana, via Dancalia, situata fra centro e periferia, quartiere Nomentano. E’ un punto di incontro per i cittadini e non solo quelli della zona. Una specie di casa del popolo dove si può andare per partecipare a un dibattito, a iniziative politiche, ad una festa, ad una serata per ascoltare musica, canzoni popolari, come per usufruire di servizi,sbrigare pratiche burocratiche.
A Roma rappresenta, come sottolinea Sante Moretti, un “caso” quasi unico nel suo genere tanto che l’uso dei locali è spesso richiesto,le iniziative sono moltissime. Qualche sera fa se ne è svolta una particolare che fa parte della “tradizione” del locale Circolo di Rifondazione comunista: un dibattito, un incontro pubblico per discutere sulla Rivoluzione d’Ottobre, quel 7 novembre del 1917 che ha cambiato la storia del mondo. In tempi in cui una malintesa modernità manda in soffitta eventi, avvenimenti che fanno parte della storia del mondo, in particolare di quella del movimento operaio e comunista, e perfino Liberazione, il quotidiano del Prc, come è stato detto nel dibattito, di fatto cancella questa data, discutere di questioni così lontane nel tempo sembra un vero e proprio azzardo.
Il Prc, è stato detto, ha altro cui pensare. Invece l’azzardo è andato bene. La grande sala di Via Dancalia pian piano si è riempita nell’attesa di Paolo Ferrero cui erano affidate le conclusioni della discussione aperta proprio da un giornalista di Liberazione, Tonino Bucci con gli interventi di un prestigioso studioso del marxismo come Giuseppe Prestipino e da Salvatore Bonadonna, un comunista di lungo corso, oggi presidente della Commissione di garanzia del Prc.
C’è molta attenzione, arriva Ferrero che, come dice non è mai stato iscritto al Pci e guarda alla rivoluzione d’ottobre con l’occhio di un comunista i cui percorsi politici e culturali sono diversi da quelli di coloro che, a torto o a ragione, nel bene e nel male, si ritenevano i depositari della rivoluzione dalla quale nasce l’Unione Sovietica. E anche nel suo intervento si avvertono accenti fortemente critici e autocritici nei confronti di quell’evento così grande, ma anche segnato da “errori gravi, drammatici- sottolinea il segretario del Prc- compreso lo stalinismo, una tragedia, che tocca i nostri nervi scoperti perché è storia nostra”. Qualcuno dalla folta platea non gradisce e Ferrero ricorda che “dobbiamo fare i conti con questa storia proprio per non ripetere gli errori”. “ Se così non facciamo-si chiede in modo scherzoso ma fermo- chi c…convinceremo?”. La platea gradisce anche quella parola diventata ormai una specie di intercalare. Bucci aveva iniziato tracciando un profilo storico della rivoluzione d’ottobre, dei suoi protagonisti.
Scorrono, come in un film d’amatore, i nomi dei “grandi”, dei padri, anche dei nonni, della storia del movimento comunista internazionale. Si parte da Marx , Lenin, Rosa Luxemburg, Engels, Karl Liebnicht, Trotzkij, Bucharin, Kautsky (??- Che c'entra questo qui con il Comunismo? NdA), Stalin per arrivare a quelli a noi più vicini, da Gramsci a Togliatti, Longo, Berlinguer, passando per severe critiche ad Occhetto, il segretario del Pci che, dalla Bolognina, decreta la fine del partito. Dall’Ottobre si guarda all’oggi. Prestipino polemizza con articoli pubblicati da Liberazione che sanciscono la fine del comunismo, la messa in soffitta del marxismo.
“A destra - dice- vedono comunisti ovunque mentre anche alcuni nostri amici di sinistra non ne vogliono vedere più da nessuna parte”. Ricorda Lenin il quale sottolineava che bisognava rompere il capitalismo colpendo negli anelli deboli. Che parlava di necessità di alleanza fra gli operai e i contadini poveri.La classe operaia russa da sola non ce l’avrebbe mai fatta. Bonadonna nel far presente che sarebbe privo di senso cancellare un avvenimento coma la rivoluzione dell’Ottobre con tutti i movimenti che si sono richiamati al comunismo ora si tratta di porsi la domanda di Lenin, “Che fare?”. Ed entra negli impervi sentieri della costruzione della sinistra, della sua unità, dell’egemonia culturale dei comunisti, di un nuovo movimento operaio, i problemi che sono oggi tormento di Rifondazione comunista con la minoranza che fa capo a Vendola, Giordano, Migliore che chiede addirittura un congresso e tiene un piede dentro il partito e un piede quasi fuor. Basta un passetto e si è di là. Non basta insomma il congresso che si è svolto alla fine di luglio.
Si dovrebbe ripartire. Paolo Ferrero ha una bella gatta da pelare. Deve rispondere ai numerosi interventi che hanno messo in rete bolscevichi, menscevichi, rivoluzione comunista, Unione sovietica e stalinismo, modernità del marxismo, attualità del comunismo, problemi del governo, del potere, dell’oppisizione, divisioni all’interno di Rifondazione e minacce di una nuova scissione. “Meglio che se ne vadano - dice qualcuno- così si fa chiarezza.” Ferrero fa un lungo intervento, l’attenzione e la tensione non calano mai. Parte proprio dal punto di arrivo, la necessità di tenere insieme “quanto più partito è possibile”.
“Sbaglia- afferma- chi invita esponenti della minoranza ad andarsene”. Ricorda che Rifondazione ha subito cinque o sei scissioni e “non sono state un bene per il partito. Bisogna lavorare per realizzare la linea politica che ci siamo dati al congresso ed operare perché se scissione vi sarà non abbia le dimensioni che a Chianciano aveva la mozione due. Si tratta di far capire a chi ha votato quella mozione che si chiamava “manifesto per la Rifondazione” che la scissione non ha ragione di essere.
Penso che chi, appunto, ha votato quella mozione non voglia finire per essere una dependance di D’Alema”.
Sulla rivoluzione d’Ottobre parla a lungo. Due affermazioni racchiudono il pensiero del dirigente comunista: per la prima volta le masse degli esclusi prendono il potere e dimostrano che non è un fatto naturale che il padrone continui a comandare. Ma avverte anche che una rivoluzione violenta non si può ripetere. Si può fare solo una volta. E il nome comunista? “In Italia- afferma- non ne vedo di migliori per indicare un rivoluzionario separato da quelli che vengono definiti di sinistra ma sono impelagati nella gestione burocratica del potere”. Marxismo trasformato da Stalin in ideologia, capitalismo che non è un fatto naturale ma una costruzione storica, capitalismo come rapporto sociale e rapporti di produzione, rottura del capitalismo e trasformazione, la critica dell’operaismo, tanti temi che richiederebbe ciascuno un dibattito.
La “celebrazione non celebrata” della rivoluzione d’Ottobre finisce qui. Comincia la cena e la festa. Una anziana comunista si avvicina a Ferrero. Scherza, ma forse anche rimprovera. “Non avevo ancora sentito un segretario che dice le parolacce”. Qualcuno a fianco sussurra in romanesco “a difesa del segretario”: “Quando ce vuole ci vuole”.
Riassunto: Ferrero non vuole andare molto lontano... Nota di Alessandro
