LA (EX) TESSERA N° 1 NON DELEGA PIÙ AL PD SMARRITO LA STRATEGIA PER ABBATTERE SILVIO – NON C’È PIÙ FEELING TRA LA SINISTRA E IL SUO CAPITALISTA DI RIFERIMENTO E DE BENEDETTI PRENDE LA LEADERSHIP DEGLI ANTI-BERLUSCONIANI GRAZIE ALLA SUA ARMATA EDITORIALE…
Peppino Caldarola "il Riformista" 09 Ottobre 2009
Da molti mesi Carlo De Benedetti non è più la tessera numero 1 del Partito democratico. L'ha abbandonata fragorosamente schierando i suoi giornali in prima linea nella battaglia per abbattere Silvio Berlusconi. Troppe titubanze nella opposizione parlamentare lo hanno convinto che è arrivato il momento di ritirare tutte le deleghe.
Il Pd è un partito sfarinato, Veltroni, politico di riferimento del gruppo editoriale, ha abbandonato la segreteria e forse la sua stessa creatura, si profila la vittoria di Bersani, troppo D'Alema-dipendente. Altro non c'è. Il lungo innamoramento fra la sinistra e il suo capitalista di riferimento sta finendo. Ognuno per sé. Il Pd vive la contraddizione mortale. Ha ancora un cospicuo pacchetto di voti elettorali ma questa forza non si traduce in egemonia politica sulla opposizione.
Carlo De Benedetti non perde tempo e con la sua armata editoriale prende la leadership degli antiberlusconiani. Per chi da anni sostiene che la crisi italiana è tutta racchiusa nella contesa Berlusconi-De Benedetti siamo di fronte al disvelamento della realtà. Per la sinistra è un duro risveglio. È in discussione non solo la sua autonomia politica ma forse la sua stessa esistenza. Quanto può reggere un partito assediato da una base in ebollizione guidata da una grande catena editoriale?
De Benedetti per la sinistra non è stato solo il più importante editore di riferimento. L'innamoramento nasce prima, negli anni in cui l'ingegnere dapprima si cimenta poi si separa dalla Fiat. L'uomo che disse no a Gianni Agnelli e fu giubilato dalla dinastia di Torino è stato il primo dei "capitani coraggiosi" incoronati dalla sinistra. Il rapporto di questa con gli Agnelli era segnato da antiche divisioni e da reciproche diffidenze.
Il Pci era ancora troppo operaista per consegnarsi nelle mani del più importante imprenditore italiano. Lama trattava con l'Avvocato ma il partito si manteneva estraneo e diffidente, anzi con Berlinguer appoggiò la più dura delle lotte operaie del dopoguerra. L'emergere di Carlo De Benedetti segnalava invece il protagonismo di un capitalista meno elitario e più disponibile a sporcarsi le mani con la politica.
L'arrivo dell'ingegnere al gruppo Espresso-Repubblica segnò una ulteriore svolta. Nel passaggio dalla direzione di Eugenio Scalfari a quella di Ezio Mauro si interruppe un ciclo nella storia dell'affiancamento del quotidiano alla sinistra. Scalfari detestava Craxi e agiva a tutto campo. Lavorava ai fianchi il Pci per immetterlo nel circuito di governo, ma assediava anche la Dc.
Con lui cresceva un grande giornale borghese che dettava l'agenda politica, favoriva e distruggeva carriere, ma lo faceva ex cathedra, non rinunciando mai alla propria separatezza. Era un monarca senza regno che si affidava alla sua capacità di interpretare gli umori profondi della politica e di creare relazioni politiche trasversali.
Il dopo-Scalfari, quando si dispiegò a tutto tondo l'egemonia dell'ingegnere, spinse il quotidiano su una linea di più netto fiancheggiamento. Il giornale partecipò in prima persona a tutte le battaglie interne alla sinistra. Era con Prodi e Veltroni contro D'Alema, spinse Rutelli per bloccare Giuliano Amato, enfatizzò la resistibile ascesa di Sergio Cofferati.
Non sempre era tutto lineare. Carlo De Benedetti ispirò la nascita di associazioni liberal favorevoli ai girotondi ma lui non rinunciava a invitare per le vacanze estive Piero Fassino sul suo yacht e un vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini, una volta al mese, intervistava Massimo D'Alema per calmarne l'ira funesta.
La nascita del Pd avrebbe dovuto sanzionare questo passaggio d'epoca. Un giornale liberal di massa per il partito più liberal della storia italiana. Ma qualcosa si rompe. E si rompe nel Pd. L'assalto veltroniano a Berlusconi fallisce e il progetto del Pd si affloscia. Il popolo di sinistra vive la sua più acuta fase di scoramento e anche le copie di Repubblica calano. Siamo alla terza fase, quella attuale.
Il primo anno di governo di Berlusconi è travolgente. Una schiacciante maggioranza parlamentare, una opposizione inebetita, un premier che prende il centro della scena. Con il discorso del 25 aprile Berlusconi sembra aver varcato anche l'ultimo confine, quello dell'antifascismo militante. Per l'ingegnere si profila una sconfitta politica.
Anni e anni di lavoro ai fianchi della sinistra, di certosina ricerca di leadership credibili, di sostegno elettorale rischiano di andare in fumo. Il campo antiberlusconiano non è presidiato da «riflessivi professori», come quelli dei girotondi, ma da un tribuno sconclusionato, quell'Antonio Di Pietro che Repubblica non ama.
Di qui la scelta di ritirare le deleghe alla politica e di fare tutto da soli o quasi. Come ha scritto Eugenio Scalfari, nel suo fondo di domenica dedicato alla manifestazione per la libertà di stampa, è stato evocato un popolo. Il giornale non ha più solo lettori davanti a sé ma un movimento di opinione che si va strutturando. Quello che accadrà lo capiremo fra qualche tempo. Ma è facile immaginare che si farà più forte nel gruppo editoriale la tentazione di dare al popolo una guida.
Il Pd assiste attonito a questo scempio di sé. Una parte del partito ha già rinunciato alla battaglia e si è adattata alla egemonia del gruppo editoriale. Un'altra parte vive questa stagione con la sofferenza di chi si accorge che si vanno restringendo i margini per l'autonomia della politica. Lo scontro frontale fra De Benedetti e Berlusconi è all'ultimo round. La sinistra, se non ritrova un ruolo e una leadership, ha già perso.

Il presidente della FIAT Montezemolo, uomo più di ogni altro avvezzo a privatizzare i profitti socializzando le perdite, recente beneficiario tramite la società NTV (costituita insieme a Diego Della Valle e ad Intesa San Paolo) della gestione delle nuove linee ferroviarie ad alta velocità, pagate decine di miliardi di euro dai contribuenti italiani, è finalmente riuscito a coronare il sogno di possedere un proprio think tank.
Italia Futura, questo è il nome del gruppo di pressione (lobby o fondazione che dir si voglia) capitanato da Luca Montezemolo, è stato presentato ieri ad oltre 200 persone, fra le quali il presidente della camera Gianfranco Fini, il parlamentare del PD Enrico Letta ed il fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi.
Montezemolo ha esordito spiegando tutte quelle che non sarebbero le aspirazioni del nuovo think tank, dando una classica dimostrazione di “excusatio non petita, accusatio manifesta”. Italia futura non sarà il laboratorio segreto di misteriose alchimie partitiche, né si renderà espressione di un oscuro complotto di salotti buoni, fortunatamente estinti da tempo, né incarnerà l’ennesimo partito sulla scena politica, dal momento che non servirebbe al paese, né sarà intenzionato ad influenzare le geometrie dei partiti.
Italia Futura, secondo le parole di Montezemolo, sarà “un luogo di idee e proposte che ha un'unica e trasparente missione: fare emergere le molte capacità di cui è ricco il nostro Paese per coinvolgerle nell'elaborazione di un progetto sul futuro dell'Italia. Si tratterà di una missione del tutto normale che prende spunto dagli Stati Uniti e dalla loro ricca tradizione di centri di riflessione sul futuro della nazione. Costruirà ogni tre mesi delle campagne tematiche all’interno delle quali verranno lanciate delle proposte snelle e operative intorno ad alcuni grandi problemi del paese. Rappresenterà un luogo d’ideazione, uno strumento di mobilitazione dell’opinione pubblica, uno spazio per pensare il futuro del paese.
Italia Futura affronterà i temi centrali e cruciali della vita degli italiani, ed uno di questi, la “mobilità sociale” è stato scelto come oggetto della prima campagna ed illustrato in sala nel corso della presentazione da Irene Tinagli, ricercatrice già membro della direzione nazionale del Pd, che ha curato il rapporto sull’argomento."
La “maschera” del buon samaritano, preoccupato per i problemi dei cittadini, indispettito dal fatto che il divario tra ricchi e poveri aumenti e con questo aumentino le diseguaglianze e la difficoltà di scalare la società, già usata da Diego Della Valle durante le puntate di Porta a Porta e Ballarò di qualche anno fa, collocata sul viso di Montezemolo appare ancora più grottesca. Così come la velleità di spendersi per il bene del paese non può che risultare ridicola da parte di un uomo che nel corso della propria (facile) carriera è sempre stato abituato a prendere dal paese, senza mai nulla dare.
Italia Futura non è nè sarà mai un’associazione di beneficenza e anche se con tutta probabilità non diventerà mai un partito, nasce con degli obiettivi ben precisi, facilmente individuabili anche solo leggendo fra le righe le dichiarazioni ammantate di buoni propositi esternate da Montezemolo. Italia futura non sarà un partito, ma mirerà a dirigere e guidare l’operato dei partiti di potere, orientando l’opinione pubblica affinché le garantisca una posizione dominante all’interno del rapporto di forze che verrà a crearsi con la politica. Italia Futura agirà dietro le quinte e non porterà rappresentati in parlamento, ma si spenderà per far si che i parlamentari votati all’interno dei partiti politici portino in parlamento gli interessi di Italia Futura, che saranno molto differenti e spesso addirittura antitetici rispetto a quelli degli italiani.
Se Italia Futura rappresenterà l’avvenire, si nutre la vivida sensazione che possa manifestarsi assai più greve del presente, poiché non c’è aguzzino peggiore di quello che continua a picchiarti dicendo che lo sta facendo soltanto per il tuo bene.
Marco Cedolin 8.10.2009
Margherita Agnelli, 54 anni, la figlia “ribelle” dell’avvocato, che nel 1992 rischiò di bruciare viva nei pressi di Mosca in una dacia con i suoi cinque figli avuti dal secondo marito Serge de Palhen, è intenzionata a bruciare il mito degli Agnelli. Per una questione d’eredità, per soldi, dicono gli “altri” della famiglia. “Per fare chiarezza”, dice lei. Per quei soldi nascosti dall’avvocato nei forzieri svizzeri da Ginevra a Zurigo, da St. Moritz a Lugano.
Dalla sua denuncia - l’udienza è fissata a Torino il 12 novembre prossimo - sta uscendo di tutto: conti all’estero, transazioni irregolari, come quella di Dino Baggio nel 91, pagato con 4 miliardi “aggiuntivi” di lire dal conto svizzero di Agnelli, patrimoni non dichiarati. Anche residenze di “comodo”, come sarebbe quella della madre a Saint Moritz, nello chalet Alcyon. Un mare di veleni contro la memoria del padre, contro la madre, Marella Caracciolo, 82 anni. Bruciare tutto - il falò della vanità - anche contro la volontà di suoi stessi figli. John Philip Elkann, 33 anni, l’erede alla guida dell’impero Fiat, si è detto molto amareggiato da tutta la vicenda. Anche Lapo, 32 anni, il secondogenito che quattro anni fa rischiò di morire in un party a base di coca con un transessuale, le ha chiesto “di fare la pace”. I due, con Ginevra, 30 anni, sono i figli nati dal primo matrimonio con il giornalista Alain Elkann. Risposatasi con un dirigente Fiat, Margherita ne ha poi avuti altri cinque.
Lei, sola, dunque contro la “famiglia”. Vuole scoperchiare i conti segreti dell’Avvocato che - sostiene - siano disseminati in Svizzera, in Olanda Lussemburgo, Canada, Francia. Una quindicina di conti bancari, di cui otto conti presso istituti svizzeri, secondo le ultime rivelazioni del Corriere della Sera. Conti su cui sta indagando anche il fisco italiano, all’interno di una più ampia inchiesta sugli averi degli italiani all’estero che ha messo sotto indagine ben 170 mila italiani.
Fra le banche prese di mira, ovviamente l’Ubs. A svegliare il fisco italiano contro gli Agnelli sono state proprio le continue richieste di Margherita Agnelli sull’eredità, la denuncia presentata al Tribunale di Torino, ma anche la campagna lanciata dai quotidiani Libero e dal “Giornale”. Feltri s’indigna, che gli italiani s’indignino per le avventure galanti del premier Berlusconi: “Ci sarebbe almeno da chiedersi - scrive sul Giornale - perché in Italia i progressisti considerano meno grave rubare al popolo che toccare il sedere a una ragazza cui va a genio farselo toccare”.
A indignarsi per prima la figlia dell’avvocato, Margherita Agnelli: due anni fa, nel 2007 fece causa alla madre Marella Caracciolo all’avvocato Franzo Grande Stevens, al manager Gianluigi Gabetti e al fiduciario svizzero Siegfried Maron, già amministratore della filiale Ifil a Ginevra, la società cassaforte dell’impero degli Agnelli (ora affidata ad Alessadro Boccardo di Lugano).
La vertenza riguardava l’accordo testamentario concluso il 2 marzo 2004 firmato a
Ginevra, dove Margherita risiede. Un accordo che le destinava beni immobili, quadri, averi, il tutto per un patrimonio stimato attorno al miliardo e 166 milioni di ville. Le ville e i beni immobili, in sua proprietà. avrebbero però dovuto garantire un usufrutto alla madre. Quest’accordo che è saltato. E dire che Margherita - nel 2004 quando era tutelata dagli avvocati Girolamo Abbatescianni e dal legale svizzero Charles Poncet - l’aveva dichiarato molto soddisfacente.
Lo ripetè nell’occasione del matrimonio del figlio nel settembre 2004, quando John Elkann sposò Lavinia Borromeo sul Lago Maggiore, all’Isola Bella. Ma che le cose non sarebbero andate lisce si capirono subito. Già nel febbraio 2003, ad un mese dalla morte del padre Gianni, Marella chiese informazioni sul “tesoro Agnelli”, vantando pretese. Si sentì dire: “Lei non è degna di essere la figlia di suo padre”.
Clemente Mazzetta Caffé 13.09.2009
Per capire le motivazioni ed il significato profondo delle dichiarazioni rilasciate di recente da La Russa a Massimo Caprara sul Corriere della Sera in cui chiede una revisione del codice militare di pace attualmente cogente in Afghanistan per i militari italiani, servirà ricorrere più avanti a Wikipedia ed al “caso“ Calipari. Il nesso tra il funzionario del SISMI ucciso da un marine USA a Baghdad ed il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio morto a luglio per un esplosione che ha coinvolto il Lince su cui prestava servizio in Afghanistan, si presta a più di una similitudine.
Il Ministro della Difesa non ha detto esplicitamente di volere l’introduzione di un codice militare di guerra ma ha fatto capire che quello di pace è di intralcio. Di intralcio a chi? Ce lo faccia capire senza manfrine.
Intervistato da Sky Tg24, La Russa ha fatto sapere all’opinione pubblica del Bel Paese che serve una “terza via“ ed il dissequestro urgente disposto dalla Procura di Roma di tre, dicasi 3, Lince. Volete sapere quanti LMV “bidone“ erano in forza, a gennaio 2009, al Comando Regionale di Herat? Duecentoquarantanove (249). Proprio così. Avete letto giusto.
In Italia, come abbiamo già detto, a disposizione delle Forze Armate ce ne sono la bellezza di 1.270. Con un C-130, in otto-dieci ore, se ne possono far arrivare ad Herat due. Perdiamo efficienza sul terreno avendone operativi da quelle parti 246 anziché 249? Macchè. E allora?
Dal 2002 al 2009, abbiamo movimentato Italia-Afghanistan e ritorno 29.000 tonnellate di logistica e materiali militari; 15, all’ingrosso, in più per rimpiazzare i LMV distrutti che differenza fanno? Semplicemente nessuna.
Il nostro signor Auricchio, quello “piccante“, nasconde altri obbiettivi, anche economici, che potrebbero danneggiare la FIAT Iveco? Non è affatto escluso, anzi, a dirla tutta…
A ben vedere potrebbero esserci profili penali. Che la FIAT Iveco possa vendere ad Inghilterra, Belgio, Croazia, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Austria degli scarronzoni ed a che costo unitario non è affare che riguarda la Procura di Roma, ma se i Lince rappresentano un pericolo per l’incolumità dei militari italiani la magistratura ha pieni titoli per accertarne i limiti operativi e la pericolosità per chi li ha in dotazione.
O no?
Se la magistatura lo dovesse accertare, gli affaroni della famiglia Elkann subirebbero una battuta d’arresto. E’ questo che non si vuole? A naso sembrerebbe proprio di sì.
La Russa e Cossiga (Giuseppe, figlio di Francesco) sono del mazzo? Mai dire mai. L’ ISTRID non lavora forse per lobby?
Il ministrone auspica, inoltre, un nuovo codice che non sia di pace né di guerra, da rimaneggiare, per azzerare – questo lo diciamo noi con la certezza che questa sia la finalità che si prefigge di raggiungere il Governo – i poteri di indagine della magistratura italiana nel Paese delle Montagne.
Governo e Difesa non tollerano, di fatto, occhi indiscreti sulla “missione di pace“ ? La risposta anche in questo caso è affermativa. Vogliono conquistarsi forse gli stessi poteri di veto che servirono al Ministro della Giustizia dell’amministrazione Bush per mettere a pagliolo le rogatorie internazionali dei pm Franco Ionta e Pietro Saviotti?
Angelino Alfano non ha forse annunciato che, a settembre, prenderà il via il ridimensionamento per legge dei poteri di indagine della magistratura inquirente? La Russa è uno dei colonnelli di Berlusconi. Allineato e coperto.
Facciamo ora entrare in campo l’enciclopedia abbastanza “libera“ del web, la più affermata e conosciuta per la distribuzione di contenuti su internet, per quel che riguarda il funzionaro del SISMI ucciso dal marine Mario Lozano.
“ …negli Stati Uniti è stata istituita una commissione d’inchiesta ai cui lavori sono stati ammessi osservatori italiani (nessun inquirente legale – nda) nominati dal Governo in carica di centrodestra. In Italia la magistratura ha incontrato impedimenti e difficoltà (eufemismo – nda) nelle svolgimento degli accertamenti a causa del particolare status in cui si sono svolti i fatti che risultava essere territorio dell’Iraq sottoposto a controllo del codice militare USA ed a sovranità, di fatto, assegnata al Segretario alla Difesa; negato anche il permesso di far analizzare a magistrati e tecnici della polizia scientifica italiana il veicolo su cui viaggiava Calipari. I giudici italiani hanno dovuto attendere la conclusione dell’inchiesta USA. Il diniego motivato da esigenze di natura militare ha di fatto provocato lo scadimento del valore probatorio del reperto (leggasi manomissione intenzionale della Toyota Corolla – nda).”
La Procura di Roma dopo la morte del mitragliere Di Lisio ha sequestrato tre Lince per capire come stavano le cose.
Il 9 agosto, il Cocer Esercito ha chiesto per bocca del generale Domenico Rossi – mai fidarsi degli altri gradi! -che i magistrati della Procura di Roma facciano con urgenza sopralluoghi in Afghanistan e tolgano i “sigilli“, senza cercare il pelo nell’uovo. Bel sindacalista, questo signore! Anche lui, come la Russa, chiede un intervento urgente di dissequestro degli Iveco perché servono i “pezzi di ricambio“.
Si potrebbe fare, volendo, le pulci anche a lui.
La sicurezza chi ci sta dentro interessa o no a questo signore? Sembrerebbe poco o nulla. Brunetta il nano cattivo ha previsto di tagliare dall’organico dell’Esercito 50.000 militari definendoli con disprezzo “pappafichi” e “pancioni in esubero”. La guerra della Repubblica Italiana delle Banane in Afghanistan costa sempre di più.
Quanto?
Ne riparleremo.

Giancarlo Chetoni Byebye Uncle Sam 22.08.2009
Un video in tre parti su youtube dà importanti informazioni a riguardo. Qui di seguito una mia personale e molto sommaria sintesi di alcuni contenuti del video e di un libro sul tema. (sintesi che tuttavia contiene alcune frasi riprese pari pari dal testo del video e brani tratti alla rinfusa dal libro “Webbe Grillo“, nel quale si trova una più minuziosa indagine sui rapporti degli editori di Grillo col grande mondo degli affari).
I link in fondo.
Dunque:
La Casaleggio Associati (editore di beppegrillo.it) è legata a due partner:
1)ENAMICS, azienda informatica USA leader nel BTM, un sistema che permette di prendere in tempo reale decisioni atte a massimizzare il profitto. Tra i tanti clienti ha JP MORGAN che è coinvolta nella frode da 600 milioni di euro, dal 1999 al 2003, ai danni dei contribuenti italiani assieme ad altre banche per un totale di 4300 milioni. Pare che sul sito del Beppe non ci sia menzione di questo scandalo. Singolare, dato che è una tradizione di Grillo la denuncia di scandali simili.
2)THE BIVINGS GROUP è il partner a cui la Casaleggio si ispira. E’ l’azienda leader nel social network, in web marketing. Per mezzo della rete manipola l’opinione pubblica, utilizzando falsi cittadini e finte associazioni per promuvere gli interessi dei loro clienti. E’ un’azienda che si occupa dell’immagine delle aziende, per venderle meglio alla gente. La Monsanto è sua cliente e si è avvalsa di essa per convincere la gente che le sementi OGM erano un toccasana. Altri clienti sono la Philip Morris e la Lorilland Tobacco, che la utilizzano per promuvere l’idea che il fumo non è tossico né produce dipendenza. E poi la BP AMOCO, industria petrolifera responsabile di disastri ambientali.
Gli uomini della Casaleggio: Gianroberto Casaleggio, Davide Casaleggio, Mario Bucchic, Dario Eleuteri. Lavoravano in una società di Telecom Italia spa, l‘azienda coinvolta in numerosi scandali, come quello di Tavaroli & Co, che avevano dossier su importanti personalità italiane. Ricordate che Grillo aveva lanciato la Share Action, che mirava ad acquisire la società di Telecomunicazioni. Gianroberto Casaleggio e gli altri avevano lavorato per Telecom, anzi Gianroberto era perfino nel board della filiale dell’azienda. Un giro strano.
L’ultimo uomo della Casaleggio è Enrico Sassoon, fondatore di GLOBAL TRENDS.
Tra i clienti della GLOBAL TRENDS c’è l’AMERICAN CHAMBER OF COMMERCE IN ITALY, una lobby che cura gli interessi delle corporazioni americane in italia. Il presidente è il vice di MICROSOFT, Umberto Paolucci; nel board numerosissime aziende USA e italiane molte delle quali coinvolte nel progetto PALLADIUM, sistema che porterà al controllo degli utenti di qualunque apparecchiatura multimediale tipo i telefonini e i computer, tv e dvd, secondo il video. Informazioni, controllo totale, sarebbe, secondo alcune ipotesi, l’obbiettivo di queste aziende consociate, attraverso tecnologie informatiche e internet. Anche Mediaset è nel gruppo.
E adesso il piatto forte.
Sasson è stato per 8 anni vice ed ora è direttore di questa lobby.
Dal libro Webbe Grillo:
“Enrico Sasson è certamente uno dei nomi meno appariscenti sulla scena del mondo della comunicazione italiana. E questo ci fa' capire quanto possa essere abile, avendo per circa otto anni ricoperto un ruolo di fondamentale importanza nella massima espressione dell'americanismo in
Italia, ossia, l'American Chamber of Commerce in Italy, oltre ad essere stato un membro del direttivo della Webbeg Spa [filiale di Telecom], di cui parleremo dopo. Enrico, dell'AmCham [American Chamber of Commerce in Italy], era l'amministratore delegato, ossia il "principe" dell'esecutivo di un'associazione il cui presidente è un certo Umberto Paolucci, semplicemente il numero due di Microsoft, insomma un uomo di Bill Gates. Un ruolo, quello di Sasson, ricoperto fino al 2006, in contemporanea con l'esperienza in un'altra importante azienda informatica, la Procos, e la collaborazione con "Il Sole 24 ore", giornale da cui è uscito nel 2003. Oltre a questo ha effettuato numerose pubblicazioni su "Mondo Economico" ed altre illustri
riviste per imprese, e svolge attività di consulenza per Università private, come la Cattolica di Milano o la Bocconi. Inoltre Sasson è Direttore responsabile di AffarInternazionali e della Harvard Business Review Italia, nonchè, dal 1996 presidente della società di studi, ricerche e comunicazione Global Trends, di cui
è fondatore. Global Trends è una società che opera analisi sull'impatto economico delle tecnologie nel mondo delle imprese.
Offre insomma un quadro su come la tecnologia possa dare crescita all’azienda. Se si scorre sul sito della Global Trends si trovano tracce della Casaleggio Associati. E' vero che la Global Trends parla a chiare lettere di formule di sostenibilità, è anche vero che se si osserva la lista dei suoi clienti rispuntano curiosi legami con le multinazionali che della sostenibilità e dell'etica non hanno fatto proprio la loro bandiera. Ecco infatti rispuntare, guarda caso come alla Bivings, i nomi della HP e della Philip Morris (Europa), oltre alla Italcementi SPA, una società non proprio sostenibile, visto il recente scandalo che ha coinvolto la nota azienda Calcestruzzi che fa' parte del suo gruppo:
"Creavano fondi neri truffando gli enti pubblici che appaltavano lavori fornendo alle imprese calcestruzzo "depotenziato" che avrebbe messo in pericolo opere edili realizzate in tutta Italia. I pm ritengono che l'azienda abbia favorito la mafia e per questo hanno chiesto ed ottenuto dal giudice anche il sequestro di tutta la Calcestruzzi spa, con beni mobili e immobili per un valore complessivo di 600 milioni di euro" (America Oggi)””
[Per crimini simili sono morti a centinaia in Abruzzo a causa dell‘ultimo terremoto. Non so se l’Italcementi è coinvolta nelle costruzioni non a norma dell’Abruzzo. Perché se lo fosse, sarebbe imbarazzante per Grillo, visto che sul suo sito campeggia la scritta a caratteri cubitali: “RICOSTRUIAMO ONNA“,ndr].
Avete capito? Questo tizio, cioè l’editore di Beppe Grillo, è ai vertici di una lobby americana di multinazionali; ma come fa Grillo ad essere al contempo paladino degli italiani sfortunati e gallina dalle uova d’oro degli ambienti supercapitalisti internazionali?
Gallina dalle uova d’oro. Infatti la filosofia della Casaleggio include ”ll concetto di Social Network come opportunità per le aziende di controllare i consumi delle persone”, secondo il libro “Webbe Grillo”, sicchè Grillo e il fenomeno dei meetup sarebbe un business per le aziende che lo gestiscono.
Si prospetta, nel video, anche una relazione tra Tangentopoli, che ha fatto fuori la vecchia classe dirigente, DiPietro e la Casaleggio, quest’ultima legata ai poteri sovranazionali che hanno avuto un potere crescente in Italia dall’epoca di Mani Pulite. E’ innegabile che DiPietro-Grillo-Travaglio hanno frequentazioni consistenti e hanno costruito, collaborando tra di loro, un blocco di consenso orientato verso IDV. Alle ultime elezioni Grillo ha annunciato trionfante che due di loro erano stati eletti in Europa. Si riferiva a DeMagistris e Sonia Alfano, candidati nell’Italia dei Valori.
Al vertice della American Chamber ci sono anche Cesare Romiti, presidente RCS, e Giuseppe Cattaneo. Tutti e due sono nell’esecutivo dell’ASPEN INSTITUTE ITALIA, associazione privata dedicata alla discussione, approfondimento e scambio di conoscenze. Ne fanno parte Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Caltagirone, Bombassei (ospite in una puntata di Santoro), John Elkann, Geronzi, Napolitano, Paolo Mieli e altri giornalisti, Confalonieri, Umberto Eco, Rai, Mediaset, Vodafone, Deutsche Bank , Intesa San Paolo e altri. L’ASPEN è la grande sede di dibattito politico economico che influenza e condiziona l’intero paese. Presidente Giulio Tremonti, c’è anche Prodi.
L’ASPEN ha tenuto un seminario di formazione per gli uomini del ministero della Difesa, insieme al PNAC (project for a new american century). L’ASPEN è finanziata dai Rockefeller. Ai vertici dell’ASPEN molti Bilderberg. Draghi era di recente al Bilderberg; è stato vice e direttore gen. di Goldman Sachs, ora è governatore Bankitalia.
(Travaglio, che fa comunella con Grillo (anzi adesso è edito dalla Casaleggio lui stesso) si è sempre rifiutato di parlare del conflitto d’interessi delle banche italiane titolari di quote di Bankitalia, con la scusa che lui di economia non ci capisce nulla. Vi ricordo che non capiva nulla nemmeno di giurisprudenza, ma si era attrezzato per imparare la materia, in modo da poter seguire i fatti italiani e di Berlusconi. Si vede che reputava Berlusconi più importante. Ma il conflitto d‘interessi delle banche non è uno scherzo, infatti Grillo ha smesso di parlare del signoraggio, ad esempio). Sempre al Bilderberg è stato Franco Bernabè, amministratore delegato Telecom e vice di ROTHSCHILD europe.
Una bizzarra coincidenza.
Nel video Prometeus, sul sito della Casaleggio, oltre a una visione un po' distorta del futuro, c’è la profezia della fine dei giornali. Per la detta coincidenza, sir Beppe invocò un V-DAY contro i giornali, con referenda che avrebbero condannato a morte certa carta stampata. Non dimenticate che l’idea di Grillo piacque a Tremonti, allorchè si decise di chiudere il rubinetto a giornali come il “manifesto”. Tremonti è il presidente dell’Aspen Institute, legato, tramite Romiti e Cattaneo, all’American Chamber diretta da Sasson, l’editore di Grillo insieme agli altri della Casaleggio.
Ancora notizie da “Webbe Grillo”:
“[…] Che Grillo sia il portavoce di nuovi interessi economici che hanno nell'ambiente il loro interesse precipuo? [ci sembra credibile, ndr] E non sarebbe neppure un peccato, se non vi fossero contraddizioni nelle utenze di questi interessi, come abbiamo appena visto. Comunque, tornando sui clienti di Enrico Sasson e della sua Global Trends, ecco che si intrecciano ancora il Sole 24 ore e ancora l'American Chamber of Commerce in Italia. E su quest'ultima mi vorrei soffermare. E' impensabile che i legami non siano rimasti forti, fra Sasson e il numero due di Bill Gates. E' difficile pensarlo perlomeno dal punto di vista commerciale. L'American Chamber è un'associazione molto particolare. "AmCham ha lo scopo di sviluppare e favorire le relazioni economiche tra gli Stati Uniti d’America e l’Italia, di promuovere e tutelare gli interessi dei propri associati nell’ambito dell’attività di business tra i due Paesi e di diffondere tra i propri associati le informazioni relative alla propria attività."
Se osserviamo i componenti del suo consiglio di amministrazione, oltre al buon Paolucci, troviamo Gian Battista Merlo, che è il vice presidente, appartenente al gruppo Exxon Mobil. Poi troviamo Emilio Petrone della Mattel, Federica Olivares della Mcf, Diego Visconti della Accenture Spa. Exxon Mobil (solo due articoli, risalgono a uno e due anni fa' nel blog di Grillo), ossia compagnia petrolifera osteggiata pesantemente da associazioni come Greenpeace per i suoi misfatti in giro per il mondo. La Mattel, coinvolta nello scandalo delle Barbie inquinanti (non ho trovato articoli nel blog di Grillo). E su due aspetti vorrei tornare. Il primo concerne la missione dell'American Chamber, giacchè questa pletora di rappresentanti di grosse multinazionali americane, alcune delle quali discutibili, che operano in Italia, formando dunque un forte centro di interesse americano nella nostra penisola, una sorta di "lobby" che cura gli interessi delle imprese americane in Italia, “
E ancora da “Webbe Grillo: ”profilo di Umberto Paolucci [numero due di Microsoft e presidente dell‘AmChamber]: "italiano, numero due della Microsoft dopo il magnate statiunitense Bill Gates, classe 1944, ravennate, Paolucci è un ingegnere elettronico ed è stato identificato dalla stampa come uno dei geni italiani dei computer. Laureato nel 1969 in ingegneria elettronica all'Università di Bologna, nel 1998 gli è stata attribuita la laurea Honoris Causa in Statistica e informatica aziendale. [...]
Oltre che presidente di Microsoft Italia e vice presidente di Microsoft Corporation [...] è vicepresidente di Confcommercio con delega 48 all'innovazione [...]." Confocommercio, ovvero Confindustria. E sarà un caso che la società di Sasson abbia il "Sole 24 Ore" (giornale di confindustria) come cliente così come il "Sole 24 Ore" faccia parte come associato dell'AmCham. Anche se è vero che sia il quotidiano che il presidente di Confindustria vengono (lo diciamo per onestà e per dimostrare che la nostra ricerca non ha presupposti parziali) attaccati puntualmente da Beppe Grillo, seppure il blog del comico fu insignito nel 2005 dal premio WWW, proprio dal giornale degli industriali.” !!!!!
Beppe Grillo e i 5 Ragazzi - Principio - Compimento - Epilogo (filmato in tre parti), ai seguenti link:
1) http://www.youtube.com/watch?v=DcUJQDKQA-w&feature=channel
2) http://www.youtube.com/watch?v=dY8A3LfVysU&feature=channel
3) http://www.youtube.com/watch?v=R9ozp2nN5o4&feature=channel
Fonte del realizzatore del video: “Webbe Grillo” di Gaetano Luca Felice, libro on line
A. Berlendis Ripensare Marx 25 maggio 2009
Assistiamo oggi ad una apparente strana divaricazione: da una parte è in atto una campagna di sostegno (che vede la sinistra in prima fila) della Fiat l’impresa simbolo della lagrassiana GF&ID, che è al centro di strategie geopolitiche Usa per il mantenimento dell’egemonia sull’Italia e, tramite essa, su paesi decisivi per un asse europeo. Dall’altro, un attacco concentrico su più piani a Berlusconi (che vede la sinistra in prima fila, con dietro l’amministrazione Usa attuale ed i gruppi della GF&ID ) accusato di essere un grande corruttore (di partiti politici, di giudici, ecc.) e di nascondere un vizio d’origine nella genesi delle sue imprese. Si deve invece riconoscere che, il torbido e illegale all’inizio dell’‘accumulazione originaria’, l’intreccio oscuro con gli agenti politici, interni ed esteri, e con gli apparati dello Stato, caratterizzano ogni impresa, non solo quelle dell’attuale premier.
In un libro dal titolo di per sé esplicativo, “Processo alla Fiat. Mazzette ai partiti, bilanci falsi e malaffari della prima azienda italiana. Una storia lunga e censurata, da Cesare Romiti a Luca di Montezemolo.”, si può (ri)scoprire che:
“nel 1908, appena nove anni dopo la nascita della Fabbrica Italiana Automobili Torino: Giovanni Agnelli il Vecchio e gli altri soci fondatori furono denunciati e rinviati a giudizio per falso in bilancio, aggiotaggio e truffa. Il processo si trascinò di rinvio in rinvio per quattro anni, con le tecniche immunitarie che sarebbero divenute usuali durante il fascismo: un giudice scomodo trasferito (…); il perito dell’accusa Vittorio Valletta che passò alla difesa (e poi alla guida dell’azienda); il ministro della Giustizia Vittorio Emanuele Orlando che scrisse ai giudici di fare in fretta e di non rovinare una bella azienda come la Fiat e poi, lasciato il governo, entrò nel collegio difensivo della Fiat. Alla fine i giudici capirono l’antifona e assolsero tutti."
Nel 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale tentò di epurare il vecchio Agnelli (divenuto senatore del regno per volontà di Benito Mussolini) e il fido Vittorio Valletta (amministratore delegato) per collaborazionismo col regime fascista. Stavolta a salvarli intervennero gli angloamericani: tutti assolti.
Nell’agosto 1971 un pretore alle prime armi, “…, s’imbattè per caso in una storia di corruzione e spionaggio interno alla Fiat. Perquisì le sedi di via Giocosa e corso Marconi, scoprendo 350 mila dossier e schedature illegali su altrettanti lavoratori, sindacalisti, giornalisti, insegnanti, comuni cittadini. E una cassaforte ricolma di buste imbottite di mazzette, pronte per essere consegnate a poliziotti e carabinieri corrotti, che fornivano alla Fiat notizie riservate. L’inchiesta passò alla procura della repubblica, e di lì ….scivolò a Napoli per ‘legittima suspicione’ a causa di fantomatici problemi di ordine pubblico. Cinque anni di attesa, poi, nel 1976 il processo: qualche misera condanna in primo grado, nel 1978; infine, in appello, ‘il reato è estinto per prescrizione’. Tutti assolti” (1)
Successivamente occorre ricordare che, a differenza dei vertici di altre imprese, la Fiat (analogamente a forze politiche come il Pci-Pds, che risultarono beneficiarie di quell’azione), non fu investita e travolta dal colpo di Stato giudiziario di mani Pulite. Nonostante fosse solo lambita di striscio: “I magistrati torinesi, inseguendo i reati di falso in bilancio, frode fiscale e finanziamento illecito ai partiti, sono inciampati su documenti e testimonianze che gettano una luce netta, fortissima, su come funziona un grande gruppo.” (2) Questo è stato sufficiente a ritenere che durante l’indagine che nessuno “nel 1992-93 poteva immaginare il verminaio che stava per scoperchiare. …Questo quadro a tinte fosche sarebbe emerso sotto gli occhi di tutti, se la Fiat si fosse fatta processare in un pubblico dibattimento. Ha scelto il rito abbreviato, ed è chiaro il perché”. (3)
(1)idem pag 19-20 Per chi fosse interessato alle torbide vicende del 1908 rinvio a Cipriani ‘Il vizietto degli Agnelli’ Per le vicende sulla raccolta illegale di informazioni: Bianca Guidetti Serra ‘Le schedature alla Fiat. Cronaca di un processo.’ Rosenberg & Sellier
(2)Griseri, Novelli, Travaglio ‘Processo alla Fiat’ pag 7
(3) idem pag 15



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