Un’altra storia torna d’attualità dopo le rivelazioni sul traffico di rifiuti tossici sulle coste italiane. Comincia nel 1994, quando alle 18,30 del 2 marzo due finanzieri, il maresciallo Deriu e il brigadiere Serra, salgono sul loro elicottero A-109 Agusta (nome in codice “Volpe 132”) per una perlustrazione: giorni prima la Guardia di finanza aveva ricevuto segnalazioni di movimenti sospetti al largo delle coste sudorientali della Sardegna. Nello stesso momento in cui l’elicottero si alza in volo, dal porto militare di Cagliari stacca gli ormeggi una motovedetta delle Fiamme Gialle, con il compito di supportare dal mare la missione di “Volpe 132”. E qui c’è una prima stranezza.
Mentre infatti la motovedetta si ferma al largo dell’isola di Serpentara, poco più a nord di Capo Carbonara, estrema propaggine est del Golfo di Cagliari, l’A-109 Agusta prosegue e si spinge molto più a nord della zona indicata dai piani operativi. Forse Deriu e Serra, investigatori esperti, fiutano qualcosa e fanno di testa loro. Arrivano sino a alla baia di Feraxi, a nord di Capo Ferrato, al largo delle coste del poligono militare di Quirra. Che cosa accade a questo punto lo raccontano due testimoni oculari: Giovanni Utzeri, giardiniere, che quella sera metteva a dimora eucalyptus in una villa sul costone che sovrasta la baia di Feraxi, e Gigi Marini, un operaio che pescava sulla spiaggia. Intorno alle 19 Utzeri e Marini vedono arrivare l’elicottero proveniente da Capo Ferrato e lo osservano sorvolare un mercantile che da diversi giorni staziona nella rada. Poi, un frastuono infernale di motori, il bagliore di un’esplosione e un tonfo pesante sulla superficie del mare. “Volpe 132” si è inabissato, i due finanzieri ai comandi saranno ripescati cadaveri.
Anche un terzo testimone, Antonio Cuccu, presidente di una cooperativa di pescatori, racconta ai magistrati che il giorno in cui, sulla spiaggia di Feraxi, vide l’elicottero nella rada era ancorata una nave: «La notavo andare e venire da settimane». Le testimonianze di Utzeri, Marini e Cuccu sono raccolte dalla procura civile di Cagliari, che sulla base delle loro dichiarazioni riapre l’inchiesta frettolosamente chiusa dalla procura militare, che da subito avalla l’ipotesi di un incidente di volo dovuto a un guasto meccanico o a una manovra sbagliata. A distanza di 15 anni l’inchiesta è ancora aperta e che cosa abbia portato alla morte dei due finanzieri resta un mistero.
L’anomalia più appariscente è che i resti dell’elicottero, adagiati su un fondale non molto alto, non sono mai stati neppure cercati. L’altro aspetto singolare è che non si è mai indagato sull’identità del mercantile intorno al quale, secondo i testimoni oculari, l’Agusta stava volteggiando poco prima di prendere fuoco e di precipitare. E che ci faceva l’imbarcazione vista per settimane dai tre testimoni nel punto in cui l’Agusta esplose disintegrandosi? Non a caso gli atti giudiziari sulla morte dei finanzieri sono stati acquisiti dalla commissione d’inchiesta sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ma neanche questo è servito a far luce sulla loro tragica fine.
Oltre a quella di “Volpe 132” c’è una seconda storia che vale la pena di strappare all’oblio in cui è caduta. Comincia il 6 luglio 1994. Quel giorno, nel porto algerino di Djenjen, un commando di uomini armati sale a bordo del mercantile italiano Lucina, partito circa un mese prima dal porto di Cagliari, e sgozza nel sonno tutti i membri dell’equipaggio, il capitano più sette marinai, campani e siciliani. Il mercantile trasportava 2600 tonnellate di semola da consegnare all’Enial, l’ente di stato algerino che ha il monopolio dell’importazione dei cereali. Quali i moventi degli assassini? Per cercare la verità, la procura di Napoli apre un’inchiesta parallela a quella di Algeri, e nel giugno del 1995 chiede l’arresto di 12 membri del Fis, tra cui uno dei dirigenti del gruppo integralista islamico, Lounici Djmael. Ma nel dibattimento contro 7 militanti del Fis accusati dell’eccidio della Lucina, che in primo grado si tiene ad Algeri nel giugno del 1999, Djmael non è tra gli imputati. Il processo si conclude in secondo grado nel 2004 con pesanti condanne (compresa la pena capitale per quello che i giudici considerano il capo del gruppo, Chabane Draa) e alla vicenda viene posta la parola fine: per le autorità algerine l’eccidio è stato un atto di terrorismo del Fis per colpire il regime del presidente Zeroual.
In questi giorni, però, alcuni parenti delle vittime della Lucina stanno valutando con i loro avvocati l’ipotesi di chiedere una riapertura dell’inchiesta. A suo tempo, infatti, né la magistratura napoletana e tanto meno quella algerina diedero credito alla versione dei fatti che, in un’intervista all’Observer dell’ottobre 1997, fornì un uomo che il settimanale inglese presentò come un ex agente dei servizi segreti algerini rifugiato a Londra. Joseph (questo il nome fittizio del misterioso personaggio) raccontò che la strage era stata ideata in prima persona dal temuto e potentissimo Mohammed Mediane, capo della “direzione dell’infiltrazione e della manipolazione” dell’intelligence algerina.
Bisogna infine ricordare l’intervista a un agente dei servizi segreti italiani concessa dietro garanzia dell’anonimato al quotidiano La Nuova Sardegna nell’autunno del ’98. Tema, il ruolo svolto dalla nostra intelligence nella struttura clandestina antirapimenti che sarebbe stata allestita dal giudice della procura di Cagliari Luigi Lombardini (che si uccise con un colpo di pistola alla tempia l’11 agosto 1998 in una pausa di un interrogatorio cui era sottoposto dal giudice Giancarlo Caselli). L’agente ammise una sorta di supervisione dei servizi non solo sulle trame oscure gestite dal magistrato cagliaritano, ma anche sul traffico clandestino di armi che avrebbe sulle coste della Sardegna più di un punto di appoggio. Specialmente nella costa di fronte alla base militare di Quirra, dove cadde il “Volpe 132”.
Costantino Cossu ilmanifesto 15.10.2009
Pubblichiamo la testimonianza di un pilota civile circa le scie chimiche: sono dichiarazioni rilasciate al curatore del sito www.chemtrails-info.de. Non sussistono motivi per ipotizzare che il resoconto non sia autentico. Esso comprova non solo la diffusione di scie tossiche nei cieli della Germania (come altrove), ma anche le anomale manovre di volo cui sono costretti i piloti dei vettori civili per evitare di incrociare nei corridoi aerei riservati ai tankers. Esortiamo piloti civili e militari, tecnici, meteorologi, personale di bordo e delle torri di controllo etc. a seguire l’esempio dell’insider tedesco. Garantiamo l’anonimato ed assoluta riservatezza a chi deciderà di fornire informazioni sulle attività clandestine ed illegali di aerosol chimico-biologico.
Osservazione del rilascio di chemtrails per opera di due Globemaster C-17 cargo a 6.000 m di altezza sopra la Germania

Introduzione al racconto del pilota
Il curatore di questa homepage ha incontrato l’insider alcuni mesi fa. Ad un certo punto del nostro colloquio ho chiesto all’interlocutore quale fosse la sua attività professionale. Solo dopo un po’ di insistenza, ha ammesso che lavora come co-pilota nella cabina di pilotaggio di un aereo commerciale. Ho portato delicatamente il tema verso le chemtrails, chiedendo se fosse al corrente di questo termine e dell’ipotesi che si trattasse di scie di “condensa” artificiali o appunto chimiche. Dopo un po’ di esitazione ha risposto: “Sì, qualcosa ho letto in Internet”. Dopo aver messo in chiaro di essere il redattore della Homepage e di voler sapere in che modo valutava questo problema e che cosa avesse eventualmente osservato dalla cabina di pilotaggio, mi ha raccontato quanto segue:
“Inizialmente avevo i miei dubbi sugli argomenti esposti in quegli articoli che trattano delle scie chimiche in Internet e circa la corrispondenza tra questi dati ed i fatti, ma poi ho sperimentato di persona qualcosa che mi ha convinto che sono sostanze chimiche diffuse per qualche motivo e che formano quelle “scie di condensa” persistenti (non sempre, n.d.r.) che chiamano “chemtrails“.
Non avevo mosso obiezioni durante la nostra conversazione e volevo chiarire alcuni dettagli. Ho chiesto al pilota, qualche settimana dopo, un resoconto più preciso della sua esperienza.
Riporto di seguito in forma letterale. la sua descrizione scritta il 17/08/2009. Soltanto le intestazioni sono inserzioni editoriali; i commenti aggiunti sono segnalati come tali.
Strane istruzioni di climb (salita) per opera della torre di controllo
“Dopo il decollo dall’aeroporto di Francoforte sul Meno, eravamo in rateo di salita a nord di Norimberga. Erano le 14.00. La visibilità era molto buona: non passavamo attraverso nubi di alcun tipo. Quel giorno sul territorio tedesco c’era un’area di alta pressione molto estesa.
Superando circa gli 11-12.000 piedi, ci passano al successivo settore radar che dà il via libera per l’ulteriore salita. Questi permessi sono regolati in maniera abbastanza generosa. Così il ‘ Radar Monaco’ ci dà il via libera sul piano volo FL250, ossia sui 25.000 piedi. Quel giorno, però, non è accaduto. Il via libera seguente avveniva in passaggi di 1.000 piedi. Il primo avviso del controllore era “climb 14.000 feet” (“sali a 14.000 piedi”, n.d.r.). Il prossimo “climb è a 15.000 feet”, l’altro “climb 16.000 feet”.
Sapevamo che ci dovevano essere vettori sopra di noi che stavano percorrendo la stessa rotta ma che salivano più lentamente rispetto a come l’avremmo potuto fare noi, o perché non potevano o perché non volevano.
Sul cosiddetto T.C.A.S. (Traffic Collision and Avoidance System), uno strumento di controllo con cui si osserva lo spazio aereo intorno al proprio velivolo, notavamo un traffico alla nostra destra e un po’ più in basso rispetto a noi. Visto che il tempo era buono, cercavamo di vedere il traffico che doveva esserci sopra di noi. Non tardò a presentarsi.
Due aerei cargo del tipo Globemaster C-17 rilasciano chemtrails dal profilo alare
Si notava un imponente velivolo da trasporto Globemaster C-17 a 18.000 piedi (6.000 m). Basandoci sulle nostre osservazioni con il T.C.A.S., sospettavamo che incrociasse un altro velivolo dello stesso tipo qualche miglia indietro alla stessa altitudine. Non potevamo inquadrarlo, ma sono sicuro che c’era un secondo aereo. Quello che potevamo, invece, vedere era una grossa scia dietro l’aereo. A questa altitudine ed in questa stagione non era un fenomeno da aspettarsi. Aerei che volavano molto più in alto e ancora chiaramente visibili non rilasciavano scie. Deve essersi trattato di una dispersione di sostanze non spiegabili con il solito rilascio di gas di scarico dei motori convenzionali.
(Aggiunta Red.: Durante la conversazione precedente avevo chiesto se le scie fuoriuscissero dai motori del Globemaster C-17. Il testimone ha risposto: “Indubbiamente no”. Quindi le sostanze uscivano evidentemente da speciali ugelli posti sui bordi alari del velivolo.)
Altre osservazioni del pilota circa l’aumento delle scie chimiche
Nella mia vita quotidiana professionale (da pilota n.d.r.) mi sono reso conto che queste irrorazioni sono aumentate molto negli ultimi anni. Ho potuto osservare per tutta l’estate del 2009 queste operazioni di diffusione di “strati di nebbia alta” e soprattutto ad altitudini comprese tra i 18.000 ed i 35.000 piedi (6.000 / 12.000m) .
Come distinguere in alto la nebbia prodotta da scie chimiche dalla nebbia di condensa
Spesso non è facile distinguere una scia di condensa da una scia chimica. Tutti i giorni vedo aerei ad alta quota, talora anche ravvicinati tra loro, quando le rotte si incrociano. In questi casi, si può riconoscere bene com’è una scia di condensa e com’è una scia chimica. Si può distinguere dal loro comportamento nell’aria. Mentre una scia di condensa è leggera e sottile ed evapora rapidamente (senza lasciare traccia - n.d.r.), le scie chimiche sono pesanti, pigre e quasi compatte. Inoltre si comportano di conseguenza. Capita di lasciare un aeroporto la mattina dove sono state rilasciate scie chimiche. Tornando ore dopo, le troviamo ancora lì e sono diventate un velo grigio, mentre attorno il tempo è diverso.
Aumento massiccio delle scie chimiche in quota
Quando ci troviamo in volo, attraversiamo, talvolta per ore, aeree di nebbie alte (chimiche, n.d.r.). Ho compiuto spesso questa osservazione ovvero che ci sono sempre di più irrorazioni e sempre più pesanti. Non posso fornire delle prove, ma vedo le cose in questo modo.
Ulteriori note all’intervista a voce
Fin qui il racconto del pilota. E’ importante notare che alla quota indicata (18.000 piedi, che corrispondono a circa 6000 metri di altezza) le contrails (le scie di condensazione normali) non possono formarsi, come dimostrava d'altronde il resto del traffico aereo. Quindi si trattava di un’azione di irrorazione deliberata di scie chimiche da parte di due aerei cargo.
Inoltre il pilota raccontava che le comunicazioni del centro di controllo di volo con gli aerei che irroravano avvenivano su una frequenza radio completamente diversa da quella assegnata agli aerei di linea.
Questo suggerisce che i velivoli chimici avevano un "trattamento" diverso rispetto al traffico di linea (privilegiati probabilmente a causa di ordini dall’alto) e dovrebbe essere noto ai responsabili delle torri di controllo che si tratta di voli speciali per la modificazione atmosferica. Non stupisce che gli impiegati delle torri di controllo o l’U.B.A. non diano (o non vogliono o non possono dare) risposte su questi voli, una volta che viene chiesto loro di fornire informazioni.
Comunque, sollecitati a rispondere alle domande di un giornalista svizzero, alcuni piloti hanno ammesso che tali voli non sono stati registrati nei logs ufficiali.
Non bisogna stupirsi che, di fronte a tanta segretezza e di fronte alla negazione delle scie chimiche a tutti i livelli, i nostri politici, i meteorologi etc. possono continuare a mentire ancora, negando i voli chimici o adducendo deboli argomentazioni per tentare di smentire questa realtà.

Tankerenemy
Ringraziamo XXX per la traduzione
Roberto Venturini - Chiara Romagnoli Romagna Noi 26/09/2009
Udito ieri mattina, dalla scuola Decio Raggi allertati i genitori. Probabilmente un aereo supersonico, altre ipotesi sono un terremoto in profondità o un meteorite
RIMINI - Un boato ha scosso la mattinata di ieri. Un boato che, dopo lo spavento, ha fatto alzare chi occhi al cielo a parecchie persone, alla ricerca della causa. Ma la causa non si vedeva. E’ accaduto ieri verso le 10.30 e secondo chi l’ha udito, in particolare nella zona a mare, è stato un fragore compatibile con quello che si sente quando gli aerei superano la barriera del suono, e proveniva dal mare. Ma di oggetti volanti, nulla.
Di certo è stato udito alla scuola Decio Raggi in via Matteotti. Il boato ai piani più alti ha fatto tremare i vetri delle finestre. Poco dopo è iniziato un passaparola di telefonate fra i genitori, e alcuni sono venuti a prendere i figli che, a dire il vero, non erano tutti spaventati. Dalla scuola hanno anche telefonato ai vigili del fuoco, i quali hanno consigliato di prolungare la ricreazione (alla Decio Raggi si trovano sia l’asilo che le elementari), ma molti genitori hanno preferito portare a casa i figli.
Il primo indiziato, escluso un tuono (non c’era un temporale), è l’aereo supersonico, ma dagli aeroporti militari di Rimini e di Pisignano hanno risposto di non aver avuto attività aerea. Un’altra spiegazione: c’è un’area in mezzo all’Adriatico dove gli aerei supersonici, non solo italiani ma proveniente anche da altre basi, superano la barriera del suono. Questo, quando avviene, non è udibile dalle nostre coste, ma ieri c’erano condizioni di meteo e di umidità compatibili con una maggiore propagazione del fragore.
Aerei a parte, la spiegazione dei boati che improvvisamente spezzano la quiete della quotidianità si può trovare soltanto indagando nelle più oscure profondità siderali o in quelle, altrettanto tenebrose, degli abissi terrestri. Due possono essere le cause all’origine del gran botto di ieri mattina: un terremoto profondissimo o la caduta di un meteorite. Entrambi i fenomeni hanno un precedente recente e, nel primo caso, anche molto prossimo a noi.
Lo scorso venti settembre, appena sei giorni fa, alle 5.50 gli abitanti di Ancona e di Macerata sono stati gettati giù dal letto da un impressionante boato causato da un terremoto di magnitudo 4,6, un movimento tellurico avvenuto a ben 38 chilometri di profondità. I terremoti profondi, spiegano i geologi, si manifestano in genere come scosse isolate, alle quali non segue alcuna replica. Questo tipo di sisma è una peculiarità proprio della zona umbro-marchigiana ed è causato dalla placca adriatica che si sta lentamente insinuando sotto gli Appennini. Anche "l’atterraggio" di un meteorite di dimensioni ragguardevoli è in genere fragoroso.
L’ultima segnalazione è sempre di quest’anno, il 18 gennaio, ma questa volta un po’ più lontano da noi. Il meteorite è infatti caduto nel Mar Baltico la largo di Rostock ma in questo caso oltre al boato, gli abitanti della zona hanno potuto anche vederlo sfrecciare attraverso l’atmosfera. L’astro è caduto poco dopo le 20, quando il cielo era ormai buio, lasciandosi dietro una spettacolare scia luminosa che è stata vista in tutto il Meclemburgo, nello Schleswig-Holstein, nella Sassonia-Anhalt e ad Amburgo, in Danimarca e nel sud della Svezia.

L’essenziale e l’esiziale sono invisibili agli occhi
La verità è inverosimile (Eraclito)
“E’ stato avvertito in buona parte di Sanremo, pochi minuti prima di mezzogiorno (per la precisione alle 11:56 del 23 settembre 2009, n.d.r.), un forte boato. In molti hanno pensato, come spesso capita in questi casi (?), ad un aereo che ha infranto il muro del suono nel cielo sovrastante la città. Invece, questa volta, si è trattato di un'esplosione nel cantiere dell’Aurelia Bis, sul nuovo tratto, compreso tra via Pascoli e la zona del Tinasso. Qualche momento di paura e molte telefonate ai Vigili del fuoco che, avvisati con un fax ieri dall’azienda che sta lavorando all’importante arteria, sta tranquillizzando i residenti. Sono tremate porte e finestre di molte abitazioni, sia a Sanremo sia ad Arma di Taggia sia ad Ospedaletti”.
Siamo alle solite: Sanremo News riporta in maniera del tutto acritica le spiegazioni circa un'assordante deflagrazione udita a Sanremo, Ospedaletti, Ceriana e per giunta sino a Grimaldi, al confine con la Francia, come rileva un cittadino. Infatti, M.T. scrive, rispondendo ad una lettrice in riferimento al boato percepito alle 11:56 del 23 settembre 2009, in varie località della provincia di Imperia: 'Devo precisare che non solo fino ad Ospedaletti si è sentito, ma anche qui alla frontiera francese esattamente a Grimaldi al punto che anche noi abbiamo preso in considerazione qualche scossa sismica, ma ieri sera, leggendo le notizie su Sanremo News, abbiamo avuto conferma di ciò che accade nella costruzione dell'Aurelia bis! Sono perfettamente d'accordo con la lettrice che si è lamentata'".
Sono le consuete veline dei militari che i quotidiani allineati riportano un po' per la pigrizia mentale dei redattori del tutto disabituati ad indagare sui fatti, un po' per supina ubbidienza alle direttive del sistema che non tollera filtrino verità sconvolgenti. Così, in questa occasione, invece di raccontare la frottola del velivolo che ha oltrepassato la barriera del suono, ci si è inventati la storiella delle mine che sarebbero state fatte brillare nel cantiere dell'Aurelia bis.
Ora, questa versione for dummies, versione che ha suscitato le patetiche e ridicole doglianze di chi subito ha abboccato all'amo (perché la cittadinanza non è stata avvisata dai Vigili del fuoco circa l'uso delle cariche?) è per lo meno poco plausibile. Infatti, da decenni, le gallerie vengono scavate, usando sofisticati mezzi meccanici di trivellazione (vedi Tunnel boring machine -TBM) che non richiedono l'impiego di esplosivi; inoltre, il brillamento delle cariche avrebbe prodotto forti vibrazioni registrabili dai sismografi, ma non un rimbombante fragore udibile in atmosfera anche a decine di kilometri di distanza. E' assai più plausibile che, come sostengono lo statunitense A.C. Griffith ed il francese Marc Filterman, entrambi ex militari, il boato sia stato ancora una volta causato da pericolosi esperimenti che coinvolgono l'impiego di sistemi d'arma funzionanti con armi elettromagnetiche e
scalari, basate su H.A.A.R.P. e scie chimiche. Filterman si spinge anche oltre, chiamando in causa la guerra spazio-temporale e la guerra quantica. Sono temi di frontiera cui l'autore dedica due documentati capitoli all'interno del suo saggio, "Les armes de l'ombre": è comprensibile che l'uomo medio non riesca neppure a concepire la folle audacia dei militari che stanno scherzando con il fuoco, ma, se penseremo ai sinistri esperimenti del C.E.R.N. a Ginevra, avremo un'idea, per quanto vaga, delle operazioni che sono forse una continuazione dell'esperimento Philadelphia, risalente al 1943. La manipolazione delle linee spazio-temporali ed il trasferimento molecolare per Filterman sono scenari verosimili. Tale interpretazione ci è stata confermata anche da un ufficiale italiano di alto grado.
Stando così le cose, la prossima volta consigliamo ai vari giornalisti, tanto zelanti nel riferire le spiegazioni delle fonti ufficiali, quanto sonnacchiosi, allorquando si tratta di verificarle, di comunicare la prossima volta, che la deflagrazione è stata causata da Giuliano Ferrara, caduto dal seggiolone. Risulteranno molto più credibili.
Che cos'è la TBM (Tunnel Boring Machine)
http://it.wikipedia.org/wiki/Tunnel_boring_machine
http://en.wikipedia.org/wiki/Tunnel_boring_machine
http://www.tbmexchange.com/pages.php?page=boring_machines

Esaminando in sezione la macchina, possiamo riconoscere gli elementi principali che la definiscono:
1 - la testa di scavo, su cui sono montati gli utensili di scavo;
2 - l’unità di guida, sistema costituito da cuscinetto cilindrico e motori che imprime il moto alla testa di scavo;
3 - i martinetti di spinta, che poggiandosi sull’ultimo anello di rivestimento posato consentono l’avanzamento dello scudo;
4 - la camera iperbarica, che consente di accedere alla camera di scavo per eventuali interventi di emergenza;
5 - la coclea, una vite senza fine che preleva dalla camera di scavo il terreno da allontanare;
6 - l’elevatore, dispositivo che consente la posa del rivestimento della galleria;
7 - l’uscita coclea, che trasferisce il materiale escavato sul nastro trasportatore;
8 - il trasporto conci allo scudo;
9 - la gru di movimentazione;
10 - il nastro trasportatore.
(...)
A.C. Griffith è uno dei ricercatori (ex militare) sulle operazioni globali di irrorazione che è venuto allo scoperto. In merito ai boati, egli scrive:
"I boati si odono in tutti gli U.S.A. Non sappiamo quale sia la vera causa: probabilmente è l'effetto di un trasmettitore interferometro che scuote la terra, può scatenare terremoti. A volte si possono udire delle deflagrazioni che attraversano le città. È lo stesso sistema che sta provocando uragani, aumentandone la potenza". [...]
Massimo Mazzucco Luogocomune 20/9/2009
Torniamo sul discorso CICAP, dopo la sospensione dovuta alla ricorrenza dell’11 settembre.
In questo caso analizziamo in servizio di Superquark dedicato al “Radar italiano”, andato in onda il 3 settembre 2008. Una delle maggiori mistificazioni della storia, infatti, è proprio la copertura sistematica della falsa gloria di Guglielmo Marconi, alla quale Piero Angela ha saputo dare il suo nobile contributo in questa occasione.
Non senza prima distorcere a proprio uso una lettura storica, sugli eventi riguardanti il radar italiano, che può sicuramente risultare di tutto meno che univoca.
VEDI ANCHE:
Piero Angela non dice la verità, la serie completa dei video che accusano Piero Angela di diffondere falsità storiche sulla rete nazionale.
Massimo Mazzucco Luogocomune 10/9/2009
Dopo la pubblicazione del rapporto finale del NIST sul crollo del WTC 7, è possibile trarre le prime conclusioni sul lungo dibattito sull’11 settembre, durato quasi 8 anni, che ha visto schierati i critici della versione ufficiale da un lato, e i suoi difensori dall’altra.
Naturalmente, oggi tutti cantano vittoria. I complottisti sono convinti di aver presentato un numero sufficiente di prove da legittimare almeno una nuova pubblica indagine, mentre i debunkers, capeggiati dalla rivista Popular Mechanics, sostengono di aver smontato ogni singola accusa della controparte.
Diversi documentari, mandati in onda da National Geographic, History Channel o la BBC, hanno presentato negli ultimi anni un confronto, apparentemente obiettivo, fra i maggiori temi dell’accusa e quelli della difesa, in modo che anche il pubblico potesse farsi una sua opinione.
In realtà questi documentari hanno solo finto di stare al di sopra delle parti, ma si sono regolarmente dimenticati di presentare al pubblico le questioni più scottanti poste dall’accusa, limitandosi a quelle confutabili con relativa facilità.
Abbiamo quindi pensato di riassumere queste accuse, riducendo il loro numero a 12. Se è vero che tutte le accuse sono state smontate, chi difende la versione ufficiale dovrà semplicemente indicarci con chiarezza quali siano le risposte a queste domande.
NOTA: Chiarisco che per "versione ufficiale" intendo la versione governativa americana, rilanciata da tutti i media mondiali, secondo la quale un Boeing ha colpito il Pentagono, un Boeing è caduto nella buca di Shanksville, le Torri Gemelle sono crollate a causa degli impatti e degli incendi, il WTC-7 è crollato a causa dei danni e degli incendi, e i 4 aerei sono stati dirottati da 19 islamici.
Chi sostiene questo è invitato a rispondere alle mie domande, invece di continuare a dire che "è stato smontato tutto".
AGGIUNTA 11/09/09
Per evitare il classico doppio-gioco che normalmente viene praticato intorno al presunto debunking di Popular Mechanics - che viene invocato quando serve dire “smontato tutto”, ma prontamente rinnegato appena la rivista faccia affermazioni indifendibili – chiarisco quanto segue:
Alcune domande pongono delle questioni generiche, che riguardano direttamente i fatti più salienti dell’11 settembre. Altre invece contestano precise affermazioni di Popular Mechanics, che cercano di spiegare alcuni di quei fatti in un modo particolare. Se qualche ufficialista non si sentisse di condividere quelle affermazioni si rivolga a Popular Mechanics, e non a noi: come dice l’introduzione del video, il presunto debunking di Popular Mechanics rimane di fatto, ad oggi, il punto di riferimento del dibatto mondiale (*), e non saper rispondere in loro vece significa riconoscere che il loro “smontaggio” non è mai esistito.
Le opinioni delle singole persone - per quanto rispettabili - su come “possano essere andati i fatti”, non ci interessano. Questo non è un gioco a quiz, dove bisogna indovinare la risposta giusta. Siamo di fronte ad un evento criminale, e vogliamo che i veri responsabili ne rispondano davanti alla giustizia. Poichè è la versione ufficiale, fino ad ora, a coprire il loro presunto crimine, è quella che noi contestiamo, ed è a quelle contestazioni che bisogna rispondere, se si vuole continuare a difenderla.
E’ ora che ciascuno si prenda le proprie responsabilità per quello che ha detto o fatto fino ad oggi, come per quello che non ha detto o non ha fatto.
*Altresì, l’animazione del Pentagono fu ufficialmente commissionata dal governo americano alla Purdue University, e rimane quindi parte integrante della versione ufficiale (fra l’altro, viene utilizzata proprio da Popular Mechanics).
Per capire le motivazioni ed il significato profondo delle dichiarazioni rilasciate di recente da La Russa a Massimo Caprara sul Corriere della Sera in cui chiede una revisione del codice militare di pace attualmente cogente in Afghanistan per i militari italiani, servirà ricorrere più avanti a Wikipedia ed al “caso“ Calipari. Il nesso tra il funzionario del SISMI ucciso da un marine USA a Baghdad ed il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio morto a luglio per un esplosione che ha coinvolto il Lince su cui prestava servizio in Afghanistan, si presta a più di una similitudine.
Il Ministro della Difesa non ha detto esplicitamente di volere l’introduzione di un codice militare di guerra ma ha fatto capire che quello di pace è di intralcio. Di intralcio a chi? Ce lo faccia capire senza manfrine.
Intervistato da Sky Tg24, La Russa ha fatto sapere all’opinione pubblica del Bel Paese che serve una “terza via“ ed il dissequestro urgente disposto dalla Procura di Roma di tre, dicasi 3, Lince. Volete sapere quanti LMV “bidone“ erano in forza, a gennaio 2009, al Comando Regionale di Herat? Duecentoquarantanove (249). Proprio così. Avete letto giusto.
In Italia, come abbiamo già detto, a disposizione delle Forze Armate ce ne sono la bellezza di 1.270. Con un C-130, in otto-dieci ore, se ne possono far arrivare ad Herat due. Perdiamo efficienza sul terreno avendone operativi da quelle parti 246 anziché 249? Macchè. E allora?
Dal 2002 al 2009, abbiamo movimentato Italia-Afghanistan e ritorno 29.000 tonnellate di logistica e materiali militari; 15, all’ingrosso, in più per rimpiazzare i LMV distrutti che differenza fanno? Semplicemente nessuna.
Il nostro signor Auricchio, quello “piccante“, nasconde altri obbiettivi, anche economici, che potrebbero danneggiare la FIAT Iveco? Non è affatto escluso, anzi, a dirla tutta…
A ben vedere potrebbero esserci profili penali. Che la FIAT Iveco possa vendere ad Inghilterra, Belgio, Croazia, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Austria degli scarronzoni ed a che costo unitario non è affare che riguarda la Procura di Roma, ma se i Lince rappresentano un pericolo per l’incolumità dei militari italiani la magistratura ha pieni titoli per accertarne i limiti operativi e la pericolosità per chi li ha in dotazione.
O no?
Se la magistatura lo dovesse accertare, gli affaroni della famiglia Elkann subirebbero una battuta d’arresto. E’ questo che non si vuole? A naso sembrerebbe proprio di sì.
La Russa e Cossiga (Giuseppe, figlio di Francesco) sono del mazzo? Mai dire mai. L’ ISTRID non lavora forse per lobby?
Il ministrone auspica, inoltre, un nuovo codice che non sia di pace né di guerra, da rimaneggiare, per azzerare – questo lo diciamo noi con la certezza che questa sia la finalità che si prefigge di raggiungere il Governo – i poteri di indagine della magistratura italiana nel Paese delle Montagne.
Governo e Difesa non tollerano, di fatto, occhi indiscreti sulla “missione di pace“ ? La risposta anche in questo caso è affermativa. Vogliono conquistarsi forse gli stessi poteri di veto che servirono al Ministro della Giustizia dell’amministrazione Bush per mettere a pagliolo le rogatorie internazionali dei pm Franco Ionta e Pietro Saviotti?
Angelino Alfano non ha forse annunciato che, a settembre, prenderà il via il ridimensionamento per legge dei poteri di indagine della magistratura inquirente? La Russa è uno dei colonnelli di Berlusconi. Allineato e coperto.
Facciamo ora entrare in campo l’enciclopedia abbastanza “libera“ del web, la più affermata e conosciuta per la distribuzione di contenuti su internet, per quel che riguarda il funzionaro del SISMI ucciso dal marine Mario Lozano.
“ …negli Stati Uniti è stata istituita una commissione d’inchiesta ai cui lavori sono stati ammessi osservatori italiani (nessun inquirente legale – nda) nominati dal Governo in carica di centrodestra. In Italia la magistratura ha incontrato impedimenti e difficoltà (eufemismo – nda) nelle svolgimento degli accertamenti a causa del particolare status in cui si sono svolti i fatti che risultava essere territorio dell’Iraq sottoposto a controllo del codice militare USA ed a sovranità, di fatto, assegnata al Segretario alla Difesa; negato anche il permesso di far analizzare a magistrati e tecnici della polizia scientifica italiana il veicolo su cui viaggiava Calipari. I giudici italiani hanno dovuto attendere la conclusione dell’inchiesta USA. Il diniego motivato da esigenze di natura militare ha di fatto provocato lo scadimento del valore probatorio del reperto (leggasi manomissione intenzionale della Toyota Corolla – nda).”
La Procura di Roma dopo la morte del mitragliere Di Lisio ha sequestrato tre Lince per capire come stavano le cose.
Il 9 agosto, il Cocer Esercito ha chiesto per bocca del generale Domenico Rossi – mai fidarsi degli altri gradi! -che i magistrati della Procura di Roma facciano con urgenza sopralluoghi in Afghanistan e tolgano i “sigilli“, senza cercare il pelo nell’uovo. Bel sindacalista, questo signore! Anche lui, come la Russa, chiede un intervento urgente di dissequestro degli Iveco perché servono i “pezzi di ricambio“.
Si potrebbe fare, volendo, le pulci anche a lui.
La sicurezza chi ci sta dentro interessa o no a questo signore? Sembrerebbe poco o nulla. Brunetta il nano cattivo ha previsto di tagliare dall’organico dell’Esercito 50.000 militari definendoli con disprezzo “pappafichi” e “pancioni in esubero”. La guerra della Repubblica Italiana delle Banane in Afghanistan costa sempre di più.
Quanto?
Ne riparleremo.

Giancarlo Chetoni Byebye Uncle Sam 22.08.2009
Lo scandaloso caso della stampa occidentale
Campo Antimperialista 26 Giugno 2009
Embedded è l’appellativo con cui vengono definiti i giornalisti di guerra al seguito delle truppe d’aggressione americane, e quindi posti sotto la loto tutela. Giornalisti simili, com’è ovvio, possono raccontare solo ciò che i comandi militari fanno vedere loro, forniscono quindi un’informazione a senso unico, quella desiderata dall’esercito che accompagnano. Non sapevamo che il termine venisse dal mondo informatico e che sta per “sistema incapsulato o specificamente dedicato”. Un sistema embedded, diversamente da un normale calcolatore che può svolgere mansioni differenti, è concepito per assolvere compiti predeterminati e solo quelli. Mai analogia fu più azzeccata. Quello di come si stia comportando la stampa occidentale davanti all’attuale crisi iraniana è un caso di embeddeddismo raddoppiato, ovvero oltre il confine dell’indecenza.
Non c’è infatti un’aggressione, una guerra in atto, delle truppe d’invasione a cui fare da amplificatori. Eppure gli organi di stampa occidentali, come se fossero membra di un unico corpo, come se ubbidissero ad un unico grande e diabolico cervello, come innumerevoli diffusori allacciati al medesimo amplificatore, suonano la stessa musica, un uguale spartito. Non c’è affatto bisogno di essere complottisti per ritenere che questa centrale unica di disinformazione strategica esista. La musica, o meglio il rumore, è composto dagli stessi ritornelli: Ahmadinejad è un dittatore, ha vinto le elezioni coi brogli; a conferma del primo assunto e del secondo sta soffocando nel sangue la legittima rivolta popolare. Se è falso liquidare Ahmadinejad come un dittatore, questa assordante campagna non è riuscita a dimostrare né che i brogli avrebbero pregiudicato la vittoria di Mousavi, né che per le strade di Tehran ci sarebbero stati “decine di morti ammazzati”.
Il meccanismo non è nuovo. Esso fu ben collaudato in almeno altri tre casi clamorosi. Nella primavera del 1999, poco prima dell’attacco NATO-USA alla Jugoslavia. Tutti ricorderanno le accuse al governo di Belgrado, accusato di applicare un piano sanguinoso e premeditato di pulizia etnica in Kosovo. Il secondo, dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, quando i Talibani vennero accusati senza alcuna prova di essere corresponsabili della strage di New York. Il terzo infine, non meno sfrontato, che l’Iraq di Saddam Hussein avrebbe posseduto armi di distruzione di massa. In tutti e due questi casi i media occidentali scatenarono campagne formidabili d’intossicazione.
Lo scopo fu subito evidente: si dovevano satanizzare gli avversari allo scopo di abbindolare l’opinione pubblica occidentale affinché accettasse come “atti dovuti”, come azioni “umanitarie e/o democratiche”, le devastanti aggressioni imperialistiche. Tre gigantesche campagne mediatiche, tre guerre. In tutti e tre i casi la spada fu preceduta dalla penna, la guerra vera e propria con le armi fu preparata da quella più insidiosa consistente nel più colossale lavaggio internazionale di cervelli. Le stesse tecniche di propaganda del nazista Gobbels, lo stesso principio del Gaulaiter per cui “una menzogna ripetuta tre volte diventa una verità”.
Saremo accusati di dietrologia dal momento che sospettiamo che siamo al quarto atto della medesima tragedia? Se anche in questo caso, come nei due precedenti, la virulenta campagna di sputtanamento del governo iraniano e di Ahmadinejad, questo pervasivo lavaggio del cervello, faccia da apripista ad una nuova aggressione (che non necessariamente seguirà le forme delle tre che l’hanno preceduta)?
Vogliamo oggi soltanto mostrare la sfacciataggine e l’insulsa disinvoltura della stampa italiana. Dalla mazzetta estraiamo La Stampa di Torino, un giornale circondato dall’aureola di “sobrietà, obbiettività e pacatezza informativa”. Titolo di scatola: “Si parla di numerosi morti e feriti. L’IRAN PRECIPTA NEL CAOS. Brutale attacco ai manifestanti”.
E’ dal dodici giugno che i media italiani ed occidentali, oltre che parlare di scontri tra “manifestazioni moltitudinarie” e forze di polizia (da tutti i video amatoriali visti sin qui di moltitudini non c’e traccia - si tenga conto che solo Tehran ha circa dieci milioni di abitanti) suonano gli stessi tasti.
Notate anzitutto il “si parla”, ossia: si dice, si mormora, si vocifera... Da giorni vengono fatti titoli sul sangue che scorrerebbe per le strade di Theran, basati dunque sui “si sentito dire”. Sentito dire da chi? Ma è ovvio! Dai sostenitori di Mousavi, oppure dagli esuli iraniani in America e in Europa che degli avvenimenti ne sanno poco più che un fico secco, e le cui denuncie vengono invece prese per oro colato. Per adesso abbiamo la prova solo di una donna uccisa (per altro in circostanze poco chiare), la famosa e sfortunata Neda. Tantè che si ha notizia di un solo funerale, visto che di quello annunciato da Mousavi in onore “dei martiri uccisi” non si è avuta più notizia. Come mai? Tutta la prima pagina de La Stampa è un affresco sul “massacro iraniano”, ma anche la seconda e pure la terza.
Ora, prendiamo pure per buona la notizia che in due settimane sarebbero stati uccisi dodici manifestanti. Dodici manifestanti uccisi in quattordici giorni fa meno di una vittima al giorno.
Ora, se avete tra le mani La Stampa, passate a pagina 16 (Estero). Accanto ad un titolo sul prossimo incontro di Obama col Papa, se vi sforzate, potete vedere, con le dimensioni di un francobollo, questa istruttiva e agghiacciante notizia: Titolo: «Drone USA in Pakistan: Missili sul funerale ottanta morti». Il testo ha questo incipit: «Nuovo tragico incidente nel nordest del Pakistan. Un missile sparato contro un covo di ribelli ha colpito in pieno un funerale di civili radunatisi per il funerale di un capo taliban ucciso poche ore prima da un altro drone».
Un caso da manuale per capire la tecnica della menzogna informativa occidentale*. Giorni e giorni di prime pagine sui presunti assassinii compiuti dalla polizia iraniana. Spazio di un francobollo all’ennesimo attacco terroristico americano, compiuto sempre da quelle parti, ma che ha fatto una strage vera. Quante migliaia di afghani e pakistani sono morti sotto le bombe americane negli ultimi anni? Non è dato sapere. E perché non lo è dato? perché lì “c’è la guerra contro il terrorismo”, nel cui nome tutto si giustifica, tutto si comprende, anche lo scempio contro un mesto funerale. E come si giustifica questo crimine, questo massacro di civili inermi? Affermando che è stato un incidente, e insinuando pelosamente (poiché prove se ne fregano di portarle come sempre) che i partecipanti al funerale forse erano inermi, ma non propriamente innocenti, dato che, se non amici di un talibano, si erano permessi di onorare e accompagnare le sue esequie.
In quell’inferno se solo sfiori o sei solidale con un “terrorista” ti becchi come minimo un missile lanciato da un drone. Nel paradiso occidentale aspettati un fragoroso arresto e una bella richiesta di condanna a quindici anni come “fiancheggiatore”, per 270 bis, ter, quarter, quinquies, sexies ecc., lanciata non da un drone a stelle e strisce, ma da uno zelante e tricolorato pubblico ministero.
Cè forse qualche Tribunale penale internazionale che si occupi dei reiterati atti terroristici americani o NATO? Certo che no! Certi Tribunali si occupano dei “crimini contro l’umanità”, non della bassa macelleria contro iracheni, palestinesi, afghani o pakistani. Quelli non fanno parte dell’umanità, sono bestie da macello, belve che meritano di finire a Guantanamo, di essere torturati e umiliati ad Abu Ghraib o Baghram.
Non troverete nella stampa occidentale queste nostre accuse. Essa è infatti una stampa libera, democratica, obbiettiva, mentre quelle nostre sono solo malignità prevenute, elucubrazioni, accuse per partito preso. Gli embedded invece non agiscono per partito preso, non ubbidiscono ad un padrone. Il giornalista in Occidente è libero. E’ vero infatti che non deve più attendere la velina del politico per scrivere il suo pezzo. Siamo ormai giunti allo stadio per cui la simbiosi e l’empatia tra servo e padrone è giunta a tal punto che è il primo che detta la velina al secondo. La gerarchia è mutata, il quarto potere è salito di rango, e se non è diventato il primo della scala, certamente è montato sulle spalle dei replicanti politici.
*PS - Va detto che quel che vale per La Stampa e per i principali quotidiani del paese, vale anche per i giornali di sinistra.
Il Manifesto del 25 giugno titola "Dalla parte dell'Iran" sotto un'enorme foto centrale di Obama, mentre a pagina 2 il titolo di testa è "Colpo di Stato in una notte".
Fin qui l'Iran, e la strage americana in Pakistan?
Per trovarla ci vuole pazienza e lente d'ingrandimento. La notizia è finita nelle "brevi" scritte in piccolo a pagina 9. Titolo: "Waziristan, drone Usa uccide 45 persone" (in realtà più di 80, ndr). Viene riportata in poche righe la notizia così come fornita dai servizi pachistani. Il Manifesto non ha da fare commenti...
Ed in questo caso anche noi possiamo astenerci dal commentare il comportamento del Manifesto, dato che si commenta abbondantemente da solo.
Massimo Mazzucco per Luogocomune.net 5/6/2009
E’ giusto e sacrosanto che un quotidiano di tiratura nazionale abbia il diritto di chiedere conto delle loro azioni ai propri governanti. I governanti infatti hanno una responsabilità precisa nei confronti degli elettori – quella di fare per loro conto le migliori scelte possibili - e devono poter essere chiamati a risponderne in qualunque momento.
Altresì è giusto e sacrosanto che i cittadini abbiano diritto di chiedere conto delle loro azioni ai quotidiani di tiratura nazionale. I quotidiani di tiratura nazionale infatti hanno una responsabilità precisa nei confronti dei cittadini – quella di informarli correttamente su quello che accade nel mondo - e devono poter essere chiamati a risponderne in qualunque momento.
Rivolgiamo quindi 10 domande al quotidiano La Repubblica.
Nessuno oggi può negare l’importanza che hanno avuto, sulle sorti di intere nazioni - compresa la nostra - i fatti dell’11 settembre. In luce di questo fatto vorremmo sapere:
1 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come mai nessun nome arabo comparisse sulle liste passeggeri diffuse inizialmente dalle agenzie? LINK
2 – Come è noto, due dei 4 aerei dirottati hanno compiuto manovre altamente spettacolari, ritenute estremamente difficili, se non impossibili del tutto, da piloti professionisti con esperienza trentennale. Perchè nessun giornalista di Repubblica ha sollevato obiezioni, quando le autorità americane ci hanno raccontato che gli aerei sono stati dirottati da 4 persone che non avevano mai guidato prima un jet nella loro vita? LINK 1 LINK 2
3 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come possa un edificio di qualunque tipo crollare su se stesso, partendo dalle zone alte, ad una velocità simile a quella di un corpo in caduta libera? (Esistono precise leggi della fisica, che impongono un accumulo progressivo di ritardo – rispetto alla caduta libera – man mano che ciascun piano si abbatte su quello inferiore). LINK
4 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come possano 5.000 tonnellate di cemento polverizzarsi in nuvole di polvere finissima, con particelle dello spessore di pochi micron al massimo, grazie alla sola forza di gravità? (La forza cinetica sviluppata dalla semplice caduta non è assolutamente sufficiente a compiere quel tipo di lavoro, tant’è vero che quando un edificio crolla da solo rimane spezzato in grossi blocchi ben riconoscibili). LINK
5 – Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato che cosa abbia generato le pozze di metallo fuso trovate alla base delle tre torri crollate, che registravano temperature di circa 800° centigradi a ben sei settimane dai crolli?
6 – Perchè i giornalisti di Repubblica non hanno sollevato obiezioni, di fronte alla notizia che il WTC7 sarebbe crollato per un cedimento strutturale, quando esistono filmati, diffusi dalla CNN, in cui si sentono chiaramente i poliziotti dire “Allontanatevi, perchè l’edificio sta per saltare in aria”? “Move it back, the building is about to blow up” LINK (al minuto 4:40 del filmato).
7 - Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come sia stato possibile identificare i resti di tutti i passeggeri del volo AA77, quando l’aereo su cui viaggiavano si è letteralmente disintegrato nell’impatto contro il Pentagono?
8 - Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come abbia fatto un Boeing da 100 tonnellate (UA 93) a scomparire in una buca di qualche metro al massimo?
9 - Visto che il volo UA93 è caduto a terra integro e non è esploso in volo, perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come sia stato possibile ritrovarne alcuni frammenti e rottami a 14 chilometri di distanza?
10 - Perchè nessun giornalista di Repubblica si è domandato come sia stato possibile identificare i resti di tutti i passeggeri di UA93, quando l’aereo su cui viaggiavano si è letteralmente disintegrato al suolo?
In sintesi, perchè La Repubblica ci ha raccontato tutte queste cose, dandole per vere, senza nemmeno preoccuparsi di verificarle? Da questa "verità", avallata da Repubblica con estrema disinvoltura, sono poi dipese guerre nelle quali è stato ucciso oltre un milione di civili.
E' il 27 maggio 2009, secondo le varie testimonianze, tra le 11,30 e le 12:04 in diversi centri urbani (Firenze, Scandicci, Gattatico, Carpi, Modena, Pisa, Bologna, Lama Mocogno, Pavullo nel Frignano) uno o più assordanti boati hanno creato panico ed allarme. In alcuni casi è stata segnalata addirittura la rottura dei vetri delle finestre. Alcune scuole sono state evacuate.
Come ormai consuetudine, le autorità si sono subito affrettate a fornire la solita banale spiegazione: "Si è strattato del bang sonico provocato da due caccia in missione di scramble" e questa volta l'aeronautica militare ha voluto strafare, fornendo un dettagliato resoconto dei fatti. Leggiamo il testo riportato sul sito dell'Aeronautica militare e poi vediamo insieme quali sono le numerose incongruenze in questa ennesima storia di disinformazione.
DUE CACCIA EUROFIGHTER INTERCETTANO UN VELIVOLO DEL MONTENEGRO
Il velivolo militare, un Cessna 551, in volo da Cannes (Francia) a Vienna (Austria) è stato intercettato mercoledì 27 maggio in seguito al transito sullo spazio aereo nazionale senza adeguata autorizzazione
Mercoledì 27 maggio alle ore 11,49 locali due caccia Eurofighter del 4° Stormo di Grosseto sono decollati, su ordine di ‘scramble’ dal Comando Operativo delle Forze Aeree (COFA)/CAOC 5 di Poggio Renatico (Ferrara) e sotto il controllo del 21° Gruppo Radar A.M. di Poggio Ballone (Grosseto) e dell’11° Gruppo Radar A.M. di Poggio Renatico, per intercettare un velivolo militare Cessna 551 del Montenegro in volo da Cannes (Francia) a Vienna (Austria) che attraversava lo spazio aereo nazionale senza l'adeguata autorizzazione. Per raggiungere il velivolo in transito è stato necessario percorrere dalle 11,55 alle 12,04 un tratto a volo supersonico tra la zona a sud di Firenze e Reggio Emilia.
L’intercettazione è avvenuta alle ore 12,10 a 15 miglia ad ovest di Rovereto (Trento), dove il velivolo è stato identificato. I caccia Eurofighter hanno scortato poi il velivolo fino al confine dello spazio aereo nazionale, a circa 30 miglia a nord di Belluno, per far successivamente rientro al 4° Stormo dove sono atterrati alle ore 13,03 locali.
Lo “scramble” è in gergo tecnico il decollo immediato di caccia intercettori che sotto la guida dei controllori della difesa aerea si dirigono verso un velivolo “sospetto” per accertare visivamente l’identità e per scortarlo fino ai limiti dello spazio aereo italiano. Nella maggior parte dei casi, si tratta di aeromobili che non rispondono a prestabiliti requisiti, non hanno le previste autorizzazioni al sorvolo dello spazio aereo nazionale o perdono le comunicazioni con gli organi del controllo del traffico aereo o divergono dalla rotta prevista senza validi motivi.
L'Aeronautica Militare assicura la sorveglianza e la difesa dello spazio aereo nazionale per 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, tramite un sistema di radar, velivoli e sistemi missilistici, integrato sin dal tempo di pace con quelli degli altri paesi appartenenti alla NATO. Oltre che dal 4° Stormo di Grosseto, il servizio di decollo immediato e di intercettazione nei casi di allarme è svolto dal 36° Stormo di Gioia del Colle (Bari), pure equipaggiato con aerei Eurofighter, dal 5° Stormo di Cervia e dal 37° Stormo di Trapani, dotati invece di aerei F-16.

Consideriamo ora le varie anomalie.
1) I caccia intercettori hanno percorso in 9 minuti (secondo le dichiarazioni ufficiali) circa 100 km tra Firenze e Bologna e circa 300 km tra Grosseto e Rovereto (Trento). In pratica i due Typhoon hanno compiuto l'intero tragitto ad una media di 845 km/h e quindi ben al di sotto della velocità necessaria (1.200 km/h circa) per la produzione del bang sonico. Inoltre i 100 chilometri percorsi tra Firenze e Bologna in 9 minuti, sempre attenendosi alle dichiarazioni ufficiali, dimostrano che i due intercettori hanno percorso tale distanza ad una velocità media di 666 km/h. A maggior ragione, nemmeno in questo caso, se mai hanno volato davvero due Typhoon, i caccia possono essere stati la causa delle deflagrazioni.
2) Il Cessna 551 è un velivolo di tipo "Executive" che raggiunge una velocità di crociera di 746 km/h. Ammettendo anche un notevole ritardo nella procedura di scramble (pur sempre deprecabile), non si comprende come sia possibile che il Cessna 551 sia stato raggiunto solo una volta arrivato sui cieli di Rovereto, visto che gli intercettori, secondo quanto dichiarato, hanno raggiunto e superato la velocità del suono. In pratica ha percorso indisturbato mezzo nord Italia. Se fosse stato un caccia ben più veloce? Avrebbe potuto compiere il giro dell'intero terrtorio italiano!
Anche sullo schierato e fazioso forum di MD-80.it sono stati inseriti alcuni interventi in cui si esprimono delle perplessità.
sblanzio il 27 mag 2009, 19:17 scrive:
"Se il Citation è entrato "senza adeguata autorizzazione" nello spazio aereo italiano provenendo da Cannes, anche senza conoscere nel dettaglio la rotta dell'a/m secondo la logica l'ingresso dovrebbe essere avvenuto al confine con la Francia meridionale.
Possibile che con i nostri "potenti mezzi" non siamo riusciti a intercettarlo prima che arrivasse su Trento? Se la destinazione era Vienna, praticamente si è fatto 3/4 di volo indisturbato. E se invece fosse stato un volo dirottato con intenzioni non propriamente pacifiche?"
support_5 (sedicente controllore di volo) il 27 mag 2009, 21:45 osserva:
"Anche se è partito da Cannes avrà comunque fatto un piano di volo con congruo anticipo, quindi quel volo si conosceva ancora prima che partisse. Se il piano di volo "scappa" senza che nessuno se ne accorga, i dati di quel volo vengono comunque ricevuti da milano acc almeno 10 minuti prima dell'ingresso nella fir, quindi quel volo poteva essere intercettato ben prima di quanto lo sia stato realmente.
Particolari tipi di voli, per attraversare il territorio italiano hanno bisogno di un'autorizzazione. Può accadere che tale autorizzazione non sia stata richiesta, quando tutto funziona a dovere l'aereo senza autorizzazione non viene proprio fatto entrare nello spazio aereo italiano, nel senso che la difesa aerea, vedendo che il piano di volo di quel particolare velivolo interessa l'Italia e non ha autorizzazione, nega allo stesso l'ingresso. A volte succede che il piano di volo non viene analizzato attentamente e quindi non ci si accorge della mancanza dell'autorizzazione. Poco male, perchè i dati di quel volo vengono trasferiti al primo acc italiano almeno 10 minuti prima dell'ingresso, quindi la difesa ha tutto il tempo per accorgersene ed agire di conseguenza. Onestamente stamattina non so cosa si sia inceppato nel meccanismo, questo è il motivo per cui ho detto che, a mio avviso la difesa non ci ha fatto una bella figura".
3) L'aeronautica montenegrina dispone dei seguenti velivoli:
Attack J-22, G-4, Mi-24, SA.342 GAMA
Fighter MiG-29, MiG-21Bis
Interceptor MiG-21Bis
Reconnaissance MiG-21M, MiG-21R, IJ-22, INJ-22, SA.341 HERA
Trainer Utva 75, G-4, NJ-22
Transport An-2, An-26, YAK-40, Falcon 50, Learjet 25, Mi-8
Air Force of the Federal Republic of Yugoslavia / Serbia and Montenegro

Come potete notare, l'aeronautica del Montenegro non possiede alcun Cessna 551. Come la mettiamo?
A queste semplici osservazioni aggiungiamo un'importante testimonianza:
"Caro [...], cercherò di essere concisa. Ti segnalo questa cosa perchè mi ha particolarmente turbata ed alla quale non sono in grado di dare una spiegazione.
Ieri mattina, al parcheggio del supermercato, in un cielo quasi blu per il vento della notte precedente, vedo due scie enormi salire in verticale verso il cielo. La sensazione è come se fossero partite da terra, andavano velocissime, ma soprattutto non riuscivo a vedere l'aereo che le generava.
Ho provato a fotografare col mio telefonino nuovo, del quale non conoscevo ancora l'utilizzo. Mi sono poi accorta di aver registrato un video, in cui trovi alcuni fotogrammi chiari.
1) Le due scie che salgono (da zona collinare Reggio-Parma)
2) A circa 30 secondi le due scie hanno iniziato a viaggiare in orizzontale per poi avvicinarsi moltissimo tra loro. Ad un certo punto, nel fotogramma, vedi che una scia perde di intensità fino a sparire. Nel punto in cui ha perso di intensità si è sentito un gran botto, seguìto poi da un secondo botto dopo pochi secondi.
3) Alla fine del filmato, vedi solo una scia orizzontale nel cielo che va in direzione Mantova.
Insomma, ieri mi è preso un vero colpo.
Ciao e grazie
(Lettera firmata)
Reggio Emilia"
In conclusione possiamo affermare, con assoluta certezza, che anche l'episodio del 27 maggio nei cieli tosco-emiliani non è da ascriversi ad un semplice bang sonico. I dati lo confermano. Inoltre l'area di percezione dei boati è spostata ad ovest dell'autostrada A1 e quindi si evidenzia che il punto d'origine della deflagrazione si trova a circa 50 miglia dal percorso ideale compiuto, secondo l'Aeronautica militare italiana, dai caccia intercettori.
Quale ipotesi possiamo formulare alla luce dei frequenti episodi simili che in questi mesi occorrono in varie parti d'Italia, ma anche all'estero?
La testimonianza sopra riportata, il filmato nonché altre testimonianze raccolte in questi ultimi mesi, in relazione ad altri fatti analoghi, sempre "giustificati" come bang sonici, ci inducono a pensare che i velivoli droni impegnati nelle missioni di aerosol clandestine vengono abbattuti in volo, allorquando presentano dei problemi che metterebbero a rischio la segretezza delle operazioni. Ciò si è probabilmente verificato sulla Sila, sui cieli liguri pochi giorni fa ed in occasione di altri episodi che la cronaca ha descritto in passato come bang sonici.
Si ringrazia M.R. per la fattiva collaborazione, per il materiale e per le indagini in loco compiute. Tankerenemy



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