Alessandro De Angelis Il Riformista 21 -11- 2008
Giordano spera che D'Alema facciala guerra a Veltroni. E i suoi: «Se facesse la socialdemocrazia staremmo lì». Ferrero: «L'ex segretario non ha il senso del ridicolo». Bertinotti resta cauto sul Pd.
E così anche una parte di Rifondazione - anzi una parte dell'area di Nichi Vendola - ha un sogno proibito. Che si chiama Massimo D'Alema. Certo, dicono in molti, anche lui ha dei limiti: è volubile, più attento alla tattica che al tema dell'identità. Ma Massimo è Massimo: uno tosto, che viene dal Pci. Mica un gruppettaro di Democrazia Proletaria alla Ferrero. E ieri l'ex segretario Franco Giordano il suo I have a dream l'ha consegnato al manifesto: «Nel Pd ci sono due linee politiche, è il momento di farle emergere». Praticamente: Massimo, facci sognare.
Giordano & Co. la partita grossa se la vogliono giocare dopo le europee. Quando nel Pd - almeno così pensano - D'Alema aprirà il fuoco su Veltroni. Per ora si sono attestati sulla linea del "né né" (né nel col Pd né con Ferrero): «Non serve - ha detto Giordano - una sinistra identitaria e nostalgica, e non serve neanche una sinistra che fonda la sua cifra sull'impostazione di governo e sul condizionamento di un partito che si definisce di centro».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la lettera di Veltroni a Galli della Loggia sul Corriere di due giorni fa. Dicono gli uomini vicini all'ex segretario: «Walter ci aveva dato segnali di apertura ma quando Coirfindustria gli ha presentato il conto dicendogli niente alleanze, lui si è sdraiato come uno zerbino». Massimo, invece, è fatto di tutt'altra pasta. Qualcuno a microfoni spenti si lancia: «Se ci fosse un partito socialdemocratico di stampo bersaniano, noi faremmo la sinistra lì dentro. Sarebbe bene che D'Alema dicesse in pubblico quello che dice in privato». Patrizia Sentinelli, a microfoni accesi, va cauta: «Certo che ci interessa di più una linea che abbandoni la strategia neocentrista. Ma la discussione deve partire dai contenuti: scuola, lavoro, difesa del contratto nazionale dopo l'attacco di Berlusconi a Epifani».
Per ora D'Alema, in privato, ha blindato Vendola in Puglia. Non sono infatti in pochi - nel Pd - quelli che vorrebbero un cambio di cavallo in vista delle prossime regionali. Ma il leader maximo ha fatto sapere che «Nichi non si tocca».
Dentro Rifondazione, se Giordano ha cucinato il messaggio politico, la riflessione "alta" l'ha fatta Bertinotti ai suoi: «Se la Cgil tiene sul conflitto sociale il Pd non regge, si può rompere. A quel punto si apre un'altra fase». Per questo ha frenato sulla scissione di Rifondazione spostando avanti l'obiettivo: «Va ricostruita la sinistra. E i tempi non sono brevi. Di certo la scadenza non sono le europee» è quello che ripete come un mantra e su cui ha scritto una riflessione approfondita su Liberazione, aprendo un dibattito col fior fiore dei ragazzi del secolo scorso, da Mario Tronti a Rossana Rossanda. Fausto però sul Pd è più cauto. Oggi farà uscire un articolo, sempre su Liberazione, firmato da Alfonso Gianni, la sua ombra, e Alfiero Grandi (Sd) in cui la proposta è «una lista di coalizione della sinistra per le europee». Praticamente una sorta di Arcobaleno che non cancelli i simboli dei singoli partiti. Ovvero, un altro modo per dire no alla scissione.
Il leader del Prc: «Non vedo tutte queste differenze tra D'Alema e Veltroni sui contenuti»
Il "né né" (sottotitolo: aspettando D'Alema) è quasi un "bye bye" a Claudio Fava: una lista solo con lui dentro Rifondazione ormai sono in pochi a volerla fare. E dentro Sd sono sull'orlo della crisi di nervi. Per gli ex ds il nuovo soggetto unitario («La sinistra») s'ha da fare, senza se e senza ma, in vista delle europee.
Spiega il leader di Sd Fava: «Nel paese c'è bisogno di una sinistra. L'accelerazione è nei fatti e i dirigenti dei partiti non possono fingere che il processo non sia in corso. I gruppi unitari stanno nascendo ovunque. Non si tratta di una sinistra collocata a metà tra Rifondazione e il Pd come teme Bertinotti ma al di sopra dì quésta geografia politica. Non dico che le europee sono l'autobus della storia ma quasi».
Uno che la socialdemocrazìa non la vuole - nemmeno con i baffi di D'Alema - è Paolo Ferrero: «Giordano non ha il senso del ridicolo. Da una posizione di debolezza vuole pure dare consigli su come si fa la scissione nel Pd. Vedo le differenze tra D'Alema e Veltroni sull'organizzazione del sistema politico ma sui contenuti no».
Ferrero si muove in tutt'altra direzione. In questi giorni sta incontrando i vari segretari dei partiti della sinistra (ieri il segretario del Pdci Diliberto) per lanciare la sua idea di un coordinamento di tutte le forze di opposizione. Ma guai a chi tocca falce e martello: «Non sono un nostalgico - prosegue - ma se uno non sa chi è non va da nessuna parte». Ma dentro Rifondazione avanza la socialdemocrazia targata D'Alema.
